Spitzer ha perso di vista ‘Oumuamua

Illustrazione di ‘Oumuamua, il primo oggetto interstellare visto passare all’interno del nostro Sistema solare. Crediti: European Southern Observatory/M. Kornmesser.

Ricordate il primo oggetto interstellare proveniente dallo spazio al di fuori del Sistema solare, avvistato un anno fa? Si tratta di 1I/2017 U1 o ’Oumuamua, un bizzarro oggetto a forma di “sigaro” o di “pancake” avvistato la prima volta il 19 ottobre 2017 con il telescopio hawaiano Pan-Starrs1 e da allora osservato anche da quasi tutti i telescopi terrestri e satelliti nello spazio, tra cui Spitzer della Nasa. Ma già tra novembre e dicembre 2017, questo oggetto si è reso sfuggente e difficile da osservare. Nonostante le 33 ore di osservazione (e sono davvero molte!), Spitzer non è riuscito a rilevare la presenza orbitale di ‘Oumuamua, il che non è un dato del tutto negativo. continua ...

Mai vista una stella di neutroni così

Questa illustrazione mostra una stella di neutroni con un disco di polvere calda che emette, come la stella Rx J0806.4-4123 rilevata dall’Hubble Space Telescope della Nasa. Il disco non è stato fotografato direttamente, ma un modo per spiegare i dati è ipotizzare una struttura a disco con un’estensione di circa  30 miliardi di km. Il disco sarebbe costituito da materiale che ricade sulla stella di neutroni dopo l’esplosione di una supernova che lo ha creato. Crediti: Nasa, Esa e N. Tr’Ehnl (Pennsylvania State University). continua ...

Nebulosa della Carena con Vista

Questa spettacolare immagine della Nebulosa della Carena rivela come mai prima d’ora la nube dinamica di materia interstellare e di gas e polvere distesi in sottili strati. Le stelle massicce all’interno di questa bolla cosmica emettono radiazioni intense che fanno brillare il gas circostante. Al contrario, altre regioni della nebulosa contengono colonne scure di polvere che avvolgono le stelle appena nate.
Crediti: Eso/J. Emerson/M. Irwin/J. Lewis

A circa 7500 anni luce di distanza da noi, nella costellazione della Carena, giace una nebulosa all’interno della quale le stelle si formano e muoiono fianco a fianco. Modellata da questi eventi drammatici, la Nebulosa della Carena è una nube di gas interstellare e polvere sottilissimi dinamica e in evoluzione. continua ...

Gaia: una vista senza precedenti della Via Lattea

La Via Lattea e le galassie vicine riprese da Gaia. L’immagine è stata ottenuta dalle misure di quasi 1,7 miliardi di stelle. Acknowledgement: Gaia Data Processing and Analysis Consortium (DPAC); A. Moitinho / A. F. Silva / M. Barros / C. Barata, University of Lisbon, Portugal; H. Savietto, Fork Research, Portugal

Viene rilasciato oggi il secondo catalogo stellare prodotto dalla missione Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea: di fatto esso sarà fino al prossimo rilascio il più dettagliato e più grande catalogo esistente. In esso sono state censite quasi un miliardo e settecento milioni di stelle della nostra Galassia, la Via Lattea, con informazioni di precisione sulla loro posizione, la velocità con cui si spostano e alcune loro proprietà fisiche. Ma non solo: sono state misurate le posizioni di oltre 14 mila nuovi asteroidi nel nostro Sistema solare e di mezzo milione di quasar nell’Universo più remoto, galassie assai distanti la cui enorme luminosità proviene dall’energia emessa dal loro buco nero centrale supermassiccio. Queste ultime rappresentano la prima realizzazione nella banda della luce visibile del sistema di riferimento celeste per la navigazione spazio-temporale. Una enorme banca dati messa a disposizione di tutta la comunità scientifica basata su 22 mesi di dati raccolti incessantemente da Gaia, che spalanca la porta a nuovi studi con un dettaglio senza precedenti sulle stelle della nostra galassia, la loro distribuzione 3D e la loro evoluzione. Gaia è una missione che vede una importante partecipazione scientifica dell’Italia con l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e l’Agenzia Spaziale Italiana che partecipano al Data Processing and Analysis Consortium (Dpac). L’Inaf vede coinvolte le sue strutture di Bologna, Catania, Firenze, Napoli, Padova, Roma, Teramo e Torino (dove risiede il management nazionale); l’Asi  partecipa con lo Ssdc (Space Science Data Center) e con il Dpct, il centro di processamento dati a Torino, l’unico in Italia dei sei complessivi sul territorio europeo,  interamente dedicato alla validazione astrometrica e contenente tutti i dati di missione per un totale di 1,5 petabyte, ovvero 1,5 milioni di gigabyte. continua ...

Vista sul Palazzo Celeste

Una immagine radar di Tiangong-1 dove è ben visibile la struttura centrale e il profilo dei due pannelli solari. La ripresa è stata ottenuta durante un passaggio della stazione spaziale cinese a una quota di circa 270 km. Crediti: Fraunhofer FHR

I ricercatori dell’Istituto Fraunhofer per la Fisica delle alte frequenze e tecniche Radar (FHR) a Wachtberg vicino a Bonn monitorano la stazione spaziale cinese Tiangong-1 e grazie al TIRA –Tracking and Imaging Radar– tra i più potenti radar al mondo di osservazione di oggetti spaziali e forniscono spettacolari immagini del Palazzo Celeste (questo il significato della parola cinese Tiangong) che orbita intorno alla Terra a una velocità di 7,5 chilometri al secondo. La sua perdita di quota è lenta ma inesorabile: l’impatto con gli strati più bassi dell’atmosfera potrebbe avvenire tra la fine di marzo e aprile ma l’Agenzia spaziale europea afferma che ad oggi non è ancora possibile prevederlo con esattezza. continua ...

Una supernova vista nascere

Sequenza d’immagini in negativo (il nero corrisponde a regioni luminose) ottenuta da Víctor Buso mentre Sn 2016gkg appare e si illumina alla periferia della galassia a spirale Ngc 613. Le etichette indicano il momento in cui ciascuna immagine è stata scattata. L’oggetto ha emesso luce in modo costante per circa 25 minuti, come si vede nel pannello in basso a destra

Víctor Angel Buso, un astrofilo argentino, ha visto premiata la sua costanza nell’osservare il cielo notturno con la firma apposta – assieme un gruppo internazionale di ricercatori coordinati dall’Istituto di astrofisica di La Plata, sempre in Argentina – su un articolo, appena pubblicato su Nature, riguardo lo studio di Sn 2016gkg: una supernova colta proprio mentre esplodeva. continua ...

Andromeda ringiovanisce a vista d’occhio

Crediti: Adam Evans

È l’oggetto celeste più lontano che possiamo osservare a occhio nudo, senza ricorrere all’ausilio di strumenti scientifici. Parliamo della galassia di Andromeda, che per lungo tempo gli scienziati hanno considerato una vera e propria “gemelladella Via Lattea. Prima che una serie di studi cominciasse a evidenziare le tante differenze che separano i due oggetti celesti. Una conferma importante a queste ipotesi arriva da uno studio appena pubblicato fra le Monthly Notices della Royal Astronomical Society e che fornisce finalmente una data di nascita alla nostra vicina di casa galattica. continua ...

Gold, vista panoramica sulla ionosfera

Dopo essere stato lanciato verso l’orbita geostazionaria il 25 gennaio 2018 a bordo del satellite per comunicazioni Ses-14, lo strumento Gold (Global-scale Observations of the Limb and Disk) della Nasa è stato attivato per la prima volta lo scorso 28 gennaio. Gold ha il compito di studiare nel dettaglio la ionosfera, cioè quella zona fra il nostro pianeta e lo spazio si “scontrano” i fenomeni meteorologici terrestri e quelli di space weather. Gold effettuerà queste misurazioni, con una risoluzione senza precedenti, grazie a uno spettrografo a ultravioletti. I dati risultanti permetteranno di migliorare i modelli previsionali degli eventi meteorologici spaziali che possono avere un impatto sulla vita di noi terrestri, sul funzionamento dei satelliti e sul lavoro degli astronauti nello spazio. continua ...

Sboccia alla vista una culla stellare

Crediti: ESO / M. Kornmesser

Lo strumento OmegaCam, installato sul telescopio Vst (Vlt Survey Telescope) dell’Eso, ha catturato una veduta scintillante del vivaio stellare noto come Sharpless 29. La regione di cielo mostrata è inclusa nel catalogo Sharpless di regioni di tipo HII: nubi interstellari di gas ionizzato, rigogliose di formazione stellare. Nota anche come Sh 2-29, Sharpless 29 si trova a circa 5500 anni luce da noi, nella costellazione del Sagittario, vicina alla più grande Nebulosa Laguna. Contiene molte meraviglie astronomiche, tra cui la regione di formazione stellare molto attiva NGC 6559, la nebulosa al centro dell’immagine. continua ...

Vista al Tng una super-Terra a 21 anni luce

Rappresentazione artistica di una super-Terra. Crediti: Eso/spaceengine.org

La famiglia degli esopianeti classificabili come super-Terre (pianeti rocciosi con massa tra 2 e 10 volte maggiore di quella della Terra), potenzialmente abitabili, si arricchisce di un nuovo membro.

La rivista Astronomy & Astrophysics ha recentemente pubblicato uno studio di Alejandro Suárez Mascareño (Instituto de Astrofísica de Canarias) riguardante l’identificazione di una nuova super-Terra (della quale già avevamo dato un’anticipazione su Media Inaf) orbitante attorno la stella GJ 625 (classe spettrale M) e distante appena 21.2 anni luce dal Sole. Il pianeta, con una massa di 2.8 masse terrestri, orbita con un periodo di 14.63 giorni a una distanza di 0.078 unità astronomiche (circa 12 milioni di km) dalla sua stella, ossia all’interno della fascia di abitabilità, la regione attorno una stella dove un pianeta può ospitare acqua allo stato liquido. continua ...

E.T. in poltrona con vista sulla Terra

Rappresentazione grafica delle regioni dalle quali possono essere osservati i transiti dei pianeti nel nostro Sistema solare. Ogni linea (cliccare per ingrandire) si riferisce a uno degli otto pianeti, e quella in azzurro è relativa alla Terra: un osservatore che si trovasse in quella regione di cielo potrebbe osservarci passare davanti al Sole. Crediti: 2Mass / A. Mellinger / R. Wells

La domanda più diretta non potrebbe essere: «Un osservatore alieno come vedrebbe il Sistema solare?». I ricercatori della Queen’s University di  Belfast e del Max Planck Institute (dipartimento Sistema solare) hanno cercato di andare oltre l’ipotesi, già avanzata lo scorso anno, che prevedeva la possibilità del ricorso da parte di civiltà aliene al sistema dei transiti – la rilevazione della diminuzione di luminosità della curva di luce di una stella quando un pianeta transita di fronte alla stella madre – per osservare noi e/o i pianeti che ruotano intorno al nostro Sole. continua ...