I graffi lasciati dalla tempesta marziana

La tempesta di polvere su Marte, che ha coinvolto buona parte della superficie del pianeta per diversi mesi a partire da fine maggio scorso, non ha solo provocato l’ibernazione del rover Opportunity, alimentato da pannelli solari, ma ha anche parzialmente frustrato le aspettative della sonda ExoMars Tgo, il Trace Gas Orbiter dell’Agenzia spaziale europea.

La superficie di Marte è completamente oscurata dalla polvere in questa immagine ripresa il 3/8/2018 da ExoMars Trace Gas Orbiter. Crediti: Esa/Roscosmos/Cassis continua ...

Curiosity a caccia della tempesta maledetta

Mentre sotto il polo Sud di Marte i ricercatori italiani guidati dall’Inaf hanno trovato un lago di acqua liquida fredda e salata, dall’altra parte del Pianeta rosso il rover della Nasa Curiosity  continua il suo viaggio lento ma inesorabile attraverso rocce appuntite e lande sabbiose sconfinate a caccia di campioni di suolo da studiare. Al Sol (giorno marziano) 2164, Curiosity ha guidato per “ben” 19,72 chilometri – ehi, siamo su Marte e nessuno gli mette fretta! – all’interno del cratere Gale e da tempo ormai sta scandagliando il crinale di Vera Rubin. Trapanando qui e là, il robottino a sei ruote ha inviato a terra numerose foto e riprese, tra cui l’ultimo panorama a 360° pubblicato dall’Agenzia spaziale americana in cui si vede anche la terrificante tempesta che sta imperversando su Marte da giugno. continua ...

Un battito d’ali, ed è subito tempesta magnetica

Rappresentazione artistica dell’interazione fra vento solare e magnetosfera. Crediti: Nasa

Meteo terrestre e meteo spaziale e si avvicinano sempre di più. Per lo meno nel tipo di strumenti teorici messi in campo per studiarli. E proprio dal più popolare fra i processi meteorologici – quello del celebre “effetto farfalla” di Edward Lorenz – prende le mosse uno studio, pubblicato sull’ultimo numero di Chaos, per mettere a punto un modello che aiuti a prevedere il comportamento delle tempeste geomagnetiche, “calcolando” la risposta a breve termine del campo magnetico terrestre alle raffiche del vento solare. continua ...

In arrivo la tempesta magnetica di Capodanno

Si prepara la tempesta magnetica di Capodanno. È infatti in arrivo uno sciame di particelle espulse dal Sole (vento solare), che potrebbe incontrare il campo magnetico terrestre il primo gennaio. Sarà una tempesta mite, ma spettacolare per le aurore polari che potrà produrre, mentre una luna piena lo stesso giorno immergerà i paesaggi artici in un bagliore argenteo.

L’Agenzia americana per l’atmosfera e degli oceani (Noaa) prevede una tempesta di classe G1, ossia nel livello più basso nella scala da uno a cinque che ne misura l’intensità, per il primo gennaio 2018. «Non sarà una tempesta eccezionale», ha spiegato Mauro Messerotti, docente di Meteorologia dello spazio all’Università di Trieste e ricercatore dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), «perché il Sole si sta avvicinando al minimo del ciclo di 11 anni che caratterizza la sua attività». continua ...

La tempesta manda in fibrillazione Saturno

Evoluzione della grande tempesta settentrionale su Saturno. Crediti: Agenzia spaziale europea

Per quanto profondamente diversi dalla Terra, Giove e Saturno condividono con il nostro pianeta un fenomeno atmosferico straordinariamente simile, ovvero l’alternanza ciclica di temperature e direzione dei venti che avviene ai livelli intermedi della fascia atmosferica tropicale con periodicità multi-annuale ben definita: poco più di un biennio per la Terra, circa un quadriennio per Giove, attorno ai 15 anni in media per Saturno. continua ...

Tempesta, con possibili rovesci di antimateria

I fulmini e le nuvole temporalesche sono acceleratori di particelle naturali, e lo studio dei fenomeni collegati ai fulmini, al confine tra fisica dell’atmosfera e fisica delle particelle, non smette di riservare sorprese. L’ultima in ordine di tempo è la scoperta che le reazioni fotonucleari innescate dai fulmini possono provocare annichilazione tra materia e antimateria.

L’ipotesi è avanzata in un articolo appena pubblicato su Nature, dove un gruppo di ricercatori giapponesi, guidati da Teruaki Enoto dell’Università di Kyoto, descrive come i raggi gamma emessi dai fulmini reagiscano con l’aria per produrre radioisotopi e anche positroni, l’equivalente antimaterico degli elettroni. continua ...

Tempesta solare, arrivo previsto per venerdì 8

In questa sequenza animata si vedono i due brillamenti – uno di livello X2.2 e l’altro X9.3 – osservati sulla superficie del Sole mercoledì 6 settembre 2017. Le immagini sono del Solar Dynamics Observatory (Sdo) della Nasa. Crediti: Nasa/Goddard/Sdo

«È confermata l’espulsione di una Cme [coronal mass ejection, ndr] nel corso del brillamento X9.3 di ieri, mercoledì 6 settembre, che si stima arriverà in prossimità della Terra il giorno 8 settembre e potrebbe eccitare una tempesta geomagnetica di intensità elevata». Questo l’ultimo bollettino sull’intensa eruzione solare di ieri, riferito pochi minuti fa a Media Inaf da Mauro Messerotti dell’Osservatorio astronomico di Trieste, senior advisor dell’Inaf per lo space weather. continua ...

Eruzione solare record: in arrivo un’intensa tempesta geomagnetica!

Eruzione solare record: in arrivo un’intensa tempesta geomagnetica!

E’ la più forte degli ultimi 11 anni, potrebbe raggiungere anche intensità G2 o G3
tratto da Ansa.it

Colpo di coda da record per il Sole che si sta avviando verso la fase di quiete: è avvenuta l’eruzione solare più intensa degli ultimi 11 anni. Intanto un’altra eruzione avvenuta il 4 settembre ha scagliato una bolla di plasma diretta verso la Terra. L’arrivo è previsto tra questa notte e domani e potrebbe causare una tempesta magnetica intensa in grado di provocare disturbi alle comunicazioni radio e spettacolari aurore polari. continua ...

Corsa a cronometro per la tempesta solare

Il 14 ottobre 2014 il satellite Soho ha osservato un’espulsione di massa coronale eruttare dal Sole. Gli scienziati hanno continuato a tenere traccia di questa tempesta solare attraverso il Sistema solare utilizzando 10 veicoli spaziali Nasa ed Esa. Il punto luminoso che compare a destra è il pianeta Mercurio. Crediti: Esa/Nasa/Soho

Potrebbe forse essere definita la più complessa rilevazione di meteorologia spaziale mai messa in atto quella descritta in un articolo appena pubblicato sul Journal of Geophysical Research e condotta grazie a ben dieci veicoli spaziali di Nasa ed Esa dislocati in tutto il Sistema solare. Dieci sonde che hanno misurato il passo a una tempesta solare, partita il 14 ottobre 2014 dal Sole e cronometrata per l’ultima volta a fine marzo 2016 dalla storica sonda Voyager 2, quando si trovava già nella parte esterna dell’eliosfera. continua ...