Test del “dna” per 340mila stelle

Lo spettro ad alta risoluzione del Sole. Ciascuna banda scura è una linea d’assorbimento dello spettro solare, il suo Dna che ne rivela la composizione chimica. Crediti: N.A.Sharp, Noao/Nso/Kitt Peak Fts/Aura/Nsf

Quando è nato, il nostro Sole non era da solo. Assieme a lui, dalla nebulosa da cui si è formato, hanno preso forma migliaia di stelle. Sorelle che costituivano un unico gruppo o ammasso. Una famiglia molto unita, ma come avviene per noi umani –  che con il tempo ci si separa, si è meno attaccati, e alla fine ci si allontana – allo stesso modo le stelle di questo ammasso, trasportate dalle inesorabili correnti della Via Lattea, con il passare di milioni di anni, sono state sparpagliate in giro per la nostra galassia. continua ...

Esopianeti e stelle nel mirino del Tng

Il Telescopio Nazionale Galileo. Crediti: TNG/G.Tessicini

Il Telescopio nazionale Galileo (Tng) è entrato in una nuova fase della sua ventennale vita. Si è infatti appena concluso un processo di ideazione e selezione dei programmi scientifici che saranno il cuore dell’attività del telescopio nell’immediato futuro. E proprio in questi giorni di aprile stanno prendendo il via due progetti di grande valore scientifico che, nei prossimi anni, impegneranno una frazione importante del tempo complessivo di osservazioni disponibili al Tng. Si tratta di progetti ideati e proposti da due team guidati da altrettante ricercatrici dell’Istituto nazionale di astrofisica. Entrambi  i programmi di ricerca useranno Giarps, la nuova configurazione che unisce i due spettrografi ad alta risoluzione Harps-N (che analizza la luce visibile) e Giano-B (che invece utilizza la radiazione nel vicino infrarosso). continua ...

Sphere, due dischi per tre stelle

Immagine del disco di polveri attorno alla stella GSC 07396-00759, che si presenta di taglio rispetto alla nostra linea di vista. Il disco grigio maschera la luce della stella al centro del disco stesso. Crediti: ESO/Sissa et al.

Un gruppo di ricercatori guidato da Elena Sissa, dell’Inaf di Padova, ha individuato un disco composto molto probabilmente da gas e polveri attorno a una stella nana rossa. Questo corpo celeste, denominato Gsc 07396-00759, è parte di un sistema di tre stelle tra loro legate gravitazionalmente. Le altre due stelle che compongono il trio sono già note per possedere un altro disco che le circonda entrambe, costituito perlopiù da gas. La scoperta del disco attorno a Gsc 07396-00759 è stata ottenuta dallo strumento Sphere (Spectro-polarimetric high-contrast exoplanet research) installato al telescopio Ut3 del Very Large Telescope dell’Eso, in Cile, ed è stata appena pubblicata sulla rivista scientifica Astronomy & Astrophysics. continua ...

Quelle giovani stelle ammantate di polvere

Questa spettacolare immagine ottenuta dallo strumento Sphere montato sul Very Large Telescope dell’Eso mostra con dettagli senza precedenti il disco di polvere attorno alla stella IM Lupi. Crediti: Eso/H. Avenhaus et al./Dartts-S collaboration

Lo strumento Sphere installato sul Vlt (Very Large Telescope) dell’Eso in Cile permette agli astronomi di sopprimere la luce brillante delle stelle vicine per fornire una miglior veduta delle regioni che le circondano. Questa raccolta di immagini di Sphere è solo un esempio dell’ampia varietà di dischi di polvere che si trovano intorno a giovani stelle. Questi dischi sono molto diversi per dimensione e forma – alcuni contengono anelli brillanti, alcuni anelli scuri e altri assomigliano addirittura a un hamburger. Differiscono notevolemente nell’aspetto anche a seconda della loro orientazione nel cielo – da circolari quando visti di faccia a dischi sottili quando osservati di taglio. continua ...

‘Oumuamua? È “figlio” d’una coppia di stelle

Rappresentazione artistica di ‘Oumuamua. Crediti: Eso/M. Kornmesser

‘Oumuamua, l’oggetto roccioso identificato come il primo asteroide interstellare, molto probabilmente proveniva da un sistema stellare binario. Lo suggerisce una nuova ricerca pubblicata oggi su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. «È straordinario il fatto di aver visto, per la prima volta, un oggetto fisico proveniente dall’esterno del nostro Sistema solare», dice il primo autore dell’articolo commentando i risultati dello studio. Si tratta di Alan Jackson, postdoc presso il Centre for Planetary Sciences della University of Toronto Scarborough, in Ontario, Canada. continua ...

Stelle ultracompatte con il vuoto quantistico

Crediti: Wikimedia Commons

È un nuovo tipo di stella quella che emerge da uno studio del ricercatore della Sissa Raúl Carballo-Rubio. In una ricerca recentemente pubblicata su Physical Review Letters, Carballo-Rubio ha sviluppato un nuovo modello matematico che mette insieme la relatività generale con l’effetto repulsivo della polarizzazione del vuoto quantistico. Questo approccio permette di descrivere configurazioni ultracompatte di nuove stelle che gli scienziati pensavano non potessero esistere in condizioni di equilibrio. continua ...

Stelle come tachimetri per la materia oscura

Mariangela Lisanti, nata nel 1983, è stata la prima studentessa a vincere sia la Intel Science Talent Search che la Siemens Competition, e all’età di 18 anni è stata inclusa nell’elenco TR35 della Mit Technology Review dei migliori innovatori under 35 del mondo nel 2002

A che velocità sfreccia la materia oscura intorno alla Terra? Sarebbe importante saperlo, perché questo valore ha conseguenze di vasta portata per la ricerca astrofisica moderna. Ma riuscire a determinarlo non sembra essere facile, e questa proprietà fondamentale della dark matter sta eludendo i ricercatori da molti anni. continua ...

Viaggio nel tempo a bordo della polvere di stelle

Immagine al microscopio elettronico di un granello di polvere (di un micron) estratto da un meteorite primitivo: gli esperti hanno trovato del carburo di silicio (in basso a destra). Questi grani di polvere si sono formati più di 4,6 miliardi di anni fa dai resti delle supernove di tipo II. Crediti: Nasa e Larry Nittler

Chi direbbe mai che da piccolissimi granelli di polvere stellare (della grandezza di un micron) si possa ricostruire parte della storia del nostro Universo! Ebbene, è possibile. E alcuni astronomi del Carnegie’s Department of Terrestrial Magnetism hanno cercato di spiegare, in uno studio pubblicato su Science Advances, come e quando si siano formati particolari grani di polvere ricchi di carbonio che vengono estratti da molte meteoriti. L’analisi dimostra che questi grani si sono formati dall’emissione di supernove almeno due anni dopo l’esplosione della stella: la polvere stellare viene sparsa nello spazio per essere incorporata – miliardi di anni dopo – in nuovi sistemi stellari, come è accaduto nel nostro Sistema solare. continua ...

Le stelle si ammalano? (2). Cominciamo a vederle nascere *

Continuiamo nella nostra storia dedicata agli “acciacchi” delle stelle, sia provvisori che definitivi. Prima di analizzare i disturbi, è, però, fondamentale capire come funziona il fisico in condizioni ottimali, anche se in modo elementare. E’ obbligatorio, perciò, accingerci a costruire un vero teatro, quello del diagramma HR.

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Con le mani nelle stelle

Ecco come si rappresenta la parola ’astronomia’ nelle lingue dei segni di alcuni paesi. Crediti: Iau-C1 Wg3 e collaboratori

L’Unione astronomia internazionale (Iau) ha reso accessibile a tutti la prima lista di parole astronomiche nella lingua dei segni anche in inglese e in spagnolo. L’Encyclopedic Dictionary of Astronomy for Sign Languages è stato tradotto in inglese e spagnolo ed è ora disponibile on-line. La lista delle prime 47 parole tradotte – le più usate nell’astronomia di base –  è il risultato di un progetto sviluppato dalla commissione Education and Development of Astronomy dell’International Astronomical Union e di una collaborazione tra le comunità dei non udenti, gli insegnanti e gli astronomi di tutto il mondo. continua ...

Hubble va a caccia di mini stelle e pianeti orfani

Giusto “dietro l’angolo” (a 1350 anni luce da noi) c’è la Nebulosa di Orioneun gigantesco laboratorio per studiare il processo di formazione stellare e il comportamento di oggetti di vario genere, dalle stelle giganti alle più piccole nane rosse passando per le deboli nane brune. Grazie all’eccezionale sensibilità e risoluzione senza pari del telescopio spaziale della Nasa Hubble, è possibile osservare anche gli oggetti più nascosti all’interno della nebulosa. Nel corso di una lunga survey gli astronomi hanno scoperto, infatti, la più grande popolazione finora nota di nane brune circondate da stelle appena nate. Dalle osservazioni è emersa anche la presenza di tre pianeti giganti e di un sistema binario dove due pianeti orbitano l’uno attorno all’altro in assenza di una stella ospite. continua ...

Quando le stelle perdono la bussola

Libreria delle storie delle galassie ricostruita dai moti delle stelle, dalla survey Califa (cliccare per ingrandire)

Così come il Sole si sta muovendo nella nostra galassia – la Via Lattea – ruotando attorno al suo centro alla velocità vertiginosa di 250 km/s, anche tutte le altre stelle, nella nostra e nelle altre galassie, si stanno muovendo con moti orbitali anche molto diversi tra loro: alcune stelle si comportano come il nostro Sole, ruotando ordinatamente attorno al centro galattico, mentre altre si muovono in modo quasi casuale. Le orbite stellari dominate da una rotazione ordinata vengono chiamate cinematicamente fredde, quelle dominate da un movimento casuale, cinematicamente calde. Confrontando la frazione di stelle nelle due tipologie di orbite (fredde e calde) è possibile scoprire come le galassie si sono formate e stanno evolvendo. In questo contesto si inserisce l’articolo uscito il primo gennaio su Nature Astronomy, nel quale un team internazionale di astronomi, tra cui Stefano Zibetti dell’Inaf-Osservatorio astrofisico di Arcetri, ha presentato per la prima volta la distribuzione delle orbite stellari di un campione di 300 galassie dell’universo locale (ossia, entro 2 miliardi di anni luce). Il campione considerato nello studio include galassie dei principali tipi morfologici (galassie a spirale, ellittiche e irregolari) presenti nella survey Califa (Calar Alto Legacy Integral Field Area Survey), un progetto sviluppato presso l’Osservatorio di Calar Alto e ideato dall’Istituto di astrofisica dell’Andalusia (Iaa-Csic), che attualmente vede coinvolti oltre 90 astronomi in 25 istituti di ricerca di 17 paesi diversi, tra cui appunto l’Italia con l’Inaf di Arcetri. continua ...

Cinquanta stelle con due “Pepsi”

Lo spettro colorato artificialmente della stella doppia di tipo solare 18 Scorpii. Crediti: AIP e M. Bergemann, Mpia

Avvio d’anno spumeggiante per il team di Pepsi (Potsdam Echelle Polarimetric and Spectroscopic Instrument), uno degli strumenti scientifici installati al Large Binocular Telescope, il grande telescopio binoculare situato sul monte Graham in Arizona. Sono infatti appena stati pubblicati in tre diversi articoli sulla rivista Astronomy&Astrophysics i primi spettri stellari raccolti da Pepsi, che possono essere considerati una sorta di Dna di questi oggetti celesti. La loro analisi può infatti rivelare caratteristiche e proprietà uniche di ciascuna stella. continua ...