Pristine, stella incredibilmente vetusta

La stella Pristine 221.8781+9.7844, povera di metalli, e i suoi dintorni. Crediti: N. Martin, Decals survey e Aladin

Per studiare la giovinezza dell’universo, gli astronomi possono cercare e osservare stelle e galassie la cui luce ci arriva da molto distante, mostrandocele come erano miliardi di anni fa. Oppure, possono guardare nel nostro quartiere, la Via Lattea, alla ricerca delle stelle più antiche sopravvissute, studiandole per comprendere in quali condizioni si sono formate. La seconda via è quella battuta da un team internazionale che, con la Pristine survey condotta da Else Starkenburg del Leibniz Institute for Astrophysics di Potsdam e Nicolas Martin dell’università di Strasburgo, cerca le stelle più incontaminate. continua ...

Con l’Irlanda, l’Eso avrà una stella in più

Il direttore Generale dell’Eso Xavier Barcons (a destra) e John Halligan T.D., ministro irlandese per la formazione, le competenze, l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo, firmano il documento che sancirà l’accesso dell’Irlanda nell’Eso. Crediti: Ministero irlandese per la formazione, le competenze, l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo/Eso

Gli astronomi irlandesi potranno accedere ai telescopi astronomici più avanzati al mondo dopo la firma dell’accordo di adesione dell’Irlanda oggi, il 26 settembre 2018, a Dublino. La firma dell’accordo segue l’approvazione unanime dell’adesione dell’Irlanda da parte del Consiglio dell’Eso il 6 giugno 2018. continua ...

Mai vista una stella di neutroni così

Questa illustrazione mostra una stella di neutroni con un disco di polvere calda che emette, come la stella Rx J0806.4-4123 rilevata dall’Hubble Space Telescope della Nasa. Il disco non è stato fotografato direttamente, ma un modo per spiegare i dati è ipotizzare una struttura a disco con un’estensione di circa  30 miliardi di km. Il disco sarebbe costituito da materiale che ricade sulla stella di neutroni dopo l’esplosione di una supernova che lo ha creato. Crediti: Nasa, Esa e N. Tr’Ehnl (Pennsylvania State University). continua ...

Voglio una stella spericolata

La nebulosa Iras 05437+2502. Credit: Esa/Hubble, R. Sahai e Nasa

La poco nota nebulosa Iras 05437 + 2502, ripresa in questa immagine dal telescopio spaziale Hubble, si staglia tra le luminose stelle e le scure nubi di polvere che la circondano. Si trova nella costellazione del Toro, vicino al piano della nostra galassia, la Via Lattea. A differenza della maggior parte degli oggetti osservati da Hubble, questa nebulosa non è stata studiata nel dettaglio e la sua natura non è ancora ben chiara. A prima vista sembrerebbe essere una piccola regione di formazione stellare, piuttosto isolata, e si potrebbe supporre che gli effetti della radiazione ultravioletta, emessa dalle stelle giovani e luminose, siano la probabile causa delle bizzarre forme che ha assunto il gas. Tuttavia, la brillante caratteristica a forma di boomerang potrebbe testimoniare una storia più drammatica. Questo arco luminoso eccezionalmente nitido potrebbe infatti essere stato creato dall’interazione di una giovane stella ad alta velocità con la nube di gas e polvere. Una stella spericolata, espulsa dal giovane ammasso nel quale è nata, che ha viaggiato a 200mila chilometri all’ora, o anche di più, attraverso la nebulosa, generando questa affascinante struttura. continua ...

La stella gigante con più litio nella Via Lattea

Schizzo schematico della stella gigante ricca di litio e della sua posizione nella galassia. Crediti: Naoc

Il litio non è solo uno degli elementi più importanti per far funzionare le batterie dei nostri cellulari o per alcuni processi industriali, ma è anche il terzo elemento della tavola periodica. Questo significa che è il più pesante fra i tre elementi formatisi all’epoca del Big Bang, secondo le teorie cosmologiche attuali, assieme ai più noti –e leggeri – idrogeno ed elio ( sì, quello che inspirato a piccole dosi vi fa avere una voce strana). L’abbondanza di questi tre elementi è una delle prove più forti a favore della teoria del Big Bang. continua ...

Magnetico, solitario, misterioso: pianeta o stella?

Rappresentazione artistica di SIMP J01356663+0933473. Crediti: Chuck Carter, Nrao/Aui/Nsf

I dati raccolti dal Karl G. Jansky Very Large Array (Vla) della National Science Foundation statunitense hanno permesso agli astronomi di rilevare per la prima volta con un radiotelescopio un oggetto di massa planetaria oltre il nostro Sistema solare. I risultati dello studio sono stati pubblicati ieri su Atrophysical Journal. Questo oggetto, Simp J01365663+0933473, è stato localizzato per la prima volta nel 2016. Rispetto a Giove è circa 12 volte più massiccio, ha un raggio 1,22 volte più grande e sprigiona un campo magnetico oltre 200 volte più intenso. Insomma, una vera e propria centrale magnetica vagante, sorprendentemente forte. Una viaggiatore solitario che solca lo spazio a 20 anni luce da noi senza la compagnia di alcuna stella madre. E non si sa bene come classificarlo. continua ...

Quando una stella del rock guarda le stelle

Crediti: Tony Levin. Fonte: eso.org

A few months ago I went to the Atacama Desert region of Chile to visit the European Southern Observatory telescope arrays, and to take pictures of the stars. I was so inspired by the experience, I also wrote music to accompany my photographs…

Così scrive molto semplicemente sul suo sito Tony Levin, il bassista dei King Crimson, la rock band in questi giorni in Italia con il tour Uncertain Times. Hanno suonato a Pompei, Roma, Lucca e nei prossimi giorni saranno a Venezia. Poi sarà Inghilterra, Giappone, America… I King Crimson nascono nel 1969 con il disco da cui prendono il nome e sono la band ispiratrice del progressive rock. Tony Levin è nella band dal 1980, anche se in modo non continuo, e ha suonato anche con altre stelle del rock come Peter Gabriel, John Lennon, Pink Floyd , David Bowie, James Taylor Paul Simon e tanti altri che si farebbe meno a dire con chi non ha suonato. Oltre a essere una leggenda vivente è anche un eccellente fotografo. Durante la sua visita agli osservatori del Paranal e di Alma, in Cile, ha scattato personalmente le fotografie per poi metterle insieme in un videoclip componendo musica e parole. Il risultato è una breve clip della durata di 7 minuti di grande intensità, Copernicus. continua ...

Tw Hydrae, una stella sotto acido

Immagine composita che mostra lo spettro dell’acido formico osservato e la sua struttura molecolare sovrapposti al disco protoplanetario di Tw Hydrae ripreso da Alma. Crediti: Eso, Alma; Eso/Naoj/Nrao, Favre et al. 2018

Un gruppo internazionale di astronomi guidato da Cécile Favre dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) ha individuato per la prima volta, grazie alle osservazioni di Alma (Atacama Large Millimeter Array), la presenza di acido formico – formula chimica: HCOOH – nel disco protoplanetario che circonda una stella simile al Sole: Tw Hydrae, a 190 anni luce da noi. L’acido formico, il cui nome deriva dalla sua abbondante presenza nelle formiche terrestri, è l’acido più semplice esistente. «L’acido formico contiene un gruppo carbossilico (-COOH), che costituisce la base per la sintesi di carbossilici più complessi e aminoacidi, che possono essere considerati i “mattoni della vita“ sulla Terra», spiega Favre, prima autrice dell’articolo che descrive la scoperta, pubblicato oggi sulla rivista The Astrophysical Journal Letters. Più precisamente, questa specie chimica è coinvolta nel processo chimico che porta alla formazione della glicina, il più semplice aminoacido, e la base di molte proteine. continua ...

Tre pianetini per la stella bambina

In quest’immagine a singola lunghezza d’onda, tratta dai dati di Alma, appare un’irregolarità nella distribuzione della materia del disco: è l’indizio della presenza di un pianeta, la cui probabile posizione è evidenziata dal pallino bianco. Crediti: Eso, Alma, (Eso/Naoj/Nrao); Pinte et al.

Il telescopio Alma (Atacama Large Millimeter / submillimeter Array) ha trasformato la nostra comprensione dei dischi protoplanetari – le fabbriche di pianeti, piene di gas e polvere, che circondano le stelle giovani. Gli anelli e le lacune di questi dischi forniscono prove circostanziali della presenza di protopianeti. Altri fenomeni, però, potrebbero spiegare queste stesse suggestive caratteristiche. Ma ora, usando una tecnica innovativa per la ricerca di pianeti che identifica motivi insoliti nel flusso di gas all’interno del disco protoplanetario intorno a stelle giovani, due gruppi di astronomi hanno confermato, indipendentemente, l’esistenza di segni inequivocabili della presenza di pianeti appena formati intorno a una stella appena nata. continua ...

Quando un buco nero sbrana una stella

Rappresentazione artistica di un evento di distruzione mareale. Crediti: Nasa / Swift / Aurore Simonnet, Sonoma State University ed Esa

Accade di rado. In una galassia tipica, una volta ogni diecimila anni. Ma quando accade è uno spettacolo di quelli che apocalittici è dir poco: una stella smembrata e divorata dall’attrazione gravitazionale del buco nero supermassiccio al centro della galassia stessa. Uno spettacolo che va sotto il nome tecnico di evento di distruzione mareale (Tde, dalle iniziali dell’inglese tidal disruption event). Uno spettacolo al quale gli astrofisici hanno potuto assistere poche volte, almeno fino a oggi (con i telescopi del prossimo futuro dovremmo vederne centinaia di migliaia). Poche ma sufficienti a mettere in luce alcune variazioni nel tipo di emissione registrata. continua ...

Nel cerchio di luce, una stella morta

Vista di Muse dei dintorni di una stella di neutroni nascosta nella Piccola nube di Magellano. Crediti: Eso/F. Vogt et al.

Nuove, spettacolari immagini, prodotte a partire dai dati di telescopi da terra e dallo spazio, ci raccontano la storia della caccia a un oggetto elusivo nascosto tra un complesso intrico di filamenti di gas nella Piccola Nube di Magellano, a circa 200mila anni luce da Terra.

Nuovi dati dello strumento Muse installato sul Vlt (Very Large Telescope) dell’Eso, in Cile, hanno rivelato un notevole anello di gas nel sistema 1E 0102.2-7219, in lenta espansione tra numerosi altri filamenti di gas e polvere in movimento, ciò che rimane dopo un’esplosione di supernova.  La scoperta ha permesso all’equipe guidata da Frédéric Vogt, Eso fellow in Cile, di identificare la prima stella di neutroni isolata con un basso campo magnetico al di là della Via Lattea. continua ...

La stella che sfiorò il sistema solare

Settantamila anni fa una piccola stella, la stella di Scholz, è passata vicinissimo al nostro sistema solare, possiamo dire che l’ha letteralmente sfiorato. Passando a circa 0.6 anni luce dal nostro Sole, la sua attrazione gravitazionale ha presumibilmente influenzato la traiettoria di diversi corpi fra asteroidi e comete che si trovavano nella nube di Oort.

La scoperta, risalente al 2015, trova ora nuove conferme grazie a un nuovo studio pubblicato dai fratelli Carlo e Raul de la Fuente Marcos della Complutense University of Madrid assieme a Sverre J. Aarseth dell’University of Cambridge. continua ...

La stella fa le bizze e il pianeta si nasconde

Rappresentazione artistica del sistema esoplanetario attorno alla stella K2-3. Crediti: Eso/M. Kornmesser/Nick Risinger/ L. Calcada

Avviso per i cercatori di esopianeti: se volete scoprire o studiare nuovi mondi attorno a stelle con una significativa attività magnetica, potreste incontrare non poche difficoltà nel rivelare quelli di piccola massa. L’attività magnetica di una stella può infatti indurre nelle misure spettroscopiche segnali in grado di sovrastare, fino a “nasconderli”, quelli più piccoli prodotti da pianeti in orbita attorno a essa. Un caso emblematico di questo effetto è riportato nello studio del sistema planetario attorno alla stella nana rossa K2-3, guidato da ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e in pubblicazione sulla rivista Astronomy & Astrophyiscs. Da tempo è noto che la stella K2-3 ospita un sistema di tre pianeti di piccolo raggio scoperti con il metodo del transito dal programma scientifico Kepler-2 del telescopio spaziale Kepler della Nasa. Una estesa campagna osservativa con gli spettrografi Harps e Harps-N durata tre anni ha permesso al nutrito gruppo internazionale di ricercatori di ricavare la massa – e quindi desumere la potenziale composizione – dei due dei pianeti più interni che compongono il sistema planetario, tramite l’analisi delle variazioni temporali di velocità radiale della stella. Per il pianeta più esterno, particolarmente interessante perché situato in prossimità della potenziale fascia di abitabilità della stella, quelle informazioni rimangono ancora incerte. continua ...

Il risveglio della stella zombie

L’animazione mostra il momento in cui il vento solare della gigante rossa “resuscita” la sua compagna di neutroni.
Crediti: Esa

A 8800 anni luce da noi, nel denso nucleo della Via Lattea, una stella morta da tempo, una piccola e compatta stella di neutroni, è tornata alla vita. Per farlo, come nella migliore tradizione di film sugli zombie, si è cibata della sua compagna, una gigante rossa.

A indicare il raro evento è stata l’osservazione di un lampo di raggi X, effettuata il 13 agosto 2017 dal telescopio spaziale Integral dell’Esa, l’Agenzia Spaziale Europea. L’origine è stata individuata in un sistema binario, due stelle legate assieme gravitazionalmente. La prima è una gigante rossa, una vecchia e gonfia stella, la sua compagna è invece ciò che rimane di una stella quando esaurisce il suo combustibile: il nucleo compatto composto di neutroni. continua ...

Velocissima stella di neutroni in “silenzio radio”

Un pulsar è una stella di neutroni compatta che accelera le particelle cariche alle velocità relativistiche nel suo campo magnetico estremamente forte. Questo processo produce radiazioni gamma (in viola) al di sopra della superficie dei resti della supernova mentre le onde radio (in verde) vengono emesse sui poli magnetici sotto forma di cono. La rotazione sposta le emissioni in direzione della Terra, rendendo la pulsar intermittente come un faro cosmico. Crediti: Nasa/Fermi/Cruz de Wilde

Il progetto di calcolo distribuito Einstein@Home ha ottenuto l’ennesimo successo individuando due pulsar al millisecondo finora sconosciute, di cui una unica nel suo genere perché priva di emissioni radio. Einstein@Home è un’iniziativa di citizen science lanciata nel 2005 a cui partecipano decine di migliaia di volontari contribuendo con la potenza di calcolo dei loro computer, che viene sfruttata da un salvaschermo speciale attivato durante i periodi di inattività. Il progetto ha l’obiettivo di individuare deboli segnali astrofisici prodotti da stelle di neutroni in rapida rotazione grazie all’analisi dei dati del telescopio spaziale Fermi, il satellite della Nasa dedicato allo studio della radiazione gamma di alta e altissima energia, a cui l’Italia collabora con L’Agenzia spaziale italiana (Asi), l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn). Focalizzandosi sull’analisi di sorgenti non identificate con caratteristiche simili a quelle delle pulsar, questa rete di computer ha scoperto due nuove stelle di neutroni in rapida rotazione. Mentre finora tutte le altre pulsar al millisecondo – che cioè compiono un giro completo attorno al loro asse in un tempo compreso tra 1 e 10 millisecondi – erano state osservate anche con i radiotelescopi, una delle due scoperte da Einstein@Home è la prima in assoluto scoperta grazie alla sua sola emissione pulsante nei raggi gamma e potrebbe essere la capostipite di centinaia di altri oggetti celesti dalle caratteristiche simili. continua ...