Tre pianetini per la stella bambina

In quest’immagine a singola lunghezza d’onda, tratta dai dati di Alma, appare un’irregolarità nella distribuzione della materia del disco: è l’indizio della presenza di un pianeta, la cui probabile posizione è evidenziata dal pallino bianco. Crediti: Eso, Alma, (Eso/Naoj/Nrao); Pinte et al.

Il telescopio Alma (Atacama Large Millimeter / submillimeter Array) ha trasformato la nostra comprensione dei dischi protoplanetari – le fabbriche di pianeti, piene di gas e polvere, che circondano le stelle giovani. Gli anelli e le lacune di questi dischi forniscono prove circostanziali della presenza di protopianeti. Altri fenomeni, però, potrebbero spiegare queste stesse suggestive caratteristiche. Ma ora, usando una tecnica innovativa per la ricerca di pianeti che identifica motivi insoliti nel flusso di gas all’interno del disco protoplanetario intorno a stelle giovani, due gruppi di astronomi hanno confermato, indipendentemente, l’esistenza di segni inequivocabili della presenza di pianeti appena formati intorno a una stella appena nata. continua ...

Quando un buco nero sbrana una stella

Rappresentazione artistica di un evento di distruzione mareale. Crediti: Nasa / Swift / Aurore Simonnet, Sonoma State University ed Esa

Accade di rado. In una galassia tipica, una volta ogni diecimila anni. Ma quando accade è uno spettacolo di quelli che apocalittici è dir poco: una stella smembrata e divorata dall’attrazione gravitazionale del buco nero supermassiccio al centro della galassia stessa. Uno spettacolo che va sotto il nome tecnico di evento di distruzione mareale (Tde, dalle iniziali dell’inglese tidal disruption event). Uno spettacolo al quale gli astrofisici hanno potuto assistere poche volte, almeno fino a oggi (con i telescopi del prossimo futuro dovremmo vederne centinaia di migliaia). Poche ma sufficienti a mettere in luce alcune variazioni nel tipo di emissione registrata. continua ...

Nel cerchio di luce, una stella morta

Vista di Muse dei dintorni di una stella di neutroni nascosta nella Piccola nube di Magellano. Crediti: Eso/F. Vogt et al.

Nuove, spettacolari immagini, prodotte a partire dai dati di telescopi da terra e dallo spazio, ci raccontano la storia della caccia a un oggetto elusivo nascosto tra un complesso intrico di filamenti di gas nella Piccola Nube di Magellano, a circa 200mila anni luce da Terra.

Nuovi dati dello strumento Muse installato sul Vlt (Very Large Telescope) dell’Eso, in Cile, hanno rivelato un notevole anello di gas nel sistema 1E 0102.2-7219, in lenta espansione tra numerosi altri filamenti di gas e polvere in movimento, ciò che rimane dopo un’esplosione di supernova.  La scoperta ha permesso all’equipe guidata da Frédéric Vogt, Eso fellow in Cile, di identificare la prima stella di neutroni isolata con un basso campo magnetico al di là della Via Lattea. continua ...

La stella che sfiorò il sistema solare

Settantamila anni fa una piccola stella, la stella di Scholz, è passata vicinissimo al nostro sistema solare, possiamo dire che l’ha letteralmente sfiorato. Passando a circa 0.6 anni luce dal nostro Sole, la sua attrazione gravitazionale ha presumibilmente influenzato la traiettoria di diversi corpi fra asteroidi e comete che si trovavano nella nube di Oort.

La scoperta, risalente al 2015, trova ora nuove conferme grazie a un nuovo studio pubblicato dai fratelli Carlo e Raul de la Fuente Marcos della Complutense University of Madrid assieme a Sverre J. Aarseth dell’University of Cambridge. continua ...

La stella fa le bizze e il pianeta si nasconde

Rappresentazione artistica del sistema esoplanetario attorno alla stella K2-3. Crediti: Eso/M. Kornmesser/Nick Risinger/ L. Calcada

Avviso per i cercatori di esopianeti: se volete scoprire o studiare nuovi mondi attorno a stelle con una significativa attività magnetica, potreste incontrare non poche difficoltà nel rivelare quelli di piccola massa. L’attività magnetica di una stella può infatti indurre nelle misure spettroscopiche segnali in grado di sovrastare, fino a “nasconderli”, quelli più piccoli prodotti da pianeti in orbita attorno a essa. Un caso emblematico di questo effetto è riportato nello studio del sistema planetario attorno alla stella nana rossa K2-3, guidato da ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e in pubblicazione sulla rivista Astronomy & Astrophyiscs. Da tempo è noto che la stella K2-3 ospita un sistema di tre pianeti di piccolo raggio scoperti con il metodo del transito dal programma scientifico Kepler-2 del telescopio spaziale Kepler della Nasa. Una estesa campagna osservativa con gli spettrografi Harps e Harps-N durata tre anni ha permesso al nutrito gruppo internazionale di ricercatori di ricavare la massa – e quindi desumere la potenziale composizione – dei due dei pianeti più interni che compongono il sistema planetario, tramite l’analisi delle variazioni temporali di velocità radiale della stella. Per il pianeta più esterno, particolarmente interessante perché situato in prossimità della potenziale fascia di abitabilità della stella, quelle informazioni rimangono ancora incerte. continua ...

Il risveglio della stella zombie

L’animazione mostra il momento in cui il vento solare della gigante rossa “resuscita” la sua compagna di neutroni.
Crediti: Esa

A 8800 anni luce da noi, nel denso nucleo della Via Lattea, una stella morta da tempo, una piccola e compatta stella di neutroni, è tornata alla vita. Per farlo, come nella migliore tradizione di film sugli zombie, si è cibata della sua compagna, una gigante rossa.

A indicare il raro evento è stata l’osservazione di un lampo di raggi X, effettuata il 13 agosto 2017 dal telescopio spaziale Integral dell’Esa, l’Agenzia Spaziale Europea. L’origine è stata individuata in un sistema binario, due stelle legate assieme gravitazionalmente. La prima è una gigante rossa, una vecchia e gonfia stella, la sua compagna è invece ciò che rimane di una stella quando esaurisce il suo combustibile: il nucleo compatto composto di neutroni. continua ...

Velocissima stella di neutroni in “silenzio radio”

Un pulsar è una stella di neutroni compatta che accelera le particelle cariche alle velocità relativistiche nel suo campo magnetico estremamente forte. Questo processo produce radiazioni gamma (in viola) al di sopra della superficie dei resti della supernova mentre le onde radio (in verde) vengono emesse sui poli magnetici sotto forma di cono. La rotazione sposta le emissioni in direzione della Terra, rendendo la pulsar intermittente come un faro cosmico. Crediti: Nasa/Fermi/Cruz de Wilde

Il progetto di calcolo distribuito Einstein@Home ha ottenuto l’ennesimo successo individuando due pulsar al millisecondo finora sconosciute, di cui una unica nel suo genere perché priva di emissioni radio. Einstein@Home è un’iniziativa di citizen science lanciata nel 2005 a cui partecipano decine di migliaia di volontari contribuendo con la potenza di calcolo dei loro computer, che viene sfruttata da un salvaschermo speciale attivato durante i periodi di inattività. Il progetto ha l’obiettivo di individuare deboli segnali astrofisici prodotti da stelle di neutroni in rapida rotazione grazie all’analisi dei dati del telescopio spaziale Fermi, il satellite della Nasa dedicato allo studio della radiazione gamma di alta e altissima energia, a cui l’Italia collabora con L’Agenzia spaziale italiana (Asi), l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn). Focalizzandosi sull’analisi di sorgenti non identificate con caratteristiche simili a quelle delle pulsar, questa rete di computer ha scoperto due nuove stelle di neutroni in rapida rotazione. Mentre finora tutte le altre pulsar al millisecondo – che cioè compiono un giro completo attorno al loro asse in un tempo compreso tra 1 e 10 millisecondi – erano state osservate anche con i radiotelescopi, una delle due scoperte da Einstein@Home è la prima in assoluto scoperta grazie alla sua sola emissione pulsante nei raggi gamma e potrebbe essere la capostipite di centinaia di altri oggetti celesti dalle caratteristiche simili. continua ...

Inquinamento luminoso, dal faro alla finta stella

Immagine notturna dell’Europa illuminata (2016). Crediti: immagine del Nasa Earth Observatory realizzata da Joshua Stevens usando i dati del Suomi Npp Viirs, Miguel Román, Nasa’s Goddard Space Flight Center

Potete dire in tutta onestà di aver avuto la fortuna, negli ultimi anni, di poter osservare il cielo stellato circondati solo dal buio e nient’altro? Sono davvero pochi i luoghi in tutto il globo terrestre dove esiste il buio assoluto, nessun lampione, nessuna lampadina, nessuna macchina di passaggio. Le nostre città sono ormai illuminate in qualsiasi ora del giorno e della notte e l’inquinamento luminoso è un problema che sempre di più sta interessando ricercatori e cittadini. Il tema riguarda gli scienziati, perché il cielo è davvero difficile da studiare se a interferire ci sono le luci delle città (per questo i telescopi vengono costruiti in luoghi remoti del pianeta), ma riguarda anche ognuno di noi, visto che diversi studi hanno provato come le illuminazioni cittadine (anche quelle led a risparmio energetico) possano introdurre non pochi squilibri nel nostro organismo e in quello degli animali. continua ...

Dove finisce un pianeta e comincia una stella

Crediti: omar_mainecoon/Instagram

Omar, il pacioso felino nell’immagine a fianco, è in lizza per essere riconosciuto come gatto più lungo e grosso del mondo: un metro e venti di lunghezza per 14 chili di peso, tre o quattro volte tanto un medio micio d’appartamento!

E se per un essere vivente ci sono difficoltà di categorizzazione, così è anche per i pianeti: basta ricordare Plutone, declassificato a pianeta nano nel 2006, e che ora cerca riscatto.

Ma se sulle dimensioni minime c’è abbastanza accordo, quanto può essere grande un pianeta per continuare a essere considerato tale? Non è solo una questione semantica, ma è strettamente legata alla dettagliata conoscenza del meccanismo con cui si formano i pianeti, in particolare quelli giganti come Giove. continua ...

Misterioso Frb, all’origine una stella di neutroni

La copertina di Nature

Ancora tu, non mi sorprende lo sai, sei ancora tu, purtroppo l’unica: Frb 121102, unica sorgente di fast radio bursts (o Frb, lampi radio veloci) nell’universo conosciuto a non sorprenderci perché si ripete. Purtroppo l’unica, dicevamo, perché i lampi radio sono talmente brevi che, senza sapere in anticipo da dove proverranno, e dunque dove volgere il “padiglione auricolare”, occorre una fortuna enorme per captarne uno. Ma Frb 121102 si ripete, appunto: ed è proprio verso di lei – un’anonima galassia a tre miliardi di anni luce dalla Terra – che ha teso l’orecchio (il secondo più grande al mondo) la mitica antenna da 305 metri di diametro di Arecibo, a Puerto Rico. continua ...

Nella chimica d’una stella il segreto del suo ciclo

Animazione in cui la rotazione solare è resa evidente dalla presenza di macchie solari. Crediti: Nasa

Il Sole è composto approssimativamente per tre quarti di idrogeno e un quarto di elio. In realtà, circa il due per cento della sua massa è rappresentato da elementi chimici più pesanti di idrogeno ed elio, che gli astrofisici definiscono – in questo contesto – metalli.

Ereditata dalla nube molecolare da cui ha avuto origine la stella, la percentuale di metalli che compone una stella – benché piccola – gioca un ruolo significativo nel ciclo vitale dell’astro. continua ...

Niente alieni sulla Stella di Tabby

Rappresentazione artistica della Stella di Tabby. Crediti: Danielle Futselaar/METI International

Un team di oltre 200 ricercatori guidato da Tabetha Boyajian della Louisiana State University, prima autrice dell’articolo che nel 2015 ne ha annunciato la scoperta, è a un passo dal risolvere il mistero che si cela dietro la stella più misteriosa dell’Universo: KIC 8462852, denominata anche Stella di Tabby dalla stessa Boyajian. La Stella di Tabby è una normale stella, circa il 50 per cento più grande e mille gradi più calda del nostro Sole, che si trova a poco meno di 1.500 anni luce da noi in direzione della costellazione del Cigno. La sua peculiarità è che presenta insolite fluttuazioni di luminosità, con una variabilità aperiodica e abbassamenti repentini di luminosità che arrivavano fino al 20 percento. Sono state proposte diverse teorie per spiegare il comportamento anomalo della stella, tra cui quella di una megastruttura aliena che orbita attorno alla stella stessa. continua ...

La stella che manda in fumo i suoi pianeti

Un’illustrazione dell’Osservatorio per raggi X Xmm-Newton dell’Agenzia spaziale europea (Esa) in orbita sopra la Terra. Crediti: Esa

Twinkle twinkle little star, how I wonder what you are… Nessun infante da addormentare per Kristina Punzi, studentessa di dottorato al Rochester Institute of Technology a New York, Usa, bensì il desiderio di svelare il mistero celato da RZ Piscium, una stellina nella costellazione dei Pesci a 550 anni luce di distanza che sberluccica in maniera alquanto anomala. continua ...

Pacata è la stella, mite il suo pianeta

Questa rappresentazione artistica mostra il pianeta dal clima temperato, Ross 128 b, con la sua stella madre, una nana rossa, sullo sfondo. Crediti: ESO/M. Kornmesser

Un pianeta dal clima temperato, di dimensioni terrestri, è stato scoperto a soli 11 anni luce dal Sistema solare da un’equipe di astronomi che ha utilizzato lo strumento Harps (High Accuracy Radial velocity Planet Searcher), il famoso cercatore di pianeti. Il nuovo mondo è stato designato come Ross 128 b ed è il secondo pianeta più vicino dal clima temperato dopo Proxima b. È anche il pianeta più vicino scoperto in orbita intorno a una nana rossa non attiva: questo fatto potrebbe aumentare le probabilità che il pianeta possa sostenere la vita. Ross 128 b sarà uno dei principali bersagli dell’Elt (Extremely Large Telescope) dell’Eso, che sarà in grado di cercare biomarcatori nell’atmosfera del pianeta. continua ...

Gioco d’ombre attorno alla giovane stella

Sequenza di riprese del disco di polveri attorno alla stella HD 135344B ottenute con lo strumento Sphere al Very Large Telescope in Cile. La stella al centro è opportunamente occultata. Crediti: Tomas Stolker / Università di Amsterdam

Utilizzando lo strumento Sphere al Very Large Telescope in Cile, un team internazionale di astronomi ha osservato ombre in movimento sulla spirale di polveri e gas che ruota attorno alla stella HD 135344B. Come in una lanterna magica cosmica, il disco circumstellare funziona da schermo per la proiezione di un “teatrino” che avviene nella sua parte più interna, troppo vicino alla stella per poter essere distinguibile. continua ...