Proiettili di plasma scaldano la corona solare

Imagine a disco intero ripresa dal Solar Dynamics Observatory (Sdo/Aia) della Nasa l’8 Ottobre 2014 alle ore 14:22 Ut. Il riquadro in alto a destra mostra uno pseudo-shock osservato dalla missione Interface Region Imaging Spectrograph (Iris) della Nasa. Nel pannello in basso a destra la simulazione numerica multi-fluido di uno pseudo-shock mostra caratteristiche analoghe a quelle osservate

Come dei veri e propri proiettili, grumi di plasma vengono scagliati alla velocità di oltre 100 mila chilometri orari dalla fotosfera solare – ovvero il guscio della nostra stella dove emergono le macchie – e raggiungono lo strato più esterno dell’atmosfera del Sole, la corona, trasferendole così materia ed energia. In gergo tecnico questo fenomeno prende il nome di pseudo-shock: ad osservarlo per la prima volta, grazie alle riprese ad alta risoluzione dell’atmosfera solare realizzate dal telescopio spaziale Iris (Interface Region Imaging Spectrometer) della Nasa , è stato un gruppo internazionale di ricercatori guidato da Abhishek Kumar Srivastava dell’Indian Institute of Technology (Bhu), India e a cui ha partecipato anche Marco Stangalini dell’Istituto Nazionale di Astrofisica a Roma. continua ...

Vesta, raccontaci l’infanzia del Sistema solare

Rappresentazione d’artista del Sistema solare nelle sue prime fasi di formazione.
Crediti: Nasa

Indagare le prime e meno note fasi della storia del Sistema solare, quando il giovane Sole era ancora avvolto dal disco di gas e polveri in cui i suoi pianeti hanno iniziato a formarsi, è una delle sfide più complesse della planetologia moderna. Non solo i corpi planetari formatisi in quel periodo e giunti fino a noi intatti sono pochi, ma la loro “memoria” degli antichi processi che hanno segnato la nascita del Sistema solare è stata in molti casi cancellata o comunque alterata dagli ambienti cui sono stati esposti o dagli eventi che hanno avuto luogo in seguito e ne hanno influenzato l’evoluzione. continua ...

Viaggio alle origini del vento solare

Eugene Parker nel 2017. Crediti: Jean Lachat / UChicago

L’anno scorso Eugene Parker, novantenne professore emerito all’Università di Chicago,  ha ricevuto una telefonata da Thomas Zurbuchen, direttore delle missioni scientifiche della Nasa, che gli comunicava che l’Agenzia voleva cambiare il nome della sonda Solar Probe Plus per dedicarla a lui. Superato un momento di comprensibile stupore, Parker ha acconsentito e la sonda è diventata il Parker Solar Probe. Forse non pensava di fare la storia, ma è la prima volta che la Nasa dedica una missione ad uno scienziato vivente. continua ...

L’alba del Sistema solare in tre varietà d’ossigeno

La meteorite carbonacea di Orgueil, in foto nella teca di trenta centimetri di diametro nella quale è attualmente esposta al Muséum National d’Histoire Naturelle di Parigi. Cadde nel 1864 nel sudovest della Francia ed è tra le condriti analizzate nello studio del team di Tartèse. Crediti: K. H. Joy

Una piccola percentuale di meteoriti contiene materiale organico. In particolare, alcune rare meteoriti note come condriti carbonacee sono ricche di composti organici e antiche quanto il Sistema solare. L’origine di questa materia organica, antica circa 4.5 miliardi di anni, può fornire indizi chiave per comprendere la nascita della vita sulla Terra, poiché, come ricorda Romain Tartèse dell’Università di Manchester, a capo di uno studio appena pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), «la Terra è un pianeta dinamico. I processi come la tettonica a placche e l’erosione hanno cancellato la maggior parte delle prime memorie della Terra», mentre «le condriti sono un’istantanea del primo Sistema solare, forniscono informazioni chiave su come si sono formati ed evoluti pianeti e protopianeti». continua ...

Come la Terra trasforma il vento solare in brezza

Un gigantesco campo magnetico circonda la Terra (linee blu). Viaggiando attorno al Sole, crea un’onda d’urto ad arco (in azzurro) davanti a sé, dove si scontra con il vento solare (in arancio). Crediti: Nasa / Goddard Space Flight Center

Anche se non ce ne accorgiamo, la Terra è come una grossa astronave che viaggia a velocità supersonica solcando le correnti di plasma emanate dal Sole, ovvero il vento di particelle cariche che la nostra stella lancia in continuazione nello spazio interstellare. continua ...

La stella che sfiorò il sistema solare

Settantamila anni fa una piccola stella, la stella di Scholz, è passata vicinissimo al nostro sistema solare, possiamo dire che l’ha letteralmente sfiorato. Passando a circa 0.6 anni luce dal nostro Sole, la sua attrazione gravitazionale ha presumibilmente influenzato la traiettoria di diversi corpi fra asteroidi e comete che si trovavano nella nube di Oort.

La scoperta, risalente al 2015, trova ora nuove conferme grazie a un nuovo studio pubblicato dai fratelli Carlo e Raul de la Fuente Marcos della Complutense University of Madrid assieme a Sverre J. Aarseth dell’University of Cambridge. continua ...

Eclissi solare: Sdo in prima fila

Cosa accade quando la Terra passa davanti al Sole oscurandone il disco? Se domenica 11 febbraio fossimo stati a bordo del satellite della Nasa Solar Dynamics Observatory (Sdo) avremmo assistito a un’eclissi solare. Certo, i nostri occhi avrebbero avuto dei danni irreparabili, ma lo spettacolo sarebbe stato unico. Sdo ha catturato questo breve transito (dalle 8:10 alle 8:41 del mattino ora italiana) alla lunghezza d’onda dell’ultravioletto estremo, invisibile all’occhio umano. continua ...

Quelle turbolenze del plasma solare

L’immagine rappresenta la distribuzione della densità di corrente in un plasma di vento solare. In blu e giallo le correnti più intense, rispettivamente con valori positivi e negativi. Crediti: D. Perrone et al.

Cosa sono le turbolenze e da cosa hanno origine? Il dizionario di fisica le descrive cosi: sono un moto disordinato di un fluido, con formazione di vortici. Se beviamo un caffè caldo e lo emulsioniamo con un cucchiaino provochiamo, a nostra insaputa, una cascata di vortici di diverse scale, da grandi a piccole. Il movimento del cucchiaino porta una maggiore quantità di liquido caldo a contatto con l’aria, facilitando il raffreddamento della nostra bevanda. continua ...

Minimo solare sorprendentemente costante

Telescopi per l’osservazione solare in microonde nel 1957 (in alto a sinistra) e oggi (in basso a sinistra). I grafici a destra riportano le fluttuazioni osservate durante i 60 anni di monitoraggio (in alto) e lo spettro solare in microonde registrato per ogni minimo solare (in basso). Sullo sfondo, immagini del disco solare riprese dal telescopio per raggi X a bordo del satellite Hinode. Crediti: Naoj/Nagoya University/Jaxa

Grazie a una lunga serie storica di osservazioni, che coprono un arco di tempo superiore al mezzo secolo, un gruppo di astronomi giapponesi ha scoperto che il flusso di microonde proveniente dal Sole in coincidenza con i minimi degli ultimi cinque cicli solari undecennali è stato sempre il medesimo, nonostante le grandi differenze riscontrate nei massimi degli stessi cicli. Un articolo con i risultati della ricerca è stato recentemente pubblicato su Astrophysical Journal, a prima firma di Masumi Shimojo del Naoj Chile Observatory. continua ...

Ecco il primo esoasteroide nel Sistema solare

Nell’immagine animata si vede l’oggetto U1 avvistato mentre sfrecciava indisturbato attraverso il Sistema solare. Questi scatti sono stati realizzati con il telescopio Wiyn. Le lievi scie che si vedono in grigio sono stelle sullo sfondo. I cerchi verdi evidenziano la posizione di U1 in sequenza. In queste immagini U1 è circa 10 milioni di volte più debole delle stelle più deboli visibili a occhio nudo. Crediti: R. Kotulla (University of Wisconsin) & WIYN/NOAO/AURA/NSF

Il Sistema solare non è isolato da ciò che lo circonda e gli esperti ne hanno avuto la conferma avvistando il primo asteroide proveniente dallo spazio interstellare. Si tratta di 1I/2017 U1 o 1I/’Oumuamua, dove (secondo la classificazione data dall’Unione Astronomica Internazionale) il numero 1 e la lettera I indicano che si tratta del primo oggetto interstellare di questo tipo catalogato finora, 2017 indica l’anno della scoperta e ‘Oumuamua rende onore alle Hawaii: il suo significato nella lingua dei nativi dell’arcipelago Statunitense è infatti “esploratore” o “messaggero”. Questo oggetto (che in realtà può essere un esoasteroide o un’esocometa) è stato avvistato la prima volta il 18 ottobre scorso con il telescopio hawaiano Pan-Starrs1 e di recente un gruppo di ricercatori ha continuato a studiarlo con il Wiyn telescope e il Nordic Optical Telescope. continua ...

Scoperte 6 comete ‘aliene’, le prime fuori dal Sistema Solare – Scienza e Tecnica

Scoperte 6 comete 'aliene', le prime mai identificate al di fuori del Sistema solare: le ha 'prese per la coda' il telescopio spaziale Kepler della Nasa, rivelando l'ombra che la loro scia di polveri e detriti ha proiettato durante il transito davanti alla stella Kic 3542116, distante 800 anni luce… mondo spazio ufo alieni avvistamenti video mistero extraterrestre scienza spaziale
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Fonte: Scoperte 6 comete ‘aliene’, le prime fuori dal Sistema Solare – Scienza e Tecnica