Shock senza collisioni per la supernova 1987A

La figura mostra la distribuzione di densità del plasma che emette in raggi X derivata dalla simulazione idrodinamica di Sn 1987A, con sovrapposta l’immagine nei reggi X corrispondente (che si vede come emissione diffusa). Crediti: Miceli et al., Nature Astronomy

In uno studio pubblicato oggi sulla rivista Nature Astronomy, un gruppo di astronomi guidato da Marco Miceli, ricercatore presso il Dipartimento di fisica e chimica dell’Università di Palermo e associato Inaf presso l’Osservatorio astronomico di Palermo, riporta l’osservazione del processo di riscaldamento estremo, fino ad alcune centinaia di milioni di gradi, che subiscono ioni di atomi pesanti nelle regioni dove oggi si trova il resto della supernova 1987A. A produrre l’eccezionale aumento di temperatura sono le onde d’urto (o shock) di tipo non collisionale prodotte dall’esplosione della supernova quando investono il mezzo interstellare. Fra i co-autori dello studio afferenti all’Inaf figurano anche Salvatore Orlando e Fabrizio Bocchino (Osservatorio astronomico di Palermo) e gli associati Inaf Giovanni Peres, Fabio Reale e Costanza Argiroffi. continua ...

Supernove, lo shock è nascosto sotto al velo

Rappresentazione artistica di una supergigante rossa circondata da uno spesso strato di materia circumstellare. Crediti: Naoj

Dopo quattro anni di osservazioni è stato pubblicato su Nature Astronomy uno studio – elaborato da un gruppo internazionale di astronomi, matematici e informatici guidati da Francisco Förster del Center for Mathematical Modeling (Cmm) dell’Università del Cile – che confronta una serie di osservazioni della nascita di supernove con i modelli teorici. Tra gli autori dell’articolo figura anche Filomena Bufano dell’Inaf di Catania. continua ...

Supernova di Tycho, shock per i raggi cosmici

A sinistra, immagine composita dei resti della supernova di Tycho vista da Chandra, Spitzer e Calar Alto, con evidenziata in trasparenza la porzione osservata al Wht. Al centro (evidenziata in verde) e a destra, i dati raccolti al Wht mostrano l’emissione H-alpha. Crediti: Nasa/Sao, Nasa/Jpl-Caltech

È una supernova storica, quella esplosa in Cassiopeia. Vista apparire per la prima volta in cielo – da astronomi come Tycho Brahe – nel novembre del 1572 (da cui il nome, Sn 1572, o B Cas). “Riscoperta” circa quattro secoli più tardi da radiotelescopi (1952), telescopi ottici (Mount Palomar negli anni Sessanta) e telescopi spaziali per raggi X (Chandra nel 2002), che hanno immortalato a varie lunghezze d’onda quel che ne resta. E ora nel mirino del William Herschel Telescope (Wht) di Roque de Los Muchachos, sull’isola di La Palma: con uno specchio da 4.2 metri di diametro ed equipaggiato dallo strumento GHaFaS, ha raccolto una serie di dati – pubblicati su The Astrophysical Journal – che mostrano con una chiarezza senza precedenti il meccanismo di accelerazione dei raggi cosmici che hanno origine nel resto di supernova. continua ...