Pochi metalli, tanti pianeti

Rappresentazione artistica di un sistema planetario. Crediti: Michael S. Helfenbein

Esaminando settecento stelle e i rispettivi sistemi planetari, un team di ricercatori della Yale University ha scoperto che i sistemi compatti con molti pianeti si formano con maggiore probabilità intorno a stelle con bassa metallicità, cioè contenenti percentuali di elementi più complessi dell’elio inferiori rispetto al nostro Sole. Questo risultato va contro una buona fetta della ricerca corrente, concentrata su stelle con metallicità più alta di quella solare. continua ...

Come ti peso pianeti e asteroidi con le pulsar

Terra, Luna e il pianeta nano Cerere a confronto. I ricercatori sono riusciti a misurare la massa di Cerere, che risulta pari all’1,3 % di quella della Luna. Crediti: Gregory H. Revera, NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

Utilizzare gli impulsi radio emessi dalle pulsar, stelle di neutroni in rapidissima rotazione, per misurare, con grande precisione e in modo indipendente dai sistemi finora utilizzati, la massa di pianeti e asteroidi del nostro Sistema solare. A farlo è stato un team internazionale guidato da ricercatori dell’Istituto Max Planck per la radioastronomia a Bonn in Germania (MPIfR) e a cui hanno partecipato anche Delphine Perrodin, Marta Burgay ed Andrea Possenti dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) a Cagliari, utilizzando una tecnica presentata nel 2010. Il team è riuscito a ottenere, ad esempio, una accurata stima della massa del pianeta nano Cerere, che è pari all’1,3 per cento di quella della Luna. Con la sempre migliore accuratezza dei dati raccolti dai radiotelescopi di nuova generazione, e soprattutto Ska, lo Square Kilometre Array, gli astronomi avranno a disposizione un ulteriore strumento per indagare la eventuale presenza di corpi celesti massicci ai confini estremi del Sistema solare. continua ...

Sulle tracce dei pianeti che migrano

Immagini di 6 differenti dischi protoplanetari osservati da Alma. Crediti: S. Andrews, L. Cieza, A. Isella, A. Kataoka, B. Saxton (Nrao/Aui/Nsf), Alma (Eso/Naoj/Nrao)

Una nuova ricerca condotta da un piccolo team di astrofisici del Regno Unito ha trovato la maniera per stabilire se i nuovi pianeti, in via di formazione all’interno del disco protoplanetario di polvere e gas che normalmente circonda le stelle appena nate, stiano migrando all’interno del disco stesso oppure se siano più propensi a rimanere semplicemente nella stessa orbita attorno alla stella. continua ...

Nane brune, tra stelle e pianeti

Rappresentazione artistica del sistema Epsilon Indi. Le due nane brune orbitano l’una attorno all’altra e insieme orbitano attorno alla componente primaria molto più distante, una stella simile al Sole. Crediti: Roberto Molar Candanosa e Sergio Dieterich, Carnegie Institution for Science

Troppo piccole per riuscire a innescare la fusione dell’idrogeno tipica del nucleo delle stelle, ma troppo grandi per poterle considerare a pieno diritto dei pianeti. Per questo in molti, riferendosi alle nane brune, adottano il termine “stelle mancate”: stelle che quando vennero scoperte gettarono scompiglio nella classificazione degli oggetti celesti, perché la linea che le divide dalle stelle vere e proprie è davvero molto sottile e non ben delineata. Tanto che un gruppo di ricercatori guidati dalla Carnegie Institution for Science ha appena dimostrato che le nane brune possono essere più massicce di quanto ritenuto finora. continua ...

I pianeti di Trappist-1 sul tuo smartphone

La Nasa offre a tutti gli appassionati di spazio e astronomia due app, create per celebrare i 15 anni di attività del telescopio Spitzer, con cui esplorare l’Universo dalla comodità del vostro smartphone (o tablet).

Disponibile su sistemi iOS e Android, la app Nasa Selfies permette a tutti di realizzare un autoscatto da astronauta con un tuta spaziale virtuale inserendo poi lo scatto di fronte ad alcune delle immagini spaziali più accattivanti dell’agenzia spaziale americana. Chiaramente è poi possibile condividere i selfie spaziali sui social media e scoprire tutta la scienza dietro le 30 immagini attualmente disponibili. continua ...

Perseidi e pianeti: lo spettacolo è assicurato

Crediti: University of Arizona

Superata da pochi giorni la splendida e suggestiva eclissi totale di Luna, eccoci proiettati a raccontare quello che ha in serbo il cielo serale di agosto. Lo spettacolo sarà assicurato anche quest’anno dallo sciame meteorico delle Perseidi, anche noto come le “lacrime di San Lorenzo”. Il massimo del fenomeno quest’anno è previsto nella notte tra il 12 e il 13 agosto, anche se le notti tra il 10 e il 15 potranno essere adatte per dar loro la caccia. Le premesse per godersi uno “show” davvero super ci sono tutte. La Luna infatti sarà assente nei cieli notturni tra il 10 e il 15, e sarà comunque nuova l’11. Dunque, chi potrà osservare il cielo lontano da centri abitati e illuminazioni artificiali, potrà godere, nuvole permettendo, di una volta celeste decisamente scura, l’ideale per scorgere anche le meteore dalle scie più deboli. Il nostro consiglio è quello di seguire il fenomeno nelle ore più tarde della notte, soffermandosi sulle regioni a nord est del cielo, in direzione della costellazione di Perseo. Le scie luminose che potremo osservare in quei giorni alzando lo sguardo al cielo sono prodotte da piccolissimi frammenti della cometa Swift-Tuttle che ogni anno incrociano la nostra orbita. Entrando con grandissima velocità nell’atmosfera terrestre, queste particelle, grandi anche solo come un granello di sabbia, la ionizzano, creando le caratteristiche scie luminose. Anche quest’anno a seguire l’evento ci saranno le telecamere del progetto Prisma coordinato dall’Inaf che, con il loro ampio campo di vista, registreranno praticamente tutte le meteore che solcheranno i cieli italiani. continua ...

Pianeti gemelli separati alla nascita

Immagine del sistema 2Mass 0249 ottenuta con la fotocamera a infrarossi Cfht Wircam. 2Mass 0249c si trova a 2000 unità astronomiche dalle nane brune ospiti, che non sono risolte in questa immagine. Crediti: T. Dupuy, M. Liu

Uno studio in uscita su The Astronomical Journal ci introduce al pianeta gemello di beta Pictoris b, noto gigante gassoso di tredici masse gioviane, uno dei primi esopianeti scoperti con l’imaging diretto, nel 2009. Capitanati da Trent Dupuy, astronomo del Gemini Observatory, gli autori della ricerca hanno identificato il primo caso di sosia planetario. Il nuovo oggetto, chiamato 2Mass 0249 c, ha massa, luminosità e spettro identici a quelli di beta Pictoris b. «A oggi, gli esopianeti trovati tramite l’imaging diretto sono stati fondamentalmente individuali, ciascuno distinto dall’altro per aspetto ed età. Trovare due esopianeti con sembianze quasi identiche e tuttavia formatisi in modo così diverso apre una nuova finestra per comprendere questi oggetti», dice Michael Liu, astronomo dell’Institute for Astronomy dell’Università di Hawaii. continua ...

Tre pianeti terrestri attorno a una nana rossa

Crediti: Gabriel Pérez Díaz, Smm (Iac)

Due sistemi planetari “nuovi di zecca” scoperti con il sistema del transito dalla missione K2 della Nasa. Sono questi i risultati che saranno pubblicati sulla rivista Monthly Notices of Royal Astronomical Society. Il gruppo di ricercatori guidato dall’Instituto de Astrofísica de Canarias (Iac) e dall’Università di Oviedo ha analizzato le diminuzioni di luce di due nane rosse scoprendo che attorno a una di esse orbitano ben tre pianeti rocciosi simili alla Terra. continua ...

Circumbinari, destino da pianeti orfani

Rappresentazione di Kepler-16b, il primo esopianeta circumbinario scoperto. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/T. Pyle

Quasi come fossero troppo impegnate nella loro danza vorticosa l’una attorno all’altra per accorgersene, le stelle binarie cosiddette a periodo breve a un certo punto della loro evoluzione possono arrivare a espellere dall’orbita i loro pianeti, catapultandoli nello spazio interstellare.

La scoperta, riportata in una ricerca in via di pubblicazione su Astrophysical Journal, contribuisce a spiegare perché gli astronomi abbiano finora rilevato pochi pianeti circumbinari, ovvero pianeti che orbitano attorno a coppie di stelle. Questo nonostante siano stati esaminati migliaia di sistemi binari a periodo breve, come vengono definiti quelli con periodi orbitali inferiori o uguali a 10 giorni. continua ...

Cheops il misura-pianeti va a Madrid

Il telescopio Cheops nella camera pulita dell’Università di Berna. Crediti Thomas Beck / Universität Bern

Impacchettato in un contenitore hi-tech su misura, il telescopio spaziale Cheops (CHaracterising ExOPlanet Satellite) dell’Esa partirà domani, martedì 10 aprile, alla volta di Madrid, tappa fondamentale del viaggio che culminerà nel lancio a bordo di un razzo Soyuz – previsto a inizio 2019 – per essere lanciato in orbita, a 700 km di quota, a studiare i pianeti extrasolari. Scopo principale della missione sarà la misura fotometrica ad altissima precisione dei transiti, così da determinare con esattezza la dimensione di esopianeti con masse comprese fra quella della Terra e quella di Nettuno. continua ...

I pianeti di Trappist-1: leggeri e pieni di acqua

Rappresentazione artistica del sistema formato da Trappist-1 e i suoi sette pianeti rocciosi.

L’acqua è uno degli elementi alla base della vita, soprattutto se presente in forma liquida – come nei pianeti che si trovano nella fascia di abitabilità di un sistema esoplanetario. Ma troppa acqua potrebbe sortire l’effetto contrario, cioè quello di non consentire lo sviluppo di vita. In sintesi è questo quanto affermato da un gruppo di scienziati guidati da Cayman T. Unterborn dell’Arizona State University, i quali hanno trascorso gli ultimi mesi a studiare nel dettaglio i sette pianeti che orbitano attorno alla nana rossa ultrafredda Trappist-1 ad appena 40 anni luce dal Sole in direzione della costellazione dell’Acquario. Sono gli stessi pianeti che più di altri hanno catturato l’attenzione mediatica nell’ultimo anno, dall’annuncio della loro scoperta. Ma sono abitabili? Chiaramente è questa la domanda che tutti si fanno e studiando la loro composizione si potranno avere delle risposte. continua ...

Microlensing: ecco i primi pianeti extragalattici

Immagine della galassia lente Rx J1131-1231: al centro c’è la galassia lente e intorno ci sono le quattro riproduzioni del quasar rilevato con l’effetto di microlensing. Crediti: Università dell’Oklahoma

L’effetto lente gravitazionale è uno strumento potente nelle mani degli astronomi che vanno a caccia di oggetti lontani, perché permette di spingersi oltre i limiti fisici dei telescopi terrestri e spaziali. Di recente, infatti, in un articolo firmato da due ricercatori dell’Università dell’Oklahoma e pubblicato su Astrophysical Journal Letters, è stata segnalata la probabile presenza dei primi pianeti extragalattici scoperti usando la tecnica del microlensing (una delle tante eredità di Albert Einstein)Si tratta, quindi, di oggetti fuori dalla Via Lattea: si troverebbero in una galassia a ben 3,8 miliardi di anni luce. continua ...

Hubble va a caccia di mini stelle e pianeti orfani

Giusto “dietro l’angolo” (a 1350 anni luce da noi) c’è la Nebulosa di Orioneun gigantesco laboratorio per studiare il processo di formazione stellare e il comportamento di oggetti di vario genere, dalle stelle giganti alle più piccole nane rosse passando per le deboli nane brune. Grazie all’eccezionale sensibilità e risoluzione senza pari del telescopio spaziale della Nasa Hubble, è possibile osservare anche gli oggetti più nascosti all’interno della nebulosa. Nel corso di una lunga survey gli astronomi hanno scoperto, infatti, la più grande popolazione finora nota di nane brune circondate da stelle appena nate. Dalle osservazioni è emersa anche la presenza di tre pianeti giganti e di un sistema binario dove due pianeti orbitano l’uno attorno all’altro in assenza di una stella ospite. continua ...

La stella che manda in fumo i suoi pianeti

Un’illustrazione dell’Osservatorio per raggi X Xmm-Newton dell’Agenzia spaziale europea (Esa) in orbita sopra la Terra. Crediti: Esa

Twinkle twinkle little star, how I wonder what you are… Nessun infante da addormentare per Kristina Punzi, studentessa di dottorato al Rochester Institute of Technology a New York, Usa, bensì il desiderio di svelare il mistero celato da RZ Piscium, una stellina nella costellazione dei Pesci a 550 anni luce di distanza che sberluccica in maniera alquanto anomala. continua ...

Pianeti intrappolati nella rete neurale di Google

Rappresentazione artistica degli otto pianeti del sistema della stella (si intravede a sinistra) Kepler-90. L’ultimo scoperto, Kepler-90i, è il terzo più vicino alla stella. Crediti: Nasa/Wendy Stenzel

Alle 19, puntuale come sempre, l’ormai abituale annuncio della Nasa è arrivato come promesso. Ci sono notizie buone e notizie forse meno buone – per queste ultime, dipende dai punti di vista. Partiamo dunque da quelle buone. Grazie all’instancabile telescopio spaziale Kepler sono stati scoperti due nuovi pianeti extrasolari. Pianeti piccoli, dunque quanto a dimensioni simili alla Terra, e probabilmente rocciosi. Ma sono le notizie “cattive” quelle più gustose. La prima è che uno dei nuovi pianeti porta il totale di quelli attorno alla stella che lo ospita a quota otto. Otto come quelli attorno al Sole. In altre parole, da oggi sappiamo con certezza – il sospetto già c’era… – che il nostro Sistema solare non detiene più da solo il record del numero di mondi. È un primato che ci tocca condividere con Kepler-90, questo il nome del “sole” attorno al quale è stato visto orbitare il nuovo arrivato, Kepler-90i, insieme ai sette pianeti di cui già si conosceva l’esistenza. C’è però di peggio: oltre al primato, rischiamo pure di perdere il lavoro. O meglio, questo è il rischio che corrono gli astronomi. Già, perché a distillare i due nuovi arrivati dall’immenso archivio di Kepler non è stato un tenace e cocciuto postdoc: è stata una rete neurale artificiale. Un algoritmo di machine learning. continua ...