L’alba del Sistema solare in tre varietà d’ossigeno

La meteorite carbonacea di Orgueil, in foto nella teca di trenta centimetri di diametro nella quale è attualmente esposta al Muséum National d’Histoire Naturelle di Parigi. Cadde nel 1864 nel sudovest della Francia ed è tra le condriti analizzate nello studio del team di Tartèse. Crediti: K. H. Joy

Una piccola percentuale di meteoriti contiene materiale organico. In particolare, alcune rare meteoriti note come condriti carbonacee sono ricche di composti organici e antiche quanto il Sistema solare. L’origine di questa materia organica, antica circa 4.5 miliardi di anni, può fornire indizi chiave per comprendere la nascita della vita sulla Terra, poiché, come ricorda Romain Tartèse dell’Università di Manchester, a capo di uno studio appena pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), «la Terra è un pianeta dinamico. I processi come la tettonica a placche e l’erosione hanno cancellato la maggior parte delle prime memorie della Terra», mentre «le condriti sono un’istantanea del primo Sistema solare, forniscono informazioni chiave su come si sono formati ed evoluti pianeti e protopianeti». continua ...

Una nuova “ventata” d’ossigeno per la Terra

Una nuova ricerca condotta dall’Università di Washington ha mostrato come i livelli di ossigeno sulla Terra siano aumentati e diminuiti più di una volta centinaia di milioni di anni prima del successo planetario della “catastrofe dell’ossigeno“, avvenuta circa 2,4 miliardi di anni fa. Le prove derivano da un nuovo studio che indica una seconda e precedente “ventata” di ossigeno nell’atmosfera e sulla superficie di un ampio tratto di Oceano nel lontano passato della Terra, mostrando come l’ossigenazione del pianeta sia stato un processo complesso con ripetuti tentativi e fallimenti che si è protratto per un lungo periodo di tempo. continua ...

La controversa origine dell’ossigeno molecolare

La cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Crediti: ESA.

La sonda Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea ha accompagnato la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko nel suo viaggio intorno al Sole da agosto 2014 a settembre 2016, rilasciando sulla sua superficie il lander Philae e terminando il suo encomiabile lavoro con uno schianto programmato sulla cometa stessa il 30 settembre 2016.

Quando la cometa si è trovata abbastanza vicina al Sole, il ghiaccio sulla sua superficie è sublimato, ossia è  passato direttamente dallo stato solido allo stato gassoso, formando attorno alla cometa una tenue atmosfera chiamata chioma. L’analisi della chioma da parte degli strumenti a bordo di Rosetta ha rivelato che l’atmosfera non conteneva solo acqua, monossido di carbonio e anidride carbonica, come previsto, bensì anche ossigeno molecolare. L’ossigeno molecolare è costituito da due atomi di ossigeno uniti tra loro (O2) e sulla Terra, dove viene prodotto dalla fotosintesi, è essenziale per la vita. In passato è stato rilevato intorno ad alcune delle lune ghiacciate di Giove, ma non era assolutamente previsto che fosse trovato attorno ad una cometa. continua ...

Ecco l’ossigeno più antico dell’universo

Questa immagine, ottenuta con il telescopio spaziale Hubble, mostra l’ammasso di galassie Macs J1149.5+2223; l’inserto invece mostra Macs1149-Jd1, una galassia molto lontana, osservata con Alma come appariva 13,3 miliardi di anni fa. La distribuzione dell’ossigeno rilevata da Alma è mostrata in rosso. Crediti: Alma (Eso/Naoj/Nrao), Nasa/Esa Hubble Space Telescope, W. Zheng (Jhu), M. Postman (Stsci), the Clasch Team, Hashimoto et al.

Osservando con Alma una galassia distante, Macs1149-Jd1, un team internazionale di astronomi ha rivelato un debole chiarore emesso dall’ossigeno ionizzato nella galassia. Mentre questa luce infrarossa viaggiava nello spazio, l’espansione dell’universo ne allungava più di dieci volte la lunghezza d’onda, fino a quando è giunta sulla Terra ed è stata rivelata da Alma. Gli astronomi hanno dedotto che il segnale è stato emesso 13,3 miliardi di anni fa (vale a dire, 500 milioni anni dopo il big bang), il che ne fa l’ossigeno più distante mai osservato da un telescopio. La presenza di ossigeno è un chiaro segno che devono essere esistite nella galassia generazioni precedenti di stelle. continua ...

Discesa nel cuore d’ossigeno d’una nana bianca

Noemi Giammichele, prima autrice dello studio su Kic 08626021 pubblicato su Nature

Nell’improbabile eventualità che, fra qualche miliardo di anni, un nostro discendente abbia l’opportunità di calarsi nel cuore di ciò che sarà rimasto del Sole, l’ambiente che incontrerà – temperatura a parte – potrebbe avere qualcosa in comune con quello di certe camere iperbariche: quasi tutto ossigeno. Temperatura a parte, dicevamo. Già, perché ciò che resta di una stella simile al Sole quando giunge al termine del suo percorso evolutivo è una stella piccola, ultra-densa e caldissima: una nana bianca. Ed è proprio studiando la composizione di Kic 08626021, una nana bianca che si trova a circa 1375 anni luce da noi, in direzione delle costellazioni del Cigno e della Lira, che si è scoperto come la massa del suo nucleo sia costituita per ben l’86 per cento da ossigeno. continua ...