Nelle orbite la storia dei sistemi planetari

Lo studio di Zinzi e Turrini ha migliorato la relazione empirica scoperta in precedenza (i dati e la linea arancione) sia grazie all’utilizzo di un metodo statistico più robusto (i dati e la linea azzurri) che all’utilizzo di un campione di esopianeti più rappresentativo (i dati e la linea bianca), ottenendo una nuova relazione di validità generale. Crediti: A. Zinzi & D. Turrini 2017

Quanto è comune la nascita di sistemi planetari con un alto numero di pianeti, come il Sistema solare? Importanti indizi potrebbero provenire dalle tracce lasciate dell’espulsione di antichi pianeti, visibili nelle orbite attuali dei pianeti superstiti. Questo il risultato di uno studio a firma di una coppia di ricercatori italiani pubblicato sulla rivista Astronomy & Astrophysics. continua ...

La prima vera geografia di Plutone

La prima immagine presa il 13 luglio 2015 dal Long Range Reconnaissance Imager (Lorri) mostra Plutone alla distanza di 768mila chilometri da New Horizons. Questa è l’ultima e più dettagliata ripresa del corpo celeste inviata a Terra prima del flyby del 14 luglio. Crediti: Nasa-Jhuapl-Swri

Il cosiddetto cuore di Plutone, la vasta chiazza chiara bilobata che per prima si è presentata agli occhi della sonda Nasa New Horizons durante il sorvolo del luglio 2015, porta ora ufficialmente il nome di Clyde Tombaugh, l’astronomo statunitense che scoprì Plutone nel 1930. continua ...

Con Cassini fino all’ultimo

15.09.2017

È arrivato il momento dell’addio e le lacrime di commozione non mancheranno. Il 15 settembre 2017 ci sarà l’ultimo saluto alla sonda Cassini, la navicella spaziale (frutto della collaborazione tra Nasa, Agenzia spaziale europea e Agenzia spaziale italiana) che in vent’anni ci ha regalato tante scoperte ed emozioni su Saturno e il suo sistema di satelliti, e che terminerà la sua storica missione con un tuffo nell’atmosfera del Signore degli anelli. Tuffo che comporterà la distruzione della sonda. Cassini, ormai priva di carburante, brucerà come una meteora nel cielo di Saturno, a causa dell’attrito con l’atmosfera del pianeta, ma fino all’ultimo istante registrerà e invierà a Terra preziosissimi dati. continua ...

Viaggio nel cosmo a bordo di SpaceEngine

Vladimir Romanyuk, astronomo e programmatore, creatore di SpaceEngine

A pochi giorni dalla conclusione della missione Cassini della Nasa, stiamo ritornando alle spettacolari immagini di Saturno e delle sue lune inviateci dalla sonda negli ultimi 13 anni. A parte il suo enorme valore scientifico, è indubbio che Cassini abbia rivoluzionato il nostro modo di vedere e di immaginare i corpi celesti, offrendo panorami di mondi alieni inimmaginabili poche decadi fa. Tra tutte le scienze, infatti, l’astronomia è in cima alla lista quanto a risorse estetiche per catturare l’attenzione del pubblico. E proprio per questo motivo, negli ultimi anni, sono nati numerosi programmi, applicazioni per smartphone e videogiochi dedicati proprio all’esplorazione spaziale, che permettono agli utenti di “visitare” direttamente luoghi distanti del Sistema solare e della nostra galassia. Tra questi, uno dei più completi è SpaceEngine: un ambizioso programma che si prefigge di simulare non solo il Sistema solare, ma l’intero universo, grazie a un sistema chiamato generazione procedurale – algoritmi che permettono la creazione di infiniti oggetti spaziali a partire da parametri prestabiliti. SpaceEngine è sviluppato da una sola persona, un giovane astronomo e programmatore russo, Vladimir Romanyuk. Media Inaf gli ha posto qualche domanda riguardo alla sua creazione. continua ...

La Sonda Cassini si prepara al tuffo finale

La Sonda Cassini si prepara al tuffo finale

A circa cinque giorni dalla fine della sua missione, la sonda Cassini si trova ora a metà della sua ventiduesima orbita del “Grand Finale” intorno a Saturno. Nella notte tra l’8 e il 9 settembre ha effettuato l’ultimo passaggio attraverso la divisione che separa il pianeta dai suoi anelli e lunedì 11 darà l’ultimo saluto – il goodbye kiss, come l’hanno chiamato alla NASA – a Titano, il più grande dei satelliti del gigante gassoso
di Emiliano Ricci
www.lescienze.it

Manca meno di una settimana all’epilogo della missione della sonda Cassini in orbita attorno al pianeta degli anelli. Il tuffo nell’atmosfera di Saturno è infatti previsto per il 15 settembre 2017. Alla NASA hanno calcolato l’ora esatta in cui l’ultimo segnale della sonda raggiungerà la Terra: al momento, l’orario previsto sono le nostre 13:55.

Ma le ultime cinque orbite del Grand Finale – ora Cassini è a metà della ventiduesima orbita, quella conclusiva – hanno portato la sonda a fare passaggi sempre più ravvicinati col pianeta e a sfiorare gli strati alti dell’atmosfera durante i passaggi al periapside, ovvero nel punto orbitale di minima distanza dal fuoco dell’orbita (centrato naturalmente nel pianeta)

In queste condizioni, Cassini ha iniziato a sentire l’azione frenante dei gas atmosferici, che ne hanno rallentato la corsa. Per questa ragione, il gruppo che si occupa del calcolo delle orbite ha continuamente aggiornato – e continuerà a farlo anche nelle prossime ore – il dato dell’istante che segnerà la “morte” della sonda. In ogni caso, durante questi cinque passaggi conclusivi a sfiorare l’alta atmosfera di Saturno, Cassini era pronta ad attivare i motori per ripristinare il corretto assetto orbitale.

Cassini si prepara al tuffo finale
Elaborata a partire da dati catturati lo scorso 6 luglio, questa è una composizione delle immagini a colori a più alta risoluzione di qualunque parte degli anelli di Saturno e mostra una parte della sezione centrale dell’anello B del pianeta. (NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute)

L’ultimo segnale della sonda da Saturno sarà inviato alle 12:32 e verrà ricevuto da una delle antenne del Deep Space Network (DSN), la rete di radiotelescopi dedicata appunto alla raccolta dei segnali provenienti dalle sonde interplanetarie e gestita dal Jet Propulsion Laboratory (JPL) del California Institute of Technology (Caltech) di Pasadena per conto della NASA. Le tre antenne sono localizzate a Goldstone, in California, a Madrid, in Spagna, e a Canberra, in Australia. continua ...

Noi umani tra corpi celesti e spazi cosmici

Giovanni F. Bignami, Le Rivoluzioni dell’Universo. Noi umani tra corpi celesti e spazi cosmici, Giunti Editore, 240 pp.

Le Rivoluzioni dell’Universo. Noi umani tra corpi celesti e spazi cosmici di Giovanni F. Bignami, disponibile dal primo settembre, ha lo stile e la leggerezza tipica del famoso professore, riconoscibile perché capace di tenere incollato il lettore o lo spettatore anche quando i temi sono la fisica, la cosmologia, la planetologia o quello che sarà il destino di noi, post homini sapiens, o dello stesso universo. Chi ha avuto la fortuna di vederlo esibirsi non può dimenticare l’approccio giocoso che divertiva il pubblico di appassionati degli affollati festival della scienza, o in televisione quando era ospite ricorrente a Super Quark, con Piero Angela, o semplicemente dalla cattedra di un’aula universitaria. L’opera postuma è stata pubblicata grazie alla revisione finale di Patrizia Caraveo, che con lui condivideva passioni scientifiche e un quotidiano fatto non solo di astronomia. Le 240 pagine scorrono veloci e parlano di rivoluzioni. Parlano delle sfide dell’avventura della conoscenza e del desiderio di toccare l’ignoto, l’infinitamente grande. Come il mistero di Geminga: sua la proposta del nome per una stella di neutroni, nella costellazione di Gemini, che non si vedeva ma si faceva sentire per le emissioni in raggi gamma. Geminga con la G dura, all’olandese, viene osservata tra il ’91 e il ’93 con una missione Nasa per raggi X, e ai due scopritori, Bignami e Jules Halpern della Columbia University di New York, viene assegnato il premio Bruno Rossi. continua ...

JUNO e il mistero delle potenti aurore di Giove

JUNO e il mistero delle potenti aurore di Giove

Uno studio pubblicato su Nature spiega che le aurore su Giove si comportano in modo diverso rispetto a quelle terrestri. Nuove osservazioni, effettuate grazie allo spettrografo ultravioletto in dotazione alla sonda Juno della Nasa hanno dimostrato che – contrariamente a quello che ci si aspettava – i processi di formazione delle aurore gioviane più intense non sono assimilabili a quelli terrestri
di Francesca Aloisio
www.media.inaf.it

Immagine aurorale dell’aurora meridionale di Giove, utilizzata nello studio e ottenuta con lo spettrografo ultravioletto (UVS) in dotazione a Juno il 2 febbraio 2017. Questa immagine sovrappone tre diverse gamme di lunghezze d’onda e le codifica a colori in modo tale che il rosso, il verde e il blu indichino rispettivamente elettroni ad alta, media e bassa energia che hanno un impatto sull’atmosfera. La striscia in alto a sinistra è la coda aurorale causata dalla luna di Giove Io. Crediti: G. Randy Gladstone continua ...

Fonte d’energia inattesa per le aurore di Giove

Immagine aurorale dell’aurora meridionale di Giove, utilizzata nello studio e ottenuta con lo spettrografo ultravioletto (UVS) in dotazione a Juno il 2 febbraio 2017. Questa immagine sovrappone tre diverse gamme di lunghezze d’onda e le codifica a colori in modo tale che il rosso, il verde e il blu indichino rispettivamente elettroni ad alta, media e bassa energia che hanno un impatto sull’atmosfera. La striscia in alto a sinistra è la coda aurorale causata dalla luna di Giove Io. Crediti: G. Randy Gladstone continua ...

Tempesta solare, arrivo previsto per venerdì 8

In questa sequenza animata si vedono i due brillamenti – uno di livello X2.2 e l’altro X9.3 – osservati sulla superficie del Sole mercoledì 6 settembre 2017. Le immagini sono del Solar Dynamics Observatory (Sdo) della Nasa. Crediti: Nasa/Goddard/Sdo

«È confermata l’espulsione di una Cme [coronal mass ejection, ndr] nel corso del brillamento X9.3 di ieri, mercoledì 6 settembre, che si stima arriverà in prossimità della Terra il giorno 8 settembre e potrebbe eccitare una tempesta geomagnetica di intensità elevata». Questo l’ultimo bollettino sull’intensa eruzione solare di ieri, riferito pochi minuti fa a Media Inaf da Mauro Messerotti dell’Osservatorio astronomico di Trieste, senior advisor dell’Inaf per lo space weather. continua ...

Lo spiaggiamento dei capodogli nel mare del Nord potrebbe essere collegato alle aurore boreali?

Lo spiaggiamento dei capodogli nel mare del Nord potrebbe essere collegato alle aurore boreali?

Le grandi tempeste solari potrebbero avere avuto un ruolo nella morte di 29 capodogli all’inizio del 2016
www.greenreport.it

Secondo il nuovo studio “Solar storms may trigger sperm whale strandings: explanation approaches for multiple strandings in the North Sea in 2016”  pubblicato  recentemente sull’International Journal of Astrobiology da Klaus Heinrich Vanselow e  Stefan Garthe (Universität zu Kiel) e Sven Jacobsen (Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt e Tromsø Geophysical Observatory), le tempeste solari che provocano le magnifiche aurore boreali  sarebbero  il disturbo geomagnetico che nel 2016 avrebbe confuso l’orientamento di diversi capodogli, portandoli in acque poco profonde e poi allo spiaggiamento su alcune spiagge del nord Europa, nel tentativo di uscire dalla trappola nella quale si erano infilati questi grandi cetacei odontoceti.


Molti ricercatori erano perplessi sulle reali cause dello spiaggiamento dei capodogli, dato che le autopsie avevano dimostrato che quasi tutti  i cetacei morti erano ben nutriti, giovani e privi di malattie.

I 29 capodogli arenati hanno sollevato l’interesse dell’opinione pubblica e per spiegare la loro morte gli scienziati hanno avanzato numerose teorie che vanno dall’avvelenamento da prodotti chimici o da ingestione plastiche fino ai cambiamenti climatici che stanno facendo migrare le prede dei capodogli nel Mare del Nord, dove i cetacei le seguono andando incontro a un triste destino. continua ...