Oceani, un’attesa lunga 500 milioni di anni

La Luna osservata dalla sonda Galileo. Crediti: NASA/JPL/USGS

Nei primi 500 milioni di anni della sua vita la Terra potrebbe non avere visto agitarsi sulla sua superficie le acque degli oceani. Lo indica uno studio pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters, che indaga su una “pancia” della Luna circa 20 volte più grande di quanto ci si dovrebbe aspettare. La “pancia” è quel rigonfiamento che hanno molti oggetti nel nostro sistema solare nel loro equatore, cioè la circonferenza che li divide in due emisferi. continua ...

Se 4,2 milioni di chilometri vi sembran pochi

Rappresentazione artistica di un oggetto near-Earth

La Nasa annuncia sui suoi siti web un nuovo “passaggio ravvicinato” alla Terra di un asteroide di discrete dimensioni a inizio febbraio e, puntualmente, scatta sui media di tutto il mondo il campanello d’allarme. Giusto mantenere alta l’attenzione su questi oggetti celesti, per studiarli al meglio e prevederne l’evoluzione delle loro traiettorie, ma stavolta di “ravvicinato” c’è ben poco. L’asteroide in questione, denominato 2002 Aj129, del diametro stimato attorno ai 500 metri, raggiungerà la sua minima distanza dalla Terra il 4 febbraio prossimo attorno alle 22:30 italiane, ma si troverà a oltre 4,2 milioni di chilometri da noi: più di dieci volte lo spazio che ci separa dalla Luna. Nessun pericolo, quindi, per il nostro pianeta. Detto questo, seguirlo sarà davvero difficile proprio per la sua lontananza: le attuali stime della sua magnitudine apparente si attestano intorno al valore di 12. Questo significa che l’oggetto è assolutamente fuori della portata della nostra semplice vista e sarà quindi necessario dotarsi di un ottimo binocolo da puntare in un cielo perfettamente limpido e privo di inquinamento luminoso o, meglio, almeno un piccolo telescopio di discreta qualità per non dover osservare dalle Ande cilene. continua ...

Buchi neri: due milioni di euro a Michela Mapelli

L’astrofisica Michela Mapelli

Si chiama Michela Mapelli, è ricercatrice all’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e full professor all’Università di Innsbruck, in Austria, e ha vinto un Consolidator Grant, cioè un finanziamento europeo di circa due milioni di euro, per la sua proposta di ricerca Demoblack dedicata allo studio della formazione di sistemi binari di buchi neri. Michela Mapelli, che ha scelto come sede per la sua attività di ricerca l’Osservatorio Astronomico di Padova dell’Inaf, è una dei 329 ricercatori d’eccellenza, tra cui 33 italiani – 14 ospitati in Italia, 19 all’estero – selezionati, fra oltre 2500, in tutta Europa dal Consiglio Europeo per le Ricerche (Erc). Il finanziamento, parte del programma europeo di ricerca e innovazione Horizon 2020, vale in totale 630 milioni di euro darà ai vincitori e ai team che formeranno un’occasione per svolgere progetti con impatto su vasta scala in ambito scientifico e non solo. continua ...