La domatrice di campi magnetici

Lo spazio che circonda la Terra trabocca di energia, particelle e un complesso sistema di linee di forza del campo magnetico. Questa immagine artistica mostra l’occupazione dello spazio vicino alla Terra, dove l’ambiente magnetico che la circonda riesce a intrappolare elettroni e particelle cariche. Crediti: NASA/GSFC.

Quando il vento solare, la pioggia sferzante di particelle cariche che provengono dal Sole, colpisce il campo magnetico terrestre, l’urto genera turbolenti campi magnetici che avvolgono il pianeta e si estendono per centinaia di migliaia di chilometri. Ma dove finisce tutta l’energia Allo che si sprigiona? Una delle missioni spaziali della Nasa, chiamata Magnetospheric Multiscale (Mms), ha scoperto un modo sorprendente con il quale questa energia turbolenta viene dissipata: sembrerebbe infatti che quando i campi magnetici si spezzano e si riconnettono, l’energia magnetica viene convertita in getti di elettroni ad alta velocità. continua ...

Mappa 3D dei campi magnetici dopo il Big Bang

Mappa del cielo dell’intensità del campo magnetico e dell’orientamento delle componenti perpendicolari alla linea di vista, calcolate per una sfera di raggio 300 milioni di anni luce con centro sulla Terra. Crediti: MPA

Nell’evento che ha segnato l’inizio dell’universo, ovvero il Big Bang, non sono state prodotte  solo particelle elementari e radiazioni, ma anche campi magnetici. Un team di ricercatori guidati dall’Istituto Max Planck per l’Astrofisica in Germania e al quale hanno partecipato Daniela Paoletti dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Bologna e Franco Vazza (Università di Bologna, Università di Amburgo e Inaf di Bologna), ha  calcolato con grande accuratezza come dovrebbero apparire oggi questi campi magnetici nella porzione di universo più prossima a noi, ricostruendo una mappa tridimensionale della loro distribuzione. L’intensità attuale di questi campi magnetici è incredibilmente debole; tuttavia, questa previsione potrebbe aiutare gli scienziati ad affrontare la sfida di riuscire, un giorno, a misurarli. continua ...

I segreti magnetici del metanolo

L’illustrazione artistica mostra i contorni di una stella di grande massa in formazione, mentre le regioni più brillanti individuano i segnali radio del metanolo. I punti chiari rappresentano i maser del metanolo che sono comuni nei densi ambienti di formazione stellare e le linee curve rappresentano il campo magnetico. Crediti: Wolfgang Steffen/Boy Lankhaar et al. (molecole: Wikimedia Commons/Ben Mills)

Negli ultimi cinquant’anni, grazie all’uso dei radiotelescopi, gli astronomi sono stati in grado di rilevare numerose molecole, tra cui acqua e metanolo, nelle regioni di nuova formazione stellare. Grazie a queste molecole, chiamate maser, è stato possibile misurare temperature, pressioni e movimenti dei gas e polveri che vanno a formare nuove stelle. Ma, in particolar modo negli ambienti di formazione delle stelle di grande massa (ovvero stelle con massa superiore a otto masse solari), c’è un altro fattore importantissimo che è più difficile da misurare: il campo magnetico. Boy Lankhaar, ricercatore della Chalmers Univerisity di Gotheborg, ha condotto uno studio sulle proprietà del metanolo. «Quando le stelle più grandi e pesanti si formano – dice Lankhaar – sappiamo che i campi magnetici giocano un ruolo importante. Ma come questi campi influiscano sull’intero processo è oggetto di grandi dibattiti tra i ricercatori. Abbiamo dunque bisogno di mezzi di misurazione dei campi magnetici, è questa la vera sfida. Ora, grazie ai nostri calcoli, sappiamo finalmente come farlo con il metanolo». continua ...

Buchi neri: molto attraenti, poco magnetici

Rappresentazione artistica del disco di accrescimento del buco nero nel sistema V404 Cygni. Crediti: Gabriel Pérez, Smm (Iac)

Una delle proprietà che caratterizza i buchi neri è la loro intensa forza di attrazione gravitazionale. Entro la distanza delimitata dal loro orizzonte degli eventi, nulla sfugge loro, nemmeno la luce. Se in fatto di gravità i buchi neri sono i primi della classe, lo stesso sembra non si possa dire sui campi magnetici che si vengono a creare intorno a essi. Uno studio pubblicato nell’ultimo numero della rivista Science mostra che questi oggetti celesti hanno un campo magnetico decisamente inferiore a quanto finora atteso. Il lavoro, guidato da ricercatori dell’Università della Florida e al quale hanno partecipato Piergiorgio Casella e Matteo Bachetti dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), presenta i risultati della mappa magnetica dei dintorni del buco nero nel sistema binario V404 Cygni, che indicano valori dell’intensità del  campo magnetico fino a quattrocento volte inferiore a quelli attesi. continua ...