Lenti gravitazionali con l’intelligenza artificiale

Crescenzo Tortora

Un team internazionale di ricercatori, che conta un nutrito gruppo di italiani tra cui Crescenzo Tortora dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e precedentemente post-doc all’Università di Groningen, nei Paesi Bassi, ha sviluppato un algoritmo che permette di individuare, grazie all’intelligenza artificiale, quelle galassie – definite “lenti gravitazionali” – che permettono di osservare galassie ancor più lontane, altrimenti invisibili. Lo studio più recente è illustrato in un articolo in via di pubblicazione sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. continua ...

Il Vlt s’è rifatto le lenti

Crediti: ESO/P. Weilbacher (AIP)/NASA, ESA, and M.H. Wong and J. Tollefson (UC Berkeley)

Il Very Large Telescope (Vlt) dell’Eso ha visto la prima luce con una nuova modalità di ottica adattiva chiamata tomografia laser – e con questa ha ottenuto delle immagini di prova straordinariamente nitide del pianeta Nettuno, di alcuni ammassi di stelle e di altri oggetti. Il pionieristico strumento Muse usato nella modalità a Campo Stretto, con il modulo di ottica adattiva Galacsi, può ora sfruttare questa nuova tecnica per correggere gli effetti della turbolenza a diverse altitudini nell’atmosfera. È possibile ora catturare, a lunghezze d’onda visibili, immagini da terra più nitide di quelle del telescopio spaziale Hubble della Nasa/Esa. L’unione di squisita nitidezza e di capacità spettroscopiche di Muse permetteranno agli astronomi di studiare le proprietà degli oggetti astronomici in dettaglio maggiore di quanto sia stato mai possibile finora. continua ...

Lenti pulite per guardare le supernove

Crediti: Nasa/Cxc/M. Weiss

Correva l’anno 1929 quando l’astronomo Edwin Hubble, analizzando la luce di galassie lontane dall’osservatorio del monte Wilson in California, si accorse che gli oggetti nel cosmo esibivano un moto comune di recessione gli uni dagli altri. Hubble notò anche che, più esaminava galassie distanti, più la velocità con cui esse tendevano ad allontanarsi aumentava. Questa evidenza, incorporata nella legge che porta il suo nome, costituì la prima prova osservativa dell’espansione dell’universo, gettando le basi per la cosmologia moderna. Nell’arco di circa novanta anni da allora, la comprensione della struttura e dell’evoluzione del cosmo ha subito giganteschi balzi in avanti grazie all’incredibile avanzamento tecnologico, accompagnato a braccetto dalla fantasia e l’ingegno del genere umano nel formulare teorie sempre più complesse e articolate per spiegare la realtà intorno a noi. Un connubio meraviglioso che ci ha permesso di addentrarci fino ai confini del conosciuto, ma che allo stesso tempo ha rivelato un mistero a dir poco sconcertante, forse il più grande problema della fisica moderna. continua ...