Cinquanta “sirene” per la costante di Hubble

Rappresentazione artistica della fusione di stelle di neutroni. Crediti: University of Warwick/Mark Garlick

La risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto magari non è esattamente 42, ma quasi: attorno a 50, dicono i cosmologi del Flatiron Institute, l’istituto della Simons Foundation (New York) dedicato a far progredire la ricerca scientifica attraverso metodi computazionali. E la domanda alla quale il team guidato da Stephen Feeney ha risposto oggi – attraverso un articolo pubblicato su Physical Review Letters – con questo ‘50’ è questa: quante coppie di stelle di neutroni dobbiamo veder fondersi l’una nell’altra per avere dati sufficienti a stabilire, una volta per tutte, quanto vale la costante di Hubble? continua ...

C’è una nuova stima della costante di Hubble

Immagine del doppio quasar dell’Hubble Space Telescope. Crediti: Nasa Hubble Space Telescope, Tommaso Treu/Ucla, and Birrer et al.

La questione su quanto velocemente l’universo si stia espandendo attanaglia gli scienziati da quasi un secolo. Studi diversi continuano a fornire risposte diverse, tanto che alcuni ricercatori si stanno domandando se sia stato trascurato qualcosa di cruciale nel definire i meccanismi alla base dell’evoluzione del cosmo.

Ora, sembra che un gruppo di ricerca guidato dagli astronomi dell’Università della California (Ucla) abbia fatto un passo avanti verso la soluzione di questo enigma, trovando un metodo alternativo per misurare la velocità di espansione dell’Universo. La ricerca è stata pubblicata su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. continua ...

Niente shutdown per la Wfc3 di Hubble

Una delle immagini più iconiche e popolari scattate dalla camera Wfc3 del telescopio Hubble: i pilastri della creazione della Nebulosa dell’Aquila. Crediti: Nasa, Esa / Hubble e Hubble Heritage Team A

Poco dopo mezzogiorno dell’8 gennaio scorso (orario della East Coast) – qui in Italia le sei del pomeriggio – la Wide Field Camera 3 del telescopio spaziale Hubble, uno fra i più importanti strumenti a bordo del telescopio – era entrata in safe mode, in modalità sicura: una modalità che si avvia in automatico quando qualche parametro dello strumento non è ottimale. Ora però, comunicano gli ingegneri della missione, la camera è stata ripristinata, ed è pronta per nuovi click. Niente shutdown dunque per Hubble. continua ...

La Galassia Triangolo in posa per Hubble

La Galassia del Triangolo, o M33, è stata fotografata nuovamente dal telescopio Hubble usando l’Advanced Camera for Surveys. Con una dimensione impressionante di quasi 665 milioni di pixel, è la seconda immagine più grande mai pubblicata da Hubble. Crediti: Nasa, Esa e M. Durbin, J. Dalcanton e B. F. Williams (University of Washington)

La Galassia del Triangolo si trova a soli 3 milioni di anni luce dalla Terra ed è stata recentemente fotografata dal telescopio Hubble con l’Advanced Camera for Surveys. Il satellite di Nasa ed Esa ha catturato 665 milioni di pixel facendo di questa la seconda fotografia più grande mai scattata durante i suoi anni in orbita. Si tratta di un gigantesco mosaico composto da 54 immagini separate. continua ...

Hubble-Lemaître, gli astronomi hanno detto sì 

Alcuni membri dell’Unione astronomica internazionale durante una votazione. Crediti: Iau/M. Zamani

Volete voi cambiare nome alla più famosa legge della cosmologia – la legge di Hubble, quella che descrive la velocità di espansione dell’universo? La domanda era stata posta nel corso dell’ultima Assemblea generale dell’Unione astronomica internazionale (Iua), a Vienna, lo scorso agosto. I presenti, circa tremila, avevano detto sì: la celebre equazione : v = HD. va rinominata “Legge di Hubble-Lemaître”, in onore del fisico e astronomo belga che per primo la formulò: Georges Lemaître, appunto. continua ...

Un reset, una scrollatina… e Hubble riparte

Dopo Chandra, anche Hubble è rientrato pienamente in azione. Risolto il problema al giroscopio con un tradizionale “spegni e riavvia” seguito da una serie di virtuali “scossoni”, all’alba di sabato scorso l’irriducibile telescopio spaziale di Nasa ed Esa ha potuto compiere la sua prima osservazione scientifica dal giorno in cui era entrato in safe mode, il 5 ottobre scorso. E il primo oggetto sul quale ha volto lo sguardo, dopo tre settimane di riposo forzato, è stata una lontana galassia ad alto tasso di formazione stellare, Dsf2237B-1-Ir, osservata in infrarosso usando la Wide Field Camera 3. continua ...

Problemi al giroscopio: Hubble fa un riposino

Rappresentazione artistica del telescopio spaziale Nasa/Esa Hubble in orbita attorno alla Terra a circa 600 km di altezza. Crediti: Esa

Il telescopio spaziale più famoso del mondo è stato messo a riposo per qualche tempo, finché i tecnici non saranno in grado di risolvere un problema sorto nei giorni scorsi. Parliamo di Hubble di Nasa ed Esa, che dal 5 ottobre scorso è entrato in safe mode a causa dell’ennesimo guasto a uno dei giroscopi, necessari a mantenere il telescopio orientato con precisione verso un determinato punto di osservazione. Gli strumenti a bordo di Hubble sono, invece, tutti perfettamente funzionanti e gli scienziati non hanno nulla da temere: Hubble continuerà a fare scienza ancora per molto tempo.   continua ...

Legge di Hubble, è ora di cambiarle nome

Georges Lemaître (in basso a sinistra) ed Edwin Hubble (in basso a destra) . Crediti: Nasa/Esa/A. Feild (Stsci)

L’equazione è di quelle brevissime, appena tre termini, come si addice alle più eleganti tra le rappresentazioni matematiche della Natura: V = H0 d. Ciò che descrive è uno fra i tratti caratteristici del nostro universo: la velocità della sua espansione. E ciò che implica – descrivendo un universo in espansione – è nientemeno che il big bang. Un’equazione fondamentale, dunque, conosciuta fino a oggi come Legge di Hubble. Ma presto potrebbe cambiare nome. E diventare “Legge di Hubble-Lemaître”, in onore del fisico e astronomo belga che per primo la descrisse: Georges Lemaître. continua ...

Costante di Hubble: c’è sempre più tensione

Utilizzando due dei più potenti telescopi spaziali al mondo – Hubble della Nasa e Gaia dell’Esa – gli astronomi hanno effettuato le misurazioni più precise fino ad oggi del tasso di espansione dell’universo. Crediti: Nasa, Esa e A. Feild (STScI)

Quasi un secolo fa l’astronomo statunitense Edwin Hubble scoprì che l’universo si espandeva in modo uniforme in tutte le direzioni: una scoperta che diede origine alla cosmologia moderna e che richiese nuovi ragionamenti da parte di Einstein sulla sua costante cosmologica. Le galassie sembrano allontanarsi dalla Terra in modo proporzionale alla loro distanza, cioè più distanti sono, più velocemente si allontanano. Questa è una conseguenza dell’espansione dello spazio indicata da una costante, detta costante di Hubble, la cui misura permette agli astronomi di costruire un’immagine della nostra evoluzione cosmica e scoprire indizi sul destino finale del cosmo. Essendo necessaria per stimare l’età dell’universo, la costante di Hubble è uno fra i numeri più importanti in cosmologia. Ma i due principali metodi di misurazione di questo valore danno risultati incompatibili. E ora uno studio guidato dal premio Nobel Adam Riees, pubblicato ieri su The Astrophysical Journal, trova un valore più preciso che mai con uno di questi due metodi, rendendo ancora più netta la discrepanza fra i diversi risultati. continua ...

I fuochi d’artificio di Hubble per il 4 luglio

Crediti: Nasa, Esa, R. O’Connell (University of Virginia), F. Paresce (Inaf di Bologna), E. Young (Universities Space Research Association/Ames Research Center), Wfc3 Science Oversight Committee, Hubble Heritage Team (Stsci/Aura)

Quale modo migliore per festeggiare il 4 luglio, di una “scoppiettante” immagine scattata dal telescopio Nasa/Esa Hubble! Molto simili alle scintille prodotte dai fuochi d’artificio (che di solito sono i protagonisti nelle celebrazioni del Giorno dell’Indipendenza negli Stati Uniti), questo gruppo di giovani e brillanti stelle sono state ritratte dalla Wide Field Camera 3 in due occasioni nel 2009 sia nell’ottico che nell’infrarosso (per catturare tutti gli elementi presenti, come idrogeno, ferro e zolfo). continua ...

Hubble gioca a Legus con le stelle

Queste sei immagini rappresentano alcune delle regioni dove nascono le stelle. Le galassie fanno parte della Legacy ExtraGalactic UV Survey (Legus) dell’Hubble Space Telescope. Ci sono due galassie nane (Ugc 5340 e Ugca 281) e quattro grandi galassie a spirale (Ngc 3368, Ngc 3627, Ngc6744 e Ngc 4258). Le immagini sono una miscela di luce ultravioletta e luce visibile ottenuta con i datti della Wide Field Camera 3 di Hubble e dell’Advanced Camera for Surveys. Crediti: Nasa, Esa, and the Legus team continua ...

Hubble cattura il ladro nella coppia stellare

Dopo 17 anni dalla prima osservazione, Hubble è riuscito a “catturare” la stella che ha provocato l’esplosione di supernova 2001ig a 40 milioni di anni luce di distanza nella galassia Ngc 7424, nella costellazione meridionale della Gru. Crediti: Nasa, Esa, S. Ryder (Australian Astronomical Observatory), and O. Fox (STScI)

Utilizzando le potenti ottiche del telescopio spaziale Hubble di Nasa ed Esa, un gruppo di astronomi ha fotografato la stella responsabile dell’esplosione di una supernova a 40 milioni di anni luce da noi nella galassia Ngc 7424 (costellazione della Gru). Si trattava di un sistema binario (cioè di una coppia di stelle) la cui esistenza è arrivata alla fine quando una delle due – la compagna della stella progenitrice – ha cominciato a sottrarre quasi tutto l’idrogeno dall’involucro stellare della stella ormai condannata all’esplosione. La catastrofe è avvenuta al termine di un processo durato milioni di anni, durante il quale la stella principale è stata letteralmente “derubata” di tutto il materiale stellare fino all’esplosione. Finora, però, non era mai stato trovato il colpevole di tale “furto”: Hubble è stato in grado di immortalare per la prima volta la stella binaria superstite. continua ...

Due astrofisiche italiane nel regno di Hubble

25.04.2018

Marcella Marconi (a sinistra), laurea in fisica a Pisa e dottorato in astronomia a Firenze, da gennaio dirige l’Inaf – Osservatorio astronomico di Capodimonte (Napoli). Sofia Randich (a destra), laurea in fisica e dottorato in astronomia a Firenze, dopo cinque anni a Monaco di Baviera è rientrata in Italia nel 1996, e da gennaio dirige l’Inaf – Osservatorio astrofisico di Arcetri (Firenze). Crediti: Marcella Di Criscienzo / Inaf

Si sta svolgendo in questi giorni, nella sede dello Hubble Space Telescope Science Institute, nel campus dell’Università John Hopkins di Baltimora (Usa), lo “Spring Symposium“: un incontro annuale che raccoglie un pubblico selezionato di scienziate e scienziati, scelti per lo più su invito, per discutere su aspetti importanti dell’astrofisica moderna. Quest’anno il simposio ha per titolo “The 21st Century H-R Diagram: The Power of Precision Photometry”, e vede la partecipazione di un discreto gruppo di ricercatrici e ricercatori italiani: una caratteristica comune a quasi tutti i congressi interessanti che si tengono nel mondo, e che dimostra, se ce ne fosse bisogno, l’eccellente livello della nostra ricerca. continua ...

Hubble cattura un ammasso colossale

Plck G308.3-20.2: un enorme ammasso di galassie che brilla maestoso nell’oscurità, ripreso dal Telescopio Spaziale Hubble. Crediti: Esa/Hubble & Nasa, Relics

Gli ammassi di galassie possono contenere migliaia di galassie tenute insieme dalla forza di gravità. Inizialmente si riteneva che gli ammassi di galassie fossero le più grandi strutture dell’universo, senonché negli anni ‘80 vennero scoperti i super-ammassi di galassie, grandi agglomerati di ammassi e gruppi di galassie che arrivano a coprire centinaia di milioni di anni luce. Tuttavia, il primato di strutture più grandi dell’universo legate dalla forza di gravità rimane agli ammassi di galassie, poiché i super-ammassi non sono tenuti insieme dalla gravità. continua ...

Un centesimo di pixel: l’acrobazia di Hubble

Misurare le distanze nell’universo in teoria è un gioco da ragazzi, ma nella pratica può essere piuttosto complicato, sopratutto se si vuole misurare con precisione la distanza di un oggetto che ora sappiamo essere a 7800 anni luce da noi. Si tratta di ammasso globulare, un’enorme assembramento di stelle ravvicinate denominato Ngc 6397, uno dei più vicini al nostro sistema solare. La sua distanza è stata misurata da un team di astronomi applicando un approccio innovativo a una tecnica che risale all’antica Grecia. continua ...