L’Italia fa ancor più grande Lofar

Veduta aerea del nucleo principale di LOFAR

Con oltre 25 mila antenne raggruppate in 51 stazioni distribuite in 7 stati europei, Lofar (Low Frequency Array) è la più estesa rete per osservazioni radioastronomiche in bassa frequenza attualmente operativa. E oggi, con la firma da parte dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) del contratto per la realizzazione di una nuova stazione presso Medicina, in provincia di Bologna, Lofar si avvia a diventare ancor più esteso e ad accrescere di conseguenza le sue capacità osservative. Con l’atto appena siglato nei Paesi Bassi, l’Inaf è alla guida per l’Italia di un consorzio che vedrà nel prossimo futuro il coinvolgimento di alcune università del nostro paese. continua ...

Espresso fa grande il Vlt

L’immagine mostra in modo semplificato come la luce raccolta dai quattro telescopi del Vlt viene combinata nello strumento Espresso, che si trova al di sotto della piattaforma del Vlt. Crediti: Eso/L. Calçada

Quattro telescopi, quelli che compongono il Very Large Telescope dell’Eso, sulla cima del Cerro Paranal, in Cile, e un solo obiettivo: osservare contemporaneamente la stessa porzione di cielo, per ottenere dati astronomici super dettagliati. La notte tra il 3 e il 4 febbraio scorso la luce raccolta dai singoli telescopi da 8 metri di Vlt è stata combinata con successo nello strumento Espresso, creato appositamente per questo scopo, rendendo di fatto il Very large telescope il più grande telescopio ottico al mondo oggi operativo in termini di superficie di raccolta della luce: tanta quanta quella di un singolo strumento con lo specchio principale da 16 metri di diametro. Importante è la partecipazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) all’ideazione e alla realizzazione dell’ambizioso progetto. continua ...

Fuga molecolare dal grande freddo

Rappresentazione schematica del processo di desorbimento chimico nelle nubi molecolari interstellari. Le molecole vengono rilasciate dalla superficie di polvere ghiacciata grazie all’energia in eccesso rilasciata da una reazione chimica. Crediti: Hokkaido University

Alle stelle piace freddo. Anzi, gelido. Parliamo di “incubatrici”: al contrario dei nostri cuccioli, che apprezzano un dolce tepore, le baby stelle iniziano ad assemblarsi nell’habitat estremo delle nubi molecolari, regioni dense e glaciali dove le temperature si aggirano attorno ai 10 gradi sopra lo zero assoluto: vale a dire, oltre -263 gradi sotto zero. Un ambiente talmente rigido che, teoricamente, tutte le molecole – tranne quelle d’idrogeno e d’elio – dovrebbero rimanere intrappolate nel ghiaccio che avvolge la superficie dei grani di polvere. Tuttavia, le osservazioni hanno dimostrato che non è così. Ma come fanno a “liberarsi”? Il processo, spiega un articolo uscito ieri su Nature Astronomy, si chiama desorbimento chimico (chemical desorption). Ed è stato per la prima volta replicato in laboratorio da un team di scienziati giapponesi e tedeschi guidato da Yasuhiro Oba e Naoki Watanabe dell’università di Hokkaido, in Giappone. continua ...

I MIEI AMICI ASTEROIDI (12): Solo una catastrofe può far nascere una grande famiglia

In questo articolo (pubblicato nel 2013) cerco di spiegare in modo semplice e approssimato il metodo usato, tanti anni fa, per definire, in modo finalmente oggettivo, le famiglie asteroidali. Spero anche che faccia capire l’estrema importanza di questi raggruppamenti che indicano eventi importantissimi nella storia del Sistema Solare. L’appendice riporta una soddisfazione molto… personale.

L’articolo I MIEI AMICI ASTEROIDI (12): Solo una catastrofe può far nascere una grande famiglia proviene da L'Infinito Teatro del Cosmo. continua ...

Nelle profondità della Grande Macchia Rossa

Una simulazione dei venti intorno alla Grande Macchia Rossa di Giove realizzata con i dati della JunoCam e con il modello dei venti (campo di velocità) ricavato dai dati della navicella spaziale Voyager e di altri telescopi terrestri. Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Gerald Eichstadt/Justin Cowart

La misteriosa e affascinante Grande Macchia Rossa è stata osservata in lungo e in largo dalla sonda della Nasa Juno, lanciata alla volta di Giove nel 2011 e arrivata a destinazione nel 2016. Grazie ai diversi strumenti a bordo della sonda, è stato possibile spingersi fino alle estreme profondità di questa tempesta anticiclonica, che imperversa sulla superficie del quinto pianeta del Sistema solare da almeno 350 anni. Durante il congresso annuale dell’American Geophysical Union, i ricercatori guidati da Scott Bolton (Southwest Research Institute di San Antonio) hanno annunciato che la Grande Macchia Rossa arriverebbe fino a 300 chilometri di profondità nell’atmosfera gioviana. continua ...

Acceso dallo spazio l’albero di Natale più grande del mondo – Scienza e Tecnica

Paolo Nespoli pronto ad accendere dallo spazio l'albero di Natale più grande del mondo. Dalla Stazione Spaziale, dove si trova dalla fine del luglio scorso, AstroPaolo invia il segnale per far brillare l'abete che a Gubbio illumina l’intero versante Sud-Ovest del monte Ingino (ANSA) mondo spazio ufo alieni avvistamenti video mistero extraterrestre scienza spaziale
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Fonte: Acceso dallo spazio l’albero di Natale più grande del mondo – Scienza e Tecnica

Sagittarius A*, il grande sterilizzatore

Simulazione di una nube di gas che passa vicino a Sgr A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Crediti: Eso/S. Gillessen/Mpe/Marc Schartmann

C’è stata un’epoca in cui anche la nostra galassia, la Via Lattea, aveva nel cuore un buco nero supermassiccio in piena attività. Quel buco nero è ancora lì: si chiama Sgr A* (abbreviazione di Sagittarius A* , proprio così, con l’asterisco), “pesa” la bellezza di quattro milioni di soli ma da tempo, ormai, se ne sta abbastanza quieto: trangugia e rumina gas od oggetti di passaggio di tanto in tanto, dimentico della voracità del passato – quand’era nel pieno di quella che gli astrofisici chiamano “fase Agn”, vale a dire quand’era anch’esso un nucleo galattico attivo. E per fortuna: oltre a divorare quel che agguantano, i buchi neri supermassicci attivi, nei periodi di massimo accrescimento, emettono anche una quantità di radiazione spaventosa. Tale da pregiudicare la possibilità di vita in ampie porzioni delle galassie che li ospitano. continua ...

Sognando Marte, una grande mostra a Madrid

Dal 08.11.2017 al 04.03.2018

La conferenza stampa di presentazione della mostra. Il secondo da sinistra è Marco Faccini dell’Inaf di Roma

Inaugurata oggi, mercoledì 8 novembre, a Madrid la mostra “Marte. La conquista de un sueño”: una grande esposizione che affronta le origini della curiosità per il Pianeta rosso, il suo impatto sulla cultura e della scienza, ed esplora alcune delle ipotesi in corso per farci diventare la prima “specie interplanetaria”.

Marte affascina e incuriosisce l’umanità da almeno 4500 anni, come testimoniano i primi riferimenti al Pianeta rosso giunti fino a noi, quelli degli assiri. Da allora a oggi, per ricordare solo alcune delle pietre miliari nella conoscenza del nostro “vicino di orbita”, c’è il primo disegno, realizzato da Francesco Fontana nel 1608, la prima fotografia, che risale al 1907, o il primo atterraggio riuscito, quello del Viking 1 nel 1976, che alcuni prevedono culminerà nel 2030 con l’arrivo di esseri umani sul quarto pianeta del Sistema solare. A quest’avventura ancora in corso l’Espacio Fundación Telefónica dedica “Marte. La conquista di un sogno”: una mostra che affronta Marte da ogni prospettiva – scientifica, culturale, storica – progettata con la consulenza dell’Instituto Nacional de Técnica Aeroespacial (Inta) spagnolo, dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), e realizzata con la collaborazione di LG. continua ...

Individuato, nella via lattea, un buco nero 100.000 volte più grande del sole!

Individuato, nella via lattea, un buco nero 100.000 volte più grande del sole!

Vicino al centro della Via Lattea ci sarebbe un buco nero con una massa circa 100.000 volte quella del Sole. Un simile oggetto celeste – classificato di massa intermedia – potrebbe chiarire i meccanismi di formazione dei buchi neri supermassicci che si trovano al cuore delle galassie
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La presenza di un buco nero di massa intermedia nelle immediate vicinanze del centro della Via Lattea è stata segnalata da un gruppo di astronomi della Keio University a Yokohama, in Giappone, che ne riferiscono su “Nature Astronomy”. La scoperta di questo buco nero (attualmente indicato come oggetto CO-0.40-0.22) potrebbe aiutare a comprendere i meccanismi che portano alla nascita dei buchi neri supermassicci che si trovano al centro delle galassie.

Attualmente è ben documentata l’esistenza di buchi neri “piccoli”, con una massa fra 3 e 30 volte quella del Sole, e di buchi neri supermassicci, che si trovano al centro delle galassie e possono raggiungere anche decine di miliardi di masse solari.

Ma mentre l’origine dei “piccoli” buchi neri è nota – derivano dal collasso gravitazionale di stelle massicce – quella dei buchi neri supermassicci non è chiara e per spiegarla si fronteggiano due teorie. La prima ipotizza che derivino direttamente dalla condensazione e collasso di enormi masse di gas e polveri primordiali, mentre la seconda ipotizza che siano il prodotto di un progressivo accrescimento di buchi neri di dimensioni minori che avrebbero via via inglobato gas e polveri galattiche, stelle e altri buchi neri.

Un buco nero di massa intermedia nella Via Lattea
Un’immagine del centro della Via Lattea ripresa dal Very LArge Telescope dell’ESO.

Il problema di questa seconda teoria è che implica l’esistenza di buchi neri di massa intermedia, e anzi una loro relativa diffusione. Purtroppo però finora sono state segnalate pochissime strutture cosmiche candidate a essere buchi neri di massa intermedia, e per nessuna di esse c’è stato un riconoscimento unanime da parte della comunità degli astrofisici. continua ...