A caccia di materia oscura nelle galassie nane

Nonostante la materia oscura rappresenti la maggior parte della massa dell’universo, continua ancora oggi a essere sfuggente. A seconda delle sue proprietà, potrebbe trovarsi densamente concentrata al centro delle galassie o distribuita in modo regolare su scale più grandi. Confrontando la distribuzione della materia oscura nelle galassie con quella prevista da modelli dettagliati, i ricercatori sono in grado di confermare o escludere i vari possibili candidati della materia oscura. In questo contesto, un team di ricercatori dell’Università del Surrey e dell’Università di Edimburgo – guidato dall’astrofisico Filippo Contenta, originario di Frascati – hanno sviluppato un nuovo metodo per misurare la quantità di materia oscura al centro di piccole galassie nane. I risultati sono stati pubblicati su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. continua ...

Galassie come orologi cosmici

Questa immagine di Hubble rivela la gigantesca galassia Girandola (M101), uno degli esempi più noti di grandi galassie a spirale, e mostra le regioni supergiganti di formazione stellare con dei dettagli attualmente senza precedenti. L’immagine è la foto più grande e dettagliata di una galassia a spirale mai rilasciata da Hubble. Crediti: Hubble Image: Nasa, Esa, K. Kuntz (Jhu), F. Bresolin (University of Hawaii), J. Trauger (Jet Propulsion Lab), J. Mould (Noao), Y.-H. Chu (University of Illinois, Urbana) and Stsci; CfhtImage: Canada-France-Hawaii Telescope/J.-C. Cuillandre/Coelum; NoaoImage: G. Jacoby, B. Bohannan, M. Hanna/Noao/Aura/Nsf continua ...

Il mio grosso grasso ammasso di galassie

Crediti: Esa/Hubble & Nasa, Relics.

Il telescopio spaziale Hubble ci regala uno splendido ritratto di Act-Clj0102-4915, l’ammasso più massiccio, più caldo, nonché il più grande produttore di raggi X mai scoperto nell’universo remoto e che non a caso si è guadagnato il soprannome di El Gordo. Un grassone da 3 milioni di miliardi di masse solari.

L’immagine, catturata dalla Advanced Camera for Surveys e dalla Wide-Field Camera 3 montate a bordo di Hubble, è frutto del programma di osservazione Reionization Lensing Cluster Survey (Relics) che ha raccolto una serie di dati utili in vista del lancio del telescopio spaziale James Webb. Fra i 41 massicci ammassi di galassie fotografati da Hubble saranno selezionati gli obiettivi più interessanti da studiare in futuro. continua ...

Galassie primordiali in un bagno di dark matter

Rappresentazione artistica di due galassie agli albori dell’universo. Crediti: Nrao/Aui/Nsf; D. Berry

Le potenti antenne di Alma, l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array, si sono spinte fino agli albori dell’universo, quando le prime galassie erano in fase embrionale, scoprendo che alcune di esse si sono formate a “soli” 780 milioni di anni dal Big Bang. Questo suggerisce agli scienziati che gli elementi alla base della formazione galattica sono stati in grado di assemblarsi abbastanza rapidamente in galassie più grandi. E questo già durante l’epoca della reionizzazione, quando la maggior parte dello spazio intergalattico uscì dall’oscurità grazie alla formazione di stelle e galassie che, con la loro energia, ionizzarono l’idrogeno portando la luce nell’universo che conosciamo oggi. continua ...

Ecco la ricetta per fare galassie moderne

Illustrazione dell’Osservatorio spaziale per raggi X Hitomi. Crediti: Japan Aerospace Exploration Agency (Jaxa)

Prima che la missione si è concludesse in modo imprevisto nel marzo 2016, dopo solo 38 giorni dal lancio, l’osservatorio spaziale in raggi X giapponese Hitomi era riuscito a catturare informazioni eccezionali sulla dinamica del gas caldo nell’ammasso di galassie di Perseo. Informazioni che hanno messo in luce il ruolo cruciale che ricopre il plasma caldo nell’evoluzione delle galassie. continua ...

Rarissimo incontro tra due antiche grandi galassie

Immagine composita della coppia di galassie ADFS-27. L’immagine di sfondo è dallo Herschel Space Observatory; l’oggetto è stato quindi rilevato dal telescopio Atacama Pathfinder EXperiment (APEX) (riquadro intermedio). Nello stesso punto, ALMA è riuscita a distinguere due galassie (riquadro a dx) in procinto di fondersi. Crediti: NRAO/AUI/NSF, B. Saxton; ESA/Herschel; ESO/APEX; ALMA (ESO/NAOJ/NRAO); D. Riechers et al. 2017

Rise of the titans, l’avvento dei titani, è raccontato in un articolo dallo stesso titolo appena pubblicato su Astrophysical Journal e sintetizzato nell’immagine qui a fianco. Nell’area di cielo indagata tra il 2009 e il 2013 dall’osservatorio spaziale europeo Herschel nelle lunghezze d’onda infrarosse e submillimetriche, un gruppo di ricercatori guidati da Dominik Riechers della Cornell University (Usa) aveva identificato un inconsueto oggetto massiccio nell’universo molto giovane, denominato come ADFS-27 e localizzato a qualcosa come 12.7 miliardi di anni luce, solo un miliardo di anni dopo il Big Bang. continua ...

Galassie oscillanti scoperte da Hubble

L’ammasso galattico Abell S1063 osservato da Hubble durante il programma Frontier Fields. L’enorme massa del cluster agisce come una lente gravitazionale ingrandendo le galassie ancora più distanti, così che queste diventino abbastanza luminose da essere osservate da Hubble. Crediti: NASA, ESA, and J. Lotz (STScI)

Lo Hubble Space Telescope ha fatto l’ennesima straordinaria scoperta, osservando le galassie di ammasso più brillanti (le cosiddette brightest cluster galaxy – Bcg) all’interno di alcuni cluster traballano e si spostano in maniera bizzarra rispetto al centro. Cosa succede a queste galassie? Questo risultato inaspettato non è coerente con le previsioni riportate nell’attuale modello standard che descrive la materia oscura fredda (cioè quel 27 per cento di “torta cosmica” che, insieme a un 5 per cento scarso di materia ordinaria, forma la materia presente nel cosmo – tutto il resto, dunque oltre il 68 per cento, è energia oscura, la componente che secondo i cosmologi spiega l’espansione dell’universo). continua ...

Con Vst le galassie della Fornace senza segreti

Immagine presa dal telescopio Vst dell’ammasso di galassie della Fornace. Alcune delle galassie appaiono come semplici punti di luce, mentre altre dominano la scena. Una di queste ultime è la galassia lenticolare Ngc 1316. Crediti: Eso/A. Grado e L. Limatola

Il Vlt Survey Telescope (Vst) continua a scrutare il vicino ammasso di galassie della Fornace, producendo immagini profonde e ricche di nuovi dettagli. In questa nuova e spettacolare immagine a sudovest della regione, che contiene circa sessanta galassie grandi e un numero simile di galassie nane, la galassia Ngc1316 è l’oggetto dominante, circondata da numerose altre di diversa forma e luminosità. continua ...

Nuova luce sulle galassie attive

Rappresentazione artistica di un nucleo galattico attivo, con getti di materiale che esce da un buco nero centrale. Crediti: NASA/Dana Berry/Skyworks Digital

L’evoluzione delle galassie è strettamente legata all’interazione tra esse e il nucleo galattico attivo (Agn) che ospitano al loro interno. Un articolo pubblicato sulla rivista Nature fa il punto sulle nostre attuali conoscenze sulla struttura del materiale che circonda i buchi neri supermassivi all’interno delle galassie. «Abbiamo bisogno di guardare il nucleo delle galassie dove si trova il materiale che li collega. Questo materiale consiste principalmente in gas e polveri che sono normalmente studiate nelle bande infrarossa e X», spiega uno degli autori dell’articolo, Claudio Ricci, dell’Istituto di Astronomia dell’Universidad Católica del Cile. continua ...

Quei raggi cosmici da galassie lontane lontane

Il flusso di particelle con energia maggiore di 8×10^18 eV in coordinate equatoriali. Sulla mappa del cielo sono indicati il centro Galattico (asterisco) e il piano Galattico (linea spezzata)

Arriva dagli scienziati della collaborazione Pierre Auger, di cui fanno parte anche ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica, la prima evidenza sperimentale che i raggi cosmici di alta energia provengono da zone esterne alla nostra galassia. I raggi cosmici sono un flusso continuo di particelle, in gran parte protoni e nuclei di atomi che investono la Terra e possiedono energie diverse. Da decenni i ricercatori hanno speculato sull’origine di quelli più energetici e se in particolare provenissero o meno dalla nostra galassia. Oggi l’enigma è stato svelato utilizzando particelle cosmiche di energia media di 2 Joule, ovvero un milione di volte superiore a quella dei protoni accelerati nel Large Hadron Collider del Cern, registrate con il più grande osservatorio di raggi cosmici mai costruito dall’uomo, l’Osservatorio Pierre Auger, in Argentina. Gli oltre 400 scienziati provenienti da 18 Paesi che costituiscono la collaborazione alla quale per l’Italia, insieme all’Inaf, partecipa l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e alcune università, hanno scoperto che, a queste energie, i raggi cosmici non arrivano in maniera uniforme da tutte le direzioni del cielo: la loro frequenza di arrivo è di circa il 6% maggiore da un lato del cielo rispetto alla direzione opposta, con l’eccesso che si trova a circa 120° rispetto al centro della nostra galassia. continua ...

Galassie, stelle e comete: le scoperte di Herschel

Il telescopio spaziale Herschel (2009-2013) ha osservato il cielo nell’infrarosso, permettendoci di ottenere un affascinante sguardo sulle prime fasi di vita delle stelle. Crediti: Esa

Sono passati già quattro anni da quando, il 29 aprile 2013, si è conclusa la missione spaziale Herschel dell’Agenzia spaziale europea (Esa), lanciata il 14 maggio 2009 a bordo di un vettore Ariane 5 dalla base di Kourou, nella Guyana francese. Dallo studio della formazione stellare alla scoperta di acqua in sistemi planetari extrasolari, la lista dei successi scientifici del satellite europeo è lunga e fitta. Proprio per questo, l’Agenzia spaziale europea ha deciso di celebrare la missione per un’intera settimana, dal 18 al 22 settembre, ricordando scoperte che hanno permesso alla comunità scientifica di compiere enormi passi in avanti nella comprensione dell’Universo. continua ...

Galassie, c’è una relazione tra velocità e forma

Un’immagine del SAMI. (Crediti: SAMI Survey Team)

Uno studio pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society rivela per la prima volta un metodo per dedurre la forma di una galassia a partire da caratteristiche più facilmente osservabili, come la rotazione. Da secoli, guardando il cielo notturno, ci riferiamo alla “volta celeste”: dalla nostra posizione sulla superficie della Terra, infatti, l’universo intorno a noi sembra essere dipinto su un’enorme volta affrescata che racchiude il nostro pianeta. Benché questa sia solo una metafora, le distanze cosmiche sono così enormi che – quando osserviamo oggetti estremamente lontani, come altre galassie – questi appaiono “bidimensionali”, non permettendoci di comprenderne pienamente la loro struttura. continua ...