Quando alle galassie spunta la coda

In viola l’emissione X del gas caldo rilevata da Chandra. Un gruppo di galassie con la “coda” (in alto a sx) si dirige verso l’ammasso di galassie Abell 2142 (centro in basso).
Crediti: Nasa/Cxc/Univ. di Ginevra/D. Eckert, Sdss

Un gruppo di astronomi guidato da Dominique Eckert, già ricercatore all’Inaf di Milano e attualmente all’istituto tedesco Max Planck per la fisica extraterrestre, grazie all’osservatorio spaziale per raggi X Chandra della Nasa ha catturato una spettacolare immagine in cui un’enorme coda di gas caldo si estende per più di un milione di anni luce dietro un gruppo di galassie, il quale sta a sua volta precipitandosi a capofitto dentro a un ammasso di galassie ancora più grande, denominato Abell 2142. continua ...

Buffalo: un “bisonte” per le galassie primordiali

Abell 370 è uno dei primissimi ammassi di galassie in cui gli astronomi hanno osservato il fenomeno delle lenti gravitazionali, la deformazione dello spazio-tempo da parte del campo gravitazionale dell’ammasso che distorce la luce delle galassie che si trovano molto dietro di esso. Questo si manifesta come archi e striature nell’immagine, che sono le immagini allungate delle galassie di sfondo.

La conoscenza della formazione e dell’evoluzione delle primissime galassie nate nell’Universo è cruciale per la nostra comprensione del cosmo, e molte delle galassie più lontane a oggi conosciute sono state osservate grazie al telescopio spaziale Hubble. Il loro numero però è ancora troppo piccolo per permettere agli astronomi di stabilire se possano essere un campione rappresentativo. continua ...

Non serve materia oscura per le galassie nane

Illustrazione di alcune galassie nane scoperte recentemente nei dintorni della Via Lattea. Crediti: V. Belokurov and S. Koposov, IoA, Cambridge; Y. Beletsky, Carnegie Observatories

Non ci sarebbe bisogno di introdurre il contributo della materia oscura per spiegare la dinamica delle galassie nane che si trovano in prossimità della Via Lattea. Questo in sintesi il risultato di un nuovo studio appena pubblicato su Astrophysical Journal a cura di ricercatori dell’Osservatorio di Parigi, del Cnrs francese e dell’Osservatorio astronomico nazionale cinese. continua ...

Ammassi di galassie come palloni da rugby

Immagine in tricromia ottenuta col telescopio Subaru (sito sul’isola Maunakea, Hawaii) dell’ammasso di galassie Macs J1206.2-0847, uno degli ammassi studiati dagli autori

Un gruppo internazionale di ricerca è riuscito per la prima volta a misurare la forma tridimensionale di sedici ammassi di galassie, verificando che questi enormi oggetti spaziali hanno una sagoma ellissoidale. Lo studio è stato appena pubblicato su The Astrophysical Journal Letters.

Gli ammassi di galassie sono gli oggetti più grandi dell’universo: agglomerati di galassie tenute insieme dalla forza di gravità che raggiungono masse pari a milioni di miliardi di masse solari. La loro forma è il frutto di un’evoluzione lunga miliardi di anni, fatta di fusioni catastrofiche tra ammassi più piccoli e del lento accrescimento per accumulo di materia limitrofa. A rendere il quadro più complicato, inoltre, gli ammassi sono composti per l’80 per cento di materia oscura, la sostanza di cui non conosciamo con certezza le proprietà e che, con l’energia oscura che accelera l’espansione dell’Universo, regola la formazione delle strutture cosmiche. continua ...

Viste le galassie “buie”

Crediti: Eso, Digitized Sky Survey 2 e S. Cantalupo, Ucsc

Osservate le galassie “buie”, formate quando l’universo era ancora molto giovane e le stelle erano ancora rare. Il risultato, importante per capire come il gas interstellare ha fatto “accendere” le prime stelle, è pubblicato sull’Astrophysical Journal e si deve agli astrofisici italiani Raffaella Anna Marino e Sebastiano Cantalupo, che lavorano nel Politecnico di Zurigo.

Dopo avere osservato 200 oggetti cosmici, i ricercatori sono riusciti a vedere ben dieci galassie primitive e povere di stelle, illuminate dalla luce emessa da alcuni quasar, ossia da nuclei galattici attivi molto luminosi distanti miliardi di anni luce dalla Terra. Trovarle è stato possibile grazie allo strumento Muse (Multi Unit Spectroscopic Explorer), del Very Large Telescope (Vlt) dell’Eso. continua ...

Mega-fusioni di galassie antiche

Questa rappresentazione artistica di Spt 2349-56 mostra un gruppo di galassie interagenti e sul punto di fondersi nell’Universo primordiale. Crediti: Eso / M. Kornmesser

Con i telescopi Alma (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) e Apex (Atacama Pathfinder Experiment) due diversi gruppi internazionali di scienziati, capeggiati rispettivamente da Tim Miller della Dalhousie University in Canada e della Yale University negli Usa e da Iván Oteo dell’Università di Edinburgh, Regno Unito, hanno scoperto dense concentrazioni di galassie decisamente sorprendenti, che stanno per fondersi formando il nucleo di quelli che, nel tempo, diventeranno colossali ammassi di galassie. continua ...

Grandi e paffute: il destino delle galassie anziane

Col passare del tempo, anche le galassie invecchiano. E diventano sempre più grandi e “paffutelle”. A provarlo, con osservazioni ora pubblicate su Nature Astronomy nell’articolo “A relation between the characteristic stellar ages of galaxies and their intrinsic shapes“, è stato un team di ricercatori guidati da Jesse van de Sande, dell’Università di Sydney. I ricercatori, tra cui anche un gruppo dell’Australian National University (Anu), hanno esaminato un campione di 843 galassie, misurando il movimento delle stelle con uno strumento chiamato Sami presso il Siding Spring Observatory. continua ...

A caccia di materia oscura nelle galassie nane

Nonostante la materia oscura rappresenti la maggior parte della massa dell’universo, continua ancora oggi a essere sfuggente. A seconda delle sue proprietà, potrebbe trovarsi densamente concentrata al centro delle galassie o distribuita in modo regolare su scale più grandi. Confrontando la distribuzione della materia oscura nelle galassie con quella prevista da modelli dettagliati, i ricercatori sono in grado di confermare o escludere i vari possibili candidati della materia oscura. In questo contesto, un team di ricercatori dell’Università del Surrey e dell’Università di Edimburgo – guidato dall’astrofisico Filippo Contenta, originario di Frascati – hanno sviluppato un nuovo metodo per misurare la quantità di materia oscura al centro di piccole galassie nane. I risultati sono stati pubblicati su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. continua ...

Galassie come orologi cosmici

Questa immagine di Hubble rivela la gigantesca galassia Girandola (M101), uno degli esempi più noti di grandi galassie a spirale, e mostra le regioni supergiganti di formazione stellare con dei dettagli attualmente senza precedenti. L’immagine è la foto più grande e dettagliata di una galassia a spirale mai rilasciata da Hubble. Crediti: Hubble Image: Nasa, Esa, K. Kuntz (Jhu), F. Bresolin (University of Hawaii), J. Trauger (Jet Propulsion Lab), J. Mould (Noao), Y.-H. Chu (University of Illinois, Urbana) and Stsci; CfhtImage: Canada-France-Hawaii Telescope/J.-C. Cuillandre/Coelum; NoaoImage: G. Jacoby, B. Bohannan, M. Hanna/Noao/Aura/Nsf continua ...

Il mio grosso grasso ammasso di galassie

Crediti: Esa/Hubble & Nasa, Relics.

Il telescopio spaziale Hubble ci regala uno splendido ritratto di Act-Clj0102-4915, l’ammasso più massiccio, più caldo, nonché il più grande produttore di raggi X mai scoperto nell’universo remoto e che non a caso si è guadagnato il soprannome di El Gordo. Un grassone da 3 milioni di miliardi di masse solari.

L’immagine, catturata dalla Advanced Camera for Surveys e dalla Wide-Field Camera 3 montate a bordo di Hubble, è frutto del programma di osservazione Reionization Lensing Cluster Survey (Relics) che ha raccolto una serie di dati utili in vista del lancio del telescopio spaziale James Webb. Fra i 41 massicci ammassi di galassie fotografati da Hubble saranno selezionati gli obiettivi più interessanti da studiare in futuro. continua ...

Galassie primordiali in un bagno di dark matter

Rappresentazione artistica di due galassie agli albori dell’universo. Crediti: Nrao/Aui/Nsf; D. Berry

Le potenti antenne di Alma, l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array, si sono spinte fino agli albori dell’universo, quando le prime galassie erano in fase embrionale, scoprendo che alcune di esse si sono formate a “soli” 780 milioni di anni dal Big Bang. Questo suggerisce agli scienziati che gli elementi alla base della formazione galattica sono stati in grado di assemblarsi abbastanza rapidamente in galassie più grandi. E questo già durante l’epoca della reionizzazione, quando la maggior parte dello spazio intergalattico uscì dall’oscurità grazie alla formazione di stelle e galassie che, con la loro energia, ionizzarono l’idrogeno portando la luce nell’universo che conosciamo oggi. continua ...

Ecco la ricetta per fare galassie moderne

Illustrazione dell’Osservatorio spaziale per raggi X Hitomi. Crediti: Japan Aerospace Exploration Agency (Jaxa)

Prima che la missione si è concludesse in modo imprevisto nel marzo 2016, dopo solo 38 giorni dal lancio, l’osservatorio spaziale in raggi X giapponese Hitomi era riuscito a catturare informazioni eccezionali sulla dinamica del gas caldo nell’ammasso di galassie di Perseo. Informazioni che hanno messo in luce il ruolo cruciale che ricopre il plasma caldo nell’evoluzione delle galassie. continua ...

Rarissimo incontro tra due antiche grandi galassie

Immagine composita della coppia di galassie ADFS-27. L’immagine di sfondo è dallo Herschel Space Observatory; l’oggetto è stato quindi rilevato dal telescopio Atacama Pathfinder EXperiment (APEX) (riquadro intermedio). Nello stesso punto, ALMA è riuscita a distinguere due galassie (riquadro a dx) in procinto di fondersi. Crediti: NRAO/AUI/NSF, B. Saxton; ESA/Herschel; ESO/APEX; ALMA (ESO/NAOJ/NRAO); D. Riechers et al. 2017

Rise of the titans, l’avvento dei titani, è raccontato in un articolo dallo stesso titolo appena pubblicato su Astrophysical Journal e sintetizzato nell’immagine qui a fianco. Nell’area di cielo indagata tra il 2009 e il 2013 dall’osservatorio spaziale europeo Herschel nelle lunghezze d’onda infrarosse e submillimetriche, un gruppo di ricercatori guidati da Dominik Riechers della Cornell University (Usa) aveva identificato un inconsueto oggetto massiccio nell’universo molto giovane, denominato come ADFS-27 e localizzato a qualcosa come 12.7 miliardi di anni luce, solo un miliardo di anni dopo il Big Bang. continua ...