Di due galassie una

Quella che vedete sotto è una splendida foto dai colori vivaci – blu rubino, bianco intenso e sfumature ambrate – scattata nel visibile e nell’ultravioletto dalla Wide Field Camera 3 del Telescopio spaziale Hubble. A guardarla bene sembrerebbe una galassia. Eppure non possiede nessuna delle forme principali riconosciute per la classificazione secondo la “sequenza di Hubble“: non è ellittica, non è lenticolare, non è a spirale. E non è nemmeno a spirale barrata o a spirale intermedia. Ma cos’è, dunque, quella ritratta nella foto?  continua ...

Galassie mai viste nella nuova mappa di Lofar

L’ammasso di galassie Abell 1314 si trova nella costellazione dell’Orsa Maggiore a una distanza di circa 460 milioni di anni luce dalla Terra. L’oggetto ospita emissioni radio su larga scala che sono state causate dalla sua fusione con un altro cluster. Le emissioni radio non termiche rilevate con il telescopio Lofar sono mostrate in rosso e rosa, e l’emissione termica dei raggi X rilevata con il telescopio Chandra è mostrata in grigio, sovrapposta a un’immagine ottica. Crediti: Amanda Wilber/Lofar Surveys Team continua ...

Galassie col buco, anzi due

La galassia Ngc 6240 che ha ispirato lo studio. A sinistra, l’immagine mostra l’intera galassia post-fusione; a destra si osservano i due brillanti nuclei attivi visibili nell’infrarosso, eliminando la densa nube di gas e polveri che racchiude le due galassie interagenti. I buchi neri supermassicci all’interno di questi nuclei crescono rapidamente, nutrendosi del gas circostante. Crediti: Nasa, Esa, W. M. Keck Observatory, Pan-Starrs e M. Koss (Eureka Scientific, Inc.)

Ispirato da un’immagine di due galassie interagenti collettivamente chiamate Ngc 6240, ottenuta dal telescopio spaziale Hubble, un team di ricercatori ha deciso di concentrare i propri sforzi sui nuclei di coppie di galassie che si stanno scontrando. Due galassie, attratte dalla reciproca gravità, si fondono in una nuova galassia, in cui una massa aggrovigliata di gas e polveri densi, nei quali la struttura lascia il posto al caos, nasconde dietro questa confusa nube di materiale due buchi neri supermassicci. Originariamente annidati ciascuno al centro di una delle due galassie, ora sono eccezionalmente vicini, dando agli astronomi la migliore visione della coppia, diretta verso la coalescenza in un buco nero ancora più massiccio. «Vedere le coppie di nuclei di galassie in fusione associati a questi enormi buchi neri così ravvicinati è stato piuttosto sorprendente», afferma  Michael Koss, ricercatore di Eureka Scientific Inc. a capo dello studio pubblicato su Nature. «Le immagini sono piuttosto potenti dal momento che sono dieci volte più nitide delle immagini dei normali telescopi a terra. È come passare dalla cecità alla perfetta visione quando si mettono gli occhiali. Nel nostro studio, vediamo due nuclei di galassie esattamente quando sono state scattate le immagini. Non puoi discuterne; è un risultato molto pulito che non si basa sull’interpretazione». continua ...

Quando le galassie non formano più stelle

Immagine del telescopio spaziale Hubble di uno degli ammassi SpARCS utilizzati nello studio, visto come appariva quando l’universo aveva 4.8 miliardi di anni. Crediti: Jeffrey Chan, UC Riverside

Gli ammassi di galassie sono regioni dell’universo in cui si trovano centinaia di galassie legate gravitazionalmente tra loro. Contengono migliaia di miliardi di stelle, ma anche gas caldo e materia oscura. Quando una galassia cade in un ammasso, la formazione stellare si arresta abbastanza rapidamente, in un processo noto come estinzione, ma non se ne conosce il motivo. Tra le diverse spiegazioni proposte dagli astronomi, una è che il gas freddo – che non ha ancora formato stelle – portato con sé dalla galassia entrante nell’ammasso venga espulso dal gas caldo e denso già presente in quest’ultimo, in un vero e proprio processo di rimozione. Un’altra idea è che le galassie risultino strangolate, cioè smettano di formare stelle perché la loro riserva di gas freddo non viene più rifornita una volta dentro l’ammasso, mentre una terza possibilità è che l’energia proveniente dalla formazione stellare trascini gran parte del gas freddo lontano dalla galassia stessa, in uno scenario di deflusso. continua ...

Quando alle galassie spunta la coda

In viola l’emissione X del gas caldo rilevata da Chandra. Un gruppo di galassie con la “coda” (in alto a sx) si dirige verso l’ammasso di galassie Abell 2142 (centro in basso).
Crediti: Nasa/Cxc/Univ. di Ginevra/D. Eckert, Sdss

Un gruppo di astronomi guidato da Dominique Eckert, già ricercatore all’Inaf di Milano e attualmente all’istituto tedesco Max Planck per la fisica extraterrestre, grazie all’osservatorio spaziale per raggi X Chandra della Nasa ha catturato una spettacolare immagine in cui un’enorme coda di gas caldo si estende per più di un milione di anni luce dietro un gruppo di galassie, il quale sta a sua volta precipitandosi a capofitto dentro a un ammasso di galassie ancora più grande, denominato Abell 2142. continua ...

Buffalo: un “bisonte” per le galassie primordiali

Abell 370 è uno dei primissimi ammassi di galassie in cui gli astronomi hanno osservato il fenomeno delle lenti gravitazionali, la deformazione dello spazio-tempo da parte del campo gravitazionale dell’ammasso che distorce la luce delle galassie che si trovano molto dietro di esso. Questo si manifesta come archi e striature nell’immagine, che sono le immagini allungate delle galassie di sfondo.

La conoscenza della formazione e dell’evoluzione delle primissime galassie nate nell’Universo è cruciale per la nostra comprensione del cosmo, e molte delle galassie più lontane a oggi conosciute sono state osservate grazie al telescopio spaziale Hubble. Il loro numero però è ancora troppo piccolo per permettere agli astronomi di stabilire se possano essere un campione rappresentativo. continua ...

Non serve materia oscura per le galassie nane

Illustrazione di alcune galassie nane scoperte recentemente nei dintorni della Via Lattea. Crediti: V. Belokurov and S. Koposov, IoA, Cambridge; Y. Beletsky, Carnegie Observatories

Non ci sarebbe bisogno di introdurre il contributo della materia oscura per spiegare la dinamica delle galassie nane che si trovano in prossimità della Via Lattea. Questo in sintesi il risultato di un nuovo studio appena pubblicato su Astrophysical Journal a cura di ricercatori dell’Osservatorio di Parigi, del Cnrs francese e dell’Osservatorio astronomico nazionale cinese. continua ...

Ammassi di galassie come palloni da rugby

Immagine in tricromia ottenuta col telescopio Subaru (sito sul’isola Maunakea, Hawaii) dell’ammasso di galassie Macs J1206.2-0847, uno degli ammassi studiati dagli autori

Un gruppo internazionale di ricerca è riuscito per la prima volta a misurare la forma tridimensionale di sedici ammassi di galassie, verificando che questi enormi oggetti spaziali hanno una sagoma ellissoidale. Lo studio è stato appena pubblicato su The Astrophysical Journal Letters.

Gli ammassi di galassie sono gli oggetti più grandi dell’universo: agglomerati di galassie tenute insieme dalla forza di gravità che raggiungono masse pari a milioni di miliardi di masse solari. La loro forma è il frutto di un’evoluzione lunga miliardi di anni, fatta di fusioni catastrofiche tra ammassi più piccoli e del lento accrescimento per accumulo di materia limitrofa. A rendere il quadro più complicato, inoltre, gli ammassi sono composti per l’80 per cento di materia oscura, la sostanza di cui non conosciamo con certezza le proprietà e che, con l’energia oscura che accelera l’espansione dell’Universo, regola la formazione delle strutture cosmiche. continua ...

Viste le galassie “buie”

Crediti: Eso, Digitized Sky Survey 2 e S. Cantalupo, Ucsc

Osservate le galassie “buie”, formate quando l’universo era ancora molto giovane e le stelle erano ancora rare. Il risultato, importante per capire come il gas interstellare ha fatto “accendere” le prime stelle, è pubblicato sull’Astrophysical Journal e si deve agli astrofisici italiani Raffaella Anna Marino e Sebastiano Cantalupo, che lavorano nel Politecnico di Zurigo.

Dopo avere osservato 200 oggetti cosmici, i ricercatori sono riusciti a vedere ben dieci galassie primitive e povere di stelle, illuminate dalla luce emessa da alcuni quasar, ossia da nuclei galattici attivi molto luminosi distanti miliardi di anni luce dalla Terra. Trovarle è stato possibile grazie allo strumento Muse (Multi Unit Spectroscopic Explorer), del Very Large Telescope (Vlt) dell’Eso. continua ...

Mega-fusioni di galassie antiche

Questa rappresentazione artistica di Spt 2349-56 mostra un gruppo di galassie interagenti e sul punto di fondersi nell’Universo primordiale. Crediti: Eso / M. Kornmesser

Con i telescopi Alma (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) e Apex (Atacama Pathfinder Experiment) due diversi gruppi internazionali di scienziati, capeggiati rispettivamente da Tim Miller della Dalhousie University in Canada e della Yale University negli Usa e da Iván Oteo dell’Università di Edinburgh, Regno Unito, hanno scoperto dense concentrazioni di galassie decisamente sorprendenti, che stanno per fondersi formando il nucleo di quelli che, nel tempo, diventeranno colossali ammassi di galassie. continua ...

Grandi e paffute: il destino delle galassie anziane

Col passare del tempo, anche le galassie invecchiano. E diventano sempre più grandi e “paffutelle”. A provarlo, con osservazioni ora pubblicate su Nature Astronomy nell’articolo “A relation between the characteristic stellar ages of galaxies and their intrinsic shapes“, è stato un team di ricercatori guidati da Jesse van de Sande, dell’Università di Sydney. I ricercatori, tra cui anche un gruppo dell’Australian National University (Anu), hanno esaminato un campione di 843 galassie, misurando il movimento delle stelle con uno strumento chiamato Sami presso il Siding Spring Observatory. continua ...

A caccia di materia oscura nelle galassie nane

Nonostante la materia oscura rappresenti la maggior parte della massa dell’universo, continua ancora oggi a essere sfuggente. A seconda delle sue proprietà, potrebbe trovarsi densamente concentrata al centro delle galassie o distribuita in modo regolare su scale più grandi. Confrontando la distribuzione della materia oscura nelle galassie con quella prevista da modelli dettagliati, i ricercatori sono in grado di confermare o escludere i vari possibili candidati della materia oscura. In questo contesto, un team di ricercatori dell’Università del Surrey e dell’Università di Edimburgo – guidato dall’astrofisico Filippo Contenta, originario di Frascati – hanno sviluppato un nuovo metodo per misurare la quantità di materia oscura al centro di piccole galassie nane. I risultati sono stati pubblicati su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. continua ...

Galassie come orologi cosmici

Questa immagine di Hubble rivela la gigantesca galassia Girandola (M101), uno degli esempi più noti di grandi galassie a spirale, e mostra le regioni supergiganti di formazione stellare con dei dettagli attualmente senza precedenti. L’immagine è la foto più grande e dettagliata di una galassia a spirale mai rilasciata da Hubble. Crediti: Hubble Image: Nasa, Esa, K. Kuntz (Jhu), F. Bresolin (University of Hawaii), J. Trauger (Jet Propulsion Lab), J. Mould (Noao), Y.-H. Chu (University of Illinois, Urbana) and Stsci; CfhtImage: Canada-France-Hawaii Telescope/J.-C. Cuillandre/Coelum; NoaoImage: G. Jacoby, B. Bohannan, M. Hanna/Noao/Aura/Nsf continua ...

Il mio grosso grasso ammasso di galassie

Crediti: Esa/Hubble & Nasa, Relics.

Il telescopio spaziale Hubble ci regala uno splendido ritratto di Act-Clj0102-4915, l’ammasso più massiccio, più caldo, nonché il più grande produttore di raggi X mai scoperto nell’universo remoto e che non a caso si è guadagnato il soprannome di El Gordo. Un grassone da 3 milioni di miliardi di masse solari.

L’immagine, catturata dalla Advanced Camera for Surveys e dalla Wide-Field Camera 3 montate a bordo di Hubble, è frutto del programma di osservazione Reionization Lensing Cluster Survey (Relics) che ha raccolto una serie di dati utili in vista del lancio del telescopio spaziale James Webb. Fra i 41 massicci ammassi di galassie fotografati da Hubble saranno selezionati gli obiettivi più interessanti da studiare in futuro. continua ...