Onde acustiche dal cuore del Sole

La corona del Sole – lo strato più esterno della sua atmosfera

Batte. Forte. Sempre. O almeno, negli ultimi dieci anni. Stiamo parlando del cuore del Sole. Un nuovo studio, pubblicato il 28 gennaio su Nature Astronomy da un team di tre astrofisici guidato da Richard Morton della Northumbria University (Regno Unito), ha messo in evidenza che la nostra stella – e forse non solo lei – è soggetta a una vibrazione costante: onde acustiche che si propagano dalle regioni interne verso gli strati più superficiali. E che, una volta affiorate, interagiscono con altre onde, questa volta onde magnetiche: le onde di Alfvén, un meccanismo fondamentale nel processo di riscaldamento della corona solare fino a temperature attorno al milione di gradi, nonché del riscaldamento e dell’accelerazione del vento solare. continua ...

Nel cuore di tenebre della Via Lattea

In alto a sinistra: simulazione di Sgr A* a 86 GHz. In alto a destra: simulazione con l’aggiunta dell’effetto di scattering. In basso a destra: immagine osservata. In basso a sinistra: l’immagine osservata, dopo aver rimosso gli effetti della diffusione lungo la linea di vista. Crediti: S. Issaoun, M. Mościbrodzka, Radboud University/ M. D. Johnson, CfA

Finora, una nebbia di gas caldo ha sempre impedito agli astronomi di catturare immagini nitide di Sgr A*, il buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia, e di comprendere la sua vera natura. Oggi, per la prima volta, gli astronomi sono riusciti a sbirciare attraverso questa fitta nebbia includendo Alma nella rete globale di radiotelescopi sparsi per il mondo. Quello che hanno visto è sorprendente: la regione di emissione è così piccola che la sorgente sembra quasi puntare direttamente in direzione della Terra. continua ...

Nel cuore della turbolenta R Aquarii

Questa spettacolare immagine mostra dettagli intimi del drammatico duo stellare che forma la stella binaria R Aquarii. Sebbene la maggior parte delle stelle binarie siano legate tra loro in un garbato valzer condotto dalla gravità, la relazione tra le stelle di R Aquarii è molto meno serena. Nonostante le sue dimensioni minuscole, la più piccola delle due stelle in questa coppia sta estraendo costantemente il materiale dalla compagna morente: una gigante rossa.

L’immagine qui presentata è stata ottenuta dall’osservazione di R Aquarii effettuata da Sphere/Zimpol e mostra la binaria insieme con i getti di materiali lanciati dalla coppia stellare. Crediti: Eso/Schmid et al. continua ...

Sn 2012au, la supernova con la pulsar nel cuore

Cosa accade quando una stella esplode? Il fenomeno si chiama supernova e in alcuni casi è talmente luminoso che può impiegare mesi o anni per svanire dal cielo. Ci sono supernove che restano luminose nel corso del tempo a causa dell’interazione con l’idrogeno, ma è possibile anche senza alcuna interferenza esterna? A questa domanda ha cercato di rispondere Dan Milisavljevic della Purdue University, il quale ha focalizzato la sua attenzione su Sn 2012au, una supernova di tipo Ib vista esplodere sei anni fa e che sembrerebbe non volersi spegnere più. continua ...

Con gli antineutrini nel cuore delle supernove

Orologi cosmici: possiamo stimare l’età degli elementi pesanti nel Sistema solare primordiale misurando le tracce lasciate nelle meteoriti da specifici nuclei radioattivi sintetizzati in alcuni tipi di supernove. Crediti: Naoj

Le supernove sono fra gli eventi più importanti e spettacolari dell’evoluzione di stelle e galassie, ma i dettagli di come tali esplosioni avvengano rimangono ancora in parte sconosciuti. Quando una stella massiccia muore, genera un’esplosione, nota appunto come supernova. Questa esplosione sparge la maggior parte della massa della stella nello spazio esterno, dove verrà successivamente riciclata in nuove stelle e pianeti, lasciando firme chimiche ben riconoscibili che – a saperle leggere – raccontano agli scienziati la cronaca dell’evento. continua ...

L’orecchio di Ska svela il cuore della Via Lattea

Questa immagine del telescopio MeerKat è considerata la più chiara fotografia del centro della Via Lattea e include caratteristiche mai viste prima, regioni di formazione stellare e filamenti radio. Crediti: Sarao

Dopo un decennio tra progettazione e costruzione, il radiotelescopio MeerKat è finalmente pronto ed è stato inaugurato oggi in Sudafrica alla presenza di David Mabuza, vice presidente sudafricano, e di molte autorità provenienti da diverse nazioni. All’evento, organizzato dal Dipartimento della Scienza e della Tecnologia del Sudafrica, è stato svelato un panorama mozzafiato della Via Lattea ottenuto con le antenne MeerKat che rivela dettagli straordinari della regione che circonda il buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia. continua ...

Dune nel cuore di Plutone

Questa immagine, scattata dalla missione New Horizons, mostra la catena montuosa ai margini della Sputnik Planitia, con formazioni di dune chiaramente visibili nella metà inferiore dell’immagine. Crediti: Nasa / Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory / Southwest Research Institute

Un team internazionale di geografi, fisici e scienziati planetari ha analizzato le immagini dettagliate della superficie di Plutone catturate nel luglio 2015 dalla sonda New Horizons della Nasa. Le immagini analizzate hanno mostrato che al confine della piana di ghiaccio denominata Sputnik Planitia, alle pendici di una delle catene montuose più importanti, ci sono una serie di dune sparse su una zona la cui estensione è inferiore a 75 km. I risultati dell’analisi sono stati pubblicati su Science. continua ...

Apex guarda nel cuore dell’oscurità

Gli astronomi stanno tentando di trovare la prova definitiva della teoria della relatività generale di Einstein, cercando di ottenere un’immagine diretta dell’ombra di un buco nero. Questa osservazione è possibile combinando il segnale proveniente da radiotelescopi sparsi in tutto il mondo, utilizzando la tecnica chiamata interferometria a lunghissima base (Very Long Baseline Interferometry, Vlbi). I radiotelescopi coinvolti sono posizionati ad altitudini elevate per ridurre al minimo il disturbo derivante dall’atmosfera, in siti remoti caratterizzati da un cielo sereno, e stanno osservando la radiosorgente compatta Sagittarius A* (Sgr A*), localizzata al centro della Via Lattea. continua ...

M87: 6 miliardi di Soli nel suo cuore nero

Un’immagine di M87 ripresa nella luce visibile dal telescopio spaziale Hubble. Crediti: Hubble/NASA/ESA

Di nomi ne ha molti: NGC 4486, M87 o più semplicemente Virgo A. Ma questa galassia ellittica, a circa 50 milioni di anni luce da noi, in direzione della costellazione della Vergine, possiede qualcosa che la rende davvero speciale, ovvero il suo buco nero ospitato nelle sue regioni centrali. La sua massa è quasi inimmaginabile: gli scienziati la stimano in oltre sei miliardi di volte quella del nostro Sole. Un “mostro” cosmico che di certo non si nasconde, sparando quasi nella nostra direzione un potentissimo getto di materia a velocità prossime a quella della luce, fino a enormi distanze. Anche se in queste sere d’aprile M87 è piuttosto alta in cielo, verso sud, non è facile osservarla. Per poterla scorgere è necessario almeno un piccolo telescopio. continua ...

Discesa nel cuore d’ossigeno d’una nana bianca

Noemi Giammichele, prima autrice dello studio su Kic 08626021 pubblicato su Nature

Nell’improbabile eventualità che, fra qualche miliardo di anni, un nostro discendente abbia l’opportunità di calarsi nel cuore di ciò che sarà rimasto del Sole, l’ambiente che incontrerà – temperatura a parte – potrebbe avere qualcosa in comune con quello di certe camere iperbariche: quasi tutto ossigeno. Temperatura a parte, dicevamo. Già, perché ciò che resta di una stella simile al Sole quando giunge al termine del suo percorso evolutivo è una stella piccola, ultra-densa e caldissima: una nana bianca. Ed è proprio studiando la composizione di Kic 08626021, una nana bianca che si trova a circa 1375 anni luce da noi, in direzione delle costellazioni del Cigno e della Lira, che si è scoperto come la massa del suo nucleo sia costituita per ben l’86 per cento da ossigeno. continua ...

’Oumuamua: cuore di ghiaccio sotto la roccia

Rappresentazione artistica dell’asteroide interstellare ’Oumuamua. . Sembra che sia un oggetto scuro, rossastro, lungo circa 400 metri, roccioso o con un elevato contenuto di metalli. Non assomiglia a nulla di quanto di solito vediamo nel Sistema solare. Crediti: Eso/M. Kornmesser

Osservato per la prima volta lo scorso ottobre, l’oggetto “alieno” ‘Oumuamua si dirige verso il Sistema solare esterno a oltre 158mila chilometri orari. Nel frattempo, gli esperti stanno studiando questo esoasteroide in lungo e in largo per raccogliere più dati possibili prima di perderlo di vista. Un gruppo di scienziati della Queen’s University Belfast (Qub) ha guidato una serie di osservazioni per determinare con esattezza la natura geologica di 1I/2017 U1 e parte della sua storia. Alan Fitzsimmons, Michele Bannister (della Scuola di matematica e fisica della Qub) e il team d’esperti che lavora con loro hanno misurato come l’ospite alieno riflette la luce, deducendo che è molto simile ad altri oggetti ghiacciati ricoperti da una crosta di polvere e roccia. continua ...

Cuore, un gelido gigante per i neutrini

Il cuore di Cuore. Crediti: Ufficio comunicazione Infn

Si inaugura oggi, 23 ottobre, ai Laboratori nazionali del Gran Sasso (Lngs) dell’Infn l’esperimento Cuore (Cryogenic Underground Observatory for Rare Events), il più grande rivelatore criogenico mai costruito, concepito per studiare le proprietà dei neutrini. Nei primi due mesi di presa dati, l’esperimento ha funzionato con una precisione straordinaria, soddisfacendo pienamente le aspettative dei fisici che lo hanno realizzato.

Grazie alla notevole precisione raggiunta in questa prima fase, Cuore è già riuscito a restringere significativamente la regione in cui cercare il rarissimo fenomeno del doppio decadimento beta senza emissione di neutrini, principale obiettivo scientifico dell’esperimento. Rivelare questo processo consentirebbe non solo di determinare la massa dei neutrini, ma anche di dimostrare la loro eventuale natura di particelle di Majorana, fornendo una possibile spiegazione alla prevalenza della materia sull’antimateria nell’universo. continua ...

Composti organici primordiali nel cuore di Chury

Il nucleo della cometa 67P Churyumov-Gerasimenko, in un immagine scattata da Rosetta (Crediti: ESA)

Benché non sappiamo ancora se, nella buia profondità del cosmo, esistano o meno forme di vita, una cosa è certa: composti organici sono estremamente comuni. Due ricercatori francesi hanno proposto l’ipotesi che i composti trovati da Rosetta nel nucleo della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko – o”Chury” come la chiamano gli addetti ai lavori – grazie ai due strumenti di produzione italiana (lo spettrometro Virtis e Giada, strumento per la raccolta e misurazione delle polveri) non provengano dal nostro sistema solare, ma che siano molto più antichi, e che provengano proprio dai vasti spazi interstellari. continua ...

Quella treccia di plasma fra i lobi del cuore

Immagine ottenuta con il telescopio a barra equatoriale dell’Osservatorio astrofisico dell’Inaf di Catania il 13 aprile 2016, relativa al passaggio al meridiano della regione attiva (ingrandita nel dettaglio). Crediti: S. Guglielmino / Inaf Catania

Già la macchia aveva fatto scalpore: era a forma di cuore. Ma a renderla unica è proprio ciò che le conferiva quella forma: il lungo “baffo” di plasma – più precisamente, un flux rope, un filamento d’estensione superiore al diametro della Terra – che divideva i “lobi” del “cuore” mostra infatti caratteristiche fisiche mai osservate prima. Ad accorgersene, avvalendosi dei dati del Solar Dynamics Observatory (Sdo) della Nasa e delle immagini in H-alpha raccolte con la barra equatoriale dell’Osservatorio astrofisico dell’Inaf di Catania, un team di ricercatori formato da Salvo Guglielmino e Francesca Zuccarello dell’Università di Catania e da Paolo Romano dell’Inaf di Catania. continua ...