Quattro scenari per l’apocalisse aliena

Uno fra i casi studio dai quali il modello descritto su Astrobiology è partito è quello dell’estinzione della civiltà dell’Isola di Pasqua, passata in modo repentino da diecimila a circa duemila abitanti a causa di uno sfruttamento delle risorse insostenibile (scenario die-off). Crediti: University of Rochester / Michael Osadciw

I mondi abitabili saranno pure miliardi, come un semplice calcolo di probabilità lascia sperare, ma quant’è dura trovare una civiltà aliena… E fra i tanti parametri laschi dell’equazione di Drake, uno in particolare sta attirando – negli ultimi tempi – l’attenzione degli scienziati che si dedicano a studi più speculativi: l’ultimo, il “fattore L”, la durata media di una civiltà extraterrestre capace di comunicare con noi. Com’è facile intuire, oltre a essere utile per le nostre speculazioni sulla probabilità o meno d’imbatterci in E.T., è un parametro assai interessante anche per motivi molto più egocentrici: anche la nostra civiltà, infatti, è improbabile che se la cavi in eterno. continua ...

Vita aliena: no fosforo, no party

Immagine composita che mostra i dati all’infrarosso (in rosso), luce visibile (verde) e ultravioletto (viola) della Nebulosa del Granchio. Crediti: J. Greaves

Nel corso dell’edizione 2018 della European Week of Astronomy and Space Science a Liverpool, un gruppo di ricercatori della Cardiff University ha presentato dei risultati interessanti nel campo della ricerca di vita “aliena” al di fuori del Sistema solare. Jane Greaves e Phil Cigan hanno dato la “caccia” nell’Universo all’elemento chimico che tra gli altri è legato alla vita sulla Terra: il fosforo (P). L’equazione è semplice ma severa: se la quantità di fosforo in giro per il cosmo è bassa o inesistente, allora la vita (come noi la conosciamo) non ha modo di esistere. continua ...

Invasione “aliena” o sfratto galattico?

La nostra galassia, la Via Lattea, perturbata dall’interazione mareale con una galassia nana, come previsto dalle simulazioni N-body. Nell’immagine sono evidenti le posizioni delle stelle osservate, che si trovano sopra e sotto il disco, utilizzate per testare lo scenario perturbativo.  Crediti: T. Mueller/C. Laporte/Nasa/Jpl-Caltech

Un team internazionale di astronomi guidati dal Max Planck Institute for Astronomy (Mpia) ha fatto una sorprendente scoperta sul luogo di origine di due gruppi di stelle che si trovano nell’alone della Via Lattea. Le stelle dell’alone oggetto di studio sono raggruppate in due strutture giganti che orbitano attorno al centro della Via Lattea, una sopra e l’altra sotto il disco della nostra galassia. I ricercatori inizialmente pensavano che la loro origine fosse riconducibile a detriti lasciati da galassie più piccole che invasero la Via Lattea in un lontano passato. Ma, da uno studio pubblicato questa settimana sulla rivista Nature, sembra che gli astronomi siano ora in possesso di prove convincenti che dimostrano come alcune di queste strutture dell’alone siano in realtà state espulse dal disco galattico. continua ...