Antiche collisioni come fonte d’acqua terrestre

Fotogramma dalla simulazione dinamica sul trasferimento e perdita di acqua durante un tipico incontro “mordi e fuggi” tra protopianeti. I colori blu e bianco rappresentano l’acqua nei corpi inziali, mentre il rossso è il materiale roccioso proveniente dal loro interno. Crediti: Burger et al.

Un nuovo studio teorico sulle fasi finali della formazione terrestre dimostra che incontri “mordi e fuggi” giocano un ruolo significativo nell’acquisizione di acqua da parte di grandi protopianeti, proprio come quelli che sono diventati – crescendo – Marte e la Terra. I risultati sono stati presentati da Christoph Burger dell’Università di Vienna al Congresso europeo di scienza planetaria (Epsc) 2018 in corso a Berlino. continua ...

Nubi d’acqua nella Grande macchia rossa

La Grande macchia rossa si trova in corrispondenza dell segno nero al centro di questa immagine a infrarossi di Giove. È scura a causa delle nuvole spesse che bloccano le radiazioni termiche. La striscia gialla denota la porzione dell’area presa in considerazione dall’analisi di Bjoraker. Crediti: Nasa’s Goddard Space Flight Center/Gordon Bjoraker

Per anni gli scienziati hanno lavorato per comprendere la composizione di Giove. Non c’è da meravigliarsi: questo misterioso pianeta è di gran lunga il più grande del nostro Sistema solare e, dal punto di vista chimico, il più simile al Sole. La comprensione di Giove è anche la chiave per saperne di più non solo su come si è formato il nostro Sistema solare ma anche su come si possano essere sviluppati altri sistemi planetari. Una domanda, in particolare, ha tormentato gli astronomi per generazioni: c’è acqua nell’atmosfera di Giove? Se si, quanta? continua ...

Acqua pesante e zucchero a 4300 anni luce

Alcune delle 66 antenne del telescopio Alma, ciascuna equipaggiata con una varietà di ricevitori che consentono di osservare il cosmo in un vasto intervallo di lunghezze d’onda nelle bande millimetriche e submillimetriche. Crediti: P. Horálek/Eso

Il telescopio Alma (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), collocato a 5mila metri di altitudine nel deserto di Atacama, in Cile, è composto da 66 antenne di alta precisione, disseminate a distanze che raggiungono i 16 chilometri.

La schiera di parabole rileva la radiazione proveniente da alcuni degli oggetti più freddi dell’universo, che emettono una “luce” a lunghezze d’onda comprese tra qualche decimo di millimetro e alcuni millimetri, fra la luce infrarossa e le onde radio nello spettro elettromagnetico. continua ...

Così abbiamo scoperto l’acqua su Marte

Marte in opposizione (rappresentazione artistica non in scala). Crediti: Nasa

Bellissimo, nel suo bagliore rossastro, Marte è il dominatore del cielo estivo. Questa notte, però, dovrà fare i conti con molte altre comprimarie perché le stelle cadenti saranno numerose. Sono le Perseidi e segnano la fine infuocata di granelli di polvere cosmica lasciata nel suo cammino dalla comete Swift-Tuttle. Ma Marte non teme concorrenza, le stelle cadenti sono imprevedibili ed effimere mentre il pianeta ci offre uno spettacolo garantito. Non bisogna neanche fare lo sforzo di alzare gli occhi perché Marte è piuttosto basso sull’orizzonte. Quando cala la notte, guardate verso Sud e lo vedrete splendere in modo speciale, perché siamo nel periodo di grande opposizione, il momento di maggiore avvicinamento alla Terra, quando Marte è visibile per tutta la notte. L’opposizione di quest’anno è molto favorevole, perché la combinazione delle orbite di Marte e della Terra fa sì che la distanza tra i due pianeti sia minima e quindi le dimensioni apparenti di Marte siano le massime possibili. continua ...

Marte, c’è un lago sotterrano di acqua liquida

Impressione artistica del veicolo spaziale Mars Express che sonda l’emisfero sud di Marte, sovrapposto a una sezione radar dei depositi stratificati polari meridionali. La sezione del radar è stata inclinata di 90°. La linea bianca più a sinistra è l’eco del radar di superficie, mentre le macchie blu chiaro lungo l’eco radar basale evidenziano aree di riflettività molto alta, interpretate come dovute alla presenza di acqua. Crediti: Esa, Inaf. Elaborazione grafica di Davide Coero Borga – Media Inaf continua ...

Asteroidi pieni d’acqua in laboratorio

Il mistero di come sia arrivata l‘acqua sulla Terra non è stato ancora risolto, ma probabilmente il merito va agli asteroidi che, nel corso della lunga storia del nostro pianeta, hanno bombardato la superficie rilasciando la preziosa molecola H₂O. Gli studi in questo campo sono molti e gli scienziati cercano ancora di comprendere la dinamica esatta degli impatti che si sono verificati e si verificano ancora sui corpi planetari e di altro genere. I risultati degli esperimenti in laboratorio realizzati da un gruppo di ricercatori della Brown University con un cannone a proiettili sono stati pubblicati sulla rivista Science Advances. continua ...

I pianeti di Trappist-1: leggeri e pieni di acqua

Rappresentazione artistica del sistema formato da Trappist-1 e i suoi sette pianeti rocciosi.

L’acqua è uno degli elementi alla base della vita, soprattutto se presente in forma liquida – come nei pianeti che si trovano nella fascia di abitabilità di un sistema esoplanetario. Ma troppa acqua potrebbe sortire l’effetto contrario, cioè quello di non consentire lo sviluppo di vita. In sintesi è questo quanto affermato da un gruppo di scienziati guidati da Cayman T. Unterborn dell’Arizona State University, i quali hanno trascorso gli ultimi mesi a studiare nel dettaglio i sette pianeti che orbitano attorno alla nana rossa ultrafredda Trappist-1 ad appena 40 anni luce dal Sole in direzione della costellazione dell’Acquario. Sono gli stessi pianeti che più di altri hanno catturato l’attenzione mediatica nell’ultimo anno, dall’annuncio della loro scoperta. Ma sono abitabili? Chiaramente è questa la domanda che tutti si fanno e studiando la loro composizione si potranno avere delle risposte. continua ...

Acqua, elisir di gioventù per Cerere

Vista 3D del cratere Juling. Il ghiaccio è presente lungo la parete in ombra. Credits: NASA/JPL-Caltech/UCLA/INAF-IAPS/ASI

Il pianeta nano Cerere, l’oggetto celeste più grande nella fascia principale del nostro Sistema solare, si sta rivelando sempre più un mondo assai dinamico dal punto di vista geologico, e questo grazie all’acqua presente negli strati più esterni della sua crosta. A confermarlo sono due nuovi lavori pubblicati sulla rivista Science Advances, entrambi guidati da ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e basati sulle osservazioni dello spettrometro italiano Vir a bordo della missione spaziale Dawn della Nasa. Vir è stato fornito dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) sotto la guida scientifica dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. continua ...

La firma dell’acqua: prima volta per il Tng

Rappresentazione artistica del gioviano caldo HD 189733b e della sua atmosfera. Crediti: Marco Galliani / Media Inaf

Davide contro Golia. Con il suo specchio da appena 3,6 metri di diametro, il Telescopio nazionale Galileo (Tng) è riuscito là dove fino a oggi solo telescopi molto più grandi erano arrivati: vedere l’acqua in un esopianeta. Uno studio in uscita su Astronomy & Astrophysics descrive infatti l’individuazione della molecola dell’acqua nell’atmosfera del pianeta extrasolare Hd 189733b con il telescopio dell’Inaf – il più grande fra quelli interamente italiani, ma pur sempre piccolo nel panorama mondiale – situato sull’Isola di La Palma, alle Canarie. continua ...

Hubble scopre l’acqua sul bollente Wasp-39b

Rappresentazione artistica dell’esopianeta Wasp-39b, che è otto volte più vicino alla sua stella, Wasp-39, rispetto alla distanza che separa Mercurio il nostro Sole. Il pianeta completa un’orbita in soli quattro giorni. I dati sono stati ottenuti da Hubble. Crediti: Nasa, Esa, and G. Bacon (StscI)

Lo studio delle atmosfere degli esopianeti è uno degli obiettivi del James Webb Space Telescope, appena sarà attivo (verrà lanciato nel 2019). Fino ad allora, ci penserà il buon fidato telescopio orbitante Hubble di Nasa ed Esa a regalarci scoperte e sorprese sugli oggetti celesti lontani dal nostro Sistema solare. L’esopianeta Wasp-39b si trova a 700 anni luce da noi, ha una massa simile a quella di Saturno e orbita attorno a una stella (Wasp-39) simile al Sole ogni quattro giorni. Hubble e altri telescopi orbitanti e terrestri, come Spitzer e il Vlt dell’Eso, hanno unito le forze per studiare nel dettaglio questo “saturniano caldo”, scoprendo una traccia molto ambita nella sua atmosfera: H2O, cioè acqua. Il merito della scoperta va a un gruppo di ricercatori che ha prodotto lo spettro più completo di un’atmosfera esoplanetaria con gli strumenti attualmente a disposizione. continua ...

Acqua dappertutto, ma pietrificata

Un nuovo studio statunitense, pubblicato in questi giorni su Nature Geoscience, ha riesaminato i dati ottenuti della sonda Nasa Lro, Lunar Reconaissance Orbiter, e da uno spettrometro Nasa a bordo dell’orbiter lunare indiano Chandrayaan-1, per stimare nuovamente la presenza di acqua sul nostro satellite, trovandola ubiquamente incastonata su tutta la superficie.

I risultati contraddicono alcuni studi precedenti, che avevano rilevato la presenza di una quantità maggiore di acqua alle latitudini polari della Luna e un andamento altalenante in base al giorno lunare, che dura 29.5 giorni terrestri. continua ...

Tutta l’acqua di Trappist-1

Le principali proprietà dei sette pianeti di Trappist-1 e dei quattro pianeti più interni del Sistema solare. Crediti: Nasa/Jpl

I pianeti intorno alla debole stella rossa Trappist-1, ad appena 40 anni luce dalla Terra, sono stati scoperti dal telescopio Trappist-South all’Osservatorio dell’Eso a La Silla nel 2016. L’anno seguente, ulteriori osservazioni con telescopi da terra, tra cui il Vlt (Very Large Telescope) dell’Eso e con il telescopio spaziale Spitzer della Nasa hanno rivelato che ci sono almeno sette pianeti nel sistema, ciascuno di dimensione paragonabile a quella della Terra. Si chiamano ora Trappist-1b, c, d, e, f, g e h in ordine di distanza crescente dalla stella centrale. continua ...

Una ‘sorella’ della Terra potrebbe avere acqua in superficie – Scienza e Tecnica

Nella costellazione del Leone, distante circa 111 anni luce dalla, due 'sorelle' della Terra orbitano attorno a una stella più piccola e fredda della nostra, una nana rossa. Una delle due avrebbe le carte in regola per avere acqua in superficie, elemento chiave per ospitare lavita (ANSA) mondo spazio ufo alieni avvistamenti video mistero extraterrestre scienza spaziale
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Fonte: Una ‘sorella’ della Terra potrebbe avere acqua in superficie – Scienza e Tecnica

L’acqua terrestre viene da Giove?

Foto mozzafiato della sonda Cassini, con in primo piano Io e sullo sfondo Giove. Crediti: Image Credit: Cassini Imaging Team, SSI, JPL, ESA, NASA

Da dove sarà mai venuta tutta l’acqua della Terra? Si pensa dagli asteroidi o dalle comete e ne abbiamo diverse prove, grazie alla missione Rosetta, ma i modelli fisici potrebbero suggerire una diversa soluzione al mistero. Quale? Oggetti sparsi nella regione interna del Sistema solare e scagliati come proiettili durante il violento e scoppiettante periodo di espansione del pianeta Giove avrebbero portato la maggior parte dell’acqua che oggi si trova sulla Terra. A fare questa ipotesi sono stati un giovane ricercatore brasiliano, André Izidoro della Scuola di Ingegneria della Sao Paulo State University, e il suo collega Sean Raymond, che lavora presso il Bordeaux Astrophysics Laboratory. continua ...