UFO in Los Angeles

Ecco un nuovo video pubblicato recentemente proprio l'undici novembre 2015, sul canale Youtube Think Tank, dove due giovani ragazzi di nome Hannah Cranston e John Iadarola video,assurdi,divertenti,musica,telefilm,salute,ufo,mistero,animali,fai da te,cucina,auto,cinema,news,religione,turismo
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Fonte: UFO in Los Angeles

Risolto il “cold case” della nova coreana

Il resto della nova del 1437, come è osservabile oggi. L’immagine, che evidenzia l’idrogeno nella nube di materiale, mostra la posizione odierna della binaria che diede origine alla nova (barrette rosse),e la sua posizione nel 1437 (croce rossa). Crediti: Shara et al.

Non capita tutti i giorni che dati vecchi 600 anni aiutino a svelare un mistero dell’astrofisica odierna. Uno studio che esce oggi su Nature considera osservazioni astronomiche in documenti antichi centinaia di anni, identificando ciò che rimane di una nova che venne originariamente osservata nel 1437, e gettando nuova luce sull’evoluzione delle variabili cataclismiche. continua ...

Alma scova riserve di gas tra le ciglia galattiche

La galassia SMM J2135-0102 soprannominata “Cosmic Eyelash” per la sua forma che ricorda lunghe ciglia. Crediti: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/E. Falgarone et al.

Di recente le antenne di Alma (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) sono state usate per trovare riserve di gas freddo e turbolento intorno a galassie “starburst” distanti. Un’equipe con a capo Edith Falgarone (Ecole Normale Supérieure and Observatoire de Paris, Francia) ha usato, infatti, le antenne cilene per confermare la presenza della molecola dellidruro di carbonio CH+ in cinque delle sei galassie osservate, tra cui la galassia SMM J2135-0102 soprannominata “Cosmic Eyelash” per la sua forma che ricorda lunghe ciglia. Questa ricerca ha fornito nuove informazioni che possono aiutare gli astronomi a comprendere la crescita delle galassie e le modalità con cui i dintorni di una galassia ne alimentano la formazione stellare. continua ...

Con la “Z Machine” a un passo dal buco nero

Guillaume Loisel, primo autore dello studio pubblicato su Physical Review Letters, accanto alla ”Z machine” dei Sandia National Laboratories. Crediti: Randy Montoya

Ricreare in laboratorio veri e propri buchi neri è – almeno per ora – al di fuori della nostra portata, ma ai Sandia Labs di Albuquerque, New Mexico, ci son andati molto vicini: hanno riprodotto le condizioni fisiche presenti nei dischi di accrescimento che li circondano. Un’impresa complicata, che ha impegnato i ricercatori per oltre cinque anni, ma con un esito tutt’altro che scontato: i risultati dell’esperimento, pubblicati questo mese su Physical Review Letters, mettono in discussione alcune fra le teorie più condivise su ciò che avviene in questi dischi di materia. continua ...