Nuova luce sulle galassie attive

Rappresentazione artistica di un nucleo galattico attivo, con getti di materiale che esce da un buco nero centrale. Crediti: NASA/Dana Berry/Skyworks Digital

L’evoluzione delle galassie è strettamente legata all’interazione tra esse e il nucleo galattico attivo (Agn) che ospitano al loro interno. Un articolo pubblicato sulla rivista Nature fa il punto sulle nostre attuali conoscenze sulla struttura del materiale che circonda i buchi neri supermassivi all’interno delle galassie. «Abbiamo bisogno di guardare il nucleo delle galassie dove si trova il materiale che li collega. Questo materiale consiste principalmente in gas e polveri che sono normalmente studiate nelle bande infrarossa e X», spiega uno degli autori dell’articolo, Claudio Ricci, dell’Istituto di Astronomia dell’Universidad Católica del Cile. continua ...

Lo sguardo di Vlt sulla nebulosa Saturno

La nebulosa planetaria NGC 7009, nota anche come Nebulosa Saturno. L’immagine variopinta è stata ottenuta dello strumento Muse montato sul Very Large Telescope) dell’Eso. Crediti: ESO/J. Walsh

Sembra quasi di vedere il sesto pianeta del Sistema solare, ma si tratta di tutt’altro. La spettacolare nebulosa planetaria Ngc 7009, nota anche come Nebulosa Saturno, emerge dall’oscurità come una serie di bolle deformate, illuminate da magnifici tratti rosa e blu. Questa immagine variopinta è stata ottenuta dello strumento Muse montato sul Very Large Telescope (Vlt) dell’Eso in Cile, nell’ambito di uno studio inteso a realizzare per la prima volta una mappa della polvere all’interno di una nebulosa planetaria. La mappa – che mostra numerose strutture intricate nella polvere, tra cui alcuni gusci, un alone e una strana struttura che ricorda un’onda – sarà un riferimento per gli astronomi che vogliono capire come le nebulose planetarie sviluppano le loro strane forme e le loro simmetrie. continua ...

I MIEI AMICI ASTEROIDI (6): Gli studenti bocciano Bruce Willis

Ricordate l’isterismo per il 21 dicembre 2012, data della presunta fine del mondo prevista dai Maya? Ebbene, sono convinto che, in un modo o nell’altro, riapparirà presto! L’uomo in fondo è contento di essere spaventato dai media. Sarà un asteroide ancora sconosciuto a distruggere la civiltà terrestre? Ci sarà un Bruce Willis che scenderà sull’asteroide, lo spaccherà e salverà la Terra come in Armageddon? A un gruppetto di studenti dell’Università di Leicester è stato dato il compito di valutare la situazione. Ed essi hanno bocciato Bruce Willis senza alcun appello. continua ...

Niente neutrini assieme ai lampi radio

IceCube è che un rivelatore di neutrini composto da oltre 5 mila moduli ottici incorporati in un chilometro cubo di ghiaccio cristallino, un chilometro e mezzo sotto il Polo Sud geografico. Crediti: National Science Foundation

Se non sappiamo cosa sono, cerchiamo almeno di stabilire cosa non sono. È un po’ questo il senso dei risultati di uno studio, pubblicato recentemente su Astrophysical Journal, che ha verificato se ci fosse corrispondenza tra lampi radio veloci (dall’inglese fast radio burst, Frb) e neutrini. continua ...

Adeano sismico: tutta colpa dei meteoriti

Un disegno che illustra come gli impatti degli asteroidi abbiano causato l’attività tettonica sulla Terra primordiale. Crediti: James Tuttle Keane

Di recente, un gruppo di scienziati ha presentato su Nature Geoscience una teoria interessante per spiegare cosa abbia innescato i processi tettonici e il campo magnetico del nostro pianeta. La causa? Impatti di meteoriti giganti con la giovane Terra, nello specifico durante l’Adeano (da Ade, il dio degli inferi), cioè quell’eone primordiale che i geologi utilizzano per descrivere il periodo geologico quando sul nostro pianeta la vita ancora non c’era (dai 4,6 ai 4 miliardi di anni fa). continua ...

Galassia nana per capire le origini dell’universo

Una galassia nana che assomiglia alle prime galassie che hanno popolato il nostro universo: scoperta dallo Sloan Digital Sky Survey, questa galassia – in direzione della costellazione della Lince – presenta la più bassa quantità di ossigeno e di metalli mai registrata in una galassia con formazione stellare attiva, e rappresenta un interessante oggetto di studio per comprendere i processi chimici in gioco quando l’universo era ancora giovane.

Un nuovo studio pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, mostra infatti come questa insolita composizione chimica dal basso livello di ossigeno è molto simile a quella che caratterizzava le galassie primordiali: in quei primi miliardi di anni le galassie erano ricche di idrogeno ed elio — i due elementi più antichi e comuni nell’universo, prodotti nei primi tre minuti dopo il Big Bang – e con poco ossigeno, elemento che venne formato solo successivamente tramite i processi di fusione nucleare nel nucleo delle stelle, e disseminato da eventi come esplosioni di supernove. Infatti, la maggior parte di galassie povere di ossigeno sono osservabili solo ad enormi distanze da noi (guardando “indietro nel tempo”, a causa dell’espansione dell’universo), ed è estremamente raro osservare galassie attive – galassie con processi di formazione stellare – con bassi livelli di ossigeno nel nostro “vicinato galattico”, e dunque facilmente studiabili. continua ...

Su Marte non è tutto ghiaccio ciò che risuona

Il radar Marsis è dotato di un’antenna a dipolo di 40 metri. Marsis emette onde radio a bassa frequenza in grado di penetrare alcuni materiali geologici. Onde che vengono riflesse in presenza di variazioni di composizione o densità. L’immagine radar mostra una struttura nel Meridiani Planum sotto la superficie che riflette le onde (indicata dalle frecce orientate verso l’alto) e separata dalla zona di riflessione superficiale (indicata dalle frecce orientate verso il basso). La struttura sub superficiale è ritenuta essere la base di materiale alluvionale, situato un kilometro al di sotto della superficie. Crediti: ESA/NASA/JPL/KU/Smithsonian continua ...

La polvere galattica osservata ai raggi X

Le più spettacolari e terrificanti emissioni di energia che l’universo conosca: i gamma ray bursts (o Grb in breve). L’osservazione di questi oggetti, così luminosi da essere visibili anche provenendo da lontane galassie, ci permette di studiare e comprendere meccanismi fisici ad altissime energie. Ma non solo: un recente studio, tutto italiano, ha sfruttato le radiazioni nel campo dei raggi X provenienti da un Grb per distinguere le “silhouette” di nubi di polvere interstellare nella nostra galassia, ottenendo importanti informazioni riguardo alla posizione e alla densità di questi materiali diffusi. continua ...

Notte dei ricercatori 2017: tutta l’Inaf che c’è

Dal 25.09.2017 al 29.09.2017

Torna l’appuntamento con la Notte Europea dei Ricercatori, iniziativa promossa dalla Commissione Europea, che chiuderà il prossimo 29 settembre l’edizione 2017 della Settimana della Scienza. Seminari scientifici, mostre, laboratori, visite guidate si svolgeranno in tante delle sedi dell’Istituto Nazionale di Astrofisica sparse sul territorio Italiano, con l’obiettivo di divulgare la scienza al grande pubblico e rendere più familiare la figura del ricercatore e il mondo della ricerca. Da nord a sud gli appuntamenti sono tantissimi: continua ...

Enormi grotte di lava su Luna e Marte

Formazione di astronauti Esa in tunnel di lava terrestre a Lanzarote, durante il corso Pangea 2016. Crediti: Esa/L. Ricci

Due ricerche presentate al Congresso europeo di scienze planetarie (Epsc 2017) si sono occupate di tunnel di lava (lava tubes), grotte sotterranee create dall’attività vulcanica. Il primo studio ha mostrato come queste cavità – particolarmente interessanti come habitat protetti per l’esplorazione spaziale – su Marte e Luna possano raggiungere dimensioni molto più grandi rispetto alla Terra, presumibilmente a causa della minore gravità presente. continua ...

Specchi, specchi delle mie brame

I ricercatori dell’Università della California a Santa Cruz coinvolti nello studio (da sinistra: Andrew Phillips, Nobuhiko Kobayashi e David Fryauf)

A seguito di uno studio pilota del 2016 firmato da un team di scienziati dell’Università della California a Santa Cruz, guidati da Nobuhiko Kobayashi, è stata implementa la tecnica per realizzare rivestimenti protettivi su film riflettenti a base di argento (silver coating) per specchi astronomici di grandi dimensioni, con lo scopo di aumentare il tempo osservativo disponibile – preziosissimo per gli astronomi –   limitando le operazioni di manutenzione e quindi i costi necessari per il mantenimento del telescopio a un alto livello di efficienza. I grandi telescopi ottici in corso di implementazione come Tmt (Thirty Meter Telescope, 30 metri di diametro), Elt (Extremely Large Telescope, 39 m di diametro) e Cta (Cherenkov Telescope Array, più di 100 telescopi complessivi di diametro compreso tra 4 e 23 metri) necessitano di realizzare coperture riflettenti per centinaia o addirittura migliaia di metri quadati di specchi, che dovranno essere performanti e resistenti nel tempo. La tecnologia riguardante le coperture riflettenti degli specchi astronomici vive quindi un momento di particolare importanza, con molte attività di sviluppo in corso a livello internazionale ma anche in Italia. continua ...

Luna: trovato il sito dello schianto di Smart-1

Il sito d’impatto della sonda Smart-1. Le immagini sono state scattate dal Lunar Reconnaissance Orbiter. Crediti: P Stooke/B Foing et al 2017/ NASA/GSFC/Arizona State University

Sono passati 11 anni e qualche giorno dall’interruzione delle comunicazioni con la sonda europea Smart-1, partita per l’orbita lunare il 27 settembre 2003 dalla Guyana Francese. La missione dell’Esa è stata guidata allo schianto sulla Luna alla velocità di circa 2 chilometri al secondo. Finalmente gli “investigatori lunari” sono riusciti a rilevare la posizione esatta della carcassa di Smart-1 e lo hanno comunicato durante lo European Planetary Science Congress (EPSC) appena concluso a Riga (Lettonia). continua ...

Hubble e la costante della discordia

Uno dei risultati più spettacolari dell’astrofisica del secolo scorso è stata la scoperta dell’espansione dell’Universo. La conosciamo come legge di Hubble ma è la somma del lavoro di molti, primo fra tutti l’abate Lemaitre. Tuttavia fu Hubble a costruire il semplicissimo grafico dove riportava su un asse le distanze delle galassie e sull’altro le loro velocità. Era il 1929 e, con poche decine di galassie osservate in modo approssimativo, Hubble seppe intuire una profonda verità: le galassie sembravano allontanarsi con una velocità che è proporzionale alla distanza. Quelle più lontane si muovono con velocità sempre più grandi. In effetti, oggi sappiamo che è lo spazio che si espande e le galassie non possono fare altro che seguire questo moto universale.  Ad Einstein non piacque per niente e ci mise del tempo ad accettare questo fatto. continua ...