Ecco chi ha fatto scoppiare la coppia

Rappresentazione artistica del trasferimento di massa da una gigante rossa a una nana bianca, circondata da un disco di accrescimento. Crediti: NASA/ Justyn R. Maund (University of Cambridge).

È una gigante rossa la stella compagna che avrebbe rimpinzato di materia la stella principale – una nana bianca – a tal punto da farla esplodere, dando origine a un resto di supernova. La scoperta è stata effettuata da un team di ricercatori dell’Università di Washington che, utilizzando i dati ottenuti da telescopi da terra e dallo spazio, ha trovato tracce di idrogeno: proprio la “firma” di tale stella. continua ...

Venere con le meches

A sinistra le nubi inferiori di Venere osservate con la fotocamera Ir2 a bordo della sonda giapponese Akatsuki: le parti luminose mostrano dove la coltre di nuvole è più sottile. La struttura a strisce è stata evidenziata all’interno delle linee tratteggiate gialle. A destra la struttura di scala planetaria ricostruita dalle simulazioni di Afes-Venus: le parti luminose mostrano un forte flusso verso il basso. Crediti: Hiroki Kashimura et al., Nature Communications

A causa delle sue estreme condizioni, l’atmosfera del pianeta Venere è ancora parzialmente avvolta dal mistero. Nonostante le numerose similitudini (origine rocciosa, dimensioni e gravità), il secondo pianeta del Sistema solare e la Terra possono essere considerati agli antipodi, anche solo per due banali ma non di certo trascurabili fattori: temperatura e abitabilità. Venere è però al centro di numerosi studi volti alla comprensione dell’origine e del funzionamento della coltre di nubi che lo ricopre. Ricordiamo che non si tratta di simpatiche nuvolette di vapore acqueo, bensì fitti agglomerati di acido solforico che fanno arrivare la superficie a temperature infernali (anche 460 gradi centigradi). Un team di ricercatori giapponesi guidati da Hiroki Kashimura (della Kobe University) ha osservato la bizzarra struttura a “zebra” della parte bassa delle nuvole venusiane con la sonda Akatsuki e i risultati del loro studio sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications. continua ...

Ecco “the Cow”, il primo muggito del buco nero

La cupola di un telescopio ottico con le rappresentazioni di una stella di neutroni (sx) e un buco nero in accrescimento (dx). Crediti: D. Maturana & Noao / Aura / Nsf; Nasa / Penn State University / Casey Reed; Nasa Goddard Space Flight Center

È probabilmente nato “senza camicia” il corpo celeste super-compatto (un buco nero di massa stellare o una stella di neutroni fortemente magnetizzata) partorito dell’anomala esplosione, molto più luminosa e rapida di una normale supernova, vista comparire lo scorso giugno nella galassia nana Cgcg 137-068 a 200 milioni di anni luce dalla Terra, nella direzione della costellazione di Ercole. continua ...

Evoluzione di un buco nero

Copertina della rivista Nature dove è stato pubblicato lo studio sul buco nero di massa stellare, Maxi J1820 + 070. Crediti: Nature Publishing Group

Un team di astronomi guidato da Erin Kara, del Dipartimento di Astronomia dell’Università del Maryland, è riuscito a delineare l’ambiente che circonda un buco nero relativamente piccolo, di massa pari a circa dieci volte la massa del Sole. Lo studio, pubblicato su Nature, è stato presentato il ​​9 gennaio 2019 in una conferenza stampa tenutasi durante la 233a riunione dell’American Astronomical Society a Seattle, Washington. Le osservazioni presentate forniscono il quadro ad oggi più chiaro di come questi piccoli buchi neri consumino materia ed emettano energia. continua ...

Quel che resta delle Vele

Mosaico del Vela Supernova Remnant, Apod del 10 gennaio 2019. Crediti & Copyright: Robert Gendler, Roberto Colombari, Digitized Sky Survey (Poss II). Cliccare per ingrandire

Un’altra Apod con firma italiana. Il soggetto è una vecchia conoscenza, sia per noi sia per la giuria che sceglie quotidianamente le Astronomy Pictures of the Day (Apod, appunto) della Nasa: è la Nebulosa delle Vele, lo struggente resto di un’esplosione di supernova avvenuta circa 12mila anni fa a 800 anni luce da noi. E anche la “firma italiana” non è nuova a Robert Nemiroff e Jerry Bonnell – la coppia di editor, nonché creatori, del sito Apod. A comporre il mosaico che si è aggiudicato il titolo di immagine astronomica del giorno del 10 gennaio 2019 c’è infatti, insieme a Robert Gendler, un quarantenne originario di Cuneo che di Apod – nel suo palmares – ne ha quasi quanti i suoi anni: fra immagini prodotte e immagini processate, parliamo di 37 o 38 riconoscimenti. continua ...

Più Seti per tutti

Screenshot della lista delle ricerche effettuate nel Radio su Technosearch. Cliccare per ringrandire

La prima ricerca del Seti è stata quella di Frank Drake del 1960 con il progetto Ozma. Un esperimento che aveva come scopo la ricerca di segnali radio artificiali provenienti da pianeti extrasolari. Da quel primo esperimento a oggi sono passati 59 anni. Abbastanza affinché l’istituto che ricerca l’origine e la natura della vita nell’universo accumulasse un numero elevato tra lavori scientifici, partecipazioni a congressi e altri documenti prodotti in questi quasi 12 lustri di attività. La ricerca di questi documenti, fino a ieri, sarebbe stata quantomeno ardua. Ma adesso non più, finalmente sarà possibile soddisfare la curiosità di conoscere tutte le ricerche dell’istituto in maniera molto semplice. continua ...

Un quasar da record ai confini dell’universo

Il quasar J043947.08+163415.7 osservato dal telescopio spaziale Hubble di Nasa ed Esa. Le croci bianche indicano le posizioni delle immagini multiple del quasar prodotte dalla galassia (evidenziata dalla freccia) che ha prodotto l’effetto di lente gravitazionale. Crediti: Nasa, Esa, X. Fan (University of Arizona)

Con una luce emessa pari a 500 mila miliardi di volte maggiore di quella del nostro Sole, è il più brillante oggetto celeste mai osservato all’epoca in cui l’universo aveva meno di un miliardo di anni e le prime galassie si stavano formando. Il suo nome, o meglio la sua sigla, è J043947.08+163415.7. Si tratta di un quasar, ovvero il nucleo di una lontanissima galassia dove risiede un buco nero intento ad ingurgitare la materia ad esso circostante. A scoprire questo potentissimo “faro cosmico” è stato un team internazionale di ricercatori guidato da Xiaohui Fan dell’Università dell’Arizona a Tucson e a cui ha partecipato anche Marco Bonaglia, ricercatore dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) a Firenze, grazie alle riprese del Telescopio spaziale Hubble e a una serie di osservazioni con telescopi da Terra, tra cui il Large Binocular Telescope in Arizona, di cui l’Inaf è uno dei partner. continua ...

Netturno, la “terra di mezzo” dei giganti gassosi

Rappresentazione schematica del metodo di microlensing usato per rilevare “Netturno”. Crediti: Lco/D. Bennett (trad. it. di Media Inaf – cliccare per ingrandire)

Il nome ufficiale è impronunciabile: Ogle-2012-Blg-0950Lb. Chiamiamolo dunque per comodità “Netturnio” (presto vedrete perché): è un esopianeta del quale è stata ora determinata la massa da un gruppo di ricercatori capeggiato da Aparna Bhattacharya, prima autrice dell’articolo pubblicato sulla rivista The Astronomical Journal. Il pianeta, un gigante gassoso, è stato osservato per la prima volta utilizzando i telescopi per il rilevamento di microlenti Optical Gravitational Lensing Experiment (Ogle) e il Microlensing Observations in Astrophysics (Moa) mediante il metodo del microlesing (vedi schema qui a fianco). continua ...

Quando il buco nero si fa uno spuntino

Impressione artistica del gas caldo in orbita attorno a un buco nero che ruota rapidamente. Lo spot allungato rappresenta una regione nel disco che emette raggi X, che consente la determinazione della velocità con la quale il buco nero sta ruotando. Crediti: Nasa/Cxc/M. Weiss

Il 22 novembre 2014 gli astronomi ebbero la fortuna di osservare nel cielo notturno un evento molto raro: un buco nero supermassiccio, al centro di una galassia posta a circa 300 milioni di anni luce dalla Terra, che faceva a pezzi un’intrepida stella che si era trovata a transitare decisamente troppo vicino all’orizzonte degli eventi del buco nero. Il fenomeno, noto come evento di distruzione mareale o tidal disruption flare  (Tdf), è dovuto alla forza della marea indotta dal buco nero, talmente forte da riuscire a distruggere la stella, generando un’intensa attività nella banda X dello spettro elettromagnetico in prossimità del centro della galassia. continua ...

Il destino del Sole? Una palla di cristallo

Rappresentazione artistica del nucleo di una nana bianca che si sta cristallizzando. Crediti: University of Warwick/Mark Garlick

Il futuro della nostra stella è in una sfera di cristallo. O meglio: c’è una sfera di cristallo nel futuro del Sole. Letteralmente. Qui indovini e maghi non c’entrano, sta tutto scritto nel libro della Natura: nell’arco di una decina di miliardi di anni la nostra stella è infatti destinata diventare una nana bianca, e uno studio uscito oggi su Nature offre per la prima volta una prova diretta del fatto che il nucleo di questi oggetti celesti si solidifichi fino a formare una struttura cristallina di ossigeno e carbonio. continua ...

Lampi radio: a ripetersi sono in due

Il radiotelescopio Chime al Dominion Radio Astrophysical Observatory in British Columbia, Canada. Crediti: Chime Collaboration

Un team di scienziati canadesi e statunitensi ha trovato un lampo radio veloce (Frb, fast radio burst) che presenta ripetizioni del proprio segnale, il secondo finora individuato di questo genere. La scoperta, che porta a importanti considerazioni sulla natura di queste misteriose emissioni, è stata effettuata grazie al nuovo radiotelescopio canadese Chime (Canadian Hydrogen Intensity Mapping Experiment) ed è dettagliata in due articoli – entrambi a firma della Chime Frb Collaboration – in via di pubblicazione su Nature e presentati in anteprima al 233° meeting della American Astronomical Society in svolgimento a Seattle, Usa. continua ...

Cento ore di astronomia per tutti

Dal 09.01.2019 al 13.01.2019

Il logo Iau per i 100 anni dalla fondazione

L’Unione astronomica internazionale (Iau) compie 100 anni. Nel 1919 nasceva l’International Astronomical Union, un’organizzazione internazionale che unisce le società astronomiche del mondo la cui missione è promuovere l’astronomia in tutte le sue declinazioni: la ricerca, la comunicazione, la divulgazione e la didattica. In questi cento anni di attività, la Iau ha promosso collaborazioni internazionali tra realtà di ricerca di vari paesi, un aspetto fondamentale ai tempi d’oggi, in cui i progetti scientifici più ambiziosi non possono essere sostenuti da una sola comunità scientifica o da un singolo paese. Quindi Iau è stato sinonimo di confronto e collaborazione internazionale, ma anche di servizio alla comunità scientifica, come la gestione della catalogazione e nomenclatura di tutti i nuovi oggetti celesti scoperti grazie ai più avanzati progetti scientifici – si pensi alla scoperta e catalogazione degli esopianeti. continua ...

Dal Big Bang anche un universo di antimateria

Crediti: L. Boyle/Perimeter Institute for Theoretical Physics

Il nostro universo potrebbe avere una sua controparte nascosta, nata anch’essa con il Big Bang: un antiuniverso fatto di antimateria, e in cui il tempo scorre a ritroso. L’ipotesi potrebbe spiegare che fine abbia fatto l’antimateria sopravvissuta al contatto letale con la materia agli albori del cosmo, circa 14 miliardi di anni fa. È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista Physical Review Letters e condotto dai ricercatori dell’Istituto canadese Perimeter per la fisica teorica, coordinati da Neil Turok. continua ...

Tess fa tris, forse poker

L’ultimo esopianeta confermato fra quelli scoperti dal cacciatore di esopianeti Tess: Hd 21749b. Crediti: Nasa / Mit / Tess

“L’attesa è finita. È iniziata la ricerca dei pianeti extrasolari attorno a stelle vicine da parte del nuovo satellite della Nasa Tess”, scrivevamo su queste pagine nel luglio scorso riportando la notizia dell’inizio ufficiale delle operazioni scientifiche del cacciatore di esopianeti. Ora, a distanza di tre mesi dall’inizio delle osservazioni, dopo l’arrivo dei dati e la loro analisi, Tess ha scoperto un altro esopianeta: Hd 21749b. Diventano così tre quelli confermati – Pi Mensae c, Lhs 3884b e, appunto, Hd 21749b – e pare ce ne sia un quarto già in arrivo. Ma che caratteristiche hanno questi mondi alieni? continua ...

La Galassia Triangolo in posa per Hubble

La Galassia del Triangolo, o M33, è stata fotografata nuovamente dal telescopio Hubble usando l’Advanced Camera for Surveys. Con una dimensione impressionante di quasi 665 milioni di pixel, è la seconda immagine più grande mai pubblicata da Hubble. Crediti: Nasa, Esa e M. Durbin, J. Dalcanton e B. F. Williams (University of Washington)

La Galassia del Triangolo si trova a soli 3 milioni di anni luce dalla Terra ed è stata recentemente fotografata dal telescopio Hubble con l’Advanced Camera for Surveys. Il satellite di Nasa ed Esa ha catturato 665 milioni di pixel facendo di questa la seconda fotografia più grande mai scattata durante i suoi anni in orbita. Si tratta di un gigantesco mosaico composto da 54 immagini separate. continua ...