Fantasmi dal profondo cielo

Immagine artistica di un Gamma Ray Burst. Getti di materiale in movimento veloce vengono proiettati verso l’esterno attraverso un guscio sferico di materiale espulso dall’esplosione iniziale di una stella massiccia e il suo collasso in un buco nero. L’emissione del Grb avviene in due fasci con direzione opposta che spesso mancano la Terra, ma creano un bagliore radio temporaneo che può essere rilevato. Crediti: Bill Saxton, Nrao/Aui/Nsf

Confrontando i dati raccolti nel primo periodo di osservazioni della nuova survey del Karl G. Jansky Very Large Array (Vla), un sistema di radiotelescopi nel New Mexico, con quelli di precedenti rilevamenti, un gruppo di ricercatori ha notato un curioso cambiamento nel cielo radio, in una zona della costellazione del Boote. Un oggetto osservato per la prima volta nel 1993 e con un picco di luminosità l’anno successivo, ma apparso indebolito nel 2010 e appena visibile nel 2015, è infine diventato invisibile nel 2017, passando da una luminosità simile alle sorgenti radio più luminose dell’universo – quasar e nuclei galattici attivi – a una luminosità cinquanta volte più debole in circa ventitré anni. I ricercatori hanno così ricavato la storia di un fenomeno transiente che non ci si aspetterebbe di trovare nelle onde radio: un lampo gamma lungo. continua ...

Lst, 400 metri quadrati alle Canarie

Il prototipo del telescopio Lst-1 inaugurato oggi sulle Isole Canarie. Crediti: Daniel López / Iac

Il suo specchio parabolico da 23 metri di diametro è pronto per essere puntato al cielo, alla ricerca delle sorgenti cosmiche più energetiche che si conoscano, dagli oltre duemila metri di quota dell’Osservatorio del Roque de los Muchachos, sull’isola di La Palma, nell’arcipelago delle Canarie. Il suo nome è Lst-1 ed è il prototipo dei Large-Sized Telescope, ovvero i telescopi di “taglia grande” che costituiranno parte del futuro osservatorio Cta, il Cherenkov Telescope Array, l’ambiziosa infrastruttura di oltre cento telescopi da installare in Cile e alle Canarie che, una volta realizzata, sarà il più potente e sensibile osservatorio per i raggi gamma di origine cosmica mai costruito. Lst-1 è il primo dei quattro telescopi di queste dimensioni che saranno installati nel sito nord di Cta, ai quali si affiancheranno 15 telescopi Mst, ovvero quelli di medie dimensioni. Un altro gruppo di telescopi verrà installato nel sito sud di Cta, che sorgerà sulle Ande Cilene. Tra essi, ci saranno quelli di piccola taglia, gli Sst, il cui prototipo è stato inaugurato quattro anni fa sulla stazione osservativa di Serra La Nave sull’Etna, gestita dall’Osservatorio Astrofisico di Catania dell’Inaf. continua ...

Problemi al giroscopio: Hubble fa un riposino

Rappresentazione artistica del telescopio spaziale Nasa/Esa Hubble in orbita attorno alla Terra a circa 600 km di altezza. Crediti: Esa

Il telescopio spaziale più famoso del mondo è stato messo a riposo per qualche tempo, finché i tecnici non saranno in grado di risolvere un problema sorto nei giorni scorsi. Parliamo di Hubble di Nasa ed Esa, che dal 5 ottobre scorso è entrato in safe mode a causa dell’ennesimo guasto a uno dei giroscopi, necessari a mantenere il telescopio orientato con precisione verso un determinato punto di osservazione. Gli strumenti a bordo di Hubble sono, invece, tutti perfettamente funzionanti e gli scienziati non hanno nulla da temere: Hubble continuerà a fare scienza ancora per molto tempo.   continua ...

Camera con vita

Da sinistra: Ralph Pudritz (astrofisico), Maikel Rheinstadter (biofisico) e Yingfu Li (biochimico), i tre scienziati che hanno progettato il simulatore planetario. Crediti: Sarah Janes

Immaginate di trovarvi all’interno di un laboratorio e di voler rispondere a domande immense, quali: come si è formata la vita sulla Terra? E come potrebbe essersi originata altrove nell’universo? Come fare? Se anche voi avete pensato: costruendo un marchingegno infernale che simula le condizioni ambientali presenti sulla Terra primordiale, o su pianeti simili alla Terra, per esplorare come sono stati assemblati gli elementi costitutivi della vita, ci avete azzeccato. Anche se il marchingegno infernale non lo è, al contrario semmai, visto quello che vuole fare. È ciò che ha fatto un team multidisciplinare di tre ricercatori – Ralph Pudritz, Maikel Rheinstadter e Yingfu Li, rispetivamente un astrofisico, un biofisico e un biochimico – del McMaster Origins Institute della omonima università. I tre scienziati hanno progettato e sperimentato una rivoluzionaria tecnologia che potrebbe, per la prima volta, fornire prove sperimentali di come la vita si sia originata sulla Terra e come questa possa essere emersa altrove nell’Universo. continua ...

Alla Maker Faire con gli artigiani dell’astronomia

Dal 12.10.2018 al 14.10.2018

La mappa degli spazi della Maker Faire. Illustrazioni di Carola Ghilardi

Già solo a scorrere sul sito le fotografie delle passate edizioni si intuisce che sarà un appuntamento non convenzionale, allergico all’incasellamento, ribelle. A metà strada tra la convention e il motoraduno, tra futuro digitale e ingranaggi sporchi di grasso, dove si arriva con i mezzi e si riparte sognando di pilotare uno dei folli veicoli di Mad Max costruito con le proprie mani. È la Maker Faire Rome, il più grande evento europeo sull’innovazione, come recita la locandina. Un evento “family-friendly” ricco di invenzioni, creatività e inventiva. Una celebrazione della cultura e del movimento #makers. Un luogo dove maker e appassionati di ogni età e background si incontrano per presentare i propri progetti e condividere le proprie conoscenze e scoperte. continua ...

Fotografia del buco nero? Non prima del 2019

L’immagine illustra una simulazione numerica tridimensionale relativa al moto del gas magnetizzato che ruota attorno a Sagittarius A* emettendo onde radio in banda millimetrica, generata mediante il programma Raptor, sviluppato presso l’Università di Radboud. Si nota come viene piegata e assorbita la luce dal buco nero. Crediti: T. Bronzwaer, J. Davelaar, M. Moscibrodzka e H. Falcke/Radboud University

Lo scorso anno, dopo più di un decennio di preparazione, astronomi appartenenti a diversi istituti sparsi in America, Europa e Asia, hanno condotto osservazioni epocali con un gigantesco telescopio, virtualmente delle dimensioni della Terra, allo scopo di ottenere la prima immagine del buco nero al centro della Via Lattea, o almeno della sua ombra: stiamo parlando dell’Event Horizon Telescope (Eht). I primi risultati, attesi agli inizi del 2019, permetteranno, si spera, di verificare o meno le predizioni della relatività generale e di avere preziosi indizi sulle regioni più interne dei buchi neri supermassivi, sui processi di accrescimento e formazione dei getti relativistici e sulla dinamica del plasma in ambienti estremi. continua ...

Se una nana bruna incontra una nana bianca

Immagine ottenuta da Alma di CK Vulpeculae. Crediti: Credit: Alma (Eso/Naoj/Nrao)/S. P. S. Eyres

Nel 1670 fece la sua apparizione nel cielo notturno, in direzione della costellazione del Cigno, una stella che nessuno aveva mai visto. I primi a registrarne la presenza, rispettivamente il 20 di giugno e il 25 di luglio di quell’anno, furono gli astronomi Anthelme Voituret e Johannes Hevelius. Ed essendo una “stella” nuova di zecca, venne classificata come nova: l’effimero prodotto – ciò che gli astronomi chiamano evento transiente – della fusione di due stelle. continua ...

Proiettili di plasma scaldano la corona solare

Imagine a disco intero ripresa dal Solar Dynamics Observatory (Sdo/Aia) della Nasa l’8 Ottobre 2014 alle ore 14:22 Ut. Il riquadro in alto a destra mostra uno pseudo-shock osservato dalla missione Interface Region Imaging Spectrograph (Iris) della Nasa. Nel pannello in basso a destra la simulazione numerica multi-fluido di uno pseudo-shock mostra caratteristiche analoghe a quelle osservate

Come dei veri e propri proiettili, grumi di plasma vengono scagliati alla velocità di oltre 100 mila chilometri orari dalla fotosfera solare – ovvero il guscio della nostra stella dove emergono le macchie – e raggiungono lo strato più esterno dell’atmosfera del Sole, la corona, trasferendole così materia ed energia. In gergo tecnico questo fenomeno prende il nome di pseudo-shock: ad osservarlo per la prima volta, grazie alle riprese ad alta risoluzione dell’atmosfera solare realizzate dal telescopio spaziale Iris (Interface Region Imaging Spectrometer) della Nasa , è stato un gruppo internazionale di ricercatori guidato da Abhishek Kumar Srivastava dell’Indian Institute of Technology (Bhu), India e a cui ha partecipato anche Marco Stangalini dell’Istituto Nazionale di Astrofisica a Roma. continua ...

A caccia dell’attimo fuggente con Soxs

L’immagine mostra un disegno tecnico del futuro strumento Soxs. Crediti: Eso

Lo European Southern Observatory (Eso) ha firmato un accordo con un consorzio internazionale guidato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), per costruire e gestire lo spettrografo Son Of X-Shooter (Soxs). Attualmente Soxs sta ultimando la fase di progettazione e sta per entrare nella fase di costruzione vera e propria. Lo strumento verrà poi installato sul New Technology Telescope (Ntt) da 3,58 metri all’Osservatorio La Silla in Cile. Soxs è l’evoluzione dello spettrografo X-Shooter installato, invece, sul Very Large Telescope (Vlt), sempre dell’Eso. continua ...

Quando la tesi è stellare

Jocelyn Bell (prima da destra) era sabato scorso, 6 ottobre 2018, all’Inaf di Cagliari per un’intervista doppia – moderata dalla giornalista Silvia Bencivelli (seconda da sinistra) – dedicata alle pulsar insieme all’astrofisica dell’Inaf Marta Burgay (prima da sinistra). Fonte: pagina Facebook dell’Osservatorio astronomico dell’Inaf di Cagliari

Sono molti gli elementi che contribuiscono al successo di una ricerca. Si inizia con una buona dose di curiosità e immaginazione, si avanza con l’utilizzo delle tecnologie più avanzate, si prosegue con perseveranza e, con l’aiuto di un pizzico di fortuna, si arriva al risultato. In tutto questo ha ovviamente grande importanza il fattore umano, cioè la preparazione, la determinazione e l’entusiasmo di chi la ricerca la porta avanti giorno per giorno. È un compito che viene spesso assegnato agli studenti (maschi e femmine) durante la loro tesi di dottorato. Sono già formati dai corsi universitari e sono pronti a svolgere in modo autonomo la ricerca che viene proposta dal docente che sarà il loro punto di riferimento durante gli anni del dottorato. Si comincia con l’assegnare allo studente dei compiti ben precisi, ma poi, con il passare del tempo, e con l’aumentare dell’esperienza, è lo studente a decidere come procedere informando il professore con il quale si sviluppa un rapporto di collaborazione. Il dottorato termina con una tesi, ma, normalmente, prima sono stati pubblicati sulle riviste più quotate nei vari settori i risultati ottenuti che, in alcuni casi, hanno assunto rilevanza mondiale. continua ...

L’Inaf di Trieste a Barcolana 50

Dal 05.10.2018 al 10.10.2018

L’Inaf-Osservatorio Astronomico di Trieste sarà presente al Salone degli Incanti come partner istituzionale dell’evento Barcolana50, dall’8 al 12 ottobre, con laboratori didattici dedicati alle scuole di primo e secondo grado, nell’ambito del programma Barcolana Lab. Gli astronomi dell’Osservatorio, sull’onda del tema “Chi ama il Mare ama la Terra”, proporranno agli studenti un percorso alla scoperta del raro equilibrio necessario per ospitare la vita sul nostro e su altri pianeti: ecologia, astrobiologia, rifiuti spaziali e trasferimento tecnologico. Prenotazioni: lab@barcolana.it. continua ...

Squadra olimpica: destinazione Sri Lanka

Da sinistra: Agatino Rifatto, Andrea Labate, Giuseppe Messina, Vittoria Altomonte, Francesco Cerroni, Sofia Atzeni, Giuseppe Cutispoto. La squadra è stata ripresa all’aeroporto di Fiumicino poco prima della partenza alla volta di Abu Dhabi, per lo scalo tecnico alla volta di Colombo

Marco Polo la definì l’isola più bella del mondo. Ed in effetti, lo Sri Lanka, detto anche lacrima dell’India per la sua forma a goccia, rappresenta bene l’idea che abbiamo del paradiso terrestre. Una meravigliosa destinazione che a breve sarà sede delle XXIII Olimpiadi internazionali di astronomia, che si giocheranno più precisamente a Colombo, sua capitale politica e commerciale. E l’Italia c’è. continua ...

Mascot ha completato l’analisi di Ryugu

La superficie dell’asteroide Ryugu fotografata da pochi metri dal lander Mascot. Crediti: Dlr

Diciassette ore (una in più del previsto) dopo essere atterrato sull’asteroide Ryugu in quella che per noi era la prima mattina di mercoledì scorso 3 ottobre, il piccolo lander Mascot della missione giapponese Hayabusa 2 ha completato con successo il suo programma di esplorazione dello scabro corpo celeste.

Una giornata intensa, che a Mascot sono sembrate tre: tante quante le volte che il Sole è tramontato sull’orizzonte curvo dell’asteroide, il cui ciclo giorno/notte dura 7 ore e 36 minuti. E tanti quanti i salti che il lander – frutto della collaborazione tra l’agenzia spaziale tedesca Dlr e quella francese Cnes – ha compiuto per cambiare punto di osservazione della superficie. continua ...

Vesta, raccontaci l’infanzia del Sistema solare

Rappresentazione d’artista del Sistema solare nelle sue prime fasi di formazione.
Crediti: Nasa

Indagare le prime e meno note fasi della storia del Sistema solare, quando il giovane Sole era ancora avvolto dal disco di gas e polveri in cui i suoi pianeti hanno iniziato a formarsi, è una delle sfide più complesse della planetologia moderna. Non solo i corpi planetari formatisi in quel periodo e giunti fino a noi intatti sono pochi, ma la loro “memoria” degli antichi processi che hanno segnato la nascita del Sistema solare è stata in molti casi cancellata o comunque alterata dagli ambienti cui sono stati esposti o dagli eventi che hanno avuto luogo in seguito e ne hanno influenzato l’evoluzione. continua ...

La nuova casa mobile della Nasa per la Luna

Illustrazione di come potrebbe apparire il nuovo modulo lunare Nasa. Crediti: Lockheed Martin

Al Congresso internazionale di astronautica (Iac2018) in svolgimento a Brema, in Germania, la Lockheed Martin ha rivelato l’idea progettuale per il futuro modulo lunare, mostrando come tale navicella riutilizzabile si inserisca nel più ampio progetto Nasa del cosiddetto Gateway lunare, ovvero di una piccola stazione spaziale orbitante attorno al nostro satellite, che funga da punto d’attracco per missioni sulla medesima Luna ma anche verso Marte. continua ...