Catione idrogenonio, ora t’ho visto nascere

Via di formazione primaria dello ione idrogenonio H3+ a partire da metanolo (CH3OH) ed etanolo (CH3CH2OH) ionizzati sotto l’azione di forti impulsi laser. Crediti: Marcos Dantus et al, Nature Communications

Un team di ricercatori della Michigan State University ha cercato di  fare luce sui meccanismi chiave che portano alla produzione dello ione triidrogeno, H3+: una molecola fondamentale per l’evoluzione dell’universo così come lo conosciamo. l risultati della ricerca, effettuati utilizzando un laser ultra veloce al femtosecondo, sono pubblicati su Nature Communications. continua ...

Lente gravitazionale a forma di “croce latina”

Immagine a colori della lente gravitazionale “Croce di Einstein” ottenuta con il telescopio Hubble (con gli strumenti Advanced Camera for Surveys e Wide-Field Camera 3) di Nasa ed Esa nell’ambito del progetto Relics. L’oggetto si chiama J2211-0350 e si trova nell’ammasso di galassie Rxc J2211.7-0350. Crediti: Esa/Hubble & Nasa, Relics

Un gruppo di ricercatori guidati dall’Istituto nazionale di astrofisica ha scoperto una lente gravitazionale davvero particolare a forma di croce latina (o Einstein cross) di una galassia – distante circa a 18,5 miliardi di anni luce – di tipo Lyman break. Si tratta del secondo esempio noto di questo tipo, e viene chiamata così perché la sua immagine ci appare “clonata” quattro volte. La scoperta di questa nuova lente a forma di croce è stata riportata in uno studio pubblicato da Daniela Bettoni (Inaf di Padova) e colleghi su The Astrophysical Journal Letters. continua ...

C’è un pipistrello cosmico in volo su Orione

Nascosto in uno degli angoli più bui della costellazione di Orione, questo pipistrello cosmico sta diffondendo le sue velate ali nello spazio interstellare a duemila anni luce di distanza. È illuminato dalle giovani stelle nascoste nel suo nucleo – nonostante siano avvolte da nuvole opache di polvere, i loro raggi luminosi illuminano ancora la nebulosa. Troppo debole per essere percepito ad occhio nudo, Ngc 1788 rivela i suoi colori tenui al Very Large Telescope dell’Eso in questa immagine – la più dettagliata fino ad oggi. Crediti: Eso continua ...

Guarda come luccica la protostella dell’Ofiuco

Nello scenario proposto dagli autori dello studio, il brillamento ha avuto origine in una regione della stella posta alla base della colonna di gas che dal disco accresce sulla stella. Fonte: A&A 623, A67 (2019)

Le protostelle sono stelle con pochi milioni di anni di età, che stanno ancora attraversando una fase di accrescimento e contrazione gravitazionale e il cui nucleo non ha ancora raggiunto i valori di temperatura e pressione necessari per sostenere i processi termonucleari. Le più giovani tra queste stelle sono circondate da un disco protoplanetario di gas e polveri (protostelle di classe II) o anche dal residuo della nube protostellare da cui si sono formate (protostelle di classe I). Le protostelle sono generalmente sorgenti brillanti di raggi X, prodotti da un’attività magnetica molto più intensa di quella che caratterizza le stelle di sequenza principale come il Sole, e dalla regione dove il gas in accrescimento dal disco alla stella impatta sulla superficie della stella. Lo studio di questa emissione può quindi rivelare preziose informazioni sui processi che interessano la corona stellare di queste stelle, l’accrescimento di gas e le proprietà della regione interna del disco protoplanetario e come questa interagisce con la protostella. continua ...

Scoperti 83 quasar primordiali

Luce proveniente da uno dei quasar più lontani conosciuti, alimentato da un buco nero supermassiccio che si trova a 13.05 miliardi di anni luce dalla Terra. L’immagine è stata ottenuta dalla Hyper Suprime-Cam montata sul Subaru Telescope. Gli altri oggetti nel campo sono per lo più stelle nella nostra Via Lattea e galassie viste lungo la linea di vista. Crediti: Naoj

Un gruppo di astronomi ha scoperto 83 quasar lontanissimi, alimentati da buchi neri supermassicci (Smbh, acronimo di super massive black hole), in un’epoca nella quale l’universo aveva meno del 10 per cento della sua età attuale. Questo risultato è stato ottenuto utilizzando Hsc (Hyper Suprime-Cam), la camera ad ampio campo di vista montata sul Subaru Telescope. La scoperta ha portato a un aumento considerevole del numero di buchi neri conosciuti in quell’epoca e rivela, per la prima volta, quanto i Smbh siano comuni all’inizio della storia dell’universo. Inoltre, fornisce nuove informazioni sull’effetto dei buchi neri sullo stato fisico del gas nell’universo primordiale, nei suoi primi miliardi di anni. continua ...

Decadimento beta, discrepanza risolta

Sequenza di “decadimento beta meno” in un nucleo atomico (per semplicità è omesso l’antineutrino) e, nel riquadro in basso, per un neutrone libero. In entrambi i processi interviene anche un bosone virtuale W-, qui non mostrato. Crediti: Inductiveload / Wikimedia Commons

C’è voluta la forza bruta di uno tra i supercomputer più veloci del mondo, un Cray XK7 Titan. E hanno dovuto far ricorso alle singolari proprietà di un elemento della tavola periodica che gli stessi fisici definiscono “magico” – anzi, “doppiamente magico”: il raro isotopo 100 dello stagno, il cui nucleo è formato da 50 protoni e 50 neutroni. Ma alla fine ci sono riusciti: un interrogativo di fisica fondamentale che da mezzo secolo tormentava gli scienziati ha trovato risposta. Il problema riguarda uno fra i fenomeni più affascinanti della natura: il decadimento beta, un processo alla base della trasmutazione di un elemento in un altro. continua ...

Via Lattea, è evasa una stella

È un’interessante ricerca che chiama in causa stelle iperveloci, buchi neri supermassici presenti nel centro galattico e buchi neri di massa intermedia, quella condotta da un team di ricercatori dell’università del Michigan che, utilizzando i dati della missione Gaia dell’Esa e le osservazioni di uno dei due telescopi Magellano in Cile, ha ricostruito la traiettoria della stella massiccia iperveloce Lamost-Hvs1. La conclusione? Non è partita dal centro della nostra galassia – come si credeva in precedenza, pensando che potesse essere stata accelerata dal buco nero supermassiccio lì presente, Sagittarius A* – ma dal disco stellare. continua ...

L’ultimo sguardo di Opportunity

La scorsa primavera, nell’arco di 29 giorni, il rover Opportunity della Nasa ha ripreso il panorama a 360 gradi che vedete qui sotto da quella che sarebbe diventata la sua ultima dimora, nella Perseverance Valley. Situata sul versante interno del bordo occidentale del cratere Endurance, la Perseverance Valley è un sistema di depressioni poco profonde che scendono verso est per una lunghezza di due campi da calcio, dalla cresta del bordo del cratere fino alla sua zona pianeggiante.

Questa immagine è una versione ritagliata dell’ultimo panorama a 360 gradi scattato dal Pancam del rover Opportunity, dal 13 maggio al 10 giugno 2018. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Cornell/Asu continua ...

Invertire la freccia del tempo? Con i qubit si può

Illustrazione dell’inversione del tempo: la sabbia torna nella parte superiore della clessidra. Crediti: @tsarcyanide/Mipt Press Office

Se il vostro sogno segreto è di violare il secondo principio della termodinamica, vagheggiando la macchina dal moto perpetuo o, più prosaicamente, sperando che la vostra stanza si riordini da sola, siete in buona compagnia.

Esistono, infatti, tutta una serie di ricerche che cercano di verificare se ciò che a livello macroscopico probabilmente non vedremo mai accadere possa essere invece sperimentato a livello atomico, laddove regnano le leggi contro-intuitive della fisica quantistica. continua ...

Lo strano caso di Koi 4, primo pianeta di Kepler

Rappresentazione artistica del sistema Kepler-1658, con il pianeta in primo piano e la stella sul fondo. rediti: Gabriel Perez Diaz / Instituto de Astrofísica de Canarias

Le prime impressioni contano. Così è stato, almeno per Koi 4 (dove Koi sta per Kepler Object of Interest), candidato esopianeta che dopo dieci anni ha finalmente confermato i sospetti e ha potuto cambiare nome in Kepler-1658 b. Lo studio che ne ha decretato l’abilitazione – tramite la rianalisi dei dati esistenti – è stato condotto dalla ricercatrice Ashley Chontos della University of Hawaii, ed è stato simpaticamente intitolato “Lo strano caso di Koi 4: Confermata la prima rivelazione di un esopianeta da parte di Kepler. continua ...

Cheops è pronto al lancio

Cheops in camera pulita. Crediti: Esa/S. Corvaja

Il Dna intellettuale di un progetto spaziale è racchiuso nei numerosi documenti che definiscono ciò che è richiesto alla missione per raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi, che si traducono in una fitta gerarchia di requisiti scientifici e ingegneristici che governano i sistemi e i sottosistemi del satellite. Alla fine, il satellite può essere dichiarato pronto per il lancio solo quando è conforme a centinaia di requisiti e la conformità viene verificata mediante moltissimi test. continua ...

Nasce lo Ska Observatory

12.03.2019

Si è tenuta oggi a Roma, presso il Salone dei Ministri del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, la firma del Trattato internazionale che istituisce lo Ska Observatory (Skao), l’organizzazione intergovernativa (Igo) per la supervisione della costruzione del più grande radiotelescopio del mondo. Skao si appresta così a diventare la seconda organizzazione intergovernativa dedicata all’astronomia nel mondo, dopo l’European Southern Observatory (Eso). continua ...

Luna, c’è traffico d’acqua nelle ore di punta

Ecco come Lamp e gli altri strumenti a bordo di Lro vedono la Luna. In questa immagine, il polo sud. Crediti: Nasa/Lro

Un recente studio pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters mostra che le molecole d’acqua, distribuite sullo strato più superficiale della Luna e solitamente aggregate a grani di polvere, intorno al mezzogiorno lunare (quando sulla superficie la temperatura raggiunge il suo massimo) migrano verso zone circostanti più fresche in modo da conservare la loro stabilità chimica. continua ...

Tempesta solare record 2610 anni fa

Carote di ghiaccio come questa sono state estratte in Groenlandia fino a tre chilometri di profondità e analizzate dal gruppo di ricerca dell’Università di Lund e colleghi. Crediti: Antje Fitzner / “North Greenland Eemian Ice Drilling”

Il nostro pianeta è costantemente bombardato dai cosiddetti raggi cosmici, particelle energetiche provenienti dallo spazio. Ma a volte questo flusso di particelle risulta particolarmente forte: quando imperversa una tempesta solare.

Quando sono dirette verso la Terra, tali particelle vengono incanalate dal campo magnetico terrestre verso le aree polari, dove generalmente danno luogo al fenomeno spettacolare delle aurore polari ma, in alcuni casi, possono rappresentare un rischio per i sistemi satellitari di comunicazione, per il volo aereo alle latitudini più alte e per le reti elettriche. Due esempi notevoli di interruzione della distribuzione di energia elettrica a causa di tempeste solari hanno avuto luogo nel 1989 in Quebec, Canada, e nel 2003 a Malmö, in Svezia. continua ...

Di due galassie una

Quella che vedete sotto è una splendida foto dai colori vivaci – blu rubino, bianco intenso e sfumature ambrate – scattata nel visibile e nell’ultravioletto dalla Wide Field Camera 3 del Telescopio spaziale Hubble. A guardarla bene sembrerebbe una galassia. Eppure non possiede nessuna delle forme principali riconosciute per la classificazione secondo la “sequenza di Hubble“: non è ellittica, non è lenticolare, non è a spirale. E non è nemmeno a spirale barrata o a spirale intermedia. Ma cos’è, dunque, quella ritratta nella foto?  continua ...