Eclissi: una app per la scienza

Crediti: Justin Ng.

Se avete la fortuna di trovarvi negli Stati Uniti in vacanza, non perdetevi l’eclissi solare del 21 agosto: assisterete a un evento eccezionale e potreste essere testimoni del più grande esperimento di citizen science mai messo in piedi dall’uomo.

Disponibile per Android e iPhone, ecco arrivare la app per fotografare l’eclissi 2017. Ma se pensate si tratti dell’ennesimo tool nerd per il vostro smartphone, ebbene vi sbagliate di grosso. È un ambizioso progetto di scienza dal basso, frutto di una collaborazione fra l’Università della California – Berkeley e Google, che darà vita a un imponente archivio fotografico con libero accesso a scienziati e astrofisici che fremono per studiare da vicino la corona solare della stella al centro del sistema planetario che abitiamo. continua ...

A ottobre arriva l’asteroide 2012 TC4

L’asteroide 2012 TC4, evidenziato dal circoletto blu. Crediti: Eso / Esa Neocc / O. Hainaut (Eso), M. Micheli (Esa) e D. Koschny (Esa)

Le stelle cadenti non vi saziano? Alla nouvelle cuisine delle Perseidi preferireste un piatto più “corposo”, a costo di rinunciare a quella delizia per gli occhi che ci attende in queste sere d’estate? E allora: che ne dite d’un vero asteroide? Quello che propone il menù si chiama 2012 TC4, ha un diametro stimato – a oggi – fra i 15 e i 30 metri, e si accinge a transitare a 44mila km sopra le nostre teste il prossimo 12 ottobre. continua ...

È inflazione di buchi neri, anche di taglie forti

Gli autori dello studio. Da sinistra: James Bullock, Manoj Kaplinghat e Oliver Elbert. Crediti: Steven Zylius / Uci

«Con questa ricerca dimostriamo che ci sono più di 100 milioni di buchi neri nella nostra galassia», esordisce James Bullock dell’Università della California – Irvine (Uci), fra gli autori di uno studio pubblicato sull’ultimo numero di Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. La ricerca che ha portato a questo risultato, un vero e proprio censimento celeste, ha avuto inizio più di un anno e mezzo fa, poco dopo la notizia della rivelazione, da parte degli interferometri Ligo, di increspature nel continuum spazio-temporale create dalla collisione fra due buchi neri lontanissimi, ognuno dei quali di dimensioni attorno alle 30 masse solari. continua ...

Quella treccia di plasma fra i lobi del cuore

Immagine ottenuta con il telescopio a barra equatoriale dell’Osservatorio astrofisico dell’Inaf di Catania il 13 aprile 2016, relativa al passaggio al meridiano della regione attiva (ingrandita nel dettaglio). Crediti: S. Guglielmino / Inaf Catania

Già la macchia aveva fatto scalpore: era a forma di cuore. Ma a renderla unica è proprio ciò che le conferiva quella forma: il lungo “baffo” di plasma – più precisamente, un flux rope, un filamento d’estensione superiore al diametro della Terra – che divideva i “lobi” del “cuore” mostra infatti caratteristiche fisiche mai osservate prima. Ad accorgersene, avvalendosi dei dati del Solar Dynamics Observatory (Sdo) della Nasa e delle immagini in H-alpha raccolte con la barra equatoriale dell’Osservatorio astrofisico dell’Inaf di Catania, un team di ricercatori formato da Salvo Guglielmino e Francesca Zuccarello dell’Università di Catania e da Paolo Romano dell’Inaf di Catania. continua ...

I MIEI AMICI ASTEROIDI (0): Come tutto ebbe inizio…

Questo articolo dà il via al progetto di creare una pagina di approfondimento dedicata ai “miei” asteroidi, amici sinceri che mi hanno accompagnato durante tutta la mia carriera professionale. Sarà, pertanto, seguito da articoli già pubblicati sia in questo che nel vecchio sito, che verranno, infine raggruppati in modo che rimangano sempre in evidenza anziché dispersi nei meandri del Circolo e del web.

L’articolo I MIEI AMICI ASTEROIDI (0): Come tutto ebbe inizio… proviene da L'Infinito Teatro del Cosmo. continua ...

Magnetismo lunare: una storia da riscrivere

La roccia studiata da Sonia Tikoo e il suo team. Il frammento è composto da basalto e legato assieme da composti vitrei, creati dopo l’impatto di qualche asteroide. Il cubo nero in basso a destra (per scala) è di un centimetro. Crediti: Rutgers University

Lo spazio è un luogo pericoloso, e un forte campo magnetico offre una protezione indispensabile dalle radiazioni e dai venti solari che colpiscono tutti i corpi celesti in prossimità di una stella. La mancanza di un campo magnetico, ad esempio, può rendere impossibile la presenza di acqua sulla superficie di un pianeta, pregiudicandone la sua abitabilità. Per questo motivo, lo studio dell’origine e dell’evoluzione dei campi magnetici è di grade importanza, incluso quello del corpo celeste a noi più vicino: la Luna. continua ...

Codici a barre negli anelli di Saturno

Ecco l’immagine scelta dalla Nasa come Astronomy Picture of the Day di martedì 8 agosto 2017. Crediti: NASA / JPL / SSI / Emily Lakdawalla.

La missione Cassini sta scrivendo l’ultimo capitolo della sua incredibile storia e continua a regalarci immagini mozzafiato da Saturno e dintorni. In orbita attorno al Signore degli anelli dal lontano luglio 2004, la sonda Nasa ha infilato la sua traiettoria finale nello spazio vuoto tra gli anelli e l’atmosfera del pianeta (una fenditura di circa 2.400 km di larghezza) continuando a raccogliere dati e immagini. Ed eccoci qui, 13 anni, ancora una volta a bocca aperta di fronte a questo affascinante scatto che svela la struttura fine degli anelli intorno al gigante gassoso. continua ...

Relatività generale attorno al buco nero centrale

Rappresentazione artistica delle orbite delle stelle vicino al centro galattico. Crediti: Eso/M. Parsa/L. Calçada

Al centro della Via Lattea, a circa 26mila anni luce dalla Terra, si trova il buco nero supermassiccio più vicino a noi, con una massa pari a quattro milioni di volte quella del Sole. Questo oggetto mostruoso è circondato da un piccolo gruppo di stelle in orbita ad alta velocità nel campo gravitazionale elevatissimo del buco nero. È un ambiente perfetto in cui verificare la fisica della gravitazione e in particolare la teoria della relatività generale di Einstein. continua ...

Baby boom stellare nei quasar ultra luminosi

Parte del team di ricercatori che ha realizzato lo studio. Da sx: Enrico Piconcelli (ricercatore Inaf –  Osservatorio astronomico di Roma), Angela Bongiorno (ricercatrice Inaf Oar), Federica Duras (dottoranda Inaf Oar), Manuela Bischetti (dottoranda Inaf Oar e Sapienza), Giustina Vietri (dottoranda Inaf Oar e Tor Vergata) e Luca Zappacosta (postdoc Inaf Oar)

In uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica di Roma Angela Bongiorno, Enrico PiconcelliFabrizio Fiore e da diversi studenti di dottorato e post-doc, con la collaborazione di colleghi dell’Inaf di Firenze, Trieste e Bologna, sono stati osservati sedici tra i quasar più luminosi che si conoscano: la radiazione emessa da queste remote galassie è centinaia di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di volte quella del nostro Sole ed è prodotta dai buchi neri supermassicci che risiedono al loro centro. continua ...

CubeSat a zero emissioni

Katherine Fowee e Anthony Cofer della Purdue University al lavoro su un nuovo sistema di micropropulsione per CubeSat. Crediti: Purdue University photo/Erin Easterling

È proprio vapore acqueo quello utilizzato dai ricercatori della School of Aeronautics and Astronautics, alla Purdue University (Stati Uniti), per la propulsione di piccoli satelliti – i cosiddetti CubeSat – al fine di garantirne le manovre in volo. L’innovativo sistema, per il quale è già stata depositata la richiesta di brevetto, nasce dalla progettazione di un minuscolo ugello che trasforma le molecole di vapore acqueo in propulsore. continua ...