Con la “Z Machine” a un passo dal buco nero

Guillaume Loisel, primo autore dello studio pubblicato su Physical Review Letters, accanto alla ”Z machine” dei Sandia National Laboratories. Crediti: Randy Montoya

Ricreare in laboratorio veri e propri buchi neri è – almeno per ora – al di fuori della nostra portata, ma ai Sandia Labs di Albuquerque, New Mexico, ci son andati molto vicini: hanno riprodotto le condizioni fisiche presenti nei dischi di accrescimento che li circondano. Un’impresa complicata, che ha impegnato i ricercatori per oltre cinque anni, ma con un esito tutt’altro che scontato: i risultati dell’esperimento, pubblicati questo mese su Physical Review Letters, mettono in discussione alcune fra le teorie più condivise su ciò che avviene in questi dischi di materia. continua ...

InSight, il lancio del lander si avvicina

Il lander InSight studierà l’interno del pianeta Marte. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Si chiama InSIght (Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport) il lander della Nasa che partirà il 5 maggio 2018 per studiare l’interno di Marte. Proprio come la missione europea ExoMars (la cui seconda parte è prevista per il 2020), InSight utilizzerà degli strumenti di ultima generazione per esaminare il sottosuolo marziano, analizzando attività sismica e geodesia e raccogliendo importanti indizi sull’evoluzione dei pianeti rocciosi del Sistema solare. La missione doveva essere lanciata a marzo 2016, ma problemi tecnici hanno portato a una battuta di arresto. I test degli ultimi mesi sembrano però aver dato nuovo sprint alla missione e il lancio dalla Vandenberg Air Force Base in California è stato confermato. continua ...

La natura enigmatica dei Fast Radio Bursts

Percorrendo i 6 miliardi di anni luce che lo separano da noi, l’impulso è stato disperso dal materiale presente tra le galassie, con l’effetto di rallentare maggiormente le frequenze più basse rispetto a quelle superiori. Fonte: E. F. Keane et al. 2016

I lampi radio veloci (altresì detti fast radio bursts e catalogati col loro acronimo Frb) sono impulsi radio molto brevi (millesimi di secondo o anche meno) e altamente dispersi. Il fenomeno della dispersione (vedi grafico a fianco) è osservato da oltre cinquant’anni dagli studiosi delle pulsar: per ogni data direzione in cielo, maggiore è la dispersione, più lontana è la sorgente degli impulsi. Nel caso degli Frb, la dispersione è molto superiore a quella massima che può essere imputata alla materia ionizzata presente all’interno della nostra galassia. Donde l’ipotesi che gli oggetti cosmici che generano gli Frb siano collocati ben al di là dei bordi della Via Lattea, a distanze che si misurano in miliardi di anni luce. continua ...

A spasso per Venere con il rover steampunk

Una rappresentazione artistica di Aree: è possibile distinguere il corpo meccanico centrale, i grandi cingoli per la locomozione e i dischi per la trasmissione di messaggi morse. (Crediti: Nasa/Jpl-Caltech)

Venere è il pianeta più inospitale del nostro Sistema solare. L’effetto serra prodotto dalla sua atmosfera e la sua maggiore prossimità al Sole (rispetto alla Terra) rendono la sua superficie un inferno con temperature medie di 460 gradi: più che sufficienti per fondere il piombo. Insieme a una pressione atmosferica capace di schiacciare un sottomarino, forti venti e dense nubi di acido solforico che lo avvolgono, questo ha da sempre creato problemi per la sua esplorazione: le delicate componenti elettroniche necessarie per la raccolta e la trasmissione dei dati non possono resistere più di pochi minuti a queste condizioni ambientali. Venere riduce le sonde in cenere. continua ...

Viviamo in un universo magnetico

La schiera di radiotelescopi Very Large Array con cui è stata effettuata l’osservazione. Crediti: Nrao/Aui; Bob Tetro

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, si accese un campo magnetico che probabilmente ancora oggi aleggia immutato… Così potremmo sintetizzare la storia scientifica contenuta in un articolo appena pubblicato su Nature Astronomy, in cui un gruppo internazionale di ricercatori racconta di come abbia osservato il campo magnetico di una galassia a 5 miliardi di anni luce dalla Terra, la più distante in cui si sia mai rilevato un campo magnetico coerente. continua ...

Sette sorelle, e pure variabili

L’ammasso delle Pleiadi in tutto il suo splendore. L’immagine è ottenuta da una combinazione di riprese provenienti dal catalogo Dss2 (Digitized Sky Survey-2). Crediti: Davide De Martin & the Esa/Eso/Nasa Photoshop Fits Liberator

Nella mitologia greca erano ninfe delle montagne figlie di Atlante e Pleione, sette sorelle incastonate in altrettanti astri, a comporre il suggestivo ammasso stellare delle Pleaidi, che fa bella mostra di sé nei cieli serali dell’autunno e dell’inverno dell’emisfero boreale. Grazie alle osservazioni con i più potenti telescopi a nostra disposizione, sappiamo che quel gruppo è molto più numeroso, supera infatti le mille stelle e si trova a più di quattrocento anni luce da noi. continua ...