Scavando a braccio: Curiosity torna a trapanare

Immagine presa dalla Mast Camera (Mastcam) di Curiosity il giorno marziano Sol 2057. Crediti: Nasa / Jpl-Caltech / Msss

Quando tutto scorre secondo il programma, si fa presto a dire “lo facciamo fare al robot”. Ma è nell’istante in cui il lancio dei dadi della vita reale ti manda sulla casella sbagliata – quando ti costringe a pescare la carta dal mazzo degli imprevisti – che la distanza fra l’infallibile ma rigida macchina da una parte, e dall’altra noi, esseri imperfetti ma elastici fino alla più imbarazzante delle contraddizioni, si fa sentire. Prendete Curiosity, il nostro esploratore marziano: un capolavoro d’ingegneria. Va lento, d’accordo, su quelle sue sei ruote. Ma si muove a cento milioni di km dalla Terra – su un pianeta inospitale, senza strade né Gps – prendendo in autonomia decisioni da far impallidire la driverless più ardita. Tipo polverizzare sassi qua e là con il suo raggio laser senza chiedere niente a nessuno. Ma basta il più banale dei contrattempi e un’importante parte della missione rischia di venir sacrificata. continua ...

Viste le galassie “buie”

Crediti: Eso, Digitized Sky Survey 2 e S. Cantalupo, Ucsc

Osservate le galassie “buie”, formate quando l’universo era ancora molto giovane e le stelle erano ancora rare. Il risultato, importante per capire come il gas interstellare ha fatto “accendere” le prime stelle, è pubblicato sull’Astrophysical Journal e si deve agli astrofisici italiani Raffaella Anna Marino e Sebastiano Cantalupo, che lavorano nel Politecnico di Zurigo.

Dopo avere osservato 200 oggetti cosmici, i ricercatori sono riusciti a vedere ben dieci galassie primitive e povere di stelle, illuminate dalla luce emessa da alcuni quasar, ossia da nuclei galattici attivi molto luminosi distanti miliardi di anni luce dalla Terra. Trovarle è stato possibile grazie allo strumento Muse (Multi Unit Spectroscopic Explorer), del Very Large Telescope (Vlt) dell’Eso. continua ...

Rosetta svela l’alba dei getti

Lontano dal Sole, le comete sono gelidi corpi senza vita. Quando si avvicinano al Sistema solare interno, il calore del Sole fa sublimare gli strati di ghiaccio più esterni, trascinando sulla superficie particelle di polvere. In questo modo si forma la chioma, un mantello di gas e polvere. Già nelle immagini delle missioni cometarie precedenti a Rosetta, come la sonda Giotto che visitò la cometa di Halley nel 1986, era evidente come all’interno della chioma fossero visibili getti distinti di gas e polvere. Tali getti si estendono per svariati chilometri nello spazio. Per gli scienziati, questi getti sono la chiave per comprendere l’attività cometaria e le domande che si pongono sono molteplici: quando e dove si verificano? Quali processi superficiali sono coinvolti? Cosa rivelano della natura e della composizione della cometa? continua ...

La pulsar sotto la lente

Rappresentazione artistica della pulsar Psr B1957+20 (in secondo piano) avvolta nella nuvola di gas della nana bruna (in primo piano). Crediti: Mark A. Garlick; Dunlap Institute for Astronomy & Astrophysics, University of Toronto

Due regioni di spazio a 6500 anni luce dalla Terra, separate l’una dall’altra da appena 20 chilometri, sono state osservate da un gruppo di astronomi canadesi dell’università di Toronto e del Perimeter Institute con una risoluzione senza precedenti: per fare un paragone, è come essere stati in grado di distinguere con un telescopio qui sulla Terra una pulce sulla superficie di Plutone. Un’osservazione straordinaria, condotta sui dati raccolti con il radiotelescopio di Arecibo prima che venisse danneggiato dall’uragano Maria e resa possibile dalla rara configurazione geometrica, e dalle particolari caratteristiche, d’una coppia di stelle in orbita l’una attorno all’altra: una pulsar (una stella di neutroni in rapida rotazione su sé stessa) e una nana bruna (una stella fredda di piccola massa) con una scia di gas, un po’ come la coda d’una cometa. continua ...

Zot, un alieno nelle viscere del Gran Sasso

Un imprevisto spazio-temporale ha catapultato l’alieno Zot nei Laboratori del Gran Sasso (Lngs) dell’Infn. Solo la conoscenza della fisica lo aiuterà a tornare a casa. È questa la sfida del primo videogioco ambientato nei veri laboratori sotterranei di fisica delle astroparticelle più grandi del mondo: i Laboratori nazionali del Gran Sasso dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, dove si realizzano ricerche di punta in fisica.

Gran Sasso Videogame, premiato come miglior progetto per la categoria Capitale umano ed educazione al “Premio PA sostenibile 100 progetti per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030”, è uno strumento di orientamento attivo nato per avvicinare gli studenti alle frontiere della fisica e alle possibilità offerte dalle carriere scientifiche ed è rivolto ai ragazzi tra i 14 e i 19 anni e ai loro insegnanti. Il videogioco sarà accessibile gratuitamente dal 27 maggio, giorno in cui sarà presentato al pubblico in un evento di lancio durante l’Open Day dei laboratori nazionali del Gran Sasso. continua ...

Sinapsi degli astronauti? Le salvo con un reboot

Susanna Rosi, la neuroscienziata alla guida del laboratorio dell’Università di San Francisco che ha compiuto l’esperimento sulla molecola Plx56622

«Sono nata a Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo, da una umile famiglia di contadini», racconta a Media Inaf Susanna Rosi, neuroscienziata alla guida di un laboratorio di punta della Ucsf, l’università della California a San Francisco. Ci tiene a ricordare le sue origini, e in effetti nessuno meglio di lei sa quanto la memoria sia importante. Dagli studi universitari in farmacologia a Firenze, sotto la supervisione di Giancarlo Pepeu, fino al suo ultimo articolo appena pubblicato su Scientific Reports, il cuore dell’attività di ricerca di Rosi ruota proprio attorno a questo: come salvare la memoria. La nostra memoria personale, quella che ci rende gli individui che siamo. Una risorsa inestimabile messa a repentaglio dalle minacce più svariate, dalle malattie neurodegenerative a certe terapie antitumorali, fino alla radiazione cosmica alla quale sono sottoposti gli astronauti nello spazio profondo. continua ...

Sorgente X scoperta da sei liceali di Saronno

Le ragazze e i ragazzi del Liceo Scientifico G.B. Grassi di Saronno che hanno contribuito alla scoperta. Nella foto: Razvan Patrolea, Lorenzo Apollonio, Elena Pecchini, Cinzia Torrente, Bartolomeo Bottazzi-Baldi e Martino Giobbio

Giovani scienziati crescono, anche grazie al progetto Alternanza scuola-lavoro, e realizzano scoperte di livello internazionale. È il caso di sei studentesse e studenti del Liceo scientifico G.B. Grassi di Saronno, Razvan Patrolea, Lorenzo Apollonio, Elena Pecchini, Cinzia Torrente, Bartolomeo Bottazzi-Baldi e Martino Giobbio, che hanno partecipato a un percorso di Alternanza scuola-lavoro presso l’Inaf, individuando una sorgente variabile di raggi X dal comportamento inatteso. Affiancati da Andrea De Luca e Ruben Salvaterra (ricercatori dell’Inaf presso l’Istituto di astrofisica spaziale e fisica cosmica di Milano), dal 4 al 15 settembre del 2017 i liceali hanno partecipato alle attività di ricerca scientifica del progetto Extras (Exploring the X-ray Transient and variable Sky), e il loro prezioso contributo ha dato così il via a una serie di indagini che si concretizzeranno nella pubblicazione sulla rivista specializzata Astronomy & Astrophysics di un articolo che descrive la scoperta. continua ...

Una vita da neutrino, dal Cern al Gran Sasso

L’esperimento Opera nei Laboratori nazionali del Gran Sasso. Crediti: Infn

La collaborazione internazionale dell’esperimento Opera (Oscillation Project with Emulsion-tRacking Apparatus) ha presentato oggi, martedì 22 maggio, nel corso di un seminario ai Laboratori nazionali del Gran Sasso (Lngs) dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), e in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Physical Review Letters, i risultati finali dei suoi 5 anni di osservazione dei neutrini prodotti con il progetto Cngs (Cern Neutrinos to Gran Sasso), un fascio di neutrini muonici. Cngs è stato realizzato per verificare il fenomeno della trasformazione dei neutrini muonici, misurando con il rivelatore Opera l’apparizione di neutrini tau, dopo il loro viaggio dal Cern ai laboratori sotterranei del Gran Sasso. Nei suoi risultati finali Opera riporta un totale di 10 eventi indicativi della trasformazione dei neutrini da muonici in tau. Questo risultato dimostra in modo diretto e inequivocabile che i neutrini muonici oscillano in neutrini tau. Esistono, infatti, tre tipi di neutrini, muonico, elettronico e tau: la loro trasformazione è un processo noto come “oscillazione”, la cui scoperta è stata insignita del Premio Nobel per la fisica nel 2015. continua ...

La Cina è partita per la Luna

Il lancio del satellite cinese Queqiao dalla base Xichang, nel sud della Cina. Crediti: Radboud Radio Lab

All’alba cinese di lunedì 21 maggio, lo strumento Ncle (Netherlands Chinese Low-Frequency Explorer) è stato lanciato a bordo del satellite cinese Queqiao dalla base Xichang, nel sud della Cina, diretto verso il lato nascosto della Luna. È il primo strumento scientifico olandese che abbia mai viaggiato in una missione spaziale cinese e apre un nuovo capitolo nella radioastronomia. Il lancio del satellite rappresenta il punto di partenza della missione Chang’e-4, la missione cinese di esplorazione lunare che verrà lanciata prossimamente e che atterrerà sulla faccia nascosta della Luna. Il satellite cinese appena partito è necessario, nell’ambito della missione, per le comunicazioni con la Terra. continua ...

Un milione di nomi in viaggio verso il Sole

Rappresentazione artistica del Parker Solar Probe. Crediti: Jhu/Apl

Il lancio è previsto per il 31 luglio di quest’anno e la sonda Parker Solar Probe della Nasa promette già di raccontarci in 7 anni il Sole come nessun’altra missione prima. L’obiettivo è quello di “toccare il Sole” (questo il motto degli ingegneri che la stanno costruendo): la sonda studierà lo strato esterno dell’atmosfera solare (la corona) da una distanza di quasi 6 milioni di chilometri dalla fotosfera della nostra stella. La Parker Solar Probe ha già a bordo un dettaglio speciale: una piccola memory card con i nomi di tutti i partecipanti al concorso Vip Pass “Manda il nome sul Sole”. continua ...

Catturato asteroide interstellare

Queste sono le immagini del 2015 di BZ509, ottenute presso il Large Binocular Telescope Observatory, che hanno permesso di stabilire la sua natura retrograda. Le stelle luminose e l’asteroide (cerchiato in giallo) appaiono nere su un cielo bianco poiché l’immagine è negativa. Crediti: C. Veillet / Large Binocular Telescope Observatory

Un recentissimo studio pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society: Letters, ha scoperto il primo “immigrato” trasferitosi permanentemente nel nostro Sistema Solare dall’alba dei tempi. L’asteroide, che attualmente si trova nell’orbita di Giove, è il primo asteroide che si conosce ad essere stato sottratto a un altro sistema stellare. continua ...

L’incanto del lotto 139

Donatella Randazzo e Giada Genua esaminano il diploma di laurea di Niccolò Cacciatore

Tutto parte da una mail. Mittente: Salvatore Serio, direttore dell’Osservatorio astronomico dell’Inaf di Palermo fino al 2001. Destinatari: l’attuale direttore, Fabrizio Bocchino, e Donatella Randazzo, responsabile dell’archivio storico e della biblioteca antica dell’Osservatorio. «Vi segnalo che è in vendita all’asta il diploma di laurea di Niccolò Cacciatore», scrive Serio. «Credo che il documento abbia un grande interesse per l’archivio storico dell’Osservatorio». continua ...

Il Carma di Orione

Il gas nella nube di Orione A. I tre colori (rossi, verdi e blu) rappresentano gamme di velocità differenti. Crediti: Nsf/S. Kong, J. Feddersen, H. Arce & CARMA-NRO Orion Survey team

Un gruppo internazionale di ricerca, capitanato da Shuo Kong e Héctor G. Arce dell’Università di Yale, ha prodotto la più dettagliata mappa della distribuzione del gas nella nube molecolare di Orione, in particolare della zona più brillante Orione A, noto epicentro di formazione stellare a circa 1500 anni di luce di distanza. continua ...

Hubble gioca a Legus con le stelle

Queste sei immagini rappresentano alcune delle regioni dove nascono le stelle. Le galassie fanno parte della Legacy ExtraGalactic UV Survey (Legus) dell’Hubble Space Telescope. Ci sono due galassie nane (Ugc 5340 e Ugca 281) e quattro grandi galassie a spirale (Ngc 3368, Ngc 3627, Ngc6744 e Ngc 4258). Le immagini sono una miscela di luce ultravioletta e luce visibile ottenuta con i datti della Wide Field Camera 3 di Hubble e dell’Advanced Camera for Surveys. Crediti: Nasa, Esa, and the Legus team continua ...

Emissione laser dalla Nebulosa Formica

La Nebulosa Formica (o Clessidra) nell’immagine del telescopio spaziale Hubble. La forma è il risultato di una stella morente simile al Sole e di complesse interazioni nel suo nucleo. Crediti: Nasa, Esa the Hubble Heritage Team (Stsci/Aura)

Formica o Clessidra? Non importa il soprannome, la nebulosa Mz3, nella costellazione del Regolo, ha da sempre suscitato grande interesse nella comunità scientifica proprio per la sua bizzarra forma. Di recente un team internazionale di astronomi ha scoperto un’insolita emissione laser che suggerisce la presenza di un sistema binario nascosto nel cuore di questa nebulosa. Si tratta di un raro fenomeno connesso con la morte di stelle simili al nostro Sole: queste, quando sono molto vicine alla loro fine, espellono gli strati esterni fino ad arrivare al totale esaurimento del loro combustibile nucleare. continua ...