Iss, 20 anni vissuti a 400 km dalla Terra

Luca Parmitano nella Cupola, sulla Stazione Spaziale Internazionale. Crediti: Esa

Era il 20 novembre 1998 quando venne lanciato nello spazio il modulo russo Zarya, il primo tassello della Stazione spaziale internazionale (Iss). Oggi presso l’Agenzia spaziale italiana (Asi) si celebrano proprio i 20 anni di questa storica impresa umana e tecnologica, in preparazione della prossima missione di Luca Parmitano, il quale si è augurato che la Stazione «possa portarci ancora più lontano», aggiungendo che «è il più grande esempio di come sia possibile raggiungere un obiettivo importante al di là di qualsiasi ideologia». continua ...

Escape, la nuvola che libera i dati

Il logo del progetto Escape, acronimo di “European Science Cluster of Astronomy & Particle physics Esfri research infrastructures”

Si chiama “European Open Science Cloud” (Eosc) l’niziativa lanciata dagli stati membri dell’Unione Europea per rendere fruibili attraverso un’unica piattaforma, liberamente accessibile online, i dati della ricerca. Ricercatori, ma anche semplici cittadini, potranno accedere e utilizzare i dati prodotti da altri scienziati. Una vera e propria rivoluzione, che l’astrofisica al suo interno sta già portando avanti dal 2001 con l’adozione del Virtual Observatory, e il cui successo sarà direttamente proporzionale al supporto che i ricercatori coinvolti nella sua costruzione sapranno dare. La Eosc aiuterà ad aumentare la visibilità delle ricerche, permetterà a tutti i ricercatori di trovare, consultare e riutilizzare i dati prodotti e allo stesso tempo di depositare, analizzare e condividere i dati per cui sono stati finanziati. continua ...

Specchi segmentati, un’invenzione italiana

Crediti: Eie Group (www.eie.it)

I grandi telescopi del futuro sono tutti segmentati, cioè costruiti da tasselli che, montati opportunamente, si comportano come un singolo specchio.  Un’idea che ha la semplicità del genio e rende possibile costruire specchi grandi come campi da tennis contenendo i costi di costruzione, montaggio e manutenzione. Credo che ben pochi sappiano che l’idea degli specchi segmentati è nata in Italia.

Fu Guido Horn d’Arturo, lavorando all’osservatorio di Bologna, a proporre la soluzione avveniristica all’inizio degli anni ’30, quando pensò di costruire uno specchio “grande” accostando piccoli tasselli. continua ...

Esplosione di energia sulle nostre teste

Nella sua seconda fase operativa, la missione Magnetospheric Multiscale della Nasa (Mms) sta osservando la riconnessione magnetica in azione dietro alla Terra (rispetto al Sole) come mostrato in questa animazione dalle intricate linee di campo magnetico blu e rosso. Crediti: Patricia Reiff / Nasa Goddard / Joy Ng.

In alto in alto, sopra alle nostre teste, potrebbe sembrare che tutto sia calmo ma invece non sempre è così. A volte, lo spazio vicino alla Terra diventa teatro di uno spettacolo formidabile, che si verifica quando le particelle del plasma e l’energia magnetica che circonda la Terra generano singole potenti esplosioni, della durata di una frazione di secondo, capaci di far schizzare via milioni di elettroni a velocità supersoniche. Alcuni volano nello spazio mentre altri vengono incanalati lungo le linee di forza del campo magnetico dell’atmosfera terrestre, dove generano bellissime aurore. continua ...

Il buco nero in realtà virtuale

Crediti: Radboud University, J. Davelaar et al. (2018)

Il buco nero (o, per meglio dire, l’effetto del buco nero) al centro della nostra galassia, Sagittarius A*, è stato per la prima volta visualizzato in realtà virtuale. La simulazione è stata realizzata nell’ambito di BlackHoleCam, un progetto di ricerca europeo condotto all’interno del consorzio internazionale dello Event Horizon Telescope, il cui scopo è riuscire a ottenere, per la prima volta, l’immagine del cosiddetto orizzonte degli eventi di un buco nero. continua ...

Pomodori nani in serre spaziali

Rappresentazione artistica del minisatellite Eu:Cropis. Crediti: DLlr

Partirà a bordo del Falcon 9 – il razzo della compagnia spaziale statunitense SpaceX – la missione della Dlr (l’agenzia spaziale tedesca) che porterà in un’orbita vicino alla Terra, ad un’altitudine di circa 600 chilometri,  il minisatellite Eu:Cropis. Scopo della missione, della durata di 18 mesi, è dimostrare se sia possibile ottenere cibo per gli astronauti riciclando prodotti di scarto del metabolismo umano. Inoltre, una volta in orbita, attraverso una rotazione del satellite intorno al proprio asse, modificandone la velocità di rotazione per simulare differenti gravità, la missione cercherà di dimostrare se il processo può anche avvenire in condizioni di gravità differenti da quella terrestre, come quella lunare e marziana. continua ...

Come ti studio la fusione delle stelle di neutroni

Rappresentazione artistica della fusione di due stelle di neutroni. Crediti: Robin Dienel – Carnegie Institution for Science

Le onde gravitazionali ed elettromagnetiche prodotte da una sorgente all’interno della galassia ellittica Ngc 4993 e captate per la prima volta insieme il 17 agosto del 2017 ci hanno rivelato una fantastica serie di informazioni e aperto di fatto l’era dell’astronomia multimessaggera. Ora sappiamo che quell’evento, siglato dagli astronomi At2017gfo, era una kilonova, ovvero l’ultimo, spettacolare atto della fusione di due stelle di neutroni. Le caratteristiche della radiazione emessa, come la sua lunghezza d’onda, la variazione della sua intensità e profilo al passare del tempo, registrate grazie alle innumerevoli osservazioni in tutto lo spettro elettromagnetico, hanno permesso agli scienziati di capire moltissimi aspetti di questo fenomeno. C’è però un’altra proprietà della radiazione prodotta dalle kilonove che può rivelarsi assai preziosa per comprendere ancora meglio i processi fisici che ne sono alla base: la polarizzazione, ovvero la direzione di oscillazione della radiazione elettromagnetica durante la sua propagazione nello spazio-tempo. E proprio la modellizzazione dell’emissione elettromagnetica polarizzata delle kilonove è l’argomento del lavoro teorico pubblicato sulla rivista Nature Astronomy e guidato da un giovane ricercatore italiano, Mattia Bulla, dell’Università di Stoccolma, al quale hanno partecipato anche Stefano Covino e Vincenzo Testa dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). continua ...

Nelle spire di Apep, il serpente cosmico

Lo strumento Visir installato sul Vlt (Very Large Telescope) dell’Eso ha catturato questa straordinaria immagine di un massiccio sistema stellare triplo appena scoperto. Crediti:
Eso/Callingham et al

Questo vortice a serpentina, catturato dallo strumento Visir sul Vlt (Very Large Telescope) dell’Eso, ha davanti a sé un futuro esplosivo. È un sistema di tipo Wolf-Rayet e la probabile fonte di uno dei fenomeni più energetici dell’universo: un lampo di luce gamma (Grb) di lunga durata. continua ...

Spitzer ha perso di vista ‘Oumuamua

Illustrazione di ‘Oumuamua, il primo oggetto interstellare visto passare all’interno del nostro Sistema solare. Crediti: European Southern Observatory/M. Kornmesser.

Ricordate il primo oggetto interstellare proveniente dallo spazio al di fuori del Sistema solare, avvistato un anno fa? Si tratta di 1I/2017 U1 o ’Oumuamua, un bizzarro oggetto a forma di “sigaro” o di “pancake” avvistato la prima volta il 19 ottobre 2017 con il telescopio hawaiano Pan-Starrs1 e da allora osservato anche da quasi tutti i telescopi terrestri e satelliti nello spazio, tra cui Spitzer della Nasa. Ma già tra novembre e dicembre 2017, questo oggetto si è reso sfuggente e difficile da osservare. Nonostante le 33 ore di osservazione (e sono davvero molte!), Spitzer non è riuscito a rilevare la presenza orbitale di ‘Oumuamua, il che non è un dato del tutto negativo. continua ...

Space debris, rifiuti pericolosi sulle nostre teste

19.11.2018, ore 21:00

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Ha avuto inizio sabato scorso e dura fino a domenica 25 novembre la Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, un’iniziativa promossa dall’Unione europea per sensibilizzare cittadini, enti pubblici, associazioni e imprese sulle strategie e le politiche per contenere il problema dei rifiuti e per divulgare buone pratiche che aiutino a ridurli. Fra le oltre cinquemila azioni messe in campo in Italia in quest’occasione ce n’è anche una alla quale partecipa l’Istituto nazionale di astrofisica. continua ...

Da quel quasar la luce di 350mila miliardi di soli

Impressione artistica della galassia W2246-0526, la galassia più luminosa mai scoperta. Un nuovo studio che utilizza i dati dell’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA) mostra che questo luminosissimo quasar attira polvere e altro materiale da tre galassie più piccole a lei vicine. Crediti: (NRAO/AUI/NSF) S. Dagnello

Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science, la galassia più brillante fino ad oggi scoperta nell’universo sta cannibalizzando tre piccole galassie vicine ed è proprio il materiale che sta divorando a renderla così estremamente luminosa. continua ...

Trovata la grossa stella che divenne supernova

Immagine ripresa da Hubble della supernova Sn 2017ein; nel riquadro a sx, la stessa zona di cielo nel 2007. Crediti: Nasa, Esa, S. Van Dyk (Caltech),, W. Li (University of California)

Dietro ogni supernova di tipo Ic (si legge uno-ci) c’è una stella gigante, ma anche due. Questa, in estrema sintesi, la conclusione di due distinte ricerche che hanno identificato, per la prima volta, nelle immagini d’archivio del Telescopio spaziale Hubble la stella progenitrice di un evento di supernova di tipo Ic, ovvero l’esplosione dovuta al collasso del nucleo di una stella massiccia dopo aver perso praticamente tutto l’involucro esterno sia di idrogeno che di elio. continua ...

La Via Lattea non è in equilibrio

Velocità radiali nel disco della Via Lattea. Il Sole si trova a X=8 kpc e Y=0. Crediti: A&A, M. López-Corredoira et al. 2018

Le stelle della Via Lattea dovrebbero girare intorno al nucleo centrale in maniera simile a come i pianeti girano intorno al Sole, cioè con un moto di rotazione in cui vi è equilibrio tra forza centrifuga e centripeta. Un team internazionale, composto di ricercatori dell’Istituto dei sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isc), Centro studi e ricerche Enrico Fermi e dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie, analizzando i dati del satellite Gaia, è riuscito a ottenere le più estese mappe di velocità delle stelle della nostra galassia, mettendo in discussione l’ipotesi che le stelle ruotino con soli moti circolari. In diverse zone, infatti, sono stati rivelati moti radiali e verticali di notevole intensità e grandi differenze nella velocità di rotazione. Lo studio è pubblicato sulla rivista Astronomy and Astrophysics. continua ...

Elisa Nichelli ci guida là dove il tempo finisce

Elisa Nichelli, “Buchi neri. Viaggio dove il tempo finisce”, 2018, Edizioni Cento Autori, 189 pagine

Elisa Nichelli è una fisica, astronoma, giornalista (fino al 2017 era nella redazione di Media Inaf) e divulgatrice scientifica. Emana, insomma, la stessa energia emessa da una stella compagna di un buco nero supermassiccio. Ma cos’è un “buco nero supermassiccio”? E cosa vuol dire “stella compagna di un buco nero”? – vi starete chiedendo… Lei è la persona giusta per spiegarvelo. Come? Con il suo libro Buchi neri – viaggio dove il tempo finisce.  Davvero ben fatto. continua ...

Groenlandia: sotto i ghiacci un enorme cratere

La mappa della topografia del substrato roccioso sotto la calotta di ghiacciata che circonda il cratere da impatto di Hiawatha. Il diametro è di 31 km. I calcoli dimostrano che per generare un cratere d’impatto di queste dimensioni la Terra è stata colpita da un meteorite largo più di 1 km. Crediti: Museo di storia naturale di Danimarca

Le tracce dei violenti impatti che hanno modellato la Terra sono ancora evidenti sopra e sotto la superficie del nostro pianeta. Di recente, infatti, è stato svelato un enorme cratere da impatto di 31 chilometri di diametro nella Terra di Inglefield in Groenlandia settentrionale. Il responsabile? Un meteorite ferroso di un chilometro di diametro che ha colpito la Terra – forse – ben 12mila anni fa, verso la fine del Pleistocene. Il cratere, descritto in uno studio pubblicato su Science Advances, entra a pieno titolo nella classifica dei 25 crateri da impatto più grandi del pianeta. Il ghiacciaio continentale che lo ha “protetto” in questi millenni è quello di Hiawatha. continua ...