Space debris, rifiuti pericolosi sulle nostre teste

19.11.2018, ore 21:00

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Ha avuto inizio sabato scorso e dura fino a domenica 25 novembre la Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, un’iniziativa promossa dall’Unione europea per sensibilizzare cittadini, enti pubblici, associazioni e imprese sulle strategie e le politiche per contenere il problema dei rifiuti e per divulgare buone pratiche che aiutino a ridurli. Fra le oltre cinquemila azioni messe in campo in Italia in quest’occasione ce n’è anche una alla quale partecipa l’Istituto nazionale di astrofisica. continua ...

Da quel quasar la luce di 350mila miliardi di soli

Impressione artistica della galassia W2246-0526, la galassia più luminosa mai scoperta. Un nuovo studio che utilizza i dati dell’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA) mostra che questo luminosissimo quasar attira polvere e altro materiale da tre galassie più piccole a lei vicine. Crediti: (NRAO/AUI/NSF) S. Dagnello

Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science, la galassia più brillante fino ad oggi scoperta nell’universo sta cannibalizzando tre piccole galassie vicine ed è proprio il materiale che sta divorando a renderla così estremamente luminosa. continua ...

Trovata la grossa stella che divenne supernova

Immagine ripresa da Hubble della supernova Sn 2017ein; nel riquadro a sx, la stessa zona di cielo nel 2007. Crediti: Nasa, Esa, S. Van Dyk (Caltech),, W. Li (University of California)

Dietro ogni supernova di tipo Ic (si legge uno-ci) c’è una stella gigante, ma anche due. Questa, in estrema sintesi, la conclusione di due distinte ricerche che hanno identificato, per la prima volta, nelle immagini d’archivio del Telescopio spaziale Hubble la stella progenitrice di un evento di supernova di tipo Ic, ovvero l’esplosione dovuta al collasso del nucleo di una stella massiccia dopo aver perso praticamente tutto l’involucro esterno sia di idrogeno che di elio. continua ...

La Via Lattea non è in equilibrio

Velocità radiali nel disco della Via Lattea. Il Sole si trova a X=8 kpc e Y=0. Crediti: A&A, M. López-Corredoira et al. 2018

Le stelle della Via Lattea dovrebbero girare intorno al nucleo centrale in maniera simile a come i pianeti girano intorno al Sole, cioè con un moto di rotazione in cui vi è equilibrio tra forza centrifuga e centripeta. Un team internazionale, composto di ricercatori dell’Istituto dei sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isc), Centro studi e ricerche Enrico Fermi e dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie, analizzando i dati del satellite Gaia, è riuscito a ottenere le più estese mappe di velocità delle stelle della nostra galassia, mettendo in discussione l’ipotesi che le stelle ruotino con soli moti circolari. In diverse zone, infatti, sono stati rivelati moti radiali e verticali di notevole intensità e grandi differenze nella velocità di rotazione. Lo studio è pubblicato sulla rivista Astronomy and Astrophysics. continua ...

Elisa Nichelli ci guida là dove il tempo finisce

Elisa Nichelli, “Buchi neri. Viaggio dove il tempo finisce”, 2018, Edizioni Cento Autori, 189 pagine

Elisa Nichelli è una fisica, astronoma, giornalista (fino al 2017 era nella redazione di Media Inaf) e divulgatrice scientifica. Emana, insomma, la stessa energia emessa da una stella compagna di un buco nero supermassiccio. Ma cos’è un “buco nero supermassiccio”? E cosa vuol dire “stella compagna di un buco nero”? – vi starete chiedendo… Lei è la persona giusta per spiegarvelo. Come? Con il suo libro Buchi neri – viaggio dove il tempo finisce.  Davvero ben fatto. continua ...

Groenlandia: sotto i ghiacci un enorme cratere

La mappa della topografia del substrato roccioso sotto la calotta di ghiacciata che circonda il cratere da impatto di Hiawatha. Il diametro è di 31 km. I calcoli dimostrano che per generare un cratere d’impatto di queste dimensioni la Terra è stata colpita da un meteorite largo più di 1 km. Crediti: Museo di storia naturale di Danimarca

Le tracce dei violenti impatti che hanno modellato la Terra sono ancora evidenti sopra e sotto la superficie del nostro pianeta. Di recente, infatti, è stato svelato un enorme cratere da impatto di 31 chilometri di diametro nella Terra di Inglefield in Groenlandia settentrionale. Il responsabile? Un meteorite ferroso di un chilometro di diametro che ha colpito la Terra – forse – ben 12mila anni fa, verso la fine del Pleistocene. Il cratere, descritto in uno studio pubblicato su Science Advances, entra a pieno titolo nella classifica dei 25 crateri da impatto più grandi del pianeta. Il ghiacciaio continentale che lo ha “protetto” in questi millenni è quello di Hiawatha. continua ...

Passaggio in India: nuove opportunità per l’Inaf

Dal 29.10.2018 al 30.10.2018

Riccardo Smareglia illustra il ruolo dell’Ict nelle grandi infrastrutture astronomiche globali partecipate dall’Inaf, fra cui Ska ed Elt. Crediti: Luca Valenziano / Inaf

Il 29 e 30 ottobre scorsi si è svolto a New Delhi un importante vertice di collaborazione scientifica e tecnologica tra India e Italia: due giorni densi di incontri ad altissimo livello per sviluppare collaborazioni fra i due Paesi. E le prospettive sono molto interessanti.

L’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) – le sue collaborazioni scientifiche e le tecnologie legate all’osservazione dell’universo – era, per la prima volta, tra gli enti invitati a partecipare al Tech Summit Italia-India 2018. Evento prestigioso e unico nel suo genere, il Tech Summit si è rivelato anche estremamente strategico in vista di future collaborazioni nel campo dell’Ict, dell’aerospazio e dell’alta formazione. Tutti campi in cui l’Inaf gioca da sempre un ruolo chiave. continua ...

Cosa è successo alla kilonova Gw170817?

Rappresentazione artistica di un’esplosione di kilonova, con indicati alcuni degli elementi chimici prodotti e il loro numero atomico. Crediti: Eso/L. Calçada/M. Kornmesser

Tutti ci ricordiamo dell’evento Gw170817, la kilonova di Ferragosto dello scorso anno. Aveva emesso onde gravitazionali ed elettromagnetiche, che erano state osservate –per la prima volta- contemporaneamente dagli interferometri  gravitazionali,  dai satelliti alle alte energie e da decine di telescopi terrestri. Una osservazione definita a ragione “epocale” avendo di fatto inaugurato l’era dell’astronomia multimessaggero. Tuttavia era rimasta ancora aperta una domanda: quale è stato il risultato della fusione delle due stelle di neutroni? continua ...

Super-Terra ad appena sei anni luce da noi

Rappresentazione artistica della superficie del pianeta. Crediti: Eso/M. Kornmesser

È stato trovato un pianeta in orbita intorno alla stella di Barnard, a soli 6 anni luce di distanza dal Sole. Pubblicata oggi sulla rivista Nature, questa importante scoperta è il risultato dei progetti Red Dots e Carmenes, che hanno già individuato un mondo in orbita attorno alla stella più vicina a noi, Proxima Centauri.

Il pianeta, chiamato Barnard’s Star b, è ora il secondo esopianeta noto più vicino alla Terra. I dati raccolti indicano che il pianeta potrebbe essere una super-Terra, con una massa di almeno 3,2 volte quella della Terra, che orbita intorno alla stella ospite in circa 233 giorni. La stella di Barnard, la stella madre del pianeta, è una nana rossa, una stella fredda e poco massiccia, che illumina debolmente il mondo appena scoperto. La luce della stella di Barnard fornisce al pianeta solo il 2 per cento dell’energia che la Terra riceve dal Sole. continua ...

Scovata un’enorme galassia fantasma

Nonostante la massa ridotta, Ant 2 ha all’incirca le stesse dimensioni della Grande Nube di Magellano (Lmc). Crediti: V. Belokurov e A. Smith (Cambridge, Regno Unito e Cca, New York, Stati Uniti)

Grazie ai dati raccolti dal satellite Gaia dell’Agenzia spaziale europea, un team internazionale di ricercatori è riuscito a scovare una enorme galassia nana – enorme per essere una nana – mai rilevata prima d’ora. L’oggetto, infatti, benché molto grande, è occultato dal disco della Via Lattea e, grazie alla sua bassa densità, era riuscito finora a nascondersi alle osservazioni. Lo studio è stato accettato per la pubblicazione dalla rivista Montly Notices of the Royal Astronomical Society. continua ...

Che suono fa l’alba di Marte?

Musica e scienza possono convivere perché, anche se con linguaggi e registri diversi, riescono a raccontare le stesse storie. Ed è ciò che fanno Domenico Vicinanza (ricercatore presso l’Anglia Ruskin University e Geant) e Genevieve Williams (University of Exeter) creando note musicali da dati scientifici. La sonificazione è ormai a pieno titolo una delle molte forme di divulgazione che avvicinano gli scienziati al pubblico: descrivendo la scienza in musica, gli esperti cercano di spiegare in maniera accattivante le loro scoperte. In questo caso, è stata creata una colonna sonora per la cinquemillesima alba marziana ripresa dal rover Opportunity. continua ...

Quando la coppia sprizza raggi gamma

Rappresentazione artistica di un sistema binario formato da una pulsar e una compagna gigante. Crediti: Nasa/Goddard Space Flight Center

Ci sono voluti tredici anni per capire che tipo di sorgente fosse, e altri due perché si accendesse come un albero di Natale nei raggi gamma, ma oggi abbiamo la conferma: il sistema indicato con la sigla Psr J2032+412 è composto da una stella di neutroni altamente magnetizzata e da una compagna massiccia. Il risultato è stato ottenuto grazie a una campagna di osservazioni congiunte che ha visto impegnati i telescopi Magic a La Palma e Veritas in Arizona, ed è stato appena pubblicato su Astrophysical Journal Letters. continua ...

Cronaca di una rivelazione

Harry Collins, “Un bacio tra le stelle. Come sono state individuate le onde gravitazionali”, 2018, Raffaello Cortina Editore

Avete sentito parlare di Big Science ma non avete idea di cosa significhi veramente?

Il nuovo libro di Harry Collins sembra fatto apposta per voi. L’autore è un sociologo che, da decenni, è parte del grande gruppo scientifico costruito intorno ai rivelatori di onde gravitazionali Ligo e Virgo. Il suo è un progetto di lunga durata: ha iniziato con i primi annunci (poi riconosciuti sbagliati) di rivelazione di onde gravitazioni a opera di Joe Weber, il fisico visionario che ha dato il via allo sviluppo di strumentazione pensata per misurare la minuscola distorsione dello spazio causata dal passaggio della perturbazione gravitazionale. continua ...

Sequenza di pianeta al Var

Crediti: Eso / Lagrange / Sphere consortium

Il Very Large Telescope (Vlt) dell’Eso ha catturato una serie di immagini senza precedenti che mostrano il passaggio dell’esopianeta Beta Pictoris b attorno alla sua stella madre. Questo giovane esopianeta massiccio fu inizialmente scoperto nel 2008 usando lo strumento Naco sul Vlt. Lo stesso team scientifico ha monitorato l’esopianeta dalla fine del 2014 fino alla fine del 2016, usando lo strumento Sphere (Spectro-Polarimetric High-contrast Exoplanet REsearch) – un altro strumento sul Vlt. Beta Pictoris b passò così vicino all’alone della stella che nessuno strumento riuscì a distinguerli l’uno dall’altro perché l’esopianeta si confondeva con l’immagine della stella. Quasi due anni dopo Beta Pictoris b è ora riemerso dall’aureola. Questa ricomparsa è stata nuovamente ripresa da Sphere. La serie completa di immagini, con il bagliore luminoso della stella Beta Pictoris bloccato, è stata compilata per creare uno straordinario ed unico time-lapse dell’orbita di lungo periodo di Beta Pictoris b. continua ...

Scienziati amatoriali incontrano Giove

Giove fotografato dalla JunoCam. Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Gerald Eichstädt/Seán Doran

citizen scientists Gerald Eichstädt e Seán Doran hanno portato a casa un risultato spettacolare elaborando i dati raccolti dalla JunoCam a bordo della sonda della Nasa Juno. L’immagine qui sopra corrisponde inconfondibilmente a Giove e alla moltitudine di nubi che disegnano i vortici nella banda temperata nord-nord. I due scienziati amatoriali sono riusciti a “catturare” nuvole di un bianco brillante e la tempesta anticiclonica di forma ovale e biancastra chiamata Ws-4. continua ...