Paso doble tecnologico per lampi radio veloci

In alto: veduta aerea dello Ska Pathfinder australiano di Csiro (Askap). Crediti: Csiro. A destra: veduta aerea di alcune delle 256 “tessere” appartenenti al Murchison Widefield Array. Crediti: Icrar

In uno studio pubblicato su Astrophysical Journal Letters un team di ricercatori ha scoperto nuove informazioni su uno dei fenomeni più misteriosi ed elusivi dell’universo: i lampi radio veloci (fast radio burst), potenti impulsi di onde radio provenienti dallo spazio profondo con una durata di appena pochi millisecondi. continua ...

“Children of the Universe” al Festival dei popoli

04.11.2018, ore 11:00

È la prima volta che il Festival dei Popoli – il principale festival internazionale del film documentario in Italia, a Firenze, quest’anno alla 59° edizione – apre una sezione di documentari dedicata a bambini e giovani spettatori. Nell’ambito di questa sezione, KinderDocs, segnaliamo la proiezione di “Children of the Universe – Grand et Petit” di Camille Budin. Si tratta di un film breve (54 minuti) per ragazzi e famiglie che documenta il percorso alla scoperta dei misteri dell’universo dei bimbi di una scuola elementare tra le nevi delle montagne svizzere. continua ...

Bye bye Kepler, nove anni di scoperte

Rappresentazione artistica del telescopio spaziale Kepler. Crediti: Nasa

Ve lo avevamo annunciato qualche mese fa, che il telescopio orbitante Kepler sarebbe andato “in pensione”, e così è successo. Dopo nove anni trascorsi nello spazio profondo a raccogliere dati e a scoprire esopianeti (più di 2600 gli esemplari nella sua collezione), il satellite della Nasa ha terminato le scorte di idrazina, il carburante che lo ha reso funzionante in tutti questi anni. Lanciata il 7 marzo 2009 con un vettore Delta II dalla Cape Canaveral Air Force Station e aggiornata anni dopo nella versione K2, la sonda ha fatto la storia della caccia ai pianeti extrasolari, ma adesso le operazioni sono terminate per sempre. La Nasa ha deciso di “parcheggiare” il veicolo spaziale nella sua attuale orbita, lontano dalla Terra. Ricordiamo che la stessa fine è prevista anche per Dawn della Nasa, a cui l’Italia partecipa con un significativo contributo scientifico grazie all’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e il supporto dell’Agenzia spaziale italiana (Asi). La sonda Dawn si prepara a concludere, dopo 11 anni, la sua missione sempre per mancanza di propellente. continua ...

A caccia della “forza oscura” nell’anello di Lhc

Caterina Doglioni, ricercatrice alla Lund University (Svezia) e responsabile di DarkJets, un progetto europeo per cercare indizi di materia oscura nei dati prodotti dall’esperimento Atlas al Cern. Crediti: Lena Björk Blixt

Raggiungiamo Caterina ad Amburgo, ma da tre anni vive a Lund, in Svezia. Nata a Feltre, in provincia di Belluno, laurea a Roma grazie a una borsa di studio dei Cavalieri del lavoro, poi dottorato a Oxford. «Ci sono finita per amore», confida a Media Inaf, «un ragazzo dell’Irlanda del Nord conosciuto durante una summer school al Cern, all’ultimo anno di università. Era lì come summer student anche lui, era intenzionato a fare domanda per il dottorato a Oxford, e io ho fatto lo stesso. Mi è andata bene, mi hanno preso». E l’amore irlandese? «È andata bene anche con lui: ci siamo sposati. In Italia», ci tiene a sottolineare. Poi di nuovo Ginevra per il postdoc, e infine la Svezia, nei luoghi della serie poliziesca The Bridge. «È girata proprio vicino a dove abito io, però è un posto tranquillissimo», garantisce, «ci sono molti più omicidi nella serie!». continua ...

Lampi di luce all’orizzonte degli eventi di Sgr A*

Nell’immagine vediamo la parte centrale della nostra galassia, la Via Lattea, come la riprende nel vicino infrarosso lo strumento Naco del Vlt (Very Large Telescope) dell’Eso. Gli astronomi, seguendo per 16 anni i moti delle stelle al centro dell’immagine, hanno potuto determinare la massa del buco nero che si nasconde proprio nel centro galattico. Crediti: Eso/S. Gillessen et al.

Lo strumento Gravity dell’Eso installato sul Vlti (l’interferometro del Very Large Telescope) è stato usato dai ricercatori di un consorzio di istituti europei, tra cui l’Eso stesso, per osservare lampi di radiazione infrarossa provenienti dal disco di accrescimento intorno a Sagittarius A*, l’oggetto massiccio nel cuore della Via Lattea. I lampi osservati forniscono la conferma definitiva che l’oggetto al centro della nostra galassia è veramente, come da lungo ipotizzato, un buco nero supermassiccio. I lampi hanno origine nel materiale che orbita molto vicino al cosiddetto orizzonte degli eventi del buco nero, rendendo queste le osservazioni più dettagliate mai fatte di materiale in orbita così vicino a un buco nero. continua ...

Pochi metalli, tanti pianeti

Rappresentazione artistica di un sistema planetario. Crediti: Michael S. Helfenbein

Esaminando settecento stelle e i rispettivi sistemi planetari, un team di ricercatori della Yale University ha scoperto che i sistemi compatti con molti pianeti si formano con maggiore probabilità intorno a stelle con bassa metallicità, cioè contenenti percentuali di elementi più complessi dell’elio inferiori rispetto al nostro Sole. Questo risultato va contro una buona fetta della ricerca corrente, concentrata su stelle con metallicità più alta di quella solare. continua ...

Ryugu ad altissima risoluzione

Superficie di Ryugu fotografata il 15 ottobre alle 15:44 (ora italiana) dalla Optical Navigation Camera a bordo di Hayabusa2 da un’altitudine di circa 42 metri. Crediti: Jaxa, Università di Tokyo, Università di Kochi, Università di Rikkyo, Università di Nagoya Chiba Institute of Technology, Università di Meiji, Università di Aizu, Aist

La seconda prova di touchdown è stata eseguita tra il 14 e il 16 ottobre scorso. Il giorno 15, poco prima delle 22:44 ora di Tokyo (15:44 qui in Italia), la navicella spaziale Hayabusa2 ha raggiunto quota 22,3 metri, fotografando con successo la superficie dell’asteroide scoperto per la prima volta nel 1999. Usando il sistema ottico di navigazione a bordo della sonda (Onc, Optical Navigation Camera), costituito da una fotocamera telescopica (Onc-T) e due grandangolari (W1 e W2), l’agenzia spaziale giapponese (Jaxa) è riuscita a portare a casa l’immagine a più alta risoluzione mai ottenuta fino a ora. La risoluzione pari a circa 4,6 mm/pixel – superiore a quella massima di AMICA, la fotocamera della prima missione di Hayabusa, che era di 6 mm/pixel – permette di distinguere anche rocce con un diametro di appena 2 o 3 cm. continua ...

Galassia sterile, è colpa del vento molecolare

Composizione artistica del Gran Telescopio Milimétrico Alfonso Serrano (Gtm) che osserva Iras17020+4544. Sulla sinistra una vista notturna del Gtm. Sul fondo il campo della galassia Iras17020+4544 osservato dalla Sloan Digital Sky Survey. Il punto bianco brillante al centro della galassia è il nucleo attivo, mentre quello arancione è una stella del campo. Sulla destra: spettro del Gtm ottenuto dallo spettrografo Rrs. La riga intensa viene emessa da molecole di monossido di carbonio contenute nel gas della galassia. L’ala larga della riga disegnata in blu traccia il vento molecolare che si sta muovendo a una velocità di circa 700 km/s. Crediti: Departamento de Imagen y Diseño, Inaoe/A. Gómez-Ruiz/Sdss/Longinotti et al. 2018 continua ...

Relatività e onde gravitazionali, una storia lunga

Roberto Lalli, ricercatore in storia delle scienze fisiche moderne presso il Max Planck Institute for the History of Science di Berlino

A fine giugno è apparso su Nature Astronomy un articolo dedicato alla relatività generale e alle onde gravitazionali che aiuta a comprendere i passaggi storici principali nella ricerca sulla teoria della relatività generale. Media Inaf ne ha parlato direttamente con uno dei tre autori, Roberto Lalli, ricercatore in Storia delle scienze fisiche moderne al Max Planck Institute for the History of Science. Ne è scaturita una lunga intervista che ci aiuta a ripercorrere la storia della relatività generale, la sua svolta astrofisica e la storia delle onde gravitazionali. continua ...

Hubble-Lemaître, gli astronomi hanno detto sì 

Alcuni membri dell’Unione astronomica internazionale durante una votazione. Crediti: Iau/M. Zamani

Volete voi cambiare nome alla più famosa legge della cosmologia – la legge di Hubble, quella che descrive la velocità di espansione dell’universo? La domanda era stata posta nel corso dell’ultima Assemblea generale dell’Unione astronomica internazionale (Iua), a Vienna, lo scorso agosto. I presenti, circa tremila, avevano detto sì: la celebre equazione : v = HD. va rinominata “Legge di Hubble-Lemaître”, in onore del fisico e astronomo belga che per primo la formulò: Georges Lemaître, appunto. continua ...

Martina Tremenda va a teatro

01.11.2018, ore 16:00

Martina Tremenda. Tavola di Angelo Adamo. Crediti: Inaf

È andata che ero stufo. Stufo marcio. In particolare, quella domenica mattina alle 6, ero stufo di due cose: di entrare nei negozi di abbigliamento e veder proposti a mia figlia (e alle figlie di tutti) abiti “da femmina”, in sfumature di rosa, pieni di bigiotteria e vezzeggiamenti, adatti, più che a ragazzine undicenni, a giovani adulte bamboleggianti. Il furto dell’ingenuità al prezzo di uno strass.

La seconda cosa di cui ero stufo era di arrivare la domenica mattina al nostro appuntamento mensile con i laboratori Astrokids, ideati da Laura Daricello (Inaf palermo) per i bambini con delle bellissime attività, ma senza avere una storia da raccontare. Martina Tremenda è nata così: da due necessità. continua ...

Un reset, una scrollatina… e Hubble riparte

Dopo Chandra, anche Hubble è rientrato pienamente in azione. Risolto il problema al giroscopio con un tradizionale “spegni e riavvia” seguito da una serie di virtuali “scossoni”, all’alba di sabato scorso l’irriducibile telescopio spaziale di Nasa ed Esa ha potuto compiere la sua prima osservazione scientifica dal giorno in cui era entrato in safe mode, il 5 ottobre scorso. E il primo oggetto sul quale ha volto lo sguardo, dopo tre settimane di riposo forzato, è stata una lontana galassia ad alto tasso di formazione stellare, Dsf2237B-1-Ir, osservata in infrarosso usando la Wide Field Camera 3. continua ...

Quando le galassie non formano più stelle

Immagine del telescopio spaziale Hubble di uno degli ammassi SpARCS utilizzati nello studio, visto come appariva quando l’universo aveva 4.8 miliardi di anni. Crediti: Jeffrey Chan, UC Riverside

Gli ammassi di galassie sono regioni dell’universo in cui si trovano centinaia di galassie legate gravitazionalmente tra loro. Contengono migliaia di miliardi di stelle, ma anche gas caldo e materia oscura. Quando una galassia cade in un ammasso, la formazione stellare si arresta abbastanza rapidamente, in un processo noto come estinzione, ma non se ne conosce il motivo. Tra le diverse spiegazioni proposte dagli astronomi, una è che il gas freddo – che non ha ancora formato stelle – portato con sé dalla galassia entrante nell’ammasso venga espulso dal gas caldo e denso già presente in quest’ultimo, in un vero e proprio processo di rimozione. Un’altra idea è che le galassie risultino strangolate, cioè smettano di formare stelle perché la loro riserva di gas freddo non viene più rifornita una volta dentro l’ammasso, mentre una terza possibilità è che l’energia proveniente dalla formazione stellare trascini gran parte del gas freddo lontano dalla galassia stessa, in uno scenario di deflusso. continua ...

Una strana nube bianca su Marte

Formazione della nuvola nei pressi dello Arsia Mons ripresa il 21 settembre 2018 dalla High Resolution Stereo Camera a bordo della sonda Esa Mars Express. Si distingue bene l’ombra sulla superficie. Crediti: Esa/Dlr/FU Berlin

A partire dal 13 settembre, il satellite Mars Express dell’Esa ha osservato l’evoluzione di una strana nube allungata, che si estende per 1500 chilometri verso ovest parallelamente all’equatore, proprio in prossimità del gigantesco vulcano Arsia Mons.

Nostante la sua posizione, non si tratta naturalmente del pennacchio di vapore sprigionato da una qualche attività vulcanica, ma è piuttosto una nuvola di ghiaccio generata dall’influenza che il rilievo esercita sul flusso d’aria che lo investe. continua ...

Imparare dalla Costellazione Manga

Dal 02.11.2018 al 03.11.2018

Copertina italiana della serie manga e anime Galaxy Express 999, creata da Leiji Matsumoto nel 1977, che si inserisce nello stesso universo narrativo di altre serie dello stesso autore come Capitan Harlock e Queen Emeraldas.

Fumetti e animazione hanno una lunga tradizione come strumenti per l’insegnamento e la divulgazione. Già negli anni Quaranta, Walt Disney realizzò una serie di cortometraggi divulgativi su diversi temi, tra cui la psicologia, la medicina, l’igiene, l’economia. In Italia, Bruno Bozzetto realizzò diverse animazioni per il programma televisivo Quark. Anche il Giappone ha una tradizione lunga e importante, che annovera spettacoli per i planetari e libri di astronomia ispirati da fumetti di successo, come Galaxy Express 999 di Leiji Matsumoto. continua ...