Sfidando Heisenberg con una nuvola di rubidio

Matteo Fadel, originario della provincia di Treviso, è oggi dottorando all’università di Basilea, in Svizzera, ed è il primo autore dello studio sul paradosso EPR pubblicato la settimana scorsa su Science. Fonte: www.unibas.ch

«Ho iniziato ad appassionarmi alla meccanica quantistica già dalle superiori», ricorda a MediaInaf Matteo Fadel, dottorando all’università di Basilea, in Svizzera, «quando mi sono reso conto dei suoi aspetti controintuitivi e delle sue implicazioni sul piano filosofico». Ebbene, ora che ha 28 anni, in tasca una laurea triennale in fisica presa a Padova e un master, sempre in fisica, al politecnico di Zurigo, quella passione è diventata un lavoro. E quegli aspetti controintuitivi – comprese le loro implicazioni filosofiche – sono diventati una sfida: il punto di partenza per approntare esperimenti di laboratorio. Esperimenti come quello che ha appena portato Fadel a firmare come primo autore un articolo pubblicato la settimana scorsa nientemeno che su Science. E che ha permesso, per la prima volta, di osservare uno fra i paradossi più noti della meccanica quantistica – il celebre paradosso Epr, dalle iniziali dei tre scienziati che nel 1935 per primi lo proposero: Albert Einstein, Boris Podolsky e Nathan Rosen – in un sistema formato da molte particelle. Quante? 590. continua ...

Stelle disubbidienti

La regione attiva di formazione stellare W43-MM1, osservata con Alma. L’alto numero di siti di formazione stellare, noti come nuclei e qui identificati da ellissi, sono la prova dell’intensa attività di formazione stellare in questa regione. Crediti: Eso/Alma / F. Motte / T. Nony / F. Louvet / Nature Astronomy

Nello spazio, nascoste dietro i veli di polvere delle nebulose, nubi di gas collassano formando le strutture dalle quali nascono le stelle: i nuclei delle stelle in formazione. Queste strutture si raggruppano, accumulano materia e frammenti, dando infine origine ad ammassi di giovani stelle di varie masse, la cui distribuzione (intesa come il numero di stelle per intervallo di massa) è stata descritta nel 1955 da Edwin Salpeter nella legge astrofisica che porta il suo nome. continua ...

Teramo centro di gravità dell’astronomia

Dal 02.05.2018 al 05.05.2018

Scarica la locandina del congresso

Si aprono mercoledì a Teramo, presso il campus universitario di Coste Sant’Agostino, in via Balzarini 1, i lavori del 62esimo congresso annuale della Sait, la Società astronomica italiana. Il tema scientifico dell’evento, organizzato dall’Osservatorio astronomico d’Abruzzo dell’Inaf, è l’astronomia multimessenger: un tema di grande attualità, come ha dimostrato la recente rilevazione delle onde gravitazionali, che ha confermato come l’universo possa essere studiato non solo utilizzando la radiazione elettromagnetica in tutte le bande dello spettro – dal radio all’infrarosso e al visibile, dall’ultravioletto ai raggi X e al gamma – ma anche altri “messaggeri”, quali i neutrini e le stesse onde gravitazionali. continua ...

Hubble cattura il ladro nella coppia stellare

Dopo 17 anni dalla prima osservazione, Hubble è riuscito a “catturare” la stella che ha provocato l’esplosione di supernova 2001ig a 40 milioni di anni luce di distanza nella galassia Ngc 7424, nella costellazione meridionale della Gru. Crediti: Nasa, Esa, S. Ryder (Australian Astronomical Observatory), and O. Fox (STScI)

Utilizzando le potenti ottiche del telescopio spaziale Hubble di Nasa ed Esa, un gruppo di astronomi ha fotografato la stella responsabile dell’esplosione di una supernova a 40 milioni di anni luce da noi nella galassia Ngc 7424 (costellazione della Gru). Si trattava di un sistema binario (cioè di una coppia di stelle) la cui esistenza è arrivata alla fine quando una delle due – la compagna della stella progenitrice – ha cominciato a sottrarre quasi tutto l’idrogeno dall’involucro stellare della stella ormai condannata all’esplosione. La catastrofe è avvenuta al termine di un processo durato milioni di anni, durante il quale la stella principale è stata letteralmente “derubata” di tutto il materiale stellare fino all’esplosione. Finora, però, non era mai stato trovato il colpevole di tale “furto”: Hubble è stato in grado di immortalare per la prima volta la stella binaria superstite. continua ...

Una Supernova a Monaco

28.04.2018

Questa spettacolare immagine notturna, scattata pochi giorni prima dell’apertura del nuovo centro, mostra sullo sfondo la congiunzione del pianeta Venere con la giovane Luna crescente. Crediti: Eso / P. Horálek

Giovedì 26 aprile 2018, il Planetario e Centro Visite Supernova dell’Eso (European Southern Observatory) è stato inaugurato ufficialmente: le sue porte saranno aperte al pubblico da domani, sabato 28 aprile 2018. Il centro, situato presso il quartier generale dell’Eso a Garching, in Germania, offre ai visitatori un’esperienza coinvolgente dell’astronomia in generale e di progetti specifici e risultati scientifici legati all’Eso, oltre agli spettacolari avanzamenti tecnologici. Tutte le attività proposte dalla Supernova dell’Eso saranno gratuite durante il 2018. Spettacoli e altri eventi potranno essere prenotati online. continua ...

Polvere zodiacale di sistemi extrasolari

Rappresentazione artistica di come potrebbe apparire il cielo visto da un pianeta in un sistema particolarmente polveroso. La polvere che orbita attorno a una stella nel piano del Sistema solare si chiama polvere zodiacale, e la luce riflessa e dispersa da quella polvere è chiamata luce zodiacale. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Di pianeti se ne scoprono molti, fuori dal Sistema solare. Anzi, andare a caccia di esopianeti è proprio la “moda” degli ultimi anni, tra gli astronomi. E anche se di questi oggetti, nei cataloghi, ce ne sono a migliaia, siamo certi che il numero potrebbe essere ancora più alto, se solo fosse possibile andare oltre la cortina di polvere stellare dietro la quale molti esemplari si nascondono in alcuni sistemi planetari. Un gruppo di ricercatori che lavora al progetto Hunt for Observable Signatures of Terrestrial Systems (Hosts) sta cercando di saperne di più sull’effetto della polvere nell’ambito della caccia a nuovi mondi. L’obiettivo è quello di progettare future missioni in grado si superare l’ostacolo della polvere che orbita attorno a stelle lontane da noi. continua ...

Korolev, cratere marziano nell’occhio di Cassis

Il cratere Korolev visto da ExoMars (cliccare per ingrandire). Crediti: Esa / Roscosmos / Cassis

Un dettaglio del cratere Korolev, situato nell’emisfero nord del pianeta Marte, in cui sono ben evidenti depositi di ghiaccio, è la prima spettacolare immagine realizzata dallo strumento Cassis (Colour and Stereo Surface Imgaging System) a bordo del Trace Gas Orbiter (Tgo) di ExoMars, che da alcune settimane orbita a circa quattrocento chilometri dalla superficie del Pianeta rosso. Cassis, disegnato e realizzato all’Università di Berna, in Svizzera, è stato realizzato in collaborazione con l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e l’Agenzia spaziale italiana (Asi). I componenti di Cassis a responsabilità italiana sono stati costruiti da Leonardo Spa divisione avionica. continua ...

Marte ti prendo e ti porto via

L’autore di questo articolo, John Robert Brucato, astrofisico all’Inaf di Firenze, partecipa al congresso di Berlino presentando il progetto H2020 Euro-Cares

L’Esa e la Nasa stanno programmando il prossimo ambizioso passo da fare verso Marte. La presenza dei rover sulla superficie marziana ci ha dato una nuova prospettiva sulla possibilità che Marte sia abitabile. Si è visto che ci sono, infatti, tutte le condizioni perché esistano nicchie in cui la vita possa essersi adattata: sono proprio queste regioni che bisogna studiare. Marte era simile alla Terra, ha avuto una storia comune, almeno all’inizio della formazione del Sistema solare. Ma qualcosa sembra essere andato storto. Oggi Marte è un pianeta arido e sterile, almeno in superficie. continua ...

Mega-fusioni di galassie antiche

Questa rappresentazione artistica di Spt 2349-56 mostra un gruppo di galassie interagenti e sul punto di fondersi nell’Universo primordiale. Crediti: Eso / M. Kornmesser

Con i telescopi Alma (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) e Apex (Atacama Pathfinder Experiment) due diversi gruppi internazionali di scienziati, capeggiati rispettivamente da Tim Miller della Dalhousie University in Canada e della Yale University negli Usa e da Iván Oteo dell’Università di Edinburgh, Regno Unito, hanno scoperto dense concentrazioni di galassie decisamente sorprendenti, che stanno per fondersi formando il nucleo di quelli che, nel tempo, diventeranno colossali ammassi di galassie. continua ...

Asteroidi pieni d’acqua in laboratorio

Il mistero di come sia arrivata l‘acqua sulla Terra non è stato ancora risolto, ma probabilmente il merito va agli asteroidi che, nel corso della lunga storia del nostro pianeta, hanno bombardato la superficie rilasciando la preziosa molecola H₂O. Gli studi in questo campo sono molti e gli scienziati cercano ancora di comprendere la dinamica esatta degli impatti che si sono verificati e si verificano ancora sui corpi planetari e di altro genere. I risultati degli esperimenti in laboratorio realizzati da un gruppo di ricercatori della Brown University con un cannone a proiettili sono stati pubblicati sulla rivista Science Advances. continua ...

Due astrofisiche italiane nel regno di Hubble

25.04.2018

Marcella Marconi (a sinistra), laurea in fisica a Pisa e dottorato in astronomia a Firenze, da gennaio dirige l’Inaf – Osservatorio astronomico di Capodimonte (Napoli). Sofia Randich (a destra), laurea in fisica e dottorato in astronomia a Firenze, dopo cinque anni a Monaco di Baviera è rientrata in Italia nel 1996, e da gennaio dirige l’Inaf – Osservatorio astrofisico di Arcetri (Firenze). Crediti: Marcella Di Criscienzo / Inaf

Si sta svolgendo in questi giorni, nella sede dello Hubble Space Telescope Science Institute, nel campus dell’Università John Hopkins di Baltimora (Usa), lo “Spring Symposium“: un incontro annuale che raccoglie un pubblico selezionato di scienziate e scienziati, scelti per lo più su invito, per discutere su aspetti importanti dell’astrofisica moderna. Quest’anno il simposio ha per titolo “The 21st Century H-R Diagram: The Power of Precision Photometry”, e vede la partecipazione di un discreto gruppo di ricercatrici e ricercatori italiani: una caratteristica comune a quasi tutti i congressi interessanti che si tengono nel mondo, e che dimostra, se ce ne fosse bisogno, l’eccellente livello della nostra ricerca. continua ...

Gaia: una vista senza precedenti della Via Lattea

La Via Lattea e le galassie vicine riprese da Gaia. L’immagine è stata ottenuta dalle misure di quasi 1,7 miliardi di stelle. Acknowledgement: Gaia Data Processing and Analysis Consortium (DPAC); A. Moitinho / A. F. Silva / M. Barros / C. Barata, University of Lisbon, Portugal; H. Savietto, Fork Research, Portugal

Viene rilasciato oggi il secondo catalogo stellare prodotto dalla missione Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea: di fatto esso sarà fino al prossimo rilascio il più dettagliato e più grande catalogo esistente. In esso sono state censite quasi un miliardo e settecento milioni di stelle della nostra Galassia, la Via Lattea, con informazioni di precisione sulla loro posizione, la velocità con cui si spostano e alcune loro proprietà fisiche. Ma non solo: sono state misurate le posizioni di oltre 14 mila nuovi asteroidi nel nostro Sistema solare e di mezzo milione di quasar nell’Universo più remoto, galassie assai distanti la cui enorme luminosità proviene dall’energia emessa dal loro buco nero centrale supermassiccio. Queste ultime rappresentano la prima realizzazione nella banda della luce visibile del sistema di riferimento celeste per la navigazione spazio-temporale. Una enorme banca dati messa a disposizione di tutta la comunità scientifica basata su 22 mesi di dati raccolti incessantemente da Gaia, che spalanca la porta a nuovi studi con un dettaglio senza precedenti sulle stelle della nostra galassia, la loro distribuzione 3D e la loro evoluzione. Gaia è una missione che vede una importante partecipazione scientifica dell’Italia con l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e l’Agenzia Spaziale Italiana che partecipano al Data Processing and Analysis Consortium (Dpac). L’Inaf vede coinvolte le sue strutture di Bologna, Catania, Firenze, Napoli, Padova, Roma, Teramo e Torino (dove risiede il management nazionale); l’Asi  partecipa con lo Ssdc (Space Science Data Center) e con il Dpct, il centro di processamento dati a Torino, l’unico in Italia dei sei complessivi sul territorio europeo,  interamente dedicato alla validazione astrometrica e contenente tutti i dati di missione per un totale di 1,5 petabyte, ovvero 1,5 milioni di gigabyte. continua ...

Grandi e paffute: il destino delle galassie anziane

Col passare del tempo, anche le galassie invecchiano. E diventano sempre più grandi e “paffutelle”. A provarlo, con osservazioni ora pubblicate su Nature Astronomy nell’articolo “A relation between the characteristic stellar ages of galaxies and their intrinsic shapes“, è stato un team di ricercatori guidati da Jesse van de Sande, dell’Università di Sydney. I ricercatori, tra cui anche un gruppo dell’Australian National University (Anu), hanno esaminato un campione di 843 galassie, misurando il movimento delle stelle con uno strumento chiamato Sami presso il Siding Spring Observatory. continua ...

In cerca di Tatooine con il machine learning

Rappresentazione artistica di un pianeta Tatooiniano. Crediti: T. Pyle / Nasa / Jpl-Caltech

Questi sono i droidi che state cercando. In particolar modo se siete alla ricerca di esopianeti che abbiano un’orbita stabile attorno a sistemi binari, questo infatti era il problema che si sono posti i due ricercatori Chris Lam e David Kipping nel loro studio pubblicato sul Journal Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

Un po’ come il famoso pianeta natale di Luke Skywalker, Tatooine, che mostrava nei suoi sognanti tramonti ben due soli, i pianeti circumbinari sono quelli che orbitano attorno a due (o più) stelle. Un sistema complesso in cui è complicato riuscire a capire se possano ospitare la vita. Affinché questa si sviluppi infatti c’è bisogno di una certa costanza nelle condizioni ambientali, e i pianeti che orbitano attorno a due soli, chiamati appunto “Tatooiniani“, non sono propriamente il posto più adatto. Il balletto cosmico fra le due stelle può facilmente portare un pianeta a essere scalciato via verso lo spazio profondo, o peggio, a scontrarsi con una delle due stelle. continua ...

Uova marce su Urano

Questa immagine di una fase di Urano, scattata dalla sonda spaziale Voyager 2 il 24 gennaio 1986, rivela la sua gelida atmosfera blu. Nonostante il vicino sorvolo della Voyager 2, la composizione dell’atmosfera del pianeta è rimasta fino ad oggi un mistero. Crediti: Nasa / Jpl.

Dopo decenni di osservazioni e una visita da parte della sonda Voyager 2, la composizione chimica delle nubi di Urano, rimasta fino ad ora un mistero, sembrerebbe essere stata finalmente svelata. In particolare, è stato scoperto uno dei componenti principali delle nuvole che circondano il pianeta: l’acido solfidrico (chiamato anche idrogeno solforato o, in accordo con la nomenclatura chimica Iupac, solfuro di idrogeno). Patrick Irwin dell’Università di Oxford, nel Regno Unito, insieme ai suoi collaboratori provenienti da tutto il mondo, è riuscito a esaminare la luce infrarossa di Urano, catturata dal telescopio Gemini Nord (otto metri di diametro) installato sul monte Mauna Kea, alle Hawaii. Così facendo, sulla sommità delle nubi di Urano ha trovato l’idrogeno solforato, contraddistinto dal caratteristico odore di uova marce che la maggior parte delle persone evita. Le prove della presenza di questo gas, a lungo cercate, sono state pubblicate nella rivista Nature Astronomy. continua ...