Velocissima stella di neutroni in “silenzio radio”

Un pulsar è una stella di neutroni compatta che accelera le particelle cariche alle velocità relativistiche nel suo campo magnetico estremamente forte. Questo processo produce radiazioni gamma (in viola) al di sopra della superficie dei resti della supernova mentre le onde radio (in verde) vengono emesse sui poli magnetici sotto forma di cono. La rotazione sposta le emissioni in direzione della Terra, rendendo la pulsar intermittente come un faro cosmico. Crediti: Nasa/Fermi/Cruz de Wilde

Il progetto di calcolo distribuito Einstein@Home ha ottenuto l’ennesimo successo individuando due pulsar al millisecondo finora sconosciute, di cui una unica nel suo genere perché priva di emissioni radio. Einstein@Home è un’iniziativa di citizen science lanciata nel 2005 a cui partecipano decine di migliaia di volontari contribuendo con la potenza di calcolo dei loro computer, che viene sfruttata da un salvaschermo speciale attivato durante i periodi di inattività. Il progetto ha l’obiettivo di individuare deboli segnali astrofisici prodotti da stelle di neutroni in rapida rotazione grazie all’analisi dei dati del telescopio spaziale Fermi, il satellite della Nasa dedicato allo studio della radiazione gamma di alta e altissima energia, a cui l’Italia collabora con L’Agenzia spaziale italiana (Asi), l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn). Focalizzandosi sull’analisi di sorgenti non identificate con caratteristiche simili a quelle delle pulsar, questa rete di computer ha scoperto due nuove stelle di neutroni in rapida rotazione. Mentre finora tutte le altre pulsar al millisecondo – che cioè compiono un giro completo attorno al loro asse in un tempo compreso tra 1 e 10 millisecondi – erano state osservate anche con i radiotelescopi, una delle due scoperte da Einstein@Home è la prima in assoluto scoperta grazie alla sua sola emissione pulsante nei raggi gamma e potrebbe essere la capostipite di centinaia di altri oggetti celesti dalle caratteristiche simili. continua ...

Su Nature la prima firma dell’idrogeno

Una rappresentazione dell’evoluzione dell’universo aggiornata con la comparsa delle prime stelle a 180 milioni di anni dopo il Big Bang. Crediti: N.R.Fuller, National Science Foundation

Con l’arrivo del Burian, il freddo dal Nord, a essersi raffreddato non è solo il nostro clima, ma anche l’intero universo. In contemporanea con lo straordinario freddo che sta colpendo l’Italia, è stato pubblicato su Nature un paper che svela un tassello degli albori del nostro universo, il periodo della nascita delle prime stelle. Un periodo in cui l’universo era due volte più freddo di quanto si ipotizzasse. continua ...

Terra e Luna create da una synestia

Simulazione artistica della la luna ancora incandescente che esce dalla “synestia” terrestre.
Crediti: Sara Stuart UC Davis / Nasa

Il processo di formazione di Terra e Luna è ancora oggi oggetto di costante dibattito. All’origine c’è sempre un impatto, su questo quasi nessuno pone seri dubbi. Negli ultimi vent’anni, la teoria più accreditata vedeva la Luna come il risultato di un impatto tra la Terra e un corpo celeste della grandezza di Marte chiamato Theia. Impatto che provocò la messa in orbita di roccia fusa e metallo che, scontrandosi ulteriormente, si riaggregarono a debita distanza dalla Terra, generando la Luna. continua ...

Ricetta per un nana bruna senza nuvole

Rappresentazione artistica di una nana bruna. Crediti: NASA/JPL/Jonathan Gagné

Prendete una nube di polveri e gas, non troppa, altrimenti si rischia di sfornare una stella, aggiungete della gravità quanto basta e lasciate che la nube collassi. Quando la nana bruna si è formata è ancora troppo calda, perciò va lasciata raffreddare per circa 150 milioni di anni. All’inizio sarà ammantata di nuvole, ma con un pizzico di pazienza le nubi si dissolveranno, lasciandovi con una bellissima nana bruna senza nuvole. Servire tiepida a 876 °C. continua ...

Un’autostrada digitale per i dati di Srt

Il Sardinia Radio Telescope. Crediti: Sergio Poppi

Da oggi, i dati del Sardinia Radio Telescope (Srt), la più moderna e tecnologica antenna parabolica d’Europa (realizzata dall’Istituto nazionale di astrofisica in collaborazione con l’Agenzia spaziale italiana) potranno essere a disposizione in tempo reale per la comunità mondiale dell’astrofisica.

Grazie al nuovo collegamento in fibra ottica di 107 chilometri, finanziato dalla Regione Autonoma Sardegna, e all’altissima capacità garantita dalla rete Garr, il Sardinia Radio Telescope si avvia verso una nuova e ricchissima fase di ricerca. Martedì 27 febbraio 2018 è stato infatti possibile testare Srt in un’osservazione congiunta con la tecnica Vlbi con cui si fanno lavorare assieme antenne sparse per il globo come se fossero un’unica parabola grande quanto la distanza che separa le singole antenne. Non era la prima volta in assoluto ma è stata la prima con Srt dotato di fibra. Tra qualche settimana verrà effettuata una prova ancora più importante denominata e-Vlbi dove verrà tentata una vera e propria correlazione dei dati osservativi in tempo reale da molte parti del mondo. continua ...

Come Rho Ophiuchi A nessuna mai

La stella massiccia Rho Ophiuchi A (è quella al centro) vista con Xmm-Newton. Crediti: Esa/Xmm-Newton; I. Pillitteri (Inaf–Osservatorio astronomico di Palermo)

Lo studio dell’emissione di raggi X dalle stelle offre molte diagnostiche di fenomeni stellari ad alta energia. Nelle stelle massive, raggi X “soffici” (con energia generalmente minore di 1keV, corrispondente a temperature minori di 10 milioni di gradi) sono emessi in shock nei venti stellari. Emissione più energetica (raggi X “duri”) è dovuta a collisioni tra venti emessi da stelle massive in sistemi binari o da shock particolarmente energetici in stelle massive con campi magnetici intensi. Nelle stelle di piccola massa (meno massive delle stelle di classe spettrale F), invece, l’emissione di raggi X proviene, come nel Sole, dalla corona stellare (l’atmosfera esterna con plasma ad alcuni milioni di gradi, sostenuta e riscaldata dal campo magnetico generato dalle dinamo stellare) e da attività come i brillamenti stellari. continua ...

Proxima b, un giorno da dimenticare

Rappresentazione artistica di un brillamento da Proxima Centauri. In primo piano si vede il pianeta Proxima b, la cui orbita attorno alla stella madre è 20 volte più stretta di quella della Terra attorno al Sole. Un flare 10 volte più intenso di un forte brillamento solare potrebbe inondare Proxima b con 4000 volte più radiazioni di quelle che la Terra riceve dal Sole in queste occasioni. Crediti: Roberto Molar Candanosa / Carnegie Institution for Science, Nasa/Sdo, Nasa/Jpl

«Il 24 marzo 2017 non è stato un giorno qualunque, per Proxima Centauri», giura Meredith MacGregor, ricercatrice postdoc a Washington, alla Carnegie Institution for Science. E c’è da crederle: era dal gennaio precedente che lei e la collega Alycia Weinberger, insieme ad altri astronomi da tutto il mondo, tenevano le antenne di Alma puntate verso la stella a noi più vicina dopo il Sole – Proxima Centauri, appunto: una nana rossa a 4.23 anni luce da noi, divenuta improvvisamente celebre nell’agosto del 2016 con la scoperta dell’esopianeta Proxima b in orbita attorno alla stella. Scoperta che da subito suscitò grande entusiasmo: così “vicino”, vuoi vedere che è pure abitabile… Ma con le osservazioni successive l’entusiasmo è andato un po’ scemando. E l’evento registrato il 24 marzo dello scorso anno giunge come una nuova mazzata, confermando che la nostra vicina di casa non è proprio un tipetto tranquillo, anzi: le sue “intemperanze” possono essere fatali. continua ...

Vita nel deserto cileno: speranze per Marte?

Il luogo più arido sulla Terra, il deserto di Atacama in Cile. Crediti: Dirk Schulze-Makuch

C’è vita anche nel posto più inospitale della Terra. 350 giorni di cieli limpidi, solo una quindicina di giorni l’anno di cielo parzialmente nuvoloso, in media dai 10 ai 15 millimetri di pioggia a un’altitudine di circa 2000-3000 metri. Questi alcuni dei numeri del luogo più arido al mondo, il deserto di Atacama, tra la catena andina e la cordigliera della Costa. Non vi sembra di un paesaggio marziano? In effetti si avvicina molto a quello che vedremmo se ci trovassimo sul Pianeta rosso, tant’è vero che in questa zona settentrionale del Cile i ricercatori testano rover ed esperimenti da inviare poi sul nostro “vicino di casa”. continua ...

Alice nel buco nero delle meraviglie

Riuscire a passare indenni attraverso l’orizzonte degli eventi di un buco nero sembrerebbe possibile per particolari buchi neri molto massicci. Animazione di Andrew Hamilton, basata sulla simulazione effettuata su un super-computer da John Hawley.

Esiste una congettura matematica sui buchi neri, o meglio sulla struttura delle singolarità che si ottengono nel contesto della teoria della relatività generale, chiamata ipotesi di censura cosmica: quello che accade all’interno di un buco nero è nascosto oltre l’orizzonte degli eventi e non può essere visto dal resto dello spazio-tempo. Nella sua versione strong, l’ipotesi afferma che la relatività generale è una teoria deterministica: il nostro passato determina in modo univoco il nostro futuro. Se un fisico sa come ha avuto inizio l’universo, può conoscere il suo futuro, in ogni momento e in ogni suo punto. continua ...

Ricordando Francesco, e la sua pipa antifascista

Di spalle, con il cappello, Vito Francesco Polcaro lo scorso novembre, mentre va a dare supporto a un gruppo di precari dell’Inaf. Crediti: Anna Di Giorgio / Inaf Iaps

Qualche giorno fa mi telefona Andrea Martocchia, un collega astrofisico che collaborava con Francesco nei suoi studi di archeoastronomia: ”Hai saputo di Francesco?”. Una doccia gelida, no, non ne sapevo nulla. Era di pochi mesi prima una sua email sulla mailing list Inaf che annunciava una conferenza all’Università La Sapienza dal titolo “Dalla magia alla stregoneria. Cambiamenti sociali e culturali e la caccia alle streghe”, con quella firma che, come ha scritto Marco Ferrucci, molto dice di lui: continua ...

Magnetar al di là del limite di Eddington

Immagine della galassia Vortice M51 ottenuta combinando le informazioni sulla luce visibile raccolte dal telescopio spaziale Hubble con quelle della radiazione X vista da Chandra. La Ulx è l’oggetto cerchiato. Crediti: Nasa/Cxc/Caltech/M.Brightman et al.; Optical: Nasa/Stsci

Una delle conseguenze più divertenti del setacciare l’universo alla scoperta dei suoi segreti è che, spesso, si finisce per imbattersi in fenomeni davvero affascinanti, misteriosi corpi celesti dalle caratteristiche curiose e particolari, eventi inattesi che molte volte rimangono senza spiegazione per lungo tempo. Nell’enorme zoo di oggetti che il cosmo ci mette gentilmente a disposizione, le così dette Ultra-Luminous X-ray Sources (Ulx) sono senza dubbio tra le “creature” più incantevoli ed interessanti. continua ...

Acqua dappertutto, ma pietrificata

Un nuovo studio statunitense, pubblicato in questi giorni su Nature Geoscience, ha riesaminato i dati ottenuti della sonda Nasa Lro, Lunar Reconaissance Orbiter, e da uno spettrometro Nasa a bordo dell’orbiter lunare indiano Chandrayaan-1, per stimare nuovamente la presenza di acqua sul nostro satellite, trovandola ubiquamente incastonata su tutta la superficie.

I risultati contraddicono alcuni studi precedenti, che avevano rilevato la presenza di una quantità maggiore di acqua alle latitudini polari della Luna e un andamento altalenante in base al giorno lunare, che dura 29.5 giorni terrestri. continua ...

I capricci di Tabby

Rappresentazione artistica dell’ipotetico anello irregolare di polvere in orbita attorno alla Kic 8462852. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech

Tempi duri per i fan degli alieni. Nelle ultime settimane sono stati pubblicati due risultati astronomici che spiegano in modo “naturale” due fenomeni che erano apparsi così anomali da far pensare che ci fosse lo zampino degli extraterrestri.

Le stranezze erano state rivelate da due oggetti celesti molto diversi tra loro ma accumunati da nomi decisamente prosaici: la stella Kic 8462852 (per Kepler Input catalog seguito dal numero progressivo) e la sorgente di ripetuti brevi lampi radio chiamata  Frb 121102 (per fast radio burst seguito dalla data del primo evento, 2 novembre 2012). Oltre ad avere una fenomenologia diversissima, le due sorgenti sono a distanza incomparabilmente diverse: 1280 anni luce per Kic 8462852, una stella della nostra galassia nella costellazione del Cigno, contro 3 miliardi di anni luce per Frb 121102, situata in una anonima galassietta nella costellazione dell’Auriga. continua ...

Quel pianeta nato sotto il segno dell’Ofiuco

Il disco protoplanetario As 209. Crediti: Alma (Eso/Naoj/Nrao)/ D. Fedele et al.

Annidato nella giovane regione di formazione stellare Ofiuco, a 410 anni luce dal Sole, un affascinante disco protoplanetario, chiamato As 209, si fa lentamente scolpire. Questa meravigliosa immagine è stata ripresa, usando il telescopio ad alta risoluzione Alma, da un team guidato da Davide Fedele dell’Inaf di Arcetri, e  svela una struttura curiosa di anelli e buchi nella polvere che circonda una giovane stella. continua ...

La Sardegna è pronta per l’Einstein Telescope

Rendering artistico dell’Einstein Telescope. Crediti: Ego Collaboration

Il futuro dell onde gravitazionali potrebbe essere a due passi da noi, anzi nel nostro stesso Paese. Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) sosterrà, infatti, la candidatura della Regione Sardegna a ospitare l’Einstein Telescope (Et), un centro europeo per l’osservazioni delle increspature del tessuto dello spazio-tempo, nella miniera metallifera di Sos Enattos, a Lula. continua ...