Undici stelline sfidano il buco nero centrale

Un’immagine di Alma del centro della Via Lattea che rivela 11 giovani protostelle a circa 3 anni luce dal buco nero supermassiccio della nostra galassia. Le linee indicano la direzione dei lobi bipolari creati dai getti ad alta velocità emesis dalle protostelle. La stella illustrata nel mezzo dell’immagine indica la posizione del Sagittarius A *, il buco nero supermassiccio di 4 milioni di masse solare al centro della nostra galassia. Crediti: Alma (Eso/Naoj/Nrao), Yusef-Zadeh et al.; B. Saxton (Nrao/Aui/Nsf) continua ...

Ecco la superluna dell’anno

Luna piena del 13/12/2016. Crediti: Talha Zia

Luna protagonista del cielo serale di dicembre. Il 3 di questo mese infatti il nostro satellite naturale si verrà a trovare in prossimità del perigeo, ovvero il punto della sua orbita di massimo avvicinamento alla Terra, quando la sua faccia visibile sarà completamente illuminata. Una luna piena da record dunque, che non a caso viene chiamata super Luna: quella del 3 sarà la Luna piena più vicina al nostro pianeta di tutto l’anno. Se le condizioni meteo ce lo consentiranno, potremo così vedere per tutto l’arco della notte un disco lunare più grande del 13 per cento e più luminoso del 28 per cento rispetto a quando il nostro satellite si trova alla massima distanza dalla Terra, ovvero all’apogeo. continua ...

Sagittarius A*, il grande sterilizzatore

Simulazione di una nube di gas che passa vicino a Sgr A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Crediti: Eso/S. Gillessen/Mpe/Marc Schartmann

C’è stata un’epoca in cui anche la nostra galassia, la Via Lattea, aveva nel cuore un buco nero supermassiccio in piena attività. Quel buco nero è ancora lì: si chiama Sgr A* (abbreviazione di Sagittarius A* , proprio così, con l’asterisco), “pesa” la bellezza di quattro milioni di soli ma da tempo, ormai, se ne sta abbastanza quieto: trangugia e rumina gas od oggetti di passaggio di tanto in tanto, dimentico della voracità del passato – quand’era nel pieno di quella che gli astrofisici chiamano “fase Agn”, vale a dire quand’era anch’esso un nucleo galattico attivo. E per fortuna: oltre a divorare quel che agguantano, i buchi neri supermassicci attivi, nei periodi di massimo accrescimento, emettono anche una quantità di radiazione spaventosa. Tale da pregiudicare la possibilità di vita in ampie porzioni delle galassie che li ospitano. continua ...

Materia oscura: primi dati dalla missione Dampe

Il lancio della missione Dampe

La rivista scientifica Nature ha pubblicato i primi risultati dell’esperimento Dampe (DArk Matter Particle Explorer), in orbita su satellite dal dicembre 2015. Si tratta della misura del flusso di elettroni e positroni cosmici di altissima energia (da 55 GeV a 4,6 TeV). Per la prima volta la misura diretta di queste particelle nello spazio riesce a mettere in evidenza e valutare una brusca variazione, in gergo break, nell’andamento del loro flusso in funzione dell’energia. Ad energie al di sopra dei 0.9 TeV, il flusso di elettroni e positroni cambia il suo andamento e si “piega”, decrescendo più rapidamente con l’aumentare dell’energia. Questo fenomeno era stato recentemente misurato solo da esperimenti a terra, con osservazioni indirette, con un’incertezza molto maggiore e risultati in parte ancora preliminari. Dampe, il primo satellite astrofisico cinese, è una collaborazione internazionale a cui lavorano oltre 100 tra scienziati, tecnici e studenti provenienti da istituzioni cinesi, italiane e svizzere guidate dal Purple Mountain Observatory (Pmo) dell’Accademia Cinese di Scienze (Cas). L’Italia è coinvolta con un gruppo di circa venti scienziati dalle sezioni di Perugia, Bari e Lecce dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e le Università di Perugia, Bari e del Salento. continua ...

Buchi neri: due milioni di euro a Michela Mapelli

L’astrofisica Michela Mapelli

Si chiama Michela Mapelli, è ricercatrice all’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e full professor all’Università di Innsbruck, in Austria, e ha vinto un Consolidator Grant, cioè un finanziamento europeo di circa due milioni di euro, per la sua proposta di ricerca Demoblack dedicata allo studio della formazione di sistemi binari di buchi neri. Michela Mapelli, che ha scelto come sede per la sua attività di ricerca l’Osservatorio Astronomico di Padova dell’Inaf, è una dei 329 ricercatori d’eccellenza, tra cui 33 italiani – 14 ospitati in Italia, 19 all’estero – selezionati, fra oltre 2500, in tutta Europa dal Consiglio Europeo per le Ricerche (Erc). Il finanziamento, parte del programma europeo di ricerca e innovazione Horizon 2020, vale in totale 630 milioni di euro darà ai vincitori e ai team che formeranno un’occasione per svolgere progetti con impatto su vasta scala in ambito scientifico e non solo. continua ...

Nelle profondità inesplorate di Hubble

Il campo ultra-profondo (Ultra Deep Field) di Hubble, una regione piccolissima ma molto studiata nella costellazione della Fornace, osservata dallo strumento Muse installato al Vlt dell’Eso. Crediti: Eso/Musa Hudf collaboration (cliccare per ingrandire)

Il gruppo che si occupa della survey dello Hubble Ultra Deep Field (il campo ultra-profondo di Hubble o Hudf), sotto la guida di Roland Bacon dell’Università di Lione (Cral, Cnrs), in Francia, ha usato Muse (Multi Unit Spectroscopic Explorer) per osservare, appunto, il campo ultra-profondo di Hubble, una zona molto studiata nella costellazione australe della Fornace. Lo sforzo ha prodotto le osservazioni spettroscopiche più profonde mai realizzate finora: sono state misurate informazioni spettroscopiche accurate per 1600 galassie, dieci volte più di quanto fosse stato ottenuto a gran fatica nel precedente decennio da vari telescopi da terra. continua ...

Gioviani caldi: gonfi d’invidia?

Il gigante gassoso K2-132 si espande specularmente alla sua stella ospite che si trasforma in una gigante rossa. Crediti: Karen Teramura, UH IfA.

Da quando gli astronomi sono riusciti a misurare per la prima volta le dimensioni di un pianeta extrasolare, c’è una domanda che rosicchia come un tarlo la mente degli scienziati: perché i pianeti più grandi sono diventati così grandi? Scusate il gioco di parole. Che cosa spinge un pianeta come Giove a raggiungere dimensioni tanto ragguardevoli se messe a confronto con un piccolo pianeta roccioso come quello che abitiamo? continua ...

Novità in libreria: “The Dark Arrow of Time”

“The Dark Arrow of Time”
di Massimo Villata, Srpinger, 2017

Intrighi interplanetari, amori galattici e viaggi nel tempo sfruttando l’antimateria. Tutto questo e molto altro è The Dark Arrow of Time, edito da Springer e scritto da Massimo Villata, astronomo dell’Inaf di Torino. Si tratta della versione inglese del primo libro dello scienziato e pubblicato per la prima volta ormai quasi 10 anni fa, La freccia oscura del tempo. Fino a quest’anno, l’attività di scrittore dell’astronomo dell’Inaf è stata protetta da anonimato grazie all’utilizzo dello pseudonimo Max Wells, ma con la versione inglese la casa editrice ha deciso di utilizzare il vero nome dell’autore. continua ...

Così danzano le stelle dello Scultore

Davide Massari, ricercatore all’Università di Groningen (Paesi Bassi) e primo autore dello studio pubblicato su Nature Astronomy

Un po’ come il protagonista del film Smoke interpretato da Harvey Keitel, che ogni mattina alle otto in punto scatta una foto dalla sua tabaccheria, un team d’astronomi ha raccolto e analizzato le immagini collezionate in oltre 12 anni di una stessa porzione di cielo: quella in cui si trova la galassia nana dello Scultore, una galassia satellite della Via Lattea. Ciò ha consentito di calcolare con precisione il moto proprio di alcune delle stelle in essa ospitate. continua ...

Le costellazioni: poesia e ignoranza vanno a braccetto *

Questo articolo non vuole essere assolutamente polemico. Il suo scopo è solo quello di chiarire l’importanza di queste figure essenzialmente mitologiche che rivestono un ruolo del tutto secondario e trascurabile nell’astronomia odierna. Nessuna accusa alle costellazioni, quindi, che -oltretutto- vengono ancora usate anche dai professionisti per definire molte delle stelle che si studiano nel cielo. Solo una chiara definizione di cosa rappresentano e dei loro risvolti assolutamente privi di interesse astronomico. continua ...

Arecibo non deve morire

Osservatorio di Arecibo. Crediti: Alessandro Cai / Public Domain

Due mesi fa era sopravvissuto alla furia devastatrice dell’uragano Maria, ma fino alla settimana scorsa una minaccia ancor più grave aleggiava su quello che – fino all’anno scorso – era il più grande radiotelescopio al mondo: l’interruzione definitiva dei finanziamenti. La decisione finale era attesa entro fine anno, ne avevamo dato notizia anche su Media Inaf. Ebbene, la decisione è arrivata puntuale la settimana scorsa: la National Science Foundation (Nsf) non chiuderà i rubinetti. Almeno non del tutto: come si legge nel comunicato pubblicato sul sito, il board della fondazione ha autorizzato la sottoscrizione dell’accordo che permette di continuare a mantenere in attività il radiotelescopio. continua ...