Caro terrestre ti scrivo

29.09.2017

Il Sardinia radio telescope. Crediti: Sergio Poppi / Flickr

Il Sardinia Radio Telescope (Srt), il radiotelescopio più grande d’Italia e uno fra i più grandi e avanzati d’Europa, è uno strumento versatile, capace di grandi potenzialità nello studio delle onde radio prodotte naturalmente da corpi celesti di varia natura. Ed è anche un’antenna in grado di ricevere i deboli segnali trasmessi da sonde interplanetaria lanciate dalla Nasa, dall’Esa o dall’Asi per studiare il Sistema solare. Al contempo, a Srt tecnici e astronomi si stanno attrezzando per indagare se in mezzo a quegli stessi segnali – una tecnica che prende il nome di “osservazioni piggy-back” – non vi siano eventuali indicazioni di segnali di origine “artificiale” non creati da esseri umani: detto altrimenti, segnali alieni. continua ...

Collisione con nascita di stelle

Questa immagine, scattata con il telescopio spaziale Hubble, mostra la galassia Ngc 4490. L’aspetto disperso e distorto della galassia è il risultato di una collisione cosmica avvenuta in passato con un’altra galassia, Ngc 4485. Le forze di marea estreme tra le due galassie hanno intagliato le forme e le proprietà di Ngc 4490, le regioni periferiche di quella che era una galassia a spirale sono state allungate, guadagnandole il soprannome di Cocoon Galaxy. Crediti: Esa/Hubble e Nasa continua ...

K2, la cometa che venne dal freddo

La nube di Oort: il vasto e remoto deposito di ghiaccio e roccia da cui provengono tutte le comete. Crediti: The Daily Galaxy.

La nube di Oort: un enorme e ghiacciato cimitero di detriti risalenti alla composizione del nostro sistema solare che lo avvolge – tra le 1000 e le 10mila unità astronomiche – e ne segna il confine estremo con il gelido e buio spazio interstellare. È da questa barriera di ghiacci che proviene C/2017 K2 Panstarrs (K2 per gli amici), una cometa da record fotografata a giugno scorso dall’Hubble Space Telescope. Risvegliata dal suo frigido torpore nella nube di Oort da qualche anomalia gravitazionale, K2 ha ora assunto un’orbita che la porterà in prossimità del Sole, appena oltre l’orbita di Marte: un viaggio lungo quasi 2 miliardi e mezzo di chilometri. continua ...

CosmoQuest: studiare la Terra con foto dall’Iss

Siete appassionati di scienza? O magari di fotografia? Allora perché non unire le due passioni per aiutare la Nasa in questo nuovo progetto di citizen science chiamato CosmoQuest, con il quale potrete aiutare i ricercatori e gli astronauti a identificare i “protagonisti” delle meravigliose foto scattate direttamente dalla Stazione spaziale internazionale (a 400 chilometri d’altezza).

Con il progetto CosmoQuest farete parte del team di ricercatori che ogni giorno si occupa della raccolta e analisi degli scatti che astronauti come Luca Parmitano, Samantha Cristoforetti e Paolo Nespoli (ma non solo) hanno inviato a terra negli ultimi 17 anni. Il compito degli scienziati amatoriali è semplice: identificare le caratteristiche geografiche (naturali o create dall’uomo) per determinare la posizione precisa della foto sulla Terra. continua ...

Come nascono i super buchi neri primordiali

Il super-computer Aterui al Center for Computational Astrophysics (CfCA) del National Astronomical Observatory of Japan (NAOJ). Crediti: NAOJ

È nato prima l’uovo o la gallina? Gli astrofisici si trovano di fronte a un dilemma simile quando cercano di capire come possano formarsi buchi neri super-massicci nell’universo primordiale. Sono state avanzate diverse ipotesi e abbiamo dato conto recentemente su Media Inaf di una possibile spiegazione avanzata da un gruppo di ricerca tutto al femminile. continua ...

Terra e corpi rocciosi: così sono stati forgiati

L’immagine illustra la fase avanzata della formazione planetaria (protopianeti) e degassificazione di elementi volatili che ha avuto luogo quando si sono formati i pianeti rocciosi del Sistema solare. Crediti: Ashley Norris, Oxford University

Come sono nati i pianeti rocciosi nel Sistema solare? E cosa ha portato alla formazione degli elementi chimici che sono indispensabili per la vita sulla Terra? Queste sono solo alcune delle domande su cui da decenni si interrogano i ricercatori di tutto il mondo. Alcuni piccoli indizi li hanno già raccolti: per esempio è noto che qualche miliardo di anni fa, il gas e le polveri del disco protoplanetario hanno cominciato ad unirsi formando solidi sempre più densi e massicci che poi sono diventati gli oggetti che oggi conosciamo, cioè pianeti, asteroidi e bolidi vari. Ma ci sono molti altri processi da tenere in considerazione quando cerchiamo di capire come siano nati la Terra e Marte. continua ...

Agn: quando il buco nero fa la differenza

Come mai la radiazione emessa dai nuclei delle galassie attive è a volte molto luminosa e a volte più fioca? Uno nuovo studio propone un’innovativa risposta a questa domanda, che va contro al consenso contemporaneo: non dipenderebbe semplicemente dalla quantità e dalla densità del materiale che circonda i buchi neri che risiedono al loro centro, ma dal modo in cui questi ultimi accrescono materiale ed emettono radiazioni.

Rappresentazione artistica di un AGN. Secondo il nuovo studio la differenza di radiazioni che riceviamo tramite i nostri strumenti non dipende solamente dall’ “oscuramento” prodotto dall’anello di polveri e gas, ma dalla produzione intrinseca di energia del buco nero al suo centro. Crediti: NASA. continua ...

Al via BergamoScienza, fra musica teatro e… scienza

Dal 30.09.2017 al 15.10.2017

Sarà una vera e propria invasione cosmica quella che Bergamo, “la città dei Mille”, si appresta a subire da sabato 30 settembre a domenica 15 ottobre, in occasione della XV edizione di BergamoScienza, il festival di divulgazione scientifica organizzato dall’omonima Associazione che lo scorso anno ha visto la partecipazione di ben 152.600 visitatori.

Bergamo invasa, dunque. Più che dagli alieni, soprattutto dagli astrofisici, se è vero che – in  un programma ricco di appuntamenti di prestigio, fra i quali spicca quello con il  Premio Nobel per la Medicina 2007 Mario Renato Capecchi – l’astrofisica e l’indagine del cosmo sono in primo piano, a partire dai mostri del cielo raccontati da Patrizia Caraveo, direttrice dell’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Milano, e dai pianeti extrasolari, fra i quale ci conduce con sapiente ironia Massimo Della Valle, direttore dell’Inaf-Osservatorio di Capodimonte, novello Cristoforo Colombo. continua ...

Osiris-Rex passa, Cassini la osserva

L’animazione raccoglie 10 immagini consecutive da 30 secondi di posa ciascuna, prese nel filtro R di Johnson-Cousins. La sonda OSIRIS-REx appare nelle immagini come un puntino che “solca” in diagonale il campo stellare. Crediti: Istituto nazionale di astrofisica.

Ha salutato la Terra per l’ultima volta prima di fuggire lontana nello spazio alla conquista dell’asteroide Bennu. La sonda Nasa Osiris-Rex, complicato acronimo che sta per Origins Spectral Interpretation Resource Identification Security Regolith Explorer, ha completato un’orbita attorno al Sole approfittando della Terra come fionda gravitazionale per raggiungere la sua destinazione finale. continua ...

Un’onda gravitazionale per tre

Un segnale di onda gravitazionale, prodotta dalla coalescenza di due buchi neri di masse stellari, è stato misurato con inedita precisione dai due rivelatori di Ligo (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory), che si trovano negli Stati Uniti, a Livingston, in Louisiana, e a Hanford, nello Stato di Washington, e dal rivelatore Virgo, che ha sede allo European Gravitational Observatory (EGO) a Cascina, vicino a Pisa, fondato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) italiano e dal Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) francese. continua ...

Nuova luce sulle galassie attive

Rappresentazione artistica di un nucleo galattico attivo, con getti di materiale che esce da un buco nero centrale. Crediti: NASA/Dana Berry/Skyworks Digital

L’evoluzione delle galassie è strettamente legata all’interazione tra esse e il nucleo galattico attivo (Agn) che ospitano al loro interno. Un articolo pubblicato sulla rivista Nature fa il punto sulle nostre attuali conoscenze sulla struttura del materiale che circonda i buchi neri supermassivi all’interno delle galassie. «Abbiamo bisogno di guardare il nucleo delle galassie dove si trova il materiale che li collega. Questo materiale consiste principalmente in gas e polveri che sono normalmente studiate nelle bande infrarossa e X», spiega uno degli autori dell’articolo, Claudio Ricci, dell’Istituto di Astronomia dell’Universidad Católica del Cile. continua ...

Lo sguardo di Vlt sulla nebulosa Saturno

La nebulosa planetaria NGC 7009, nota anche come Nebulosa Saturno. L’immagine variopinta è stata ottenuta dello strumento Muse montato sul Very Large Telescope) dell’Eso. Crediti: ESO/J. Walsh

Sembra quasi di vedere il sesto pianeta del Sistema solare, ma si tratta di tutt’altro. La spettacolare nebulosa planetaria Ngc 7009, nota anche come Nebulosa Saturno, emerge dall’oscurità come una serie di bolle deformate, illuminate da magnifici tratti rosa e blu. Questa immagine variopinta è stata ottenuta dello strumento Muse montato sul Very Large Telescope (Vlt) dell’Eso in Cile, nell’ambito di uno studio inteso a realizzare per la prima volta una mappa della polvere all’interno di una nebulosa planetaria. La mappa – che mostra numerose strutture intricate nella polvere, tra cui alcuni gusci, un alone e una strana struttura che ricorda un’onda – sarà un riferimento per gli astronomi che vogliono capire come le nebulose planetarie sviluppano le loro strane forme e le loro simmetrie. continua ...

I MIEI AMICI ASTEROIDI (6): Gli studenti bocciano Bruce Willis

Ricordate l’isterismo per il 21 dicembre 2012, data della presunta fine del mondo prevista dai Maya? Ebbene, sono convinto che, in un modo o nell’altro, riapparirà presto! L’uomo in fondo è contento di essere spaventato dai media. Sarà un asteroide ancora sconosciuto a distruggere la civiltà terrestre? Ci sarà un Bruce Willis che scenderà sull’asteroide, lo spaccherà e salverà la Terra come in Armageddon? A un gruppetto di studenti dell’Università di Leicester è stato dato il compito di valutare la situazione. Ed essi hanno bocciato Bruce Willis senza alcun appello. continua ...