La Cina è partita per la Luna

Il lancio del satellite cinese Queqiao dalla base Xichang, nel sud della Cina. Crediti: Radboud Radio Lab

All’alba cinese di lunedì 21 maggio, lo strumento Ncle (Netherlands Chinese Low-Frequency Explorer) è stato lanciato a bordo del satellite cinese Queqiao dalla base Xichang, nel sud della Cina, diretto verso il lato nascosto della Luna. È il primo strumento scientifico olandese che abbia mai viaggiato in una missione spaziale cinese e apre un nuovo capitolo nella radioastronomia. Il lancio del satellite rappresenta il punto di partenza della missione Chang’e-4, la missione cinese di esplorazione lunare che verrà lanciata prossimamente e che atterrerà sulla faccia nascosta della Luna. Il satellite cinese appena partito è necessario, nell’ambito della missione, per le comunicazioni con la Terra. continua ...

Un milione di nomi in viaggio verso il Sole

Rappresentazione artistica del Parker Solar Probe. Crediti: Jhu/Apl

Il lancio è previsto per il 31 luglio di quest’anno e la sonda Parker Solar Probe della Nasa promette già di raccontarci in 7 anni il Sole come nessun’altra missione prima. L’obiettivo è quello di “toccare il Sole” (questo il motto degli ingegneri che la stanno costruendo): la sonda studierà lo strato esterno dell’atmosfera solare (la corona) da una distanza di quasi 6 milioni di chilometri dalla fotosfera della nostra stella. La Parker Solar Probe ha già a bordo un dettaglio speciale: una piccola memory card con i nomi di tutti i partecipanti al concorso Vip Pass “Manda il nome sul Sole”. continua ...

Catturato asteroide interstellare

Queste sono le immagini del 2015 di BZ509, ottenute presso il Large Binocular Telescope Observatory, che hanno permesso di stabilire la sua natura retrograda. Le stelle luminose e l’asteroide (cerchiato in giallo) appaiono nere su un cielo bianco poiché l’immagine è negativa. Crediti: C. Veillet / Large Binocular Telescope Observatory

Un recentissimo studio pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society: Letters, ha scoperto il primo “immigrato” trasferitosi permanentemente nel nostro Sistema Solare dall’alba dei tempi. L’asteroide, che attualmente si trova nell’orbita di Giove, è il primo asteroide che si conosce ad essere stato sottratto a un altro sistema stellare. continua ...

L’incanto del lotto 139

Donatella Randazzo e Giada Genua esaminano il diploma di laurea di Niccolò Cacciatore

Tutto parte da una mail. Mittente: Salvatore Serio, direttore dell’Osservatorio astronomico dell’Inaf di Palermo fino al 2001. Destinatari: l’attuale direttore, Fabrizio Bocchino, e Donatella Randazzo, responsabile dell’archivio storico e della biblioteca antica dell’Osservatorio. «Vi segnalo che è in vendita all’asta il diploma di laurea di Niccolò Cacciatore», scrive Serio. «Credo che il documento abbia un grande interesse per l’archivio storico dell’Osservatorio». continua ...

Il Carma di Orione

Il gas nella nube di Orione A. I tre colori (rossi, verdi e blu) rappresentano gamme di velocità differenti. Crediti: Nsf/S. Kong, J. Feddersen, H. Arce & CARMA-NRO Orion Survey team

Un gruppo internazionale di ricerca, capitanato da Shuo Kong e Héctor G. Arce dell’Università di Yale, ha prodotto la più dettagliata mappa della distribuzione del gas nella nube molecolare di Orione, in particolare della zona più brillante Orione A, noto epicentro di formazione stellare a circa 1500 anni di luce di distanza. continua ...

Hubble gioca a Legus con le stelle

Queste sei immagini rappresentano alcune delle regioni dove nascono le stelle. Le galassie fanno parte della Legacy ExtraGalactic UV Survey (Legus) dell’Hubble Space Telescope. Ci sono due galassie nane (Ugc 5340 e Ugca 281) e quattro grandi galassie a spirale (Ngc 3368, Ngc 3627, Ngc6744 e Ngc 4258). Le immagini sono una miscela di luce ultravioletta e luce visibile ottenuta con i datti della Wide Field Camera 3 di Hubble e dell’Advanced Camera for Surveys. Crediti: Nasa, Esa, and the Legus team continua ...

Emissione laser dalla Nebulosa Formica

La Nebulosa Formica (o Clessidra) nell’immagine del telescopio spaziale Hubble. La forma è il risultato di una stella morente simile al Sole e di complesse interazioni nel suo nucleo. Crediti: Nasa, Esa the Hubble Heritage Team (Stsci/Aura)

Formica o Clessidra? Non importa il soprannome, la nebulosa Mz3, nella costellazione del Regolo, ha da sempre suscitato grande interesse nella comunità scientifica proprio per la sua bizzarra forma. Di recente un team internazionale di astronomi ha scoperto un’insolita emissione laser che suggerisce la presenza di un sistema binario nascosto nel cuore di questa nebulosa. Si tratta di un raro fenomeno connesso con la morte di stelle simili al nostro Sole: queste, quando sono molto vicine alla loro fine, espellono gli strati esterni fino ad arrivare al totale esaurimento del loro combustibile nucleare. continua ...

Il destino d’un gioviano? È scritto nelle stelle

Distribuzione della metallicità vs. periodo orbitale osservata nello studio. Crediti J. Maldonado / A&A

La scoperta degli esopianeti giovani caldi – ossia pianeti giganti gassosi con periodi di rotazione minori di 10 giorni – ha sconvolto la nostra idea sulla formazione planetaria. Simili pianeti, infatti, sono assenti nel Sistema solare e richiedono dei meccanismi di formazione che non erano stati ipotizzati fino a quel momento.

Le ipotesi principali per spiegare l’esistenza dei gioviani caldi sono due. La teoria più accreditata è che questi pianeti si formino a grandi distanze dalla stella centrale, al di là della così detta “linea della neve”, oltre la quale le temperature sono abbastanza basse da permettere l’esistenza di acqua allo stato solido. Una volta formati, questi pianeti cominciano a migrare verso l’interno, fino a spingersi a distanze molto piccole (frazioni di unità astronomica) della propria stella. continua ...

C’era una volta… una galassia

Dal 19.05.2018 al 20.05.2018 – Dal 26.05.2018 al 27.05.2018

Anche Pinocchio e Cenerentola andranno, con Alice, nel Paese delle meraviglie. Sì perché la meraviglia non nasce solo dai fantastici mondi delle fiabe ma anche dall’incanto del cielo e dai numerosissimi oggetti che oggi si scoprono con telescopi da terra e dallo spazio. Per questo l’Osservatorio astronomico dell’Altopiano parteciperà alla manifestazione “Asiago da fiaba”, proponendo giochi classici rivisitati in chiave astronomica appunto. continua ...

Gelida è la notte antartica. E interminabile

Marco Butto, la Via Lattea e nessun altro

È iniziata da poco più di una settimana la cosiddetta notte antartica: il Sole è sceso sotto l’orizzonte e sarà visibile di nuovo – dalle latitudini della stazione italo-francese Concordia – solo ad agosto. «Ci aspetta qualcosa di veramente speciale: qua non ci sono insetti, animali, aerei che passano sopra la nostra testa, foglie che volano al vento, colori. Non c’è niente che si muove, niente e nessuno a farci compagnia, eccetto che il Sole, sino ad oggi». continua ...

Ecco l’ossigeno più antico dell’universo

Questa immagine, ottenuta con il telescopio spaziale Hubble, mostra l’ammasso di galassie Macs J1149.5+2223; l’inserto invece mostra Macs1149-Jd1, una galassia molto lontana, osservata con Alma come appariva 13,3 miliardi di anni fa. La distribuzione dell’ossigeno rilevata da Alma è mostrata in rosso. Crediti: Alma (Eso/Naoj/Nrao), Nasa/Esa Hubble Space Telescope, W. Zheng (Jhu), M. Postman (Stsci), the Clasch Team, Hashimoto et al.

Osservando con Alma una galassia distante, Macs1149-Jd1, un team internazionale di astronomi ha rivelato un debole chiarore emesso dall’ossigeno ionizzato nella galassia. Mentre questa luce infrarossa viaggiava nello spazio, l’espansione dell’universo ne allungava più di dieci volte la lunghezza d’onda, fino a quando è giunta sulla Terra ed è stata rivelata da Alma. Gli astronomi hanno dedotto che il segnale è stato emesso 13,3 miliardi di anni fa (vale a dire, 500 milioni anni dopo il big bang), il che ne fa l’ossigeno più distante mai osservato da un telescopio. La presenza di ossigeno è un chiaro segno che devono essere esistite nella galassia generazioni precedenti di stelle. continua ...

MarCO il fotografo mette in posa Terra e Luna

La prima immagine catturata da uno dei mini-satelliti Mars Cube One (MarCO) della missione CubeSat della Nasa. L’immagine mostra mostra sia la Terra che la Luna. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Era il 14 febbraio 1990 quando la sonda della Nasa Voyager 1 scattò una storica fotografia della Terra dall’orbita di Nettuno a circa sei miliardi di chilometri di distanza dalla Terra. Il nostro pianeta appariva come un minuscolo, quasi indistinguibile puntino blu. Lo scorso 9 maggio, una delle minuscole navicelle spaziali Mars Cube One (MarCO) – due CubeSat gemelli in viaggio con la missione Nasa InSight – ha scattato una nuova versione del “pallido puntino blu”, catturando la Terra e la Luna in un colpo solo. continua ...

Un’orbita di 21 anni per il “piccolo” Gl 15 A c

Rappresentazione artistica di un sistema esoplanetario multiplo in orbita attorno a una stella doppia. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/T. Pyle

Un pianeta con una massa pari a 36 volte quella della Terra e che impiega quasi 21 anni per compiere un’orbita completa attorno alla sua stella, ad oggi il più piccolo pianeta noto con un periodo orbitale così lungo, è stato confermato e caratterizzato da un team di ricercatori guidato da Matteo Pinamonti, dell’Istituto nazionale di astrofisica  di Torino, grazie alle osservazioni condotte con lo spettrografo Harps-N installato al Telescopio nazionale Galileo dell’Inaf alle Isole Canarie. Lo studio nasce dalla collaborazione tra la comunità italiana del programma di ricerca Gaps (Global Architecture of Planetary Systems) e gli istituti spagnoli Ice e Iac uniti dal progetto Hades, che ha permesso di ottimizzare il tempo osservativo offerto alle due nazioni dal Telescopio nazionale Galileo nella ricerca di sistemi planetari attorno a stelle di piccola massa. continua ...

Il buco nero più vorace dell’universo

Un buco nero supermassiccio brillante. Crediti: Esa/Hubble e Nasa

Gli astronomi dell’Australian National University (Anu) hanno trovato il buco nero più vorace dell’universo: un mostro che divora una massa equivalente a quella del nostro Sole ogni due giorni. Lo hanno trovato guardando indietro nel tempo, fino all’epoca conosciuta come età oscura dell’universo, più di 12 miliardi di anni fa, quando si calcola che questo buco nero supermassiccio avesse le dimensioni di circa 20 miliardi di soli, con un tasso di crescita dell’uno per cento ogni milione di anni. continua ...

Confermati i pennacchi di vapore su Europa

Immagine composita che combina un’interpolazione dei dati ottenuti dallo Hubble Space Telescope nell’ultravioletto (blu) con un’immagine nel visibile di Europa, luna di Giove. L’emissione proveniente da idrogeno e ossigeno indica la presenza di pennacchi di vapore acqueo emessi dalla superficie della luna. Crediti: Lorenz Roth (Swri)

Europa, insieme alle altre tre lune maggiori di Giove Io, Ganimede e Callisto, fu scoperta da Galileo Galilei nel gennaio 1610 da Padova. E proprio all’illustre italiano è stata intitolata la missione di esplorazione spaziale Nasa che ha messo in orbita una sonda attorno a Giove per la prima volta a partire dal 1995. continua ...