Hubble festeggia con un Granchio

La Nebulosa Meridionale del Granchio. Crediti: Nasa, Esa, Stsci

Era il 24 aprile del 1990. Mentre l’Italia ferveva di preparativi per l’imminente mondiale di calcio, lo shuttle Discovery, per conto della Nasa e dell’Esa, lanciava in orbita il telescopio spaziale Hubble, con uno specchio di 2,4 metri di diametro e dotato di cinque strumenti in grado di osservare nel visibile e, in parte, anche in infrarosso e ultravioletto. Fu una vera rivoluzione che portò a risultati scientifici leggendari, e che ogni anno viene immancabilmente celebrata dalle due agenzie con la pubblicazione di immagini stupefacenti come quella appena scattata alla Nebulosa Meridionale del Granchio. continua ...

Ministella, megaflare

Un superflare su una stella nana L. Crediti: University of Warwick/Mark Garlick

A 250 anni luce di distanza dalla Terra, su una stellina grande quanto il nostro Giove, è esploso un flare dieci volte più potente di qualsiasi cosa si sia mai vista sul nostro Sole. A oggi, questa stellina è la più piccola e la più fredda sulla quale si sia osservato un superflare di questo tipo, raro e molto intenso. Addirittura, secondo alcune definizioni, questo piccolo oggetto celeste non dovrebbe nemmeno essere considerato una stella, per via delle sue piccole dimensioni, e invece è stata in grado di sprigionare un brillamento spettacolare. continua ...

Il cuore duro di Mercurio

Illustrazione artistica basata sulla nuova ricerca che mostra il nucleo interno solido di Mercurio. Crediti: Antonio Genova

Gli scienziati sanno da tempo che la Terra e Mercurio hanno nuclei metallici. Come quello del nostro pianeta, anche il nucleo esterno di Mercurio è composto da metallo fuso. Ma se si conosce abbastanza quello esterno, altrettanto non si può dire di quello interno, sulla cui composizione, fino a oggi, c’erano solo indizi. Ora però un gruppo internazionale di scienziati, guidato da Antonio Genova della Sapienza di Roma, mostra su Geophysical Research Letters come Mercurio un cuore solido effettivamente ce l’abbia, e dalle dimensioni quasi uguali al cuore solido del nostro pianeta. continua ...

Più onde gravitazionali per tutti

In alto, due schermate della app per iPhone in grado di ricevere gli alert di onde gravitazionali. In basso, la regione di cielo nella quale dovrebbe aver avuto origine l’onda gravitazionale rilevata l’8 aprile 2019. Crediti: Ligo/Caltech/Mit

Lunedì 8 aprile, due giorni prima del debutto in società del buco nero centrale di M87, un altro mostro cosmico ha avuto l’occasione per vivere il suo quarto d’ora di celebrità: quello prodotto dalla fusione di una coppia di buchi neri avvenuta a 4 miliardi di anni luce da noi. Se non ne avete sentito parlare non stupitevi: in questo caso, ciò che è stato diramato non era un’immagine, bensì un cosiddetto gravitational wave alert. Vale a dire, l’annuncio della possibile rivelazione di un’onda gravitazionale, con tutte le caratteristiche dell’evento: intensità, durata, data, ora e luogo di provenienza del segnale. continua ...

Magnetar a 6.6 miliardi di anni luce

Xue Yongquan lavora presso il Dipartimento di Astronomia, Università della Scienza e della Tecnologia della Cina. Gli interessi di ricerca del suo gruppo si concentrano principalmente sull’astrofisica delle alte energie a raggi X. Nello schermo, in basso a sinistra si trova l’immagine di una magnetar, in alto a destra l’immagine di un nucleo galattico attivo, uno dei corpi celesti a cui Xue è interessato. Il pannello in basso a destra fa parte dell’immagine della 7Ms Chandra Deep Field-South survey. Crediti: Sheng Zhenfeng continua ...

Tre pianeti per due soli

Rappresentazione artistica del sistema planetario Kepler-47. Sono raffigurati i tre pianeti con il grande esopianeta Kepler47d appena scoperto in mezzo. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/T. Pyle

Si chiama Kepler-47d ed è il terzo esopianeta scoperto in uno dei sistemi planetari più interessanti che esistano. A individuarlo, usando i dati del telescopio spaziale Kepler della Nasa, un team di ricercatori guidato da astronomi della San Diego State University, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista The Astronomical Journal. continua ...

Così brillano le T Tauri

Sei istantanee del sistema dopo alcune ore di evoluzione. In ogni istantanea, nella parte superiore c’è una vista di taglio del sistema, nei pannelli inferiori invece il sistema è visto dai poli. La densità del plasma è rappresentata dalla scala blu, mentre in giallo-rosso la temperatura. Le linee verdi rappresentano le linee di campo magnetico. La freccia bianca indica il senso di rotazione del disco. Crediti: S. Colombo, A&A 624, A50 (2019)

Le T Tauri classiche sono stelle giovani (meno di 10 milioni di anni) circondate da un disco protoplanetario, ossia un disco di gas e polveri da cui si può formare il futuro sistema planetario della stella. Sebbene la principale fase di accrescimento di massa nelle stelle di questa classe sia terminata, esse possono continuare ad accrescere gas dal loro disco protoplanetario. Questo processo di accrescimento è veicolato dal campo magnetico della stella: in prossimità (tipicamente alcuni decimi di unità astronomica, ossia la distanza media tra Terra e Sole pari a 150 milioni di km circa) della stella con disco, infatti, la pressione esercitata dal campo magnetico stellare domina quella del gas nel disco. Parte del gas, quindi, viene incanalato in canali di accrescimento formati dal campo magnetico, e precipita sulla stella a velocità di caduta libera pari ad alcune centinaia di km/sec. continua ...

Olimpiadi di astronomia, ecco la squadra azzurra

Ecco i cinque campioni che rappresenteranno l’Italia alle Olimpiadi internazionali di astronomia, il prossimo autunno, in Romania. Da sinistra: Sebastian Furlan, Marco Carbone, Lorenzo Citterio, Vittoria Altomonte e Andrea Cama. Crediti: Giulia Iafrate / Inaf

Ultime news da Matera, patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1993, capitale europea della cultura 2019 e sede della finale nazionale della 17esima edizione delle Olimpiadi italiane di astronomia.

Gli anelli di Saturno sono stati rubati dagli alieni e gli astronomi terrestri vogliono ripristinarli utilizzando l’acqua sotterranea di Encelado. Ce la faranno? continua ...

Il supersolido, nuovo stato della materia

Nell’esperimento, l’evoluzione temporale (da sinistra a destra) della nuova fase con caratteristiche supersolide (riga centrale) appare tra un condensato di Bose-Einstein ordinario (riga in alto) e una già nota fase di gocce quantistiche disordinate (riga in basso). Si nota la formazione di una struttura periodica (qui nello spazio degli impulsi) fra una fase omogenea (la BEC) e una disordinata (le gocce). Crediti: Cnr

Tre gruppi di ricerca hanno recentemente osservato che particolari condensati di gas con atomi magnetici hanno le proprietà di un supersolido, uno stato della materia in cui gli atomi possono scorrere senza attrito pur mantenendo una struttura cristallina. Questo nuovo materiale di laboratorio, che unisce le caratteristiche di un solido con quelle di un superfluido, presenta proprietà nuove e ancora largamente inesplorate. continua ...

Primo tuffo nei laghi di Titano

La più grande luna di Saturno, Titano. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/University of Arizona/University of Idaho

Laghi profondi oltre 100 metri, incastonati in cima alle colline e alimentati dalle piogge nell’arco di migliaia di anni. E poi stagni fantasma, che spariscono con il lento alternarsi delle stagioni. Sembrerebbe un familiare paesaggio terrestre, se non ci trovassimo sulla più grande luna di Saturno, Titano, dove i bacini non sono fatti di acqua, bensì di idrocarburi. A “tuffarvisi” dentro per la prima volta sono stati due gruppi di ricerca indipendenti, che sulla rivista Nature Astronomy pubblicano due studi basati sui dati lasciati in eredità dalla missione Cassini di Nasa, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Agenzia Spaziale Italiana (Asi). continua ...

I meteoroidi estraggono acqua lunare

Benché le analisi dei campioni raccolte dalle missioni Apollo suggeriscano che la Luna si sia formata priva di acqua nativa, recenti osservazioni delle missioni spaziali Cassini, Deep Impact, Lunar Prospector e Chandrayaan-1 indicano invece l’esistenza di un ciclo attivo di acqua sul nostro satellite. Un nuovo studio della Nasa e della Johns Hopkins University, ora pubblicato su Nature Geosciences, riporta l’osservazione di tale ciclo in relazione all’impatto di meteoroidi sulla superficie lunare. continua ...

E’ confermato. Tess fa poker.

E’ un sistema stellare vicino quello che ospita il primo pianeta dalle dimensioni terrestri trovato dal cacciatore di esopianeti della Nasa Tess (Transiting Exoplanets Survey Satellite). La scoperta, fatta da un team internazionale di astronomi, è pubblicata su Astrophysical Journal Letters.

Ne avevamo parlato in questo articolo, datato 9 gennaio 2019. Adesso è arrivata la conferma. Possiamo affermare con certezza che Tess ha fatto poker. Dopo Pi Mensae c, Lhs 3884b e Hd 21749b,  arriva, infatti, il quarto mondo alieno scoperto dal cacciatore di esopianeti. continua ...

Usare gli asteroidi per misurare le stelle

Il fenomeno della diffrazione quando un asteroide passa davanti a una stella può essere utilizzato per rivelarne la dimensione angolare. Crediti: Desy, Lucid Berlin

Misurare le stelle usando gli asteroidi? È possibile, secondo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori guidati da Tarek Hassan del Desy e Michael Daniel dello Smithsonian Astrophysical Observatory (Sao) e pubblicato su Nature Astronomy. I dati provengono dal Very Energetic Radiation Imaging Telescope Array System (Veritas) e hanno rivelato il diametro di una stella a 2674 anni luce da noi e quello di una stella simile al Sole a 700 anni luce. continua ...

La relatività ristretta per tutti. 2. L'orologio a pallina di Galileo Galilei (prima parte) *

Dicono che Galileo Galilei avesse costruito un simpatico e semplice strumento atto a misurare il tempo in modo molto intuitivo e divertente. Forse l’aveva fatto per i suoi nipoti… la storia non ce lo dice. In realtà, aveva avuto qualche problema con la gravità e quindi preferiamo descriverne una versione schematica ma altrettanto interessante e istruttiva. Lui, dicono, l’avesse chiamato orologio a pallina e noi ne conserviamo volentieri il nome.

L’articolo La relatività ristretta per tutti. 2. L’orologio a pallina di Galileo Galilei (prima parte) * proviene da L'Infinito Teatro del Cosmo. continua ...

Beresheet si è schiantata sulla Luna

Fotogramma tratto dalla diretta streaming. Crediti: SpaceIL

Allacciatevi le cinture, stiamo per atterrare sulla Luna. Con questo titolo aveva avuto inizio la diretta su YouTube della fase finale di approdo della navicella spaziale israeliana Beresheet sulla Luna. Ma le cinture non sono bastate: dopo quasi due mesi di navigazione, proprio durante gli ultimissimi minuti della fase di discesa, a pochi km dalla superficie del nostro satellite naturale – come una rete subita al novantesimo – qualcosa è andato storto. continua ...