L’acqua terrestre viene da Giove?

Foto mozzafiato della sonda Cassini, con in primo piano Io e sullo sfondo Giove. Crediti: Image Credit: Cassini Imaging Team, SSI, JPL, ESA, NASA

Da dove sarà mai venuta tutta l’acqua della Terra? Si pensa dagli asteroidi o dalle comete e ne abbiamo diverse prove, grazie alla missione Rosetta, ma i modelli fisici potrebbero suggerire una diversa soluzione al mistero. Quale? Oggetti sparsi nella regione interna del Sistema solare e scagliati come proiettili durante il violento e scoppiettante periodo di espansione del pianeta Giove avrebbero portato la maggior parte dell’acqua che oggi si trova sulla Terra. A fare questa ipotesi sono stati un giovane ricercatore brasiliano, André Izidoro della Scuola di Ingegneria della Sao Paulo State University, e il suo collega Sean Raymond, che lavora presso il Bordeaux Astrophysics Laboratory. continua ...

Onda gravitazionale presa al volo

Il grafico mostra le masse dei buchi neri, prima e dopo la fusione, finora osservati mediante le onde gravitazionali prodotte nella fusione stessa. Crediti: Ligo/Virgo

Quasi in coincidenza con la funesta notizia della scomparsa di Adalberto Giazotto, il “padre” del rivelatore europeo di onde gravitazionali Virgo, è stata annunciata dalla collaborazione internazionale Ligo-Virgo un’ulteriore rilevazione di onde gravitazionali.

Contraddistinto dalla sigla GW170608, l’ultimo evento è stata prodotto dalla fusione di due buchi neri relativamente leggeri, 7 e 12 volte la massa del Sole, a una distanza di circa 1 miliardo di anni luce dalla Terra. Il processo di coalescenza ha prodotto un buco nero finale di 18 masse solari, emettendo quindi durante lo scontro un’energia equivalente a circa una massa solare sotto forma di onde gravitazionali. continua ...

Luci e ombre cinesi alle Olimpiadi di Astronomia

Pietro Caccese sul palco della premiazione. A lui la medaglia di bronzo per la categoria Junior

Una medaglia di bronzo per la categoria Junior. Questo il bilancio della nostra squadra nazionale italiana alle Olimpiadi Internazionali di Astronomia, XXII edizione, svoltesi dal 27 ottobre al 4 novembre nella città cinese di Weihai, una specie di Rimini del Mar Giallo, per via della grande affluenza turistica e per i tanti alberghi sul mare. In tutto, 15 squadre nazionali. A salire sul podio, Pietro Caccese, 14 anni, studente del Liceo Scientifico Statale “G. Mercalli” – Napoli. «Sono contentissimo e soddisfatto – dice Pietro – e anche fortunato. Io sono sempre ottimista, ma sono rimasto davvero sorpreso». continua ...

Adalberto Giazotto ci ha lasciati

Adalberto Giazotto

Purtroppo il caro Adalberto, uno dei padri più autorevoli della nuova astronomia “multimessenger”, ci ha lasciati, proprio in un’epoca in cui le sue idee, la sua vision e la sua incredibile determinazione hanno definitivamente aperto nuove frontiere della conoscenza. Ho avuto il piacere e l’onore di conoscere Adalberto una decina di anni fa, quando fui coinvolto per alcuni anni nello Stac di Virgo (il Science and technolgy advisory committee), e ne ricordo ancora, come se fosse oggi, la statura scientifica e umana. continua ...

Eccesso di antimateria: non è colpa delle pulsar

Lo High Altitude Water Cherenkov Observatory. Crediti: Jordan Goodman

L’osservatorio per raggi gamma e raggi cosmici High-Altitude Water Cherenkov (Hawc), situato su un fianco del vulcano di Sierra Negra, in Messico, a 4100 metri, ha catturato la prima immagine ad ampio campo di raggi gamma di due pulsar in rapida rotazione. Il risultato, pubblicato oggi su Science, pone severi limiti alla possibilità che questo tipo di eventi possa essere la causa della presenza di un eccesso di particelle di antimateria attorno alla Terra. continua ...

I predatori della supernova perduta

Immagine di “prima luce” ottenuta il primo novembre 2017 da Ztf, con la Nebulosa di Orione in basso a destra. La versione a piena risoluzione ha una dimensione di oltre 24mila per 24mila pixel. Crediti: Caltech Optical Observatories

L’11 novembre 1948 all’Osservatorio californiano di Monte Palomar fu impressa la prima lastra fotografica del cielo notturno che sarebbe andata a comporre – assieme ad altre 2mila ottenute nell’arco di un decennio – il celeberrimo catalogo del cielo Palomar Sky Survey. continua ...

Ecco il primo esoasteroide nel Sistema solare

Nell’immagine animata si vede l’oggetto U1 avvistato mentre sfrecciava indisturbato attraverso il Sistema solare. Questi scatti sono stati realizzati con il telescopio Wiyn. Le lievi scie che si vedono in grigio sono stelle sullo sfondo. I cerchi verdi evidenziano la posizione di U1 in sequenza. In queste immagini U1 è circa 10 milioni di volte più debole delle stelle più deboli visibili a occhio nudo. Crediti: R. Kotulla (University of Wisconsin) & WIYN/NOAO/AURA/NSF

Il Sistema solare non è isolato da ciò che lo circonda e gli esperti ne hanno avuto la conferma avvistando il primo asteroide proveniente dallo spazio interstellare. Si tratta di 1I/2017 U1 o 1I/’Oumuamua, dove (secondo la classificazione data dall’Unione Astronomica Internazionale) il numero 1 e la lettera I indicano che si tratta del primo oggetto interstellare di questo tipo catalogato finora, 2017 indica l’anno della scoperta e ‘Oumuamua rende onore alle Hawaii: il suo significato nella lingua dei nativi dell’arcipelago Statunitense è infatti “esploratore” o “messaggero”. Questo oggetto (che in realtà può essere un esoasteroide o un’esocometa) è stato avvistato la prima volta il 18 ottobre scorso con il telescopio hawaiano Pan-Starrs1 e di recente un gruppo di ricercatori ha continuato a studiarlo con il Wiyn telescope e il Nordic Optical Telescope. continua ...

Il planetario di Capodimonte nel segno di Gagarin

Il nuovo planetario all’Osservatorio astronomico di Capodimonte dell’Inaf Crediti: Newfotosud, Renato Esposito

Da oggi l’Osservatorio astronomico di Capodimonte dell’Inaf potrà disporre del nuovo planetario digitale “Digistar 5”, collocato in una cupola di circa 10 metri di diametro all’interno della quale sarà possibile ospitare fino a 70 visitatori. Il planetario, realizzato dalla ditta statunitense Evans & Sutherland, è costituito da un unico proiettore situato al centro della cupola, con una luminosità di proiezione di 7500 lumen e una risoluzione di 2560 x 1600 pixel, equivalente a una risoluzione sul meridiano di 1600 pixel, e da un impianto audio, Dolby Surround 5.1. continua ...

Plutone a 203 gradi sottozero: è colpa dello smog

Rappresentazione artistica della luna Caronte vista da Plutone attraverso gli strati di foschia atmosferica che aleggiano sopra il paesaggio ghiacciato del pianeta nano. Crediti: X. Liu

È una sorta di “effetto serra” al contrario: invece d’intrappolare il calore, lo espelle. Aggiungeteci che di calore già ce ne sarebbe poco anche senza questo meccanismo refrigerante, e il risultato è presto detto: 70 Kelvin. Vale a dire, 203 gradi sottozero. Tale è la minima registrata da New Horizons sorvolando l’atmosfera di quello che un tempo – quand’ancora era considerato un pianeta – era fra i nove quello più lontano dal Sole. Ora è vero che, pur cambiando classificazione, non è che si sia avvicinato, dunque gli scienziati certo non si attendevano d’imbattersi in un mondo dal clima mite. Ma temperature così rigide proprio non se le aspettavano: i calcoli, fatti in base all’irradiazione e alla possibile composizione atmosferica, suggerivano temperature attorno ai 100 Kelvin. Il termometro ne ha segnati una trentina di gradi in meno. continua ...

Quando due mostri si fondono, tocca alle pulsar

Galassie con dimensioni analoghe a quelle della Galassia Sombrero (qui sopra) potrebbero offrirci un primo assaggio del segnale gravitazionale prodotto da una coppia di buchi neri supermassicci che si fondono. Questa galassia è infatti abbastanza grande da ospitare buchi neri supermassicci tali da generare onde gravitazionali rilevabili, ma non così grande da far sì che i buchi neri si fondano fra loro troppo rapidamente. Crediti: Nasa/Hubble Heritage Team

I primi furono buchi neri di massa media. Poi arrivarono le stelle di neutroni. I prossimi potrebbero essere buchi neri supermassicci: oggetti monstre da centinaia di milioni di masse solari. Solo che, per quest’ultimi, non saranno interferometri come Ligo o Virgo ad accorgersene: occorreranno le pulsar. continua ...

Ecco la ricetta per fare galassie moderne

Illustrazione dell’Osservatorio spaziale per raggi X Hitomi. Crediti: Japan Aerospace Exploration Agency (Jaxa)

Prima che la missione si è concludesse in modo imprevisto nel marzo 2016, dopo solo 38 giorni dal lancio, l’osservatorio spaziale in raggi X giapponese Hitomi era riuscito a catturare informazioni eccezionali sulla dinamica del gas caldo nell’ammasso di galassie di Perseo. Informazioni che hanno messo in luce il ruolo cruciale che ricopre il plasma caldo nell’evoluzione delle galassie. continua ...

Pacata è la stella, mite il suo pianeta

Questa rappresentazione artistica mostra il pianeta dal clima temperato, Ross 128 b, con la sua stella madre, una nana rossa, sullo sfondo. Crediti: ESO/M. Kornmesser

Un pianeta dal clima temperato, di dimensioni terrestri, è stato scoperto a soli 11 anni luce dal Sistema solare da un’equipe di astronomi che ha utilizzato lo strumento Harps (High Accuracy Radial velocity Planet Searcher), il famoso cercatore di pianeti. Il nuovo mondo è stato designato come Ross 128 b ed è il secondo pianeta più vicino dal clima temperato dopo Proxima b. È anche il pianeta più vicino scoperto in orbita intorno a una nana rossa non attiva: questo fatto potrebbe aumentare le probabilità che il pianeta possa sostenere la vita. Ross 128 b sarà uno dei principali bersagli dell’Elt (Extremely Large Telescope) dell’Eso, che sarà in grado di cercare biomarcatori nell’atmosfera del pianeta. continua ...