Quelle rughe sul collo della cometa di Rosetta

Crediti: Esa/Rosetta/Mps for Osiris Team Mps/Upd/Lam/Iaa/Sso/Inta/Upm/Dasp/Ida

Sono trascorsi ormai due anni e mezzo da quando la sonda Rosetta dell’Agenzia spaziale europea, avendo completato la sua missione, si è posata per sempre sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Sono trascorsi ormai due anni e mezzo, ma grazie all’eccellente qualità dei dati raccolti dai suoi strumenti gli scienziati continuano a ottenere risultati e a pubblicare articoli. Come quello uscito oggi su Nature Geoscience: un’analisi geologica e morfologica delle fratture che screziano la superficie della cometa. E in particolare la regione del “collo” (neck): il ponte di roccia che unisce i due lobi di 67P – la testa, appunto, e il corpo. continua ...

Quando due stelle di neutroni si uniscono

Simulazione di una fusione di stelle di neutroni effettuata con un supercomputer. Diversi colori mostrano la densità di massa e la temperatura qualche tempo dopo la fusione e poco prima che l’oggetto collassi in un buco nero. Si prevede che i quark si formino dove la temperatura e la densità sono più alte. Crediti: C. Breu, L. Rezzolla

I quark, i più piccoli elementi costitutivi della materia, in natura non si presentano mai da soli: sono sempre strettamente legati all’interno di protoni e neutroni. Tuttavia, le stelle di neutroni, che pesano tanto quanto il Sole ma le cui dimensioni sono paragonabili a quelle di una città come Francoforte, possiedono un nucleo estremamente denso nel quale può verificarsi una transizione da materia costituita da neutroni a materia di quark. I fisici chiamano questo processo transizione di fase, simile alla transizione liquido-vapore per l’acqua. In particolare, tale transizione di fase in linea di principio è possibile quando la fusione di stelle di neutroni porta alla formazione di un oggetto meta-stabile molto massiccio con densità superiori a quelle dei nuclei atomici e con temperature 10mila volte più alte rispetto a quelle che caratterizzano il Sole. continua ...

Ecco come l’onda scalda il vento solare

Illustrazione delle sonde Mms mentre misura il plasma del vento solare della regione di interazione con il campo magnetico della Terra. Crediti: Nasa

Un gruppo di ricerca anglo-statunitense ha condotto uno studio, i cui risultati sono stati recentemente pubblicati su Nature Communications, che descrive la prima misurazione diretta del trasferimento di energia tra le onde di plasma elettromagnetico nello spazio e le particelle di vento solare.

Secondo il nuovo studio, questo trasferimento di energia – che porta al riscaldamento dello spazio interplanetario a causa dell’energizzazione degli elettroni che compongono il vento solare – è indotto da un processo noto come smorzamento di Landau, dal nome del fisico russo Lev Davidovich Landau, vincitore del premio Nobel per la Fisica nel 1962 grazie ai suoi studi sulla superfluidità. continua ...

Impronte visibili di una stella appena nata

Stelle appena nate nella nebulosa diffusa Ngc1333, una delle regioni di formazione stellare più vicine al Sistema solare. Crediti: Esa/Hubble & Nasa, K. Stapelfeldt

Il telescopio spaziale Hubble di Nasa ed Esa ha fotografato la prova schiacciante dell’avvenuta nascita una stella. Quella che gli americani nei polizieschi chiamano “pistola fumante” non è altro che l’insieme di 5 oggetti classificati come Herbig–Haro da 7 a 11 (o HH 7-11). Cosa sono? Si formano quando i getti espulsi dalle stelle appena nate collidono con il materiale circostante (gas e polvere), producendo piccole nebulose. Oggetti simili sono stati osservati in passato anche da Alma, Spitzer e dal Vlt. continua ...

InSight si prepara a perforare Marte

Il lander InSight della Nasa ha posizionato la sonda di calore, chiamata Heat and Physical Properties Package (HP3), sulla superficie di Marte il 12 febbraio 2019. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Dlr

Il lander InSight della Nasa ha piazzato il suo secondo strumento sulla superficie marziana. Nuove immagini confermano che HP3 (Heat Flow and Physical Properties) è stato schierato con successo il 12 febbraio, a circa 1 metro dal sismometro di InSight, che il lander ha recentemente coperto con uno scudo protettivo, che lo proteggerà dal vento marziano e dalle escursioni termiche estreme. HP3 misurerà il flusso di calore che si muove attraverso il sottosuolo marziano e potrà aiutare gli scienziati a capire quanta energia occorre per costruire un mondo roccioso. continua ...

Cinquanta “sirene” per la costante di Hubble

Rappresentazione artistica della fusione di stelle di neutroni. Crediti: University of Warwick/Mark Garlick

La risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto magari non è esattamente 42, ma quasi: attorno a 50, dicono i cosmologi del Flatiron Institute, l’istituto della Simons Foundation (New York) dedicato a far progredire la ricerca scientifica attraverso metodi computazionali. E la domanda alla quale il team guidato da Stephen Feeney ha risposto oggi – attraverso un articolo pubblicato su Physical Review Letters – con questo ‘50’ è questa: quante coppie di stelle di neutroni dobbiamo veder fondersi l’una nell’altra per avere dati sufficienti a stabilire, una volta per tutte, quanto vale la costante di Hubble? continua ...

San Valentino con la testa fra le stelle

Dal 14.02.2019 al 15.02.2019

Crediti: Giulia Iafrate / Inaf

14 febbraio, giorno di San Valentino, festa degli innamorati. In tanti oggi sono in vena di romanticismo e hanno la testa tra le nuvole. Alcuni ragazzi invece ce l’hanno tra le stelle, per davvero.

Prende infatti il via oggi la gara interregionale della XVII edizione delle Olimpiadi italiane di astronomia, che vede la partecipazione di 875 studenti, provenienti da tutte le regioni e selezionati tra gli 8390 ragazzi iscritti (per un totale di 235 scuole e registrando un record di partecipazione) che hanno superato la preselezione del 4 dicembre scorso. continua ...

Marte a portata di mano

15.02.2019, ore 18:00

Marte a portata di mano. Anzi, a portata di sguardo, nei cieli della capitale. È il tema di Occhi su Marte, la manifestazione che si svolge domani, venerdì 15 febbraio, al Dipartimento di matematica e fisica dell’Università di Roma Tre. Dalle 18 fino a notte inoltrata, Marte, e più in generale l’astrofisica e la ricerca, saranno al centro di un evento dove studenti e ricercatori guideranno il pubblico tra conferenze, esperimenti, spettacoli e giochi scientifici. continua ...

Brillamento stellare da record

Crediti: James Clerk Maxwell Telescope

Il James Clerk Maxwell Telescope (Jcmt), presso l’Osservatorio di Mauna Kea, alle Hawaii, ha registrato un brillamento stellare 10 miliardi di volte più intenso di quelli che avvengono sul Sole. Si tratta di una scoperta storica, che potrebbe fornire risposte a domande vecchie di decenni sull’origine del nostro Sistema solare.

«Una scoperta di questa portata poteva accadere solo alle Hawai», dice Steve Mairs, astronomo coordinatore del team che ha scoperto il brillamento stellare. «Usando il Jcmt studiamo la nascita delle stelle vicine, che ci aiuta a comprendere la storia del Sistema solare. L’osservazione di brillamenti su stelle più giovani è un nuovo ambito di ricerca che ci sta fornendo la chiave per approfondire le condizioni fisiche di questi sistemi. Questa è una delle vie che stiamo perseguendo per rispondere a domande sullo spazio, sul tempo e sull’universo che ci circonda». continua ...

Ultima chiamata per Oppy

«Stamattina faremo gli ultimi tentativi programmati di contattare Opportunity». Con queste parole, in un tweet di ieri, 12 febbraio, la Nasa comunica ciò che era nell’aria già da diverso tempo: l’ultima chiamata per Oppy.

E i messaggi di vicinanza non si sono fatti attendere. Numerosissimi fans, infattihanno commentato la notizia commossi: “Please, please, please, Oppy! Sending all our love to you and your incredible team! Thank you al so very much for doing all that is humanly possible to reach her. Signal or no signal, she’ll live on in her team and those of us that love her for inspiring us for 15 years” (Per favore, per favore, per favore, Oppy! Inviamo tutto il nostro amore a te e alla tua incredibile squadra! Grazie mille per aver fatto tutto ciò che è umanamente possibile per raggiungerla. Segnale o non segnale, lei vivrà nella sua squadra e in tutti quelli come noi che la amano per averci ispirato in questi 15 anni), è solo uno dei tanti messaggi tweettati. continua ...

La supernova che ci asciugò prima dell’uso

I sistemi planetari nati in regioni di formazione stellare dense e massicce ereditano notevoli quantità di alluminio-26, che ne asciuga i “mattoni” prima dell’accrescimento (a sinistra). I pianeti nati invece in regioni di formazione stellare di piccola massa raccolgono numerosi corpi ricchi di acqua ed emergono come mondi oceanici (a destra). Crediti: Thibaut Roger

L’acqua è un elemento essenziale per la vita. Sul nostro pianeta copre più dei due terzi della superficie: verrebbe da dire, dunque, che ce n’è in abbondanza. Tuttavia, non è così – o meglio, non è così in termini astronomici. I pianeti rocciosi del Sistema solare, infatti, appaiono veramente asciutti. E fortunatamente per noi – si potrebbe dire – se si considera l’alternativa a questa condizione: perché se il contenuto d’acqua interna di un pianeta è significativamente maggiore di quello terrestre, il suo mantello – in geologia e in geofisica, l’involucro che si trova tra la crosta (più superficiale) e il nucleo (più interno) – sarebbe coperto da un oceano profondo caratterizzato da impenetrabili strati di ghiaccio. Strati che, prevenendo processi geochimici, come ad esempio il ciclo del carbonio, impedirebbero la formazione di un clima stabile e delle condizioni superficiali favorevoli alla vita così come la conosciamo. Come si dice in questi casi, il “troppo stroppia”. Ci si chiede, dunque: quali sono i meccanismi in gioco che hanno permesso alla Terra di diventare ciò che è, impedendo che diventasse un mondo oceanico ghiacciato e inospitale? continua ...

Groenlandia: i crateri potrebbero essere due

Crediti: Nasa, Goddard Space Flight Center/ Jefferson Beck

Sarebbe più grande di qualche chilometro il secondo cratere individuato sotto più di 1,6 chilometri di ghiaccio in Groenlandia settentrionale. Il ritrovamento segue la scoperta dell’anno scorso di un enorme cratere da impatto di 31 chilometri di diametro, sempre nella Terra di Inglefield, risalente a 12 mila anni fa. Sebbene il nuovo cratere si trovi a soli 183 chilometri di distanza, secondo gli autori di un nuovo studio pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters i due impatti non risalirebbero alla stessa epoca geologica. continua ...

Lhc ha un erede designato: un anello da 100 km

Rappresentazione schematica del luogo in cui dovrebbe essere scavato il tunnel del Future Circular Collider (cliccare per ingrandire). Crediti: Cern

Un tunnel da 100 km di circonferenza. Scavato a 300 metri sotto terra. Per ospitare un acceleratore in grado di produrre collisioni fino a 100 TeV di energia. Si riassume in queste tre cifre il pesante biglietto da visita di Fcc, il Future Circular Collider. In altre parole, l’erede di Lhc. Talmente grande e potente che il Large Hadron Collider – la macchina meravigliosa che ci ha permesso di “vedere” il bosone di Higgs – diventerebbe il suo “motorino di avviamento”. continua ...

Così suona il tamburo magnetico terrestre

Impressione artistica dell’impatto di un getto di plasma (giallo) che genera onde stazionarie al confine della magnetopausa (blu) e nella magnetosfera (verde). Il gruppo più esterno composto da quattro sonde Themis ha registrato l’impatto sulla magnetopausa: ogni sonda, in successione, lo ha avvertito, confermando il comportamento (e la frequenza) atteso dell’onda (fino ad ora solo teorizzata) che si è generata sulla magnetopausa. Crediti: E. Masongsong/Ucla, M. Archer/Qmul, H. Hietala/Utu continua ...

Incredibile Ultima Thule: una forma mai vista

Gli scienziati hanno creato questo “film della partenza” usando 14 immagini diverse scattate dal Lorri (New Range Reconnaissance Imager) poco dopo che la sonda ha sorvolato Ultima Thule il 1° gennaio 2019. Questo è il film dell’oggetto più lontano nel nostro Sistema Solare mai realizzato da qualsiasi veicolo spaziale. Crediti: Credits: Nasa/Johns Hopkins Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute/National Optical Astronomy Observatory

Una recente sequenza di suggestive immagini inviate dalla sonda New Horizons della Nasa offre una nuova visione dell’oggetto della fascia di Kuiper soprannominato Ultima Thule, obiettivo del sorvolo ravvicinato effettuato dalla sonda nel capodanno 2019, nonché mondo più lontano fino ad oggi esplorato. continua ...