Quel turbolento incontro con la Via Lattea

L’animazione mostra la distribuzione delle stelle al di sopra e al di sotto del piano della Galassia. Crediti: T. Antoja et al. 2018

Come un sasso in uno stagno, un incontro ravvicinato tra la nostra galassia, la Via Lattea, e una galassia nana, avvenuto nell’ultimo miliardo di anni, ha prodotto una perturbazione nel moto nelle stelle del nostro disco galattico presente a tutt’oggi. La scoperta è stata ottenuta da team di ricercatori guidato da Teresa Antoja dell’Università di Barcellona e al quale hanno partecipato Ronald Drimmel ed Eloisa Poggio dell’Istituto Nazionale di Astrofisica a Torino, grazie ai dati super accurati raccolti dalla missione Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea. continua ...

Tess ha aperto gli occhi: ecco le prime immagini

Il Transiting Exoplanet Survey Satellite ha scattato questa istantanea della Grande Nube di Magellano (a destra) e della luminosa stella R Doradus (a sinistra) martedì 7 agosto, con un solo rilevatore di una delle sue telecamere. L’immagine è una parte dell’inquadratura del cielo meridionale che Tess ha catturato nella sua “prima luce”, la fase iniziale di raccolta dei dati scientifici. Crediti: Nasa / Mit / Tess

Il nuovo cacciatore di pianeti della Nasa, il Transiting Exoplanet Survey Satellite (per gli amici, Tess) sta fornendo preziosi dati che aiuteranno gli scienziati a scoprire e studiare nuovi esopianeti, ossia pianeti lontani che non appartengono al nostro Sistema solare. Una parte dei primi dati scientifici di Tess include un’immagine dettagliata del cielo sud, ripresa con tutte e quattro le telecamere a largo campo del satellite. Questa immagine della cosiddetta prima luce di Tess ha catturato una moltitudine di stelle e altri oggetti, compresi i sistemi già noti per avere pianeti extrasolari. continua ...

I graffi lasciati dalla tempesta marziana

La tempesta di polvere su Marte, che ha coinvolto buona parte della superficie del pianeta per diversi mesi a partire da fine maggio scorso, non ha solo provocato l’ibernazione del rover Opportunity, alimentato da pannelli solari, ma ha anche parzialmente frustrato le aspettative della sonda ExoMars Tgo, il Trace Gas Orbiter dell’Agenzia spaziale europea.

La superficie di Marte è completamente oscurata dalla polvere in questa immagine ripresa il 3/8/2018 da ExoMars Trace Gas Orbiter. Crediti: Esa/Roscosmos/Cassis continua ...

Mai vista una stella di neutroni così

Questa illustrazione mostra una stella di neutroni con un disco di polvere calda che emette, come la stella Rx J0806.4-4123 rilevata dall’Hubble Space Telescope della Nasa. Il disco non è stato fotografato direttamente, ma un modo per spiegare i dati è ipotizzare una struttura a disco con un’estensione di circa  30 miliardi di km. Il disco sarebbe costituito da materiale che ricade sulla stella di neutroni dopo l’esplosione di una supernova che lo ha creato. Crediti: Nasa, Esa e N. Tr’Ehnl (Pennsylvania State University). continua ...

Il premio “Giuseppe Occhialini” a Elena Pian

Elena Pian, vincitrice del premio “Giuseppe Occhialini” 2018 della Società italiana di fisica

Un doppio riconoscimento a Elena Pian, dirigente di ricerca all’Inaf Oas di Bologna: il premio “Giuseppe Occhialini” da lei appena conquistato è infatti assegnato congiuntamente dalla Società italiana di fisica (Sif) e dall’Institute of Physics (Iop), che alterna vincitori inglesi o irlandesi negli anni dispari mentre negli anni pari la nazionalità del premiato deve essere italiana. E un doppio premio: una medaglia e tremila euro. La motivazione recita così: “Per il suo primo rilevamento, con il Very Large Telescope dell’Eso, equipaggiato con lo spettrografo X-Shooter, della nucleosintesi da Processo r nella controparte ottica e infrarossa di un segnale di radiazione gravitazionale dovuto a una fusione di un sistema binario stelle di neutroni”. continua ...

Vulcani di ghiaccio su Cerere

La prominente montagna Ahuna Mons, che si pensa sia un criovulcano, è visibile qui sul bordo di Cerere. Numerose montagne più vecchie e arrotondate, come quelle visibili nella metà inferiore di questa immagine, conferiscono a Cerere un aspetto bitorzoluto e potrebbero essere criovulcani più antichi, rivelando una lunga storia di vulcanesimo su Cerere. Crediti: Dawn Framing Camera, per gentile concessione Nasa/Jpl-Caltech/Ucla/Mps/Dlr/Ida

Parlando di eruzioni vulcaniche, immaginiamo sempre pericolose colate di lava. Ma se a colare fosse acqua salata? È quanto potremmo aspettarci se sulla Terra fossero presenti criovulcani, cioè letteralmente vulcani di ghiaccio, che eruttano liquidi o gas volatili come acqua, ammoniaca o metano invece di spargere roccia fusa. Un fenomeno ancora poco compreso, ma che presenta già i suoi primi esempi nel nostro Sistema solare. In particolare, l’acqua salata è probabilmente il componente principale delle criolave su Cerere, il solo pianeta nano presente nella fascia principale degli asteroidi. continua ...

Nane brune, tra stelle e pianeti

Rappresentazione artistica del sistema Epsilon Indi. Le due nane brune orbitano l’una attorno all’altra e insieme orbitano attorno alla componente primaria molto più distante, una stella simile al Sole. Crediti: Roberto Molar Candanosa e Sergio Dieterich, Carnegie Institution for Science

Troppo piccole per riuscire a innescare la fusione dell’idrogeno tipica del nucleo delle stelle, ma troppo grandi per poterle considerare a pieno diritto dei pianeti. Per questo in molti, riferendosi alle nane brune, adottano il termine “stelle mancate”: stelle che quando vennero scoperte gettarono scompiglio nella classificazione degli oggetti celesti, perché la linea che le divide dalle stelle vere e proprie è davvero molto sottile e non ben delineata. Tanto che un gruppo di ricercatori guidati dalla Carnegie Institution for Science ha appena dimostrato che le nane brune possono essere più massicce di quanto ritenuto finora. continua ...

Antiche collisioni come fonte d’acqua terrestre

Fotogramma dalla simulazione dinamica sul trasferimento e perdita di acqua durante un tipico incontro “mordi e fuggi” tra protopianeti. I colori blu e bianco rappresentano l’acqua nei corpi inziali, mentre il rossso è il materiale roccioso proveniente dal loro interno. Crediti: Burger et al.

Un nuovo studio teorico sulle fasi finali della formazione terrestre dimostra che incontri “mordi e fuggi” giocano un ruolo significativo nell’acquisizione di acqua da parte di grandi protopianeti, proprio come quelli che sono diventati – crescendo – Marte e la Terra. I risultati sono stati presentati da Christoph Burger dell’Università di Vienna al Congresso europeo di scienza planetaria (Epsc) 2018 in corso a Berlino. continua ...

Diaspora stellare nel Camaleonte e nelle Vele

Da sinistra: Elena Franciosini, Veronica Roccatagliata e Germano Sacco dell’Osservatorio astrofisico di Arcetri dell’Inaf

Il sospetto già lo avevano da un po’. Da quando nei dati di Gaia-Eso prima, e di Gaia Dr1, poi avevano notato i segni di una secessione in atto in due giovani ammassi stellari: Gamma Velorum, a circa 1200 anni luce da noi, in direzione della costellazione delle Vele, e Chamaeleon I, a circa 620 anni luce, nella costellazione del Camaleonte. Gli ammassi stellari sono densi gruppi di stelle, da qualche centinaia a qualche migliaia, tutte nate più o meno nello stesso periodo. Gruppi molto coesi. Ma questi due no: sembrava che si stessero scindendo, un po’ come avviene alle cellule durante la mitosi. continua ...

Mercurio e le sue depressioni

La figura mostra Canova, uno dei tre crateri esaminati nello studio contenente gli hollows. Crediti: Nasa/Messenger Mdis (risoluzione di 43 m/px)

Con un paragone culinario, potremmo pensare a torte lievitate male che, durante la cottura, si afflosciano e, uscite dal forno ci appaiono basse e concave. In realtà sono strane e irregolari depressioni, ribattezzate hollow, individuate sulla superficie del pianeta Mercurio grazie agli strumenti della sonda Messenger della Nasa. La loro insolita conformazione e la presenza concentrata soprattutto all’interno dei crateri del pianeta ha suscitato l’interesse degli scienziati. Uno studio tutto italiano pubblicato oggi sulla rivista Journal of Geophysical Research: Planets e guidato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) – ci aiuta a conoscere meglio la natura di questi hollow. Alice Lucchetti, giovane ricercatrice dell’Inaf di Padova, e il suo gruppo (di cui fanno parte anche colleghi dell’Inaf di Roma) hanno esaminato nel dettaglio queste particolari strutture localizzate in tre diversi crateri presenti sulla superficie del pianeta, riuscendo a ricavare informazioni sulla composizione degli elementi chimici presenti in essi e, quindi, ottenere indizi sulla loro formazione. continua ...

Se la luce si trasforma in un razzo missile

In questa concezione artistica dell’esperimento condotto del Nebraska, le sfere bianche rappresentano due impulsi laser, con le onde del plasma nelle loro scie. Le onde interferiscono l’una con l’altra dopo che gli impulsi laser si incrociano, e gli elettroni cavalcano le onde del campo a energie superiori. Crediti: Extreme Light Laboratory, University of Nebraska-Lincoln

In un esperimento condotto recentemente presso l’Università del Nebraska-Lincoln, gli elettroni presenti in un plasma posto lungo il cammino ottico di intensi impulsi laser sono stati quasi istantaneamente accelerati a velocità prossime a quella della luce. continua ...

L’ombra del falco sull’asteroide

Ryugu fotografato con l’Onc-w1 il 12 settembre 2018 intorno alle 5:40, ora italiana, da una distanza dalla superficie di circa 635 metri. In questa immagine il polo sud di Ryugu è in alto mentre l’asteroide ruota in direzione opposta alla Terra. Nella figura (b) è evidenziata all’interno di un cerchio rosso una regione illuminata a causa dell’effetto di opposizione. Il punto nero indicato al suo interno dalla freccia è l’ombra di Hayabusa-2. Crediti: Jaxa

Mercoledì 12 settembre è terminata in anticipo l’esercitazione per il touchdown su Ryugu di Hayabusa-2 (letteralmente: ‘falco pellegrino 2’), quando la sonda spaziale giapponese si trovava a circa 600 metri di altitudine rispetto all’asteroide. L’obiettivo iniziale era di scendere a meno di 40 metri dalla superficie, ma un problema relativo al Lidar (l’altimetro laser) – dovuto pare alla bassissima riflettanza dell’asteroide – ha comportato che la sonda non riuscisse più a misurare correttamente la distanza che la separava dal suolo, e decidesse dunque in modo autonomo di interrompere la discesa. Dopo questa prima prova generale iniziata il 10 settembre scorso, Hayabusa-2 è risalita a 20 km di quota per rimanere in orbita intorno a Ryugu. continua ...

Quando i mondi s’incontrano

Dal 17.09.2018 al 21.09.2018

Ice breaker reception di domenica pomeriggio all’Epsc 2018. Crediti: Twitter @europlanetmedia

Si apre oggi all’Università Tecnica di Berlino l’edizione annuale di Epsc, il Congresso europeo di scienza planetaria, che si concluderà il prossimo 21 settembre. Epsc è il principale incontro annuale specificamente dedicato alla planetologia, con un fitto programma di presentazioni riguardanti tutti gli aspetti della scienza planetaria e delle tecnologie relative. continua ...

L’asteroide Palma nel mirino del Vlba

Le onde radio provenienti da una galassia lontana sono state intercettate da un asteroide nel nostro Sistema solare. Tuttavia, nel processo chiamato diffrazione, le onde hanno subito una deflessione attorno all’asteroide e hanno interagito per formare un motivo di cerchi luminosi e scuri. Gli astronomi hanno analizzato questo pattern per apprendere nuovi dettagli sull’asteroide: la sua dimensione, la forma e l’orbita. Credito: Bill Saxton, Nrao / Aui / Nsf

Con un’osservazione piuttosto insolita, gli astronomi hanno utilizzato il Very Long Baseline Array (Vlba) della National Science Foundation per studiare gli effetti sulle onde radio provenienti da una galassia lontana dovuti al transito di un asteroide del nostro Sistema solare davanti alla galassia stessa. L’osservazione ha permesso loro di misurare la dimensione dell’asteroide, ottenere nuove informazioni sulla sua forma e migliorare notevolmente l’accuratezza con cui è stato possibile calcolare il suo percorso orbitale. continua ...

Griglia di quasar per non perdersi nell’universo

La parabola da 32 metri dell’antenna di Medicina (BO) dell’Inaf. Crediti: Renato Cerisola / Inaf

Una volta era semplice: bastavano alcuni punti di riferimento qui sulla Terra – la linea immaginaria che passava per l’Osservatorio di Greenwich, per esempio – e il gioco era fatto. Il “meridiano zero” faceva da àncora, e il resto veniva di conseguenza – o quasi. Ora le cose sono assai più complesse, soprattutto se lo spazio nel quale vogliamo orientarci non è più la sola superficie del nostro pianeta ma l’universo intero. Occorre un sistema inerziale di riferimento, una rete globale di punti di ancoraggio ben definiti da utilizzare come griglia ideale da usare come base per le nostre coordinate. Questa rete esiste, si chiama International Celestial Reference Frame (Icfr), e il 30 agosto scorso l’International Astronomical Union (Iau) – durante la sua Assemblea generale che si è svolta a Vienna, la stessa nella quale si è votato per cambiar nome alla Legge di Hubble – ha annunciato di averne adottato la terza versione, l’Icfr-3. continua ...