Collisioni triplicate dalla fine del Paleozoico

Vista laterale della parte centrale del cratere Tycho. La roccia sullo sfondo e larga 120 metri, l’immagine circa 1200 metri. Crediti: Lroc Nac M162350671L,R [Nasa/Gsfc/Arizona State University]

Per decenni gli scienziati hanno cercato di capire con che tasso gli asteroidi abbiano colpito la Terra, e generalmente lo hanno fatto studiando i crateri e datando le rocce in prossimità degli stessi. Tuttavia, molti ricercatori hanno sempre assunto che i primi crateri si fossero consumati nel tempo a causa dell’erosione e di altri processi geologici, non permettendo pertanto di effettuare una stima plausibile. continua ...

Se Voyager 1 e Ams lavorano in tandem per Ska

I due autori dello studio pubblicato su A&A, Marco Padovani (a sinistra) e Daniele Galli (a destra). Crediti: Inaf

Un articolo pubblicato lo scorso novembre su Astronomy & Astrophysics ha per protagonisti tre strumenti che – dal più vecchio al più giovane – coprono un arco temporale di almeno mezzo secolo. Uno strumento del passato, sebbene ancora in piena forma. Uno del presente. E uno del futuro, ancora in fase di costruzione.

Partiamo da quest’ultimo, Ska, lo Square Kilometre Array: in fase di realizzazione fra Sud Africa e Australia, già da tempo sta catalizzando l’interesse degli scienziati, che vogliono farsi trovare all’appuntamento del taglio del nastro – o più propriamente della prima luce, trattandosi di un telescopio – con le idee ben chiare su come sfruttarlo al meglio, senza perdere tempo prezioso. Ed è proprio questo lo scopo dello studio uscito su A&A: in particolare, gli autori hanno provato a valutare le potenzialità di Ska come strumento per la rilevazione dell’emissione di sincrotrone nelle nubi molecolari – incubatrici cosmiche nelle quali si formano le stelle. continua ...

Inaugurato il prototipo di telescopio pSCT

Il telescopio pSCT. Crediti: Enrico Giro – Inaf

È stato inaugurato poche ore fa, all’Osservatorio Whipple ad Amado in Arizona, pSCT. Si tratta di un prototipo di telescopio per l’astronomia a raggi gamma. pSCT inizierà a prendere dati nei prossimi mesi per fornire indicazioni per la costruzione dei telescopi di media grandezza che faranno parte del Cherenkov Telescope Array (Cta), l’osservatorio diffuso per fotoni gamma di prossima generazione, cui l’Italia partecipa con l’Infn e con l’Inaf, Istituto Nazionale di Astrofisica. continua ...

Anelli di Saturno: solo 100 milioni di anni

Saturno dentro. L’interno del pianeta è composto principalmente da tre strati: un profondo nucleo interno costituito per lo più da elementi pesanti, con un involucro di idrogeno metallico liquido, circondato da uno strato di idrogeno molecolare. Le misurazioni di Cassini stanno consentendo agli scienziati di calcolare la dimensione del nucleo, il flusso dei venti nell’atmosfera e la massa degli anelli. Crediti per l’immagine del pianeta: Nasa / Jpl-Caltech

Gli anelli di Saturno sono molto più giovani rispetto al pianeta. A questa e ad altre conclusioni sono arrivati alcuni ricercatori coordinati da Luciano Iess del Dipartimento di ingegneria meccanica e aerospaziale di Sapienza Università di Roma. I risultati della ricerca sono stati pubblicati nell’edizione online di Science. Misure della gravità di Saturno e della massa dei suoi anelli, effettuate con la sonda Cassini prima della sua disintegrazione nell’atmosfera del pianeta, hanno rivelato che i venti del gigante gassoso si estendono ad una profondità di 9000 km e che gli anelli si sono formati al più 100 milioni di anni fa. continua ...

Niente shutdown per la Wfc3 di Hubble

Una delle immagini più iconiche e popolari scattate dalla camera Wfc3 del telescopio Hubble: i pilastri della creazione della Nebulosa dell’Aquila. Crediti: Nasa, Esa / Hubble e Hubble Heritage Team A

Poco dopo mezzogiorno dell’8 gennaio scorso (orario della East Coast) – qui in Italia le sei del pomeriggio – la Wide Field Camera 3 del telescopio spaziale Hubble, uno fra i più importanti strumenti a bordo del telescopio – era entrata in safe mode, in modalità sicura: una modalità che si avvia in automatico quando qualche parametro dello strumento non è ottimale. Ora però, comunicano gli ingegneri della missione, la camera è stata ripristinata, ed è pronta per nuovi click. Niente shutdown dunque per Hubble. continua ...

Cosmos, gli studenti premiano la scienza

25.01.2019

Crediti: Luigi Catalani

Un nome evocativo – Cosmos – che suona nello stesso modo sia nell’originale greco antico che in inglese. Significava ordine, inteso come concetto opposto a caos. La parola ‘cosmos’ è anche fortemente collegata alla divulgazione scientifica: è infatti il titolo sia della celebre opera Kosmos di Alexander von Humboldt che dell’opera di divulgazione scientifica di Carl Sagan, oltre ad essere collegata al territorio che ospita il premio – quello di Reggio Calabria: Pitagora, filosofo attivo in Calabria nel sesto secolo, fu infatti il primo a utilizzarla per descrivere l’ordine che regna nell’iniverso. continua ...

Lampo gamma record: visto anche da Magic

Rappresentazione artistica di un Grb. Crediti: Nasa / Swift / Mary Pat Hrybyk-Keith e John Jones. Fonte: Wikimedia Commons

Ka-boooom! We got it”. Un tweet che non poteva passare inosservato, quello postato mercoledì scorso, 15 gennaio, sul canale Magic Telescopes. Cos’è mai rimasto impigliato, questa volta, nei due specchi Cherenkov da 17 metri di diametro ciascuno che formano il più grande telescopio per raggi gamma al mondo? Per scoprirlo basta andare sull’omonima pagina Facebook, dove un post delle 06:11 del 15 gennaio annuncia trionfante, con tanto di refuso e cuoricino:  “Hello! We dedected our first GRB!”. Refuso e cuoricino dettati da una comprensibile emozione: se davvero i telescopi Magic hanno visto un Grb – vale a dire, un lampo di raggio gamma – si tratta di una scoperta eccezionale. È da anni che gli astrofisici sperano di riuscirci, perché la tecnica impiegata dalla coppia Magic per rivelare i raggi gamma consente di arrivare a energie elevatissime, il cosiddetto “dominio del TeV”. Un territorio inesplorato, al quale nessuno degli attuali telescopi spaziali per raggi gamma ha accesso. continua ...

Ecografia di un getto “fast and furious”

Immagine ripresa dal GranTelescopio Canarias (GranTeCan) che mostra la supernova SN 2017iuk (indicata con una freccia) 18 giorni dopo la scoperta del GRB associato e la sua galassia ospite. Crediti: Antonio de Ugarte Postigo (Iaa/Csic)

In uno studio pubblicato oggi sulla rivista Nature, un gruppo di astronomi guidato dall’italiano Luca Izzo dell’Instituto de Astrofísica de Andalucía, e associato Inaf presso l’Osservatorio astronomico di Capodimonte, riporta l’osservazione di Grb 171205A, uno dei più vicini lampi di raggi gamma (o Grb, dall’inglese gamma ray burst) mai osservati, associato alla supernova Sn 2017iuk. Il team, di cui fanno parte numerosi ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), è riuscito a cogliere, per la prima volta, l’interazione tra il getto responsabile dell’emissione ad alta energia – osservata nei raggi X e gamma – e gli strati più esterni della stella progenitrice. Tale interazione altera la struttura del getto, che inizia a “gonfiarsi” generando un involucro, chiamato “bozzolo” (o cocoon, in inglese), caratterizzato da velocità di espansione di circa 100mila km/s, mai osservate fino a ora in nessun tipo di supernova. Questa scoperta potrebbe spiegare perché alcune ipernove non sono associate a Grb. continua ...

Eclisse di Luna, istruzioni per l’uso

L’allineamento fra Sole, Terra e Luna durante l’eclisse. Crediti: Mauro Messerotti / Inaf

Lunedì 21 gennaio 2019 si verificherà un’eclisse totale di Luna. Il fenomeno di osserva quando il Sole, la Terra e la Luna sono allineati e quindi la Terra, nascondendo la luce del Sole alla Luna, proietta su di essa un cono di penombra ed un cono d’ombra, che sono coassiali.

Il moto della Luna determina la sua entrata nel cono di penombra della Terra nella fase iniziale dell’eclisse, e ciò corrisponde ad una lieve diminuzione dell’intensità della luce solare riflessa dalla superficie lunare, difficile da identificare ad occhio nudo. Quindi la Luna entra nel cono d’ombra della Terra, dando origine alla fase di eclisse parziale: progressivamente la luce del disco lunare diminuisce sensibilmente. continua ...

RadioAstron non comunica più

Crediti: Lebedev Institute

Ormai è trascorsa una settimana dall’ultimo contatto con uno fra i più grandi telescopi mai lanciati nello spazio: è dal 10 gennaio scorso, fa infatti sapere l’Astro Space Center del Lebedev Physical Institute, che i tecnici della compagnia aerospaziale russa Lavochkin non riescono a comunicare con il radiotelescopio spaziale RadioAstron – alias Spektr-R, un osservatorio per onde radio con un’antenna da 10 metri di diametro. Una settimana durante la quale i responsabili della missione hanno cercato in tutti i modi di ristabilire i contatti, fino a oggi senza successo. La speranza di riuscirci è tutt’altro che perduta, anche perché le parabole di Pushchino (in Russia) e del Green Bank (negli Usa) continuano a ricevere un segnale a 8.4 GHz proveniente dall’antenna ad alto guadagno da 1.5 metri a bordo del satellite ­– segno che l’alimentazione è presente. Ma il sistema non risponde più ai comandi. continua ...

Il primo germoglio sulla Luna

Il primo germoglio di cotone che sta crescendo sulla Luna. Crediti: People’s Daily, China (via Twitter)

La sonda cinese Chang’e-4, allunata il 3 gennaio scorso sulla faccia nascosta della Luna, ha completato il primo esperimento biologico sulla superficie del nostro satellite: le foto provenienti dalla biosfera che ospita a bordo mostrano che i semi di cotone sono germogliati. Il germoglio continuerà a crescere e ci si aspetta che presto produrrà la sua prima foglia verde.

Ricordiamo che i campioni di organismi presenti all’interno del carico biologico sono costituiti da semi di cotone, patate, arabidopsis, colza, crisalidi e lieviti. continua ...

Tutto sulla superficie di Cerere, in un volume

Distribuzione della composizione superficiale di Cerere dai dati VIR a bordo di Dawn, visualizzati come un mosaico composito a tre colori con una risoluzione spaziale di 385 m/pixel. Crediti: F. Zambon (INAF), T. B. McCord e J.-Ph. (Bear Fight Institute)

Se volete sapere tutto, ma proprio tutto, della superficie del pianeta nano Cerere e della sua storia evolutiva, il volume The composition of Ceres, una edizione speciale della rivista Icarus, che viene pubblicato oggi in forma cartacea, è quello che fa per voi. Il volume è stato curato dalla ricercatrice dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) Francesca Zambon, guest editor e autrice di uno degli articoli presenti nella pubblicazione, insieme al ricercatore americano Thomas McCord del Bear Fight Insititute a Winthrop, negli Stati Uniti. Notevole è il contributo italiano all’opera, sia per la partecipazione di diversi ricercatori Inaf dello Iaps di Roma, dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) e di varie università, ma anche per il fatto che l’intero volume è in gran parte basato sull’analisi dei dati acquisiti dallo spettrometro ad immagine Vir a bordo della missione Dawn della Nasa, conclusasi lo scorso 2 novembre e dedicata proprio allo studio di Cerere e dell’asteroide Vesta. continua ...

Il luna park dei sistemi doppi

Impressione artistica del sistema Hd 98000, un sistema stellare costituito da due stelle simili al Sole, circondate da uno spesso disco di materiale. La stranezza di questo sistema è che il piano orbitale delle stelle è inclinato di quasi 90 gradi rispetto al piano del disco, le cui dimensioni sono circa quattro volte la larghezza dell’orbita della Terra attorno al Sole. Crediti: University of Warwick/Mark Garlick

Una nuova ricerca, guidata dall’Università di Warwick (Uk) e presentata sulla rivista Nature Astronomy, ha permesso di scoprire il primo esempio di sistema stellare doppio nel quale il disco di gas e polvere circostante, chiamato disco circumbinario, risulti inclinato in posizione perpendicolare rispetto al piano orbitale delle due stelle. Il team internazionale di astronomi coinvolto nella ricerca ha utilizzato l’Atacama Large Millimeter/Sub-millimeter Array (Alma) per ottenere immagini ad alta risoluzione del disco, delle dimensioni della fascia degli asteroidi. Fino ad ora, questa configurazione era stata prevista dai modelli teorici ma mai osservata. L’osservazione di Alma dimostra che dischi polari di questo tipo esistono e potrebbero anche essere relativamente comuni. continua ...

L’atmosfera di Titano all’infrarosso

Osservare Titano, la luna più grande del sistema di Saturno, con strumenti ottici (quindi in luce visibile) non ha dato agli scienziati risultati soddisfacenti come quando sono state utilizzate camere all’infrarosso. Ed è così che, nel corso della missione, la sonda Cassini-Huygens ha sfruttato le potenzialità dello strumento Vims (Visual and Infrared Mapping Spectrometer) per studiare nel dettaglio la spessa atmosfera che avvolge uno degli oggetti più interessanti e misteriosi del Sistema solare. continua ...

C’è del metodo nel caos dei buchi neri

L’esperimento Polar installato sulla Stazione spaziale cinese TiangGong-2, lanciato il 15 settembre 2016. La luce verde incandescente imita la luce che si genera quando un fotone gamma colpisce una delle 1.600 barre di scintillazione. L’immagine artistica si basa su una fotografia scattata da un fotocamera posizionata a diversi metri dietro Polar. Crediti:  Institute of High Energy Physics

Durante la formazione di un buco nero, si generano brillanti lampi di raggi gamma denominati Gamma ray burst (Grb), governati da processi che coinvolgono molti dei campi ad oggi meno conosciuti della fisica: ambienti caratterizzati da temperature estreme e accelerazioni di particelle che vanno ben oltre l’energia prodotta nei più potenti acceleratori presenti sulla Terra. Per analizzare questi lampi di raggi gamma, i ricercatori dell’Università di Ginevra, in collaborazione con il Paul Scherrer Institute (Psi) di Villigen, in Svizzera, l’Istituto di fisica delle alte energie a Pechino e il Centro nazionale per la ricerca nucleare di Swierk in Polonia, hanno costruito Polar, uno strumento installato nel 2016 sulla stazione spaziale cinese Tiangong 2, con l’obiettivo di studiare i Grb. Contrariamente a quanto previsto dalle teorie attuali, i primi risultati di Polar rivelano che i fotoni ad alta energia provenienti dai Grb non sono né completamente caotici, né completamente organizzati, bensì sono una combinazione dei due stati: entro tempi brevi, i fotoni oscillano nella stessa direzione, ma la direzione dell’oscillazione cambia nel tempo. Questi risultati inaspettati sono stati riportati rivista Nature Astronomy. continua ...