Dal deserto dell’Etiopia verso altri mondi

Barbara Cavalazzi e alcuni bambini della Afar Desert Class. Crediti: M. Tamrat/B. Cavalazzi

Trovarsi nel deserto dell’Etiopia con bimbi e insegnanti del posto, per parlare di geologia e di forme di vita extraterrestri. Spiegare sul campo cosa fanno gli scienziati e dare alla comunità una opportunità di crescita e sviluppo. È quello che sta facendo Barbara Cavalazzi, una geologa dell’Università di Bologna, con la “Afar Desert Class“, nata nell’ambito del progetto europeo Europlanet in collaborazione con Gemma – Museo Mineralogico e Geologico Estense dell’Università di Modena e Reggio Emilia e con il supporto di alcune associazioni e sostenitori privati. L’abbiamo incontrata di ritorno dal deserto della Dancalia, dove ha appena trascorso un paio di settimane di studio e lavoro. continua ...

Tutte le stelle dello Scorpione

Un gruppo di stelle di Sco OB2. Crediti: Roberto Mura / Wikimedia Commons

Le associazioni OB sono caratterizzate da una ricca popolazione di stelle massive (di classe spettrale O e B), giovani, e tipicamente disperse su regioni di cielo molto ampie. Mentre queste stelle possono essere facilmente identificate grazie alla loro elevata luminosità, è invece molto complicato selezionare le stelle di piccola massa appartenenti ad associazioni OB. Questo perché, in assenza di evidenti ricchi ammassi stellari, queste stelle sono facilmente confuse con stelle “contaminanti” che si trovano vicine nel cielo, ma non sono associate alla stessa regione. Uno strumento prezioso per l’identificazione delle stelle di piccola massa di associazioni OB è il satellite dell’Agenzia spaziale europea Gaia. Fornendo misure della distanza e del moto delle stelle osservate con una precisione mai raggiunta finora, infatti, Gaia permette di isolare le stelle appartenenti ad ammassi e associazioni stellari, limitando la contaminazione da parte di stelle di campo. continua ...

Ryugu, pubblicati su Science i primi risultati

Crediti: Jaxa, University of Tokyo, Kochi University, Rikkyo University, Nagoya University, Chiba Institute of Technology, Meiji University, University of Aizu, Aist

I primi risultati dell’analisi dei dati ottenuti dal “falco pellegrino” Hayabusa2 dell’agenzia spaziale giapponese Jaxa sull’asteroide Ryugu – anticipati martedì scorso in Texas durante la 50esima Lunar Planetary Science Conference – vengono pubblicati sul numero di Science di questa settimana. Un piccolo “speciale” di tre articoli, due dei quali firmati anche dai due ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica direttamente coinvolti nella missione, Ernesto Palomba e Davide Perna. continua ...

Il segreto dell’asimmetria? Un pizzico di “charm”

L’esperimento Lhcb. Crediti: Cern

Si scosta un altro po’ il velo che avvolge il mistero dell’asimmetria tra materia e antimateria: un’asimmetria minuscola ma sufficiente a far sì che il nostro universo esista e sia fatto esclusivamente di materia. È stata, infatti, scoperta nei decadimenti delle particelle charm (ossia particelle che contengono un quark c, che ha carica elettrica +2/3 rispetto a quella dell’elettrone) un’asimmetria di comportamento rispetto alle loro antiparticelle, chiamata violazione di CP (cioè di carica e di parità). In particolare, la violazione di CP è stata osservata nei mesoni D0. La misura è stata ottenuta dall’esperimento Lhcb, uno dei quattro enormi rivelatori dislocati lungo l’anello sotterraneo di 27 km dell’acceleratore Lhc del Cern, ed è stata coordinata dal gruppo di Bologna dell’Infn – Istituto nazionale di fisica nucleare che fa parte della collaborazione scientifica Lhcb. continua ...

Stucco marziano

Crediti: Esa/Roscosmos/Cassis

Lo scorso 12 dicembre, con lo strumento Cassis (Colour and Stereo Surface Imaging System), è stata ottenuta una particolare immagine che ritrae la regione Hellas Basin su Marte. La foto mostra la caratteristica conformazione “a bande” del terreno in questione.

Dallo scatto si ha l’impressione che queste strisce di materiale scorrano in discesa. In passato è stato ipotizzato che questo materiale contenga ghiaccio, ma non ci sono ancora abbastanza prove a riguardo. Dall’immagine (in alto), è evidente anche l’erosione della polvere sotto forma di strisce scure. continua ...

Guarda come corre la “pulsar di Bolt”

In questa immagine, Il resto di supernova Ctb 1 e la scia diritta e luminosa della pulsar J0002+6216 della quale sono state misurate velocità e direzione di provenienza  grazie ai dati ottenuti dai radio telescopi del Very Large Array e dal telescopio per astronomia gamma, Fermi. Ulteriori osservazioni hanno utilizzato il Very Long Baseline Array della National Science Foundation e l’Osservatorio a raggi X Chandra della Nasa. Crediti: Jayanne English, University of Manitoba, utilizzando i dati  Nrao / F. Schinzel et al., Drao / Canadian Galactic Plane Survey e Nasa / Iras continua ...

La galassia che visse due volte

Immagine della galassia Macs0416_Y1 ripresa da Alma e Hst. La distribuzione della polvere e del gas tracciati da Alma sono mostrati rispettivamente in rosso e verde, mentre la distribuzione delle stelle catturata da Hst è mostrata in blu. Crediti: Alma (Eso/ Naoj/Nrao), Telescopio spaziale Hubble Nasa/Esa, Tamura et al.

I ricercatori hanno rilevato un segnale radio proveniente da Macs0416_Y1, una galassia distante 13.2 miliardi di anni luce, nella costellazione di Eridano, originato dalla polvere interstellare abbondantemente presente nella galassia stessa. Ma i modelli standard di formazione stellare non sembrano essere in grado di spiegare la presenza di così tanta polvere in una galassia così giovane. I ricercatori sono quindi stati costretti a rivedere la storia di formazione stellare, giungendo alla conclusione che la galassia in questione abbia avuto due intensi periodi di formazione stellare, 300 milioni e 600 milioni di anni dopo il Big Bang, separati da una fase relativamente tranquilla. continua ...

Macchie calde e fredde nella foto della stella

Mappa di temperature ottenuta in un periodo completo di rotazione di 6.7 giorni della stella II Pegasi con imaging Doppler. Crediti: Aip

Escludendo ovviamente il nostro Sole, a causa della distanza è estremamente difficile ottenere l’immagine della superficie di una stella. Un esercizio di abilità che finora conta pochissimi esempi, come nei casi – di cui abbiamo parlato su Media Inaf –di Antares o di π1 Gruis.

Tuttavia, una tecnica speciale consente di risolvere – come dicono gli astronomi – la superficie di stelle anche lontane, che altrimenti apparirebbero come semplici puntini luminosi anche agli occhi dei più potenti telescopi. continua ...

Tutto quello che volevate sapere su Bennu

Questa serie di immagini è stata realizzata dalla sonda Osiris-Rex e ci mostra l’asteroide Bennu in una rotazione completa da 80 km di distanza. La fotocamera PolyCam della sonda ha ottenuto i trentasei frame da 2.2 millisecondi per un periodo osservativo di 4 ore e 18 minuti. Crediti: Nasa Goddard Space Flight Center/University of Arizona

Il piccolo asteroide Bennu oggi è protagonista nel mondo scientifico. Sono infatti sette i diversi articoli – pubblicati oggi su Nature, Nature Astronomy, Nature Geoscience e Nature Communications – che vanno a comporre una sorta di numero speciale interamente dedicato ai risultati delle ricerche svolte sull’asteroide, per indagarne l’evoluzione e capire il ruolo dei corpi celesti primordiali nella nascita della vita sul nostro pianeta. continua ...

Da xenon a cesio, un’alchimia da supernova

Grazie a uno storage ring a temperature analoghe a quelle delle esplosioni stellari, per la prima volta è stato possibile studiare la fusione di idrogeno e xenon. Crediti: Mario Weigand, Goethe-Universität

Come si “crea” un elemento della tavola periodica? Dipende. Dal contesto in cui l’operazione avviene, e dall’elemento stesso. Per compiere questa “magia” (i fisici la chiamano nucleosintesi), la Natura può infatti seguire diverse strade: da quelle più comuni – come la produzione di elio dall’idrogeno attraverso la fusione nucleare in atto nel Sole – a quelle, più rare, che portano a riempire le caselle degli elementi più pesanti. Ebbene, è proprio riproducendo in laboratorio uno di questi ultimi e meno frequenti processi tipicamente astrofisici – la cattura protonica a bassa energia – che un team di scienziati guidati da Jan Glorius del Gsi Helmholtzzentrum für Schwerionenforschung tedesco è riuscito a studiare in dettaglio la trasformazione di ioni di xenon in cesio tramite, appunto, la cattura di un protone. E a determinare con precisione la probabilità che questa cattura avvenga. continua ...

Aspettando Pasqua tra equinozio e superluna

Crediti: David Besh/Pexels

Solo per citare date a noi vicine, era già accaduto nel marzo del 2000, e ricapiterà nel marzo 2030: parliamo della quasi-corrispondenza tra equinozio di primavera e luna piena – nel senso che i due eventi si verificano in un lasso di tempo inferiore alle 24 ore. Non è un fenomeno così unico e strabiliante, dunque. Tuttavia, questo rapporto ha conseguenze dirette sul nostro calendario e sulle nostre vite, visto che la Pasqua è considerata come la prima domenica dopo il primo plenilunio successivo all’equinozio di primavera. Ed è da lì che si parte a ritroso anche per calcolare il Carnevale. continua ...

Se il quasar ha i bassi un po’ attenuati

Il getto radio del quasar 4C+19.44, alimentato da un buco nero supermassiccio situato al centro della galassia ospite, osservato a grandi lunghezze d’onda dal radiotelescopio Lofar. Crediti: Nasa/Hst/Lpfar; Courtesy of J. DePasquale

Ci voleva un ricevitore a bassa frequenza, per accorgersene. Un ricevitore come Lofar, il Low Frequency Array con antenne sparse in tutta Europa, a breve anche in Italia, sensibili a frequenze che vanno dai 230 MHz giù fino ai 10 MHz – che convertito in lunghezze d’onda vuol dire da poco più d’un metro fino a 30 metri. Ed è proprio sintonizzandosi sul segnale emesso da un remoto quasar – la sorgente 4C+19.44, a oltre 5 miliardi di anni luce dalla Terra – in quell’intervallo di frequenze (per la precisione, sui 159 MHz) che le antenne di Lofar hanno registrato un’anomalia: la potenza del segnale era inferiore a quella attesa. continua ...

La vorticosa danza della baby stella binaria

L’immagine di Alma della regione di formazione stellare Iras-07299 e il massiccio sistema binario al centro. L’immagine di sfondo mostra flussi di gas densi e polverosi (in verde) che sembrano scorrere verso il centro. I moti dei gas, tracciati dalla molecola di metanolo, sono mostrati in blu e in rosso. L’inserto mostra una vista ingrandita del massiccio sistema binario in formazione, con la protostella primaria più luminosa che si sposta verso di noi in blu e la protostella secondaria più debole che si allontana da noi in rosso. Le linee tratteggiate blu e rosse mostrano un esempio di orbite della spirale primaria e secondaria attorno al loro centro di massa (segnato dalla croce). Crediti: Yichen Zhang et al., Nature Astronomy (2019) continua ...

Gaia confusa dai getti degli Agn

Gaia, l’osservatorio spaziale dell’Agenzia spaziale europea. Crediti: Esa

Gli astrofisici del Moscow Institute of Physics and Technology (Mipt), del Lebedev Physical Institute of the Russian Academy of Sciences (Lpi Ras) e della Nasa hanno trovato un errore nelle coordinate dei nuclei galattici attivi misurate dal telescopio spaziale Gaia e hanno contribuito a correggerlo. I risultati, pubblicati su The Astrophysical Journal, rappresentano una conferma indipendente del modello astrofisico di questi oggetti. continua ...

Tac al campo magnetico della Via Lattea

Una mappa tridimensionale. E non una mappa qualsiasi. È quella del campo magnetico di uno spicchio di cielo della nostra Via Lattea. L’ha ottenuta un team di ricercatori grazie a stime dei campi magnetici in due nubi situate al confine tra la costellazione dell’Orsa Maggiore con quelle della Giraffa e del Dragone. I risultati, pubblicati su The Astrophysical Journal, sono i primi a riportare una mappa tomografica dell’intensità del campo magnetico della nostra galassia

Vista in 3D e localizzazione nella Via Lattea delle nubi nelle quali i ricercatori hanno stimato il valore del campo magnetico. La freccia arancione indica la linea di vista delle due nubi. Crediti: Aris Tritsis e colleghi continua ...